Sopravvivere nel west

A cura di Mario Raciti

Nel vecchio West, la sopravvivenza era il primo pensiero che svegliava ogni mattina ogni uomo e donna della Frontiera. Chi viveva nei ranch e nelle fattorie isolate aveva il peso di tutto ciò che succedeva sulle proprie spalle. Chi invece abitava nelle rozze cittadine del West aveva a disposizione “servizi” un po’ meno primitivi ma sempre e comunque assolutamente insufficienti. Vigeva quindi la regola del “chi fa da sé, fa per tre”. Come nel caso della signora Barbara Jones, abitante nel Territorio del New Mexico nel 1870, la quale, un giorno, vide spuntare uno dei suoi dieci figli con un profondo taglio alla palpebra. Leggi il resto

Fiamme nel Montana: la ribellione di Sword Bearer

A cura di Anna Maria Paoluzzi

La fine di settembre preannunciava un nuovo, freddo inverno nella riserva Crow del Montana. Le giornate si accorciavano sempre di più e, già intorno alle sette di sera, il sole iniziava a calare infreddolito dietro le montagne.
Quel venerdì 30 settembre 1887, l’agente degli Absaroka Henry Williamson e sua moglie, seduti nella veranda della loro residenza, erano così presi dai loro sforzi volti a catturare l’ultimo filo di luce che non prestarono molta attenzione alle grida e al rumore di cavalli in corsa proveniente dalla zona opposta dell’agenzia. Il giorno dopo era prevista la distribuzione settimanale delle razioni e gli indiani, sempre affamati e pronti a protestare per la scarsità dei beni distribuiti, dovevano evidentemente già aver iniziato a radunarsi intorno ai carri in attesa di essere scaricati. Leggi il resto

L’Appaloosa, il cavallo degli indiani

A cura di Fabrizio Lo Cicero
Il cavallo, al giorno d’oggi, è visto come un animale estremamente lontano dalla nostra quotidianità, il simbolo di un’epoca passata, selvaggia, dall’Età del rame al Medioevo, dall’Età moderna a quella contemporanea. Oggi i cavalli li vediamo al circo, al Palio di Siena, da qualche allevatore in campagna, o magari in città, utilizzati per trainare le carrozze per i turisti. I cavalli, però, hanno accompagnato passo passo la storia dell’uomo, e alcune razze sono legate indissolubilmente alla cultura di numerosi popoli. Avrete già capito dal titolo a cosa serve questo preambolo: a presentare l’Appaloosa, il cavallo degli indiani d’America.
Il termine “Appaloosa” deriva dal fiume Palouse, che attraversa gli Stati di Washington e Idaho, lungo i quali argini vennero allevati i primi esemplari della razza esportata dagli spagnoli nel XVI secolo. Gli uomini bianchi usavano chiamarli “Palaouse horse”, col tempo modificatosi in “Apalousey” e dunque Appaloosa. Leggi il resto

Isaac Coates, il medico che lavorò con il generale Custer

A cura di Matteo Pastore

Il Generale Custer e il Dottor Coates
Tra le molte figure che sono apparse accanto al generale Custer, solo alcune sono state capaci di passare la maglia fitta della memoria storica e sfiorare la leggenda. Il dottor Isaac Coates è una di queste persone.
Isaac Coates e il tenente colonnello George Armstrong Custer si incontrarono per la prima volta a Fort Riley, nel Kansas, all’inizio della campagna del maggiore generale Winfield Scott Hancock contro i Cheyennes del 1867: il battesimo di fuoco per Custer circa le Guerre Indiane. “La prima cosa che ho notato di [lui]… è stata la sua risata esplosiva, simile ad un’eruzione vulcanica, che fece tremare le finestre”, scrisse Coates su Custer nell’aprile 1867. Leggi il resto

Dal Klondike all’Alaska in cerca dell’oro

A cura di Angelo D’Ambra

Cercatori d’oro dello Yukon
I metodi minerari diffusi nello Yukon si andarono perfezionando rapidamente. Dapprima i cercatori limitavano le loro attività all’estate, poi iniziarono a servirsi delle tecniche di bruciatura che i russi usavano da secoli in Siberia e che permisero loro di scongelare il permafrost e lavorare tutto l’anno. Questa procedura restò la più diffusa: si usava collocarsi nel letto del fiume, scavare una buca fino a raggiungerlo e accendervi un fuoco per poi togliere la cenere e riprendere a scavare e a riaccendere il fuoco ripetendo lo stesso procedimento fino a quando la buca era divenuta così profonda da poter raggiungere la ghiaia e passarla al setaccio. Leggi il resto

Le pioniere del nuovo mondo – 6

A cura di Domenico Rizzi
Puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.

Nell’Ottocento, sposare un ufficiale dell’esercito era l’aspirazione di molte fanciulle di buona famiglia, ma implicava una serie di rinunce e sacrifici qualora il marito venisse destinato in qualche remota località del West, generalmente un presidio costruito per proteggere gli emigranti dalle incursioni degli Indiani.
Sebbene il maggior timore delle donne fosse di cadere nelle mani di qualche selvaggio, che le avrebbe uccise, torturate o brutalizzate, facendone spesso le proprie squaw, le difficoltà della vita in un avamposto militare erano molteplici: Leggi il resto

Comanches all’attacco: il raid di Elm Creek

A cura di Renato Ruggeri

Nell’autunno del 1864 vi fu un grande attacco comanche alla frontiera texana. Le cause che portarono a questo raid sono, però, precedenti. La sconfitta del Gen. Sibley a Glorieta Pass, aveva provocato la distruzione quasi completa di tre reggimenti Texani. E ciò ebbe tragiche conseguenze sulle counties occidentali della Stato. Alla fine del 1862 il Texas aveva già inviato più di 62000 giovani alle armate sudiste, rimanevano solo 27000 maschi di età compresa tra i 17 e i 60 anni in tutto lo Stato. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, fu delitto di Stato?

In ricordo della morte di Cavallo Pazzo, ucciso vigliaccamente il 5 settembre 1877
A cura di Antonio Pannullo

L’uccisione di Cavallo Pazzo
Cavallo Pazzo (Crazy Horse), di cui oggi ricorre l’anniversario dell’omicidio da parte di soldati statunitensi, è probabilmente uno dei capi indiani che più hanno colpito l’immaginario collettivo mondiale, insieme con Toro Seduto (si dovrebbe dire però Bisonte Seduto, nda), Geronimo, Cochise e pochi altri.
È ricordato per la sua partecipazione alla battaglia di Little Bighorn del giugno 1876, in cui una coalizione di Soux (termine improprio, si dovrebbe dire Lakota, nda) e Cheyenne capeggiata da Toro Seduto, Gall e lo stesso Cavallo Pazzo sconfissero la spedizione del 7° Cavalleggeri, guidato da George Armstrong Custer. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, incubo dei bianchi, eroe dei Sioux

A cura di Nino Gorio

Quando nacque, sua madre lo chiamò Cha-o-Ha, che vuol dire Tra-gli-Alberi, perché l’aveva partorito in un bosco. Ma lui, una volta adulto, decise di assumere il nome di suo padre, morto prematuramente, Tashunka Wikto, che i bianchi tradussero in Crazy Horse, cioè Cavallo Pazzo. Ebbe una vita breve ma leggendaria: fu capo di una tribù dei Sioux, guidò con Toro Seduto la resistenza indiana, umiliò l’esercito degli Stati Uniti nella battaglia di Little Big Horn; infine si arrese, vinto da un inverno rigidissimo più che dalle Giubbe Blu. Leggi il resto

Dawson, la capitale della Corsa all’Oro del Klondike

A cura di Angelo D’Ambra

Una vista della main street di Dawson
Non ci furono solo minatori, poliziotti e truffatori nel Klondike eccitato dalla corsa all’oro. Si mosse anche una nutrita folla interessata a fare a tutti i costi affari. In tanti si arricchirono: macellai, falegnami, commercianti d’ogni genere. Pensiamo a Joseph Ladue, l’uomo che in origine aveva equipaggiato Henderson. Ladue s’arricchì con un saloon ed una segheria alla confluenza dei fiumi Klondike e Yukon. I nuovi arrivati sul Klondike gravitavano tutti lì, una tendopoli che sarebbe poi divenuta la fiorente Dawson City. Ladue fondò il primitivo insediamento alla confluenza dei fiumi Klondike e Yukon, a una ventina di chilometri dal Discovery Claim. Leggi il resto

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