I rangers, diavoli texani

A cura di Luca Barbieri

Rangers del Texas
I Rangers del Texas sono una creazione particolare di quel lembo di terra al confine col Messico che pare appartenere più al mito che alla realtà storica; rappresentano nell’immaginario collettivo lo stereotipo dell’uomo di legge duro e spietato ma anche dotato di un innato senso del dovere e della giustizia, stereotipo incarnato di volta in volta da icone leggendarie come quella di Tex Willer o, più recentemente, del granitico (nel senso dell’espressività dell’attore) Walker. Leggi il resto

Matanza

La copertina del libro
Esce in questi giorni per la Oakmond Publishing, il secondo romanzo di Giampaolo Galli, MATANZA, una storia tragica e oscura, ispirata a un fatto di sangue realmente accaduto nei primi anni del ‘900 durante la Rivoluzione Messicana.
Protagonista della vicenda è Juana, una giovane contadina che viene venduta a un cinico sfruttatore e avviata alla prostituzione. In un Paese lacerato da una terribile guerra civile, la ragazza tenterà con ogni mezzo di sottrarsi a un triste destino e fuggirà verso il Texas con il suo carico di dolore e speranza.
Nella sua condizione di indigena e prostituta, Juana assurge a simbolo di riscatto per tutte le donne del sud del mondo, ancora oggi sfruttate da società arcaiche, pervase di machismo e intolleranza. Fulcro dell’intero romanzo è la sconvolgente storia del massacro di Torreón, da cui è tratto il titolo in spagnolo. Leggi il resto

Summit Springs: la fine dei Dog Soldiers

A cura di Marco Vecchioni

Il massacro del Sand Creek, del Novembre 1864, non era mai stato dimenticato dai Dog Soldiers, i Soldati del Cane, la più bellicosa e meglio organizzata delle bande guerriere degli Cheyenne meridionali, guidata dal capo Toro Alto.
La notizia del massacro del Washita rinfocolò ulteriormente il loro odio nei confronti dei bianchi e, nei mesi di maggio e giugno del 1869, essi ripresero la guerriglia nel Kansas, spingendo le incursioni sino al corso del Platte, minacciando il Nebraska meridionale.
In quei mesi non passò giorno senza che gli insediamenti venissero attaccati, con la consueta serie di uccisioni, incendi e razzie di persone e di beni. Leggi il resto

I miei giorni nel west

A cura di Omar Vicari

Omar Vicari davanti al saloon del giudice Roy Bean
Mi capita spesso di parlare con persone a proposito degli Stati Uniti e quando vedo i loro occhi brillare perché entusiasti di New York o di Boston, io chiedo: ma avete mai visitato il West, le immense pianure e montagne al di la del fiume Missouri? No, mi rispondono. Allora io dico che non avete visto la vera America, quella dei grandi parchi come lo Yellowstone, ma anche quella dei pionieri, delle città del bestiame come Dodge City o Abilene, oggi fiorenti, ma che una volta erano soltanto agglomerati di saloon e quartieri a luci rosse dove le pistole dettavano legge. Leggi il resto

Le abitazioni degli indiani


I tepee
Chi tra noi dovesse essere interpellato in merito alla conoscenza di un tipo di abitazione dei nativi americani invariabilmente finirebbe per rispondere indicando il “tepee”, ovvero quella tenda conica composta da una struttura di pali di legno sulla quale si adagiava una copertura di pelli di bisonte.
Questa era la “casa” degli indiani delle pianure, quei nomadi che trascorrevano la propria vita migrando al seguito dell’animale da cui dipendeva la propria vita: il bisonte. Leggi il resto

I Nativi nella Guerra di Rivoluzione Americana – 11

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11.

L’assedio di Fort Henry
Fort Henry era un avamposto americano lungo il fiume Ohio, nel punto dove oggi si trova la cittadina di Wheeling, in West Virginia, in prossimità del confine sud est dello stato dell’Ohio. Il forte era stato fondato nel 1774 e denominato inizialmente Fort Patrick Henry. Aveva un muro di circa 360 metri come perimetro, con una torre di legno a ciascun angolo. Ogni torre aveva feritoie per i moschetti e i fucili ed era collegata alle altre da solide passatoie in legno di quercia e di noce. Negli attacchi e negli assedi quasi tutti i combattenti prendevano posto su queste torri. Leggi il resto

La cavalcata di Gregorio Cortez

A cura di Giampaolo Galli

Gregorio Cortez, seduto al centro nella foto, dopo la cattura
Gregorio Cortez fu una delle ultime figure leggendarie della frontiera americana. Protagonista suo malgrado di un grave fatto di sangue, eluse per quasi due settimane le soverchianti forze messe in campo dai Texas Rangers per catturarlo.
La sua epica fuga è stata anche celebrata in un famoso film del 1983, “The ballad of Gregorio Cortez”, considerato uno dei migliori (seppur rari) western di quegli anni.
Gregorio Cortez nacque a Matamoros, Tamaulipas, il 22 giugno del 1875, figlio del fattore Roman Cortez Garza e di Rosalia Lira Cortinas. Leggi il resto

Dodge City, 1878: un altro anno di caos

A cura di Omar Vicari

Dodge City: Front Street
Al giro di boa del nuovo anno, nel gennaio 1878, il “Ford County Globe” pubblicò un impietoso articolo del “Washington Evening Star” che descriveva Dodge City come una piccola, violenta e peccaminosa città di frontiera.
C’era del vero in questo, ma come altre città, anche Dodge stava entrando in una fase di profondo rinnovamento. Divenuta a sua volta capitale del bestiame dopo Abilene e Newton, la città si preparava per l’imminente stagione col consueto entusiasmo. L’accoglienza in massa del bestiame proveniente dal Texas e il conseguente fiume di denaro che ne derivava, comportavano per forza di cose radicali cambiamenti. Leggi il resto

Illinois 1812, il massacro di Fort Dearborn

A cura di Renato Ruggeri

La mattina di sabato 15 agosto 1812 una forza composta da circa 500 guerrieri, in gran parte Potawatomi, assalì un gruppo di soldati, miliziani e civili che stavano evacuando Fort Dearborn, costruito sul luogo dove, oggi, sorge la grande metropoli di Chicago ma che, a quel tempo, era nominalmente il Territorio dell’Illinois ma, a tutti gli effetti, ” Indian Country” o “ Wilderness”. La battaglia che ne seguì è conosciuta come “il massacro di Fort Dearborn”.
Nel corso del 1600 i Potawatomi furono scacciati dallo loro patria ancestrale nel Michigan centro-meridionale e spinti a ovest dagli Irochesi durante le guerre del castoro, una serie di conflitti che causarono un massiccio spostamento di tribù Indiane e provocò lo spopolamento di un vasto territorio compreso tra i Grandi Laghi e il fiume Ohio, un’area che oggi chiamiamo Indiana, Ohio, Michigan e Illinois, in parte. Leggi il resto

Blackhawk cavalca con Manuelito

A cura di Marco Aurilio

Blackhawk
Per buoni motivi i nemici dei Navajos i chiamavano “coltelli insanguinati”; erano senza pietà ed estremamente abili nel combattimento corpo a corpo.
Una mattina presto una donna Hopi, dal centro della piazza di Oraibi fisso’ con orrore l’orizzonte settentrionale. Lungo il bordo della mesa si vedevano le lance dei nemici allineate verso le stelle del mattino. Subito urlo’ “Navajos! predoni Navajos” e fuggi’. I guerrieri Hopi balzarono dalle loro pelli di pecora con le armi in pugno, ma era troppo tardi.. Gli invasori erano saliti su per le scale di legno dei tetti con i loro coltelli affilati. Grida agonizzanti risuonarono in tutto il villaggio. Quando gli Hopi scesero per le strade armati di bastoni, lance e fionde, gli arcieri Navajo, protetti dallo scudo fissato sul braccio sinistro, colpirono dalle loro postazioni. Feriti e confusi gli Hopi urlavano, molti in agonia. Dopo quasi un ora di lotta i Navajos avevano occupato posizioni di vantaggio e i loro guerrieri erano nella piazza. Le strette vie di ingresso erano occupate dai guerrieri Hopi, ma l’astuto capo di guerra Nabhai se lo aspettava. Leggi il resto

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