Prima dell’uomo bianco c’erano i Nativi d’America

A cura di Sergio Mura

“Lo scopritore dell’America è stato Cristoforo Colombo.” Intere generazioni sono cresciute con questa verità in testa, una delle tante che vengono insegnate e che raccontano la storia o, meglio ancora, una storia. In questo caso, peraltro, si tratta della storia dell’uomo bianco, europeo, evoluto, a cui si ascrivono i meriti di ciò che esiste per il solo fatto di aver potuto dire “Questa cosa l’ho vista io per primo!” Leggi il resto

Log Cabin, le casette di tronchi del vecchio west

A cura di Paolo Scanabucci

Una casa di tronchi nel vecchio west
Oggi faremo insieme un viaggio nel lontano Ovest americano per scoprire qualcosa in più sulle famosissime casette di tronchi.
Chi pensa che l’argomento sia del tutto marginale o addirittura noioso si sbaglia di grosso.
Nel West le storie sono un pò come le ciliegie: una tira l’altra; cominci a leggere qualcosa sulle log cabin (si, questa è la traduzione italiana delle casette di tronchi) e scopri che , tra i tanti che le costruivano, c’erano anche i Finlandesi della Foresta!
Secondo gli storici, anzi, questo gruppo etnico presente nella colonia svedese di Nya Sverige, cioè Nuova Svezia, fu tra i primi, sul suolo americano, a costruire le casette in legno intorno al 1640. Leggi il resto

Le Giubbe Rosse del Canada

A cura di Gian Carlo Benedetti

Le Giubbe Rosse arrestano ladri di bestiame
Il primo luglio del 1867 le vecchie province coloniali inglesi del Canada (Ontario e Québec), Nova Scotia e New Brunswick si unirono in un Dominion, sotto l’egida della Gran Bretagna, denominato Confederazione Canadese.
Le sfide da affrontare della neonata federazione erano a dir poco enormi.
Esistevano i vasti territori del Nord Ovest, senza legge, spopolati dai bianchi, con una natura selvaggia e di difficile sopravvivenza anche per gli stessi nativi. Leggi il resto

Mesquakie, la potente tribù dei Fox

A cura di Gianni Albertoli

Un guerriero Fox
Gli indiani Fox rappresentarono sicuramente una delle popolazioni più bellicose di tutto il continente nord-americano, costantemente in guerra con quasi tutte le tribù dei Grandi Laghi, essi divennero implacabili nemici dei francesi, obbligandoli a due lunghe guerre particolarmente dispendiose anche da un punto di vista di perdite umane.
E’ incredibile come una piccola tribù che originariamente non superava le 5 mila anime, abbia potuto dar vita ad una epopea davvero incredibile, in cui lasciatemelo dire, veramente “la paura correva nelle foreste”, un attacco dei Fox poteva essere previsto, ma quando avrebbero attaccato? Leggi il resto

La fotografia di Cavallo Pazzo

A cura di Maurizio Biagini
La storia è rimbalzata dalle pagine della Gazette della città di Billings, stato del Montana, per approdare alla rete sul sito ufficiale del Parco Nazionale del Little Bighorn.
La vicenda prende spunto da un fatto di cronaca locale e si riallaccia alla ben nota polemica sull’autenticità di una foto che recentemente alcuni studiosi hanno attribuito a Cavallo Pazzo.
Come tutti gli appassionati della storia del west sanno, non esistono immagini ufficiali del grande leader militare Lakota, caso molto raro tra i grandi uomini delle tribù native, che in un modo o nell’altro hanno sempre lasciato alla storia traccia dei loro volti. Leggi il resto

Scene rullate sui Tamburi delle Colt

A cura di Gian Carlo Benedetti

Reclame d’epoca della Colt 1847 con alcuni motivi rullati
Samuel Colt realizzò ben presto che i suoi innovativi revolvers potevano essere abbelliti con delle ricche ed artistiche incisioni secondo un consolidato costume ereditato dalle epoche precedenti dapprima sulle armi bianche e poi da fuoco fini e da regalo.
Nella sua incessante attività di promozione alcuni esemplari furono riccamente incisi, anche dai migliori artisti allora sulla piazza, quali Gustave Young (1827 – 1895) e Louis D. Nimschke (1832 – 1904), quest’ultimo libero professionista con bottega a New York. Le “Engraved Guns” costituivano sovente non disinteressati doni per ingraziarsi i potenti dell’epoca, teste coronate, politici ed alti gradi militari. Leggi il resto

La ballata di Colton Red

La copertina del libro
Cari appassionati di storia del west, oggi vi segnaliamo l’uscita di un nuovo romanzo del nostro genere preferito… il western. Quello che vi proponiamo è scritto a quattro mani (o forse dovremmo dire a quattro Colt!) dal nostro Gian Mario Mollar, grande talento ben noto a tutti voi che ci leggete qui e altrove, e dal giovane e validissimo sceneggiatore Marcello Bondi. Stiamo parlando de “La ballata di Colton Red”, edita da I Buoni Cugini Editori.
La storia è una vera e propria “spremuta” di western, centocinquanta pagine che si buttano giù tutte d’un fiato come un bicchiere di bruciabudella: all’interno troverete sparatorie, assalti alla diligenza, galoppate a rotta di collo, Apache sul piede di guerra, strade polverose e tramonti mozzafiato.
Protagonista della vicenda è Colton Red, un giovane cowboy che doma cavalli al Sunrise Ranch, al confine tra Texas e Messico. Leggi il resto

La cavalleria nella guerra civile americana

A cura di Renato Panizza
Soldati a cavallo
L’epopea delle grandi cariche di cavalleria volgeva al tramonto.L’immagine romantica del cavaliere che, spada sguainata, lancia al galoppo il suo cavallo e si copre di onore, è più frequente sulla tela del pittore che nella realtà della guerra civile americana. L’avvento delle armi rigate, specialmente quelle a retrocarica e a ripetizione, rendeva poco fruttuose e troppo dispendiose, in termini di perdite umane, le travolgenti cariche di cavalleria stile napoleonico. Leggi il resto

La “Dodge City War”

A cura di Omar Vicari

Quando a Luke Short, giocatore e proprietario del “Long Branch“ saloon, venne imposto di lasciare Dodge City, egli se ne andò. Ma tornò presto e quando lo fece era accompagnato da amici come Wyatt Earp, Bat Masterson, Doc Holliday.
Dodge City, regina incontrastata delle città di frontiera, venne fondata nell’arco di una notte come posto di smercio di wisky.
All’inizio, il paese, se cosi si poteva chiamare, era composto da un’unica tenda piantata in mezzo alla prateria dove era possibile rifornirsi di alcool, dato che nel vicino forte, il colonnello Richard I. Dodge ne aveva vietato la vendita. Leggi il resto

Capitan Jack, capo dei Modoc

A cura di Marco Chiornio
Capitan Jack
Capitan Jack, il cui nome indiano era Kintpuash, capo dei Modoc e leader della fazione ostile nella Guerra dei Modoc (1872-1873), dopo la morte del padre aveva accettato, nel 1864, di lasciare la terra dei suoi avi per trasferirsi, con il suo popolo, nella riserva dei Klamath. Capitan Jack, nel frattempo, era diventato capo dei Modoc. In origine era tutt’altro che ostile ai bianchi e questo suo atteggiamento gli aveva persino fruttato alcune accuse di vigliaccheria dal padre. Nella tribù si formarono allora due partiti, uno per la guerra, con Schouchin, l’altra per la pace con a capo Capitan Jack. Leggi il resto

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