“No sabe!” La storia di Jimmy McKinn, rapito dagli Apache

A cura di Sergio Mura

Il piccolo Jimmy McKinn
Nulla nasceva dal nulla, neppure nella polverosa e assetata frontiera del sud-ovest americano. Nel 1875 gli Apache fronteggiavano tempi durissimi, attaccati dai bianchi da tutte le parti e costretti in zone sempre più remote, sempre più povere, sempre più impervie. Americani e Messicani stringevano “il popolo” in una morsa dalla quale fuggire era sempre più difficile e a cui reagire era sempre più costoso. In quell’anno tutti gli Apache a ovest del Rio Grande avevano ricevuto l’ingiunzione di trasferirsi senza esitazione nella riserva di San Carlos. Avevano dovuto abbandonare le loro terre natie per sempre e recarsi nei “40 acri d’inferno”, com’era definita quella brutta riserva nella parte centro-orientale dell’Arizona.
Una terra arida e incolta, assetata da una vita, aveva accolto il popolo Apache che non aveva mai accettato di piegarsi alle prepotenze dei soldati blu.
Niente diritti, senza cibo per nutrire le proprie famiglie, tormentati dalla nostalgia di casa… Questo è il quadro in cui gli Apache decidono di ribellarsi. Leggi il resto

Hump (Gobba), Sioux “ostile”

A cura di Carlo Galliano

Gobba nacque nel 1848 (la sua data di nascita non è conosciuta con certezza) nella banda Shunka Yute Shni (Non Mangiano Cani) della suddivisione Minneconjou del grande popolo dei Sioux.
Il suo nome indiano era Etokeah.
Di lui non si conosce quasi nulla, almeno per quanto riguarda i fatti occorsi fino al 1866.
Era nipote del grande capo Canku Wakatuya (Schiena Alta), che fu maestro riconosciuto di Cavallo Pazzo sui modi più efficaci per combattere contro i bianchi e uno dei capi e guerrieri protagonisti nella battaglia “Fetterman”, combattuta nei pressi di Fort Phil Kearney nel Wyoming. Il padre si chiamava Collana di Pelle di Cane.
Gobba prese parte a molte battaglie, piccole e grandi, e molte tra queste le combattè a fianco a guerrieri famosissimi come Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa. E’ importante ricordare la sua partecipazione attiva alla battaglia del Rosebud dove, con la sua banda, riuscì a fermare la colonna del generale Crook che stava cercando di riunirsi a quella del generale Custer. Leggi il resto

Autunno Cheyenne

A cura di Cristiano Sacco

I capi CheyenneLittle Wolf (Piccolo Lupo) e Dull Knife (Coltello Spuntato)
Nei primi giorni dell’aprile 1877, quasi mille Cheyenne settentrionali, stanchi, affamati e seminudi, erano giunti a Fort Robinson provenienti dalla regione dello Yellowstone, nel Nebraska nord-occidentale. Erano giunti fin lì per arrendersi all’Uomo Bianco confidando nelle sue false promesse di cibo e rifugio, addirittura anche di un’agenzia nel loro stesso territorio di caccia. Presto però si diffuse la notizia secondo la quale tutti i Cheyenne settentrionali avrebbero dovuto trasferirsi nel Territorio Indiano, in Oklahoma, per congiungersi ai Cheyenne meridionali già lì presenti, in modo di creare un’unica riserva in cui riunire tutti i Cheyenne.
Questo annuncio venne accolto dagli Indiani con vivo disappunto, si rifiutarono di partire e resistettero finché l’agente fece sapere che non avrebbe più distribuito razioni di cibo lì, nel Nebraska. Leggi il resto

Charles B. Gatewood, l’eroe dimenticato dell’Arizona

A cura di Omar Vicari

Charles B. Gatewood e gli scout Apache
Dal supplemento a Diana Armi n° 5 del maggio 1979 leggo un altro interessante articolo a firma di H. Chatfield su un personaggio che ha avuto una parte di primo piano sulla cattura di Geronimo. Circa centoventisette anni fa, in una calda mattina d’agosto, un giovane ufficiale degli Stati Uniti, accompagnato solo da due indiani della tribù Apache e da Tom Horn, capo degli esploratori, s’inoltrò a cavallo nell’ostile territorio degli Apaches con uno scopo ben preciso: convincere Geronimo e la sua banda ad arrendersi al gen. Nelson Miles.
Il giorno seguente, Geronimo con i suoi pochi seguaci iniziò il viaggio verso il luogo prestabilito per incontrarsi con Miles. Finalmente anche in Arizona la pace era ristabilita e la popolazione non sarebbe più vissuta sotto la minaccia costante della banda di Geronimo.
Ma il giovane ufficiale, che ebbe una parte così importante nelle vicende degli ultimi giorni di libertà dell’indiano più famoso d’America, fu presto dimenticato da tutti. Leggi il resto

Bakeitzogie, detto Dutchy

A cura di Paolo Brizzi

DutchySecondo Henry Daly, responsabile delle salmerie, Dutchy era un ubriacone, un ladro e un assassino. Invece Britton Davis scrisse: “Tra i miei scout Dutchy era così chiamato per il viso dall’aspetto tedesco e diventammo presto amici.”
Nel marzo 1880 Dutchy fu arruolato come scout a San Carlos diventando parte della compagnia del tenente Maney, di stanza a Fort Cummings.
Secondo il Tenente Hanna, Dutchy era un fratello di Chihuahua, anche se probabilmente era solo un suo parente. Altre 3 compagnie di scout furono impiegate nella campagna contro Victorio.
Il 7 Aprile ci fu lo scontro a Hembrillo Canyon; il 24 Maggio, sotto Henry K. Parker, gli scout sorpresero il campo degli ostili sul versante est della Black Range, si scontrarono con Victorio per tutta la giornata, ma poi dovettero ritirarsi per il bisogno di acqua. Dutchy fu congedato e subito riarruolato il 19 Settembre: una notte, ubriacatosi col mescal, minacciò gli altri scout con un coltello, prima di essere immobilizzato da Daly, Rowdy e Yuma Bill e messo in prigione. Leggi il resto

Wooden Leg e i Cheyenne

A cura di Maurizio Biagini

Il nome di questo guerriero ai non appassionati non dirà molto, eppure la sua testimonianza, raccolta in un libro del medico americano Thomas Marquis, è un documento di straordinaria importanza per la descrizione della vita dei popoli delle praterie.
Un lungo racconto di una lunga vita in cui, oltre ai fatti storici, vi sono ogni sorta di informazioni sulla vita quotidiana degli indiani Cheyenne: dalla costruzione dei tipì a quella delle armi, persino sulle briglie per i cavalli.
Poi, un po’ per volta arrivano le guerre che posero fine alla libertà di quel popolo. Fino al confino nelle riserve.
Il suo nome originario era Mangia Dalla Mano. Durante l’infanzia crebbe nell’influenza di un Crow rapito da bambino e adottato dalla sua famiglia.
Il nome dello “zio” era Gambe di Legno, a causa delle straordinarie doti da camminatore. Quando il giovane Mangia dalla mano compì la sua prima azione di guerra contro i Corvi, il padre, come consuetudine, ne magnificò le gesta e annunciò che il suo nome sarebbe stato lo stesso dello zio, di cui aveva le stesse capacità di instancabile camminatore. Leggi il resto

Frank Grouard, l’avventuriero che ingannò Toro Seduto

A cura di Anna Maria Paoluzzi

Un ritratto di Frank Grouard
Eccezionale e contraddittoria sono forse gli aggettivi che meglio definiscono la storia del West americano e che sono forse l’essenza dei suoi protagonisti, nelle cui personalità vediamo allo stesso tempo tratti di coraggio e lealtà, come di doppiezza e vigliaccheria.
Frank Grouard fu in questo senso un vero uomo del West. Di origine oscura, coraggioso fino alla temerarietà ma anche bugiardo e millantatore, divenne forse il più famoso scout nella storia delle guerre indiane degli anni Settanta, vicino a figure come Toro Seduto, George Crook e Cavallo Pazzo, nelle cui vicende ricoprì un ruolo chiave.
Le origini di Frank Grouard sono state per molto tempo oggetto di discussione: ritenuto inizialmente un mezzosangue Lakota, pare però ora accertato che fosse nato intorno al 1850 nell’arcipelago della Isole della Società, terzo figlio di un missionario mormone, Benjamin Grouard e di Nahina, una donna polinesiana. Leggi il resto

Ulzana

A cura di Gian Maria Tolu

Ulzana, grande guerriero Apache, è nato intorno al 1821 e morto il 21 dicembre 1909 nella riserva di Fort Sill, in Oklahoma.
Era fratello maggiore del capo Chihuahua; entrambi appartenevano a una banda di Chiricahua Chokonen, distinta da quella di Cochise, che viveva a nord del territorio del grande capo. La zona preferita da questa banda per vivere era il blue canyon.
Secondo Eugene Chihuahua, figlio del capo, al momento dell’elezione del capo della banda, i guerrieri in consiglio scelsero Chihuahua, sebbene Ulzana fosse più grande d’età e un ottimo guerriero. Egli comunque fu sempre fedele al fratello che lo scelse come suo secondo (una sorta di vice-capo tra i Chiricahua).
Ebbe 2 mogli e 7 figli dei quali solo due gli sopravvissero. Uno di questi era Richard Johlsanny, informatore di Eve ball, studiosa della tradizione orale Chiricahua. Leggi il resto

Gli occhi e le orecchie dell’esercito: gli scout indiani

A cura di Luca Barbieri

Gli scout indiani furono gli occhi e le orecchie di reparti di soldati altrimenti ciechi e sordi, alle prese con territori vastissimi e sconosciuti dei quali i loro nemici, al contrario, conoscevano perfettamente ogni palmo. Sarebbe stato impossibile per uno squadrone di cavalleria affrontare una lunga caccia ad una banda di ribelli senza saperne seguire le tracce ed evitarne le imboscate, oppure, semplicemente, trovare una sorgente d’acqua alla quale dissetarsi.
Quanto dico ha valore in particolar modo per la guerriglia che insanguinò gli stati del Sud Ovest al confine col Messico, territori aspri e feroci quanto chi li abitava.
La tattica delle bande di ribelli Apache, fatta di incursioni rapidissime e brutali e di successive lunghe fughe in zone di montagna quasi inaccessibili, mise in crisi l’esercito USA, un po’ come accadrà quasi un secolo dopo in Vietnam. Leggi il resto

Standing Bear (Orso In Piedi) e i Ponca

A cura di Marco Villa

Standing Bear
Gli Stati Uniti avevano deciso anche per loro. Nella primavera del 1877, i Ponca, popolo pacifico che viveva lungo le rive del fiume Niobrara, doveva spostarsi nel Territorio Indiano, dove erano già state ammassate alcune grandi tribù come quella dei Cheyenne e degli Arapaho.
Per i Ponca era strana questa decisione, avevano vissuto in pace con i coloni bianchi che erano andati a vivere nei loro territori, secondo un trattato del 1858 col quale i Ponca rinunciavano ad una parte delle loro terre per avere l’assicurazione di vivere per sempre nella loro terra natale.
Ma non è stato così.
Nel 1868 le terre dei Ponca sono state inserite erroneamente tra le terre da destinare ai Sioux, e quest’ultimi andavano dai Ponca con richieste di pagamento in cavalli e con l’intento di scacciare gli invasori dalla loro terra. Leggi il resto

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