Le guerre Cheyenne – 1

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1.

Antefatti – Mappa 1. Le Pianure meridionali
Guerrieri Cheyenne – dipinto di Howard Terpning Le Pianure Meridionali del 19° secolo erano un grande spazio generalmente piano e quasi senza alberi, con terreno semi arido coperto da fitta erba di prateria. La pianura si estendeva a nord del Rio Grande fino al fiume Platte e verso ovest dal 98° meridiano fino alle Montagne Rocciose. Comprendeva gli odierni stati del Kansas, Colorado orientale, Oklahoma, Texas e parte del Nebraska e del Wyoming. Nelle Pianure vivevano un gran numero di animali selvaggi, tra cui antilopi, bisonti e cervi. Il bisonte, o bufalo americano, era il più significativo degli animali delle Pianure. Si muoveva in mandrie nomadi, che percorrevano in lungo e in largo tutta l’immensa regione. I viaggiatori annotavano, con stupore: «L’intera pianura, fin dove può giungere la vista, era coperta da un’enorme massa di bisonti…»
Si pensa che originariamente i bisonti vagassero dal Texas al Canada e dalle Montagne Rocciose fino alla costa atlantica.
Sebbene la loro dimora ancestrale coprisse interamente le Grandi Pianure, i loro principali terreni da pascolo si trovavano nelle Pianure Meridionali, tra i fiumi South Platte e Arkansas. Il bisonte era fondamentale per la vita dei Nativi. Esso forniva carne per l’alimentazione, pellame per il vestiario e per le abitazioni, e ossa per utensili e strumenti. Perfino gli escrementi secchi del bisonte, i “buffalo chips”, fornivano un eccellente combustibile. Nonostante l’abbondanza di selvaggina, la terra era arida, soffriva la mancanza d’acqua, con una media annua di piogge sotto i 115 mm. Oltre al clima secco, le Pianure subivano l’attacco di venti incostanti. Nei mesi estivi, i caldi venti meridionali creavano condizioni come quelle di una fornace. Poi, dall’inizio dell’autunno a primavera inoltrata, il paese era attraversato dai freddi vendi di settentrione. Queste condizioni di vento potevano portare a bruschi abbassamenti di temperatura e molte volte assieme ad essi giungevano tremende bufere di neve.

Nonostante queste condizioni estreme, risorse abbondanti da una parte e inaudite condizioni climatiche dall’altra, il territorio delle Pianure Meridionali era considerato un bene di valore. Alla metà del 19° secolo cinque tribù indiane consideravano le Pianure Meridionali come loro patria. I Comanche, i Kiowa e i Kiowa-Apache erano migrati nella regione all’inizio del 18° secolo. I Cheyenne e gli Arapaho erano arrivati più di recente in quell’area, senz’altro dopo il 1830. Gli emigranti bianchi avevano cominciato ad attraversare la zona a partire dal 1850. Per assurdo, la lotta per il possesso delle Pianure Meridionali non fu tanto un conflitto combattuto da Nativi indigeni contro gli invasori bianchi, ma semmai fu maggiormente un conflitto tra due culture migranti molto differenti tra loro. La determinazione delle tribù delle Pianure Meridionali a mantenere il controllo del territorio e a difendere il proprio stile di vita, in opposizione ad un’uguale determinazione dell’uomo bianco ad impadronirsi di quella terra, portò ad un insanabile contrasto tra le due culture.
La gente Cheyenne era divenuta una delle tribù più grandi della regione nel corso della metà del 19° secolo. Prima del 18° secolo i Cheyenne vivevano nella regione dei Grandi Laghi, finché tribù più potenti della stessa regione li costrinsero a spostarsi più ad ovest. Col tempo i Cheyenne migrarono verso le Colline Nere e la valle del fiume Platte. Infine le enormi mandrie di bisonti che pascolavano nelle pianure attirarono una branca della tribù verso sud, nella zona compresa tra il Platte e la valle dell’Arkansas, negli odierni Colorado orientale e Kansas occidentale. Alla metà del secolo XIX i Cheyenne avevano completamente abbandonato le loro sedentarie tradizioni agricole e adottato del tutto la cultura nomade basata sulla caccia al bisonte. Sostituirono le abitazioni (logge) in terra con i tepee e la loro dieta cambiò, passando da un’alimentazione basata su prodotti agricoli a una incentrata soprattutto sulla carne di bisonte. I Cheyenne prosperarono nella regione del fiume Arkansas verso la fine degli anni ’40. La guerra del 1846 fra Stati Uniti e Messico portò un incremento di traffici sulla Pista di Santa Fe, ma la maggior parte dei viaggiatori passava attraverso il territorio Cheyenne senza essere molestata. Tuttavia, la scoperta dell’oro in California portò orde di minatori ad attraversare le terre Cheyenne. I cercatori d’oro passavano attraverso il territorio ma, senza rendersene conto, nel 1849 portarono il colera nelle Pianure Meridionali; la malattia fu devastante per i Cheyenne; si pensa che abbia causato la morte di più di metà della popolazione dei Cheyenne del Sud.


La Pista di Santa Fe

La società Cheyenne era democratica per natura, con una struttura sociale basata sulla famiglia. I Cheyenne avevano una vera venerazione per le libertà individuali, temperata dal rispetto per le necessità del popolo. Nell’organizzazione tribale Cheyenne la famiglia era l’unità sociale di base. Un gruppo famigliare era una parentela (“kindred”, in inglese), che cominciava con la tenda del capo famiglia, poi le tende delle altre mogli e infine le tende delle figlie e dei loro mariti. Una banda consisteva di molti gruppi famigliari strettamente collegati. C’erano 10 bande principali e diverse bande minori. Le necessità di una vita nomade non consentivano ai Cheyenne di accamparsi insieme per la maggior parte dell’ anno e, quando lo facevano, non poteva essere per un periodo prolungato. Una sola area di caccia non poteva fornire abbastanza cibo per un così grande raggruppamento: le loro grandi mandrie di cavalli divoravano rapidamente tutta l’erba nelle vicinanze di ogni grande villaggio.
Di solito le bande si riunivano in tarda primavera o inizio estate per le celebrazioni religiose e una caccia al bisonte in comune. Dopo la caccia, le bande si sparpagliavano per l’inverno.
“Cheyenne warrior” – di J. Bama
A ottobre le bande potevano suddividersi in raggruppamenti anche più piccoli per assicurarsi che le risorse locali disponibili fossero sufficienti per sopravvivere all’inverno. In primavera il ciclo ricominciava daccapo.
I Cheyenne del Sud non furono mai una grande nazione. Le otto bande e mezzo nelle Pianure Meridionali probabilmente ammontavano a circa 3.500 persone. Di queste, forse il 60% erano donne e degli uomini restanti, forse 1.400, circa il 20% potrebbe essere stato composto da bambini e un altro 20% da vecchi. Molto probabilmente non ci furono mai più di 850 guerrieri fra tutti i Cheyenne del Sud. I loro capi non erano investiti di un potere assoluto. Invece essi governavano con le armi dell’influenza e della persuasione. Ciascuna delle bande forniva quattro capi che, a turno, sceglievano quattro capi principali, considerati i più saggi della tribù. Il consiglio era formato da 44 persone: i quattro capi principali più quaranta sottocapi (4 per ognuna delle 10 bande). Il consiglio forniva i capi civili della tribù e inoltre agiva come corte di giustizia, giudicava a nome della tribù ed esercitava l’autorità sugli spostamenti, la scelta dei luoghi in cui accamparsi, dei tempi e luoghi per le caccie tribali e dirigeva le cerimonie religiose.


Unorganized Territory

I quattro capi provenienti da ogni banda esercitavano la stessa autorità entro le loro rispettive bande quando la tribù si sparpagliava. La guerra era la strada maestra tradizionale per l’onore e lo statuto del maschio. Quindi, integrate all’interno dell’organizzazione tribale, vi erano varie società militari. Queste società erano delle associazioni o raggruppamenti sociali responsabili della sicurezza della comunità e dell’addestramento per trasformare i giovani in guerrieri. C’erano quattro società tradizionali, ciascuna delle quali aveva quattro capi eletti dai suoi membri. Questi capi erano i principali capi di guerra della tribù o, più sovente, i capi di guerra della banda quando la tribù si disperdeva. I guerrieri Cheyenne erano forse la miglior cavalleria leggera del mondo. Prima del contatto su larga scala con l’uomo bianco, le loro armi consistevano di un arco, di una mazza e di una lancia. Nel tempo e con l’aumento del contatto con l’uomo bianco, divennero comuni le armi da fuoco. Gli Indiani delle Pianure avevano un loro unico stile di guerra. Occasionalmente la tribù o alcune bande ad essa appartenenti conducevano azioni di guerra contro altre tribù per il controllo del territorio. Tuttavia era più comune che piccoli gruppi di guerra effettuassero incursioni per rubare cavalli o bestiame alle altre tribù o ai coloni bianchi. Il guerriero delle Pianure non riconosceva i non combattenti e non avrebbe esitato ad uccidere un nemico. In ogni caso era il concetto del “conto dei colpi” e dell’acquisizione di onori che dominava la modalità del condurre la guerra indiana. La pratica del “conto dei colpi” faceva acquisire onore ed era un gesto valoroso come uccidere e scalpare un nemico. Uno dei modi più prestigiosi di acquisire onore era dimostrare disprezzo del pericolo o semplicemente toccare o colpire col bastone un nemico. Il numero dei colpi che un guerriero contava determinava il suo prestigio tra i suoi pari. Evitare le perdite era un altro aspetto chiave del modo di combattere degli Indiani.
Ogni guerriero era anche un protettore della sua famiglia. La perdita di un guerriero era fatale per la famiglia e la perdita di parecchi guerrieri sarebbe stata devastante per la banda o la tribù.

Mappa 3. La campagna Cheyenne del 1857

Il governo degli Stati Uniti sapeva che l’incremento dell’afflusso di emigranti che si spostavano attraverso le Grandi Pianure passando sulla terra dei Cheyenne alla lunga avrebbe portato ad un conflitto. Cercò di prevenire i problemi con i Cheyenne con i negoziati. Questi negoziati portarono al Trattato di Fort Laramie del 1851. Lo scopo del trattato era di evitare il confronto allontanando i Cheyenne dagli insediamenti dei coloni e dalle pista percorse dagli emigranti. Il trattato destinava ai Cheyenne un territorio laterale nel nord del Colorado. All’ inizio la cosa ebbe un buon esito nella pronella promozione della pace fra le due culture. Anche così, però, nella primavera del 1856 l’aumentato traffico lungo le piste di migrazione del Kansas e del Nebraska provocò le incursioni dei Cheyenne contro gli emigranti. L’esercito attaccò gli Indiani che, in cambio, in quell’ estate effettuarono molte incursioni di ritorsione contro le carovane. Le incursioni calarono con l’arrivo dell’autunno, quando le bande Cheyenne si riunivano nei loro accampamenti invernali nelle vicinanze della congiunzione tra i fiumi Solomon e Smoky Hill.
Attacco a una carovana – dipinto di Andy Thomas
Ma il Segretario della Guerra, Jefferson Davis, voleva che i Cheyenne fossero puniti e autorizzò il colonnello Edwin V. “Bull” Sumner a condurre una campagna punitiva nell’inverno 1856-57. La colonna principale di Sumner, sotto il suo diretto comando, consisteva di due squadroni del 1° Cavalleria, uno del 2° Dragoni e quattro compagnie del 6° Fanteria. La seconda colonna, sotto il comando del maggiore John Sedgwick, era composta da due squadroni del 1° Cavalleria. Entrambe le colonne erano dotate di una sezione di obici da campagna. Il tenente colonnello Joseph E. Johnston comandava la terza Colonna, ma questa non ebbe alcun ruolo nella campagna. Il piano di Sumner richiedeva che la colonna principale procedesse lungo la Overland Trail da Fort Leavenworth a Fort Laramie, poi piegasse a sud nel Colorado unendosi alla colonna di Sedgwick presso le rovine del vecchio Fort St. Vrain, sul fiume South Platte. La colonna di Sedgwick doveva muovere verso sud seguendo la Santa Fe Trail entrando nel Colorado e poi verso nord, ad incontrare la colonna di Sumner. L’incontro era fissato per il 4 luglio 1857.


Minnesota Territory

All’inizio della campagna lo squadrone dei dragoni di Sumner venne associato alla spedizione in Utah del colonnello William Harney contro i Mormoni. I dragoni vennero rimpiazzati con tre compagnie aggiuntive del 6° Fanteria di Fort Laramie.
Durante le loro marce, Sumner e Sedgwick percorsero una grande porzione delle Pianure Centrali, ma non ebbero contatti con gli elusivi Cheyenne. A luglio Sumner e Sedgwick avevano riunito le loro colonne e si erano diretti a est, nel cuore delle terre dei Cheyenne. Al mattino del 29 luglio le guide riferirono che gli Indiani si trovavano davanti. Sumner lasciò indietro la fanteria e l’artiglieria e si spinse in avanti con la cavalleria.
I Cheyenne erano consapevoli della presenza dell’esercito e si prepararono per la battaglia. Sotto la direzione degli uomini della medicina, si erano lavati le mani in un piccolo lago e si erano assicurati che le pallottole dei soldati non avrebbero potuto danneggiarli. Convinti che avrebbero potuto sconfiggere i soldati, si allinearono coraggiosamente lungo il fiume Solomon, bloccando l’avanzata dell’esercito. Sumner stimava che vi fossero dai 300 ai 350 guerrieri. Con i suoi 300 uomini di truppa egli era ugualmente convinto del successo.
Sumner fece suonare la carica e ordinò alle truppe di estrarre le sciabole. La carica all’arma bianca destabilizzò i Cheyenne. Forse si aspettavano che la cavalleria smontasse e combattesse a piedi, o è anche possibile che non fossero sicuri che la benedizione dell’uomo di medicina fosse applicabile alle sciabole. Così non aspettarono la carica ma si voltarono ed abbandonarono il campo di battaglia. I cavalleggeri inseguirono gli Indiani per sette miglia, abbattendo un certo numero di guerrieri. Il combattimento non fu comunque a senso unico: i Cheyenne uccisero due soldati e ne ferirono altri otto, incluso il giovane tenente J.E.B. Stuart. Molti giorni dopo Sumner localizzò e distrusse il villaggio Cheyenne che era stato abbandonato in tutta fretta; questo combattimento fu una grande vittoria per l’esercito.

Mappa 4. Il Trattato di Fort Wise

La campagna Cheyenne del 1857 contenne i Cheyenne per molti anni. Tuttavia ogni speranza di pace duratura venne vanificata con la corsa all’oro nel Colorado del 1858, quando un gran numero di coloni e cercatori d’oro si diressero verso le terre indiane. I minatori stabilirono nel Colorado parecchi insediamenti, di cui Denver era il principale. Per sfortuna le nuove città furono edificate su un territorio promesso ai Cheyenne con il Trattato di Fort Laramie del 1851; i nuovi abitanti volevano che gli Indiani abbandonassero la regione. Alcuni capi Cheyenne, tra i quali Black Kettle era uno dei più influenti, pensavano che la miglior soluzione fosse allontanarsi volontariamente dai centri dove la popolazione bianca era in continuo aumento. Il 18 febbraio 1861 Black Kettle e altri partigiani della pace firmarono il Trattato di Fort Wise. Il trattato restringeva significativamente il territorio dei Cheyenne e prevedeva un magro compenso per gli Indiani: soltanto 450.000 dollari.


Guerrieri Cheyenne

Il Trattato di Fort Wise era ingiustamente vantaggioso per la nuova popolazione bianca della regione. Esso rimuoveva i Cheyenne dalle aree pesantemente occupate dai coloni, che erano anche le zone migliori, e spianava la strada al Congresso per proclamare ufficialmente il nuovo Territorio del Colorado.
La maggior parte dei negoziatori governativi e dei capi di pace Cheyenne agivano in buona fede e speravano ingenuamente che i frutti dei loro sforzi avrebbero garantito una pace duratura. Il trattato venne tragicamente vanificato soprattutto perché nessuna delle due parti aveva capito la cultura dell’altra. Il governo americano aveva sbagliato nel ritenere che pochi capi di pace rappresentassero la volontà di tutti, o anche solo della maggioranza dei Cheyenne.


Dakota Territory

Alcune bande, tra le quali la Società dei Dog Soldiers era la più ostinata, si rifiutarono di riconoscere il Trattato di Fort Wise. Il governo U.S.A. non riuscì a capire l’importanza della libertà per un popolo nomade come i Cheyenne. Lo stabilire i confini di una riserva sopra una mappa per loro non aveva significato. Per molte generazioni avevano seguito i movimenti del bisonte e qualche firma su una carta non poteva cancellare la volontà di continuare a girovagare dei Cheyenne. Entrambi speranzosi del successo del trattato, né i Cheyenne né i negoziatori del governo avevano capito quanto la migrazione bianca verso il West sarebbe diventata travolgente, e neanche avevano compreso l’impatto che il numero dei nuovi arrivati avrebbe avuto su quel territorio.
Prima dell’arrivo dell’uomo bianco i soli confini riconosciuti dai Cheyenne erano quelli imposti dai loro stessi limitati mezzi di espansione e quelli forzatamente determinati dal potere di altre tribù. Essi cacciavano il bisonte all’interno dei loro confini e frequentemente lanciavano incursioni al di fuori del loro territorio contro i loro nemici per rubare cavalli e guadagnare onori.


Cheyenne Dog Soldier – dipinto di James Hutchinson

I Cheyenne non compresero come la soverchiante ondata di migrazione bianca che si muoveva all’interno delle loro terre li avrebbe alla fine costretti entro confini prefissati, al di là dei quali non sarebbero state tollerate incursioni. Nonostante ciò lo stile di vita Cheyenne aveva ingenerato una società sana e produttiva, nonché una invidiabile cultura, che essi erano determinati a mantenere. Questo valoroso e fiero popolo non sarebbe stato costretto ad accettare i cambiamenti voluti dall’uomo bianco nella sua cultura senza combattere.

Mappa 5. Il Colorado

Dal 1864 divenne sempre più impegnativo per le due culture coesistere nel Colorado. Black Kettle e altri capi di pace Cheyenne cercarono di fermare i loro giovani guerrieri, che volevano fare razzie e incursioni. Ma nonostante questi sforzi molti guerrieri continuavano a partecipare ad attacchi contro gli emigranti e fattorie isolate. All’inizio di aprile del 1864 guerrieri appartenenti a due bande Cheyenne rubarono 175 capi di bestiame dai ranch del Bijou Basin, mentre un altro gruppo guerriero sottraeva parecchi muli da un ranch sul fiume South Platte. In entrambi i casi i proprietari delle fattorie rivolsero le loro rimostranze alle autorità. Sul South Platte il tenente Clark Dunn guidò una pattuglia dell’acquartieramento di Camp Weld all’inseguimento dei razziatori. La sua piccola colonna disponeva di 40 uomini delle Compagnie C e H del 1° Cavalleria Colorado.


Attacco Cheyenne – di Ron Embleton

I suoi ordini erano di recuperare i muli e catturare gli incursori. Il 12 aprile intercettò i Cheyenne a circa 20 miglia ad est di Camp Sanborn. Dunn era più interessato alla vendetta che al negoziato, così ogni speranza di un accordo pacifico degenerò rapidamente in uno scontro armato. Nella schermaglia di Fremont’s Orchard egli ebbe due uomini uccisi e due feriti; nelle file dei Cheyenne si ebbero tre guerrieri feriti. Dunn quindi si ritirò, senza i muli e senza aver catturato nessun Indiano. Il giorno dopo Dunn riprese la caccia, ma perse le tracce a causa della neve e del gelo. Nel frattempo, guerrieri Cheyenne attaccavano un ranch vicino a Junction Station, uccidendo due lavoranti della fattoria stessa.
A sud il tenente George Eayre guidò una colonna da Camp Weld per dare la caccia ai ladri di bestiame del Bijou Basin. Le sue forze consistevano di 54 uomini della “Colorado Independent Battery”, con due obici da campagna, e 26 uomini della Compagnia D del 1° Cavalleria Colorado.


Nebraska Territory

Eayre con determinazione seguì per otto giorni le tracce lasciate in gran quantità dal bestiame poi, finalmente, il 15 aprile intercettò i Cheyenne. Gli Indiani spararono colpi sporadici contro i soldati, abbandonando poi rapidamente le loro tende e la maggior parte dei loro rifornimenti. Comunque riuscirono a portare via tutta la loro mandria di cavalli e la maggior parte del bestiame. In questa mancata battaglia rimase ferito un soldato. Eayre tentò di continuare l’inseguimento, ma aveva cavalli e muli logorati dopo una caccia di 120 miglia. Dopo aver recuperato solo nove capi del bestiame rubato, fece ritorno al villaggio abbandonato. Qui bruciò ogni cosa che poté e con riluttanza fece ritorno a Camp Weld per fare rifornimento.
Stranamente i Cheyenne non si consideravano in guerra. Per loro la razzia, la rapida incursione, era una tattica prevista per i loro giovani guerrieri, anche se i capi tribali non la promuovevano. Ma il governatore del Territorio del Colorado, John Evans, temeva una sollevazione generale degli Indiani e il colonnello John Chivington, comandante del Distretto del Colorado, asseriva: «Le lunghe e attese difficoltà con gli Indiani in questo Territorio sembrano aver raggiunto un punto di crisi.»
I predoni continuavano a tormentare e a derubare i ranch lungo il fiume South Platte per tutto il rimanente mese di aprile, rendendo Evans e Chivington convinti di essere davvero in guerra con i Cheyenne. I comandanti degli accampamenti e dei forti del Colorado distaccarono numerose piccole colonne per dare la caccia agli Indiani. La maggior parte di loro non ebbe successo.


Carro coperto attaccato dagli Indiani – murale di William C. Palmer

Poi, all’inizio di maggio, un distaccamento di volontari di cavalleria del Colorado, comandati dal capitano Jacob Downing, scoprì un piccolo villaggio Cheyenne nel Cedar Canyon. Nel conseguente attacco i soldati conquistarono il villaggio e la mandria dei cavalli ma, ancora una volta, la maggior parte degli occupanti riuscì a fuggire. Le perdite per l’esercito furono lievi, con molti soldati feriti ma nessuno ucciso; i Cheyenne ebbero quattro morti: due ragazzi che erano a guardia dei cavalli e due donne.

Mappa 6. La Guerra Cheyenne del 1864

Le ostilità dilagarono rapidamente nel Kansas. Nel mese di maggio Eayre seguì una pista indiana nel Kansas con un distaccamento del Colorado. Il 16 maggio una delegazione di pace del vicino villaggio Cheyenne sul Big Timber Creek si avvicinò alla colonna dell’esercito. Gli armati del Colorado spararono a tradimento sul capo delegazione, un capo di nome Lean Bear (Orso Magro), uccidendolo.
I guerrieri sciamarono allora fuori dal villaggio per attaccare la colonna militare. Black Kettle sapeva che eventuali pesanti perdite dell’esercito sarebbero sfociate in pesanti ritorsioni, quindi intervenne con celerità per fermare il combattimento. La sua azione permise ai militari di sganciarsi e ritirarsi a Fort Larned. L’assassinio di Lean Bear aveva fatto infuriare i Cheyenne, che cominciarono a contrastare violentemente i coloni in tutta la regione. I successi delle loro incursioni incoraggiarono molti guerrieri a partecipare ai saccheggi.
I capi non poterono trattenere più a lungo i guerrieri e, col tempo, altre tribù si unirono alle incursioni. Nel corso di parecchi mesi, in seguito, gli Indiani ostili distrussero stazioni di posta e di trading, uccidendo più di 50 cittadini in Nebraska, Kansas e Colorado. Nel Kansas, il peso non più tollerabile delle incursioni lungo i fiumi Saline e Solomon costrinse a retrocedere verso est la linea degli insediamenti di frontiera.
Capo Lean Bear – foto del 1863
In Colorado il brutale omicidio della famiglia Hungate, vicino a Denver, causò panico e gran parte della popolazione del territorio fuggì a Denver in cerca di salvezza.
L’esercito fece poco di più che aumentare la sua presenza nella regione, che non si dimostrò un deterrente efficace contro le incursioni, finché, in agosto, il comandante del dipartimento, maggiore generale Samuel Curtis, inviò diverse colonne militari da Fort Larned.
Le colonne non ebbero contatto con gli Indiani. Il solo successo significativo di Curtis fu la fondazione dei forti Zarah e Ellsworth, che permisero la riapertura delle piste degli emigranti. All’inizio di settembre Curtis e il brigadiere generale Robert Mitchell condussero una colonna da Fort Kearny verso sud, per raggiungere il fiume Solomon. Ma ancora non vi era stato contatto con gli Indiani ostili. Una seconda spedizione, questa volta del generale James Blunt, partì il 22 settembre da Fort Larned diretta ad est, voltando poi verso nord. Il 25 settembre l’avanzata della spedizione di Blunt si scontrò dei guerrieri di un grande accampamento Cheyenne in vicinanza del fiume Pawnee. Il tempestivo arrivo di Blunt con il corpo principale dell’armata salvò la sua assediata avanguardia e respinse gli attaccanti. Blunt dovette interrompere l’inseguimento a causa della mancanza di rifornimenti e, poco dopo, fu richiamato nel Kansas orientale in supporto dell’esercito impegnato a respingere un’incursione in forze dei Confederati nel Missouri.
Il capo Cheyenne Black Kettle
Black Kettle aveva capito che il suo popolo era impegnato in una guerra che non avrebbe potuto vincere e convinse gli altri capi del Consiglio a unirsi a lui nel cercare la pace. Egli era consapevole di quanto dichiarato dal governatore Evans, che, nel tardo mese di giugno di quell’anno, invitava gli Indiani amichevoli a separarsi dagli ostili, accampandosi nelle vicinanze di installazioni militari designate.
Mandò emissari a Fort Lyon a riferire che la sua banda aveva intenzione di restituire i prigionieri a sue mani e accondiscendere alle direttive di Evans. Black Kettle condusse poi una delegazione di pace a Denver per incontrare il governatore. Sfortunatamente, molte cose erano cambiate dalla dichiarazione di giugno. Il Colorado aveva subito un’estate di violenza e Denver era stata sotto assedio quando gli Indiani avevano bloccato i rifornimenti di cibo e provviste dall’est. Il governatore aveva anche ricevuto dalle autorità federali il permesso di implementare il 3° Colorado Cavalleria, un reggimento di volontari di cavalleria di “100-day men” – questa denominazione definiva in origine le truppe di volontari, istituite per la prima volta nella primavera del 1864 dal governatore dell’Ohio, John Brouh, che temeva un’invasione confederata del Nord. Questi uomini venivano arruolati per il periodo di 100 giorni e adibiti ai servizi di supporto, liberando in tal modo un ugual numero di veterani che potevano venire impiegati in combattimento. In breve, la popolazione del Colorado non fu più interessata a raggiungere la pace; voleva vendetta.
Al consiglio Evans evitò di assumere un impegno di pace e non insistette sull’accordo che i Cheyenne volevano stipulare con l’esercito. I capi abbandonarono tristemente il consiglio pensando che, se si fossero accampati vicino a Fort Lyon, avrebbero potuto avere la pace. In novembre parecchie bande si posizionarono nei dintorni di Fort Lyon e fecero il campo sul Sand Creek. Tragicamente, si trattava solo di un’illusione di pace.


Dakota Territory

Con molta disonestà, le autorità del Colorado e dell’esercito arguirono che, poiché la maggioranza delle bande Cheyenne avevano rifiutato di portarsi a Fort Lyon, la guerra contro Cheyenne e Arapaho non era finita. Per cui le autorità non riconobbero ufficialmente che i Cheyenne stanziati a Fort Lyon fossero in pace. Lo scenario per una tragedia terrificante era pronto.

Mappa 7. Il Massacro del Sand Creek

Poiché la situazione si faceva sempre più tragica, Curtis emanò la seguente direttiva: “Io non voglio la pace finché gli Indiani non avranno sofferto di più…E’ meglio dare un castigo prima di dare qualcosa che non sia un po’ di tabacco per parlamentare. Nessuna pace può essere fatta senza le mie istruzioni.”
Nel frattempo Chivington aveva preparato il 3° Colorado Cavalleria per l’azione. Il reggimento non era ancora entrato in azione e stava per terminare i suoi 100 giorni di ferma. I cittadini del Colorado avevano messo in ridicolo il reggimento con il soprannome di “Il Terzo Senza Sangue”, perché i suoi componenti non avevano ancora ucciso un solo Indiano. Sembra che Chivington avesse preso in considerazione di effettuare operazioni contro le bande ostili che vagavano sul fiume Republican. Però, con gli arruolati di 100 giorni vicini al congedo, la banda di Black Kettle vicino a Fort Lyon offriva un obiettivo molto più facile. Chivington lasciò Denver con il 3° e parte del 1° Colorado Cavalleria il 14 novembre 1864 e il 28 arrivò a Fort Lyon. A Fort Lyon, il maggiore Scott Anthony continuò da un lato a rassicurare i vicini Cheyenne e Arapaho sulla loro sicurezza, dall’altro sostenne la decisione di Chivington di attaccare l’accampamento di Black Kettle; si offrì anche di guidare l’attacco della colonna contro il villaggio.


Il massacro del Sand Creek – dipinto di Robert Lindeaux

Molti degli ufficiali presenti a Fort Lyon obiettarono che, poiché Black Kettle stava agendo in buona fede verso il governo, il piano d’attacco era una violazione delle promesse fatte da Edward W. Wynkoop e da Anthony. Chivington ribatté che era “giusto e onorevole usare ogni mezzo sotto il cielo del Signore per uccidere Indiani che uccidevano donne e bambini e maledire ogni persona che avesse simpatia per gli Indiani.”
La colonna di Chivington partì quella sera e all’alba del 29 novembre era in posizione di attacco contro il villaggio di Black Kettle, che contava circa 700 persone. I Cheyenne pensavano di essere in pace e furono colti completamente di sorpresa. Antilope Bianca, un capo eminente del consiglio, corse incontro ai soldati alzando le braccia e pregando i soldati di non sparare ma fu immediatamente abbattuto dai militari.

Black Kettle issò una bandiera Americana e uno stendardo bianco sul palo di una tenda, sperando che i soldati avrebbero accettato la resa del suo popolo. Nonostante quella chiara prova di sottomissione, il “Terzo Senza Sangue” era venuto per uccidere e non aveva intenzione di permettere che gli Indiani si arrendessero. Nel bagno di sangue che seguì, i soldati uccisero quasi 200 Cheyenne e Arapaho, molti dei quali erano donne e bambini. Accentuando l’orrore di quella giornata, le indisciplinate truppe percorrevano l’accampamento mutilando e profanando i cadaveri. La perdita di così tanti fra donne, bambini e guerrieri fu devastante non solo per la banda di Black Kettle, ma anche per l’intera comunità tribale Cheyenne, che probabilmente all’epoca contava una popolazione totale di solo 3.000 persone. Inclusi nelle perdite vi furono molti eminenti membri delle società guerriere, che avevano eroicamente cercato di proteggere i non combattenti dalla furia dei soldati. Anche la leadership tribale subì un brutto colpo con la morte di Antilope Bianca e di altri quattro capi del consiglio; Black Kettle sopravvisse.
Denver e le altre comunità del West celebrarono il combattimento come una grande vittoria. Tuttavia, quando si sparse la voce dell’insensato massacro, la maggioranza degli Americani si indignò. Le indagini del Congresso e dei militari condannarono le azioni di Chivington e dei suoi uomini, con dichiarazioni di questo tenore: «Chivington ha deliberatamente pianificato ed eseguito uno scellerato e ignobile massacro che ha smascherato un selvaggio più grande di quelli che sono stati vittime della sua crudeltà.»


Il Massacro dl Sand Creek – dipinto di Andy Thomas

Nonostante ciò, nessuna punizione ufficiale fu mai stabilita per Chivington o per i suoi uomini. Il massacro per l’esercito fu una macchia tremenda, che avrebbe influenzato i comandi militari in tutte le operazioni future. Il colonnello Jesse Leavenworth, agente indiano presso i Kiowa e i Comanche, era dell’opinione che quest’atrocità aveva distrutto le ultime tracce di confidenza fra l’uomo rosso e l’uomo bianco. Per i Cheyenne lo spettro del Sand Creek avrebbe avuto una nefasta influenza su tutti i futuri contatti con l’uomo bianco.

Mappa 8. Il Trattato del Little Arkansas

Il risultato immediato del massacro del Sand Creek fu lo scoppio della Guerra nelle Pianure del sud. L’estate precedente i giovani guerrieri avevano sfidato il volere dei loro capi effettuando incursioni. Adesso molti Capi Cheyenne, Arapaho settentrionali e Lakota incoraggiavano i guerrieri alla vendetta per i fatti del Sand Creek. Sulle frontiere del Kansas, del Colorado e del Nebraska i bianchi soffrivano grandemente per le incursioni indiane.
Le azioni più significative furono le due grandi incursioni contro la piccola comunità di Julesburg, nel Colorado. La prima, avvenuta il 7 gennaio 1865,probabilmente aveva visto partecipare un numero di guerrieri Cheyenne, Sioux e Arapaho non inferiore al migliaio. Nelle sue vicinanze, Julesburg aveva una piccola postazione dell’esercito, difesa da una compagnia di cavalleria. Nell’attacco gli Indiani tentarono di attirare i soldati in un’imboscata.

Ma dei guerrieri troppo impazienti fecero scattare la trappola prematuramente, per mettendo alla maggior parte dei sodati di scappare. I soldati e i civili si rifugiarono allora nel forte e guardarono, senza poter fare nulla, gli Indiani che saccheggiavano e davano alle fiamme l’insediamento. Mitchell radunò una colonna di soldati e guidò un inseguimento che non diede risultati. Nello stesso momento, la eterogenea coazione di tribù ostili imperversava in lungo e in largo per la valle del fiume Platte, sfuggendo impunemente a tutti i tentativi fatti dall’esercito per fermarle. Il 2 febbraio gli Indiani tornarono a Julesburg e di nuovo la saccheggiarono.
A metà estate le autorità federali non erano riuscite a porre termine alle ostilità nonostante lo schieramento di 8.000 uomini di truppa e lo stanziamento di 40 milioni di dollari. Di conseguenza il governo si concentrò sulla possibilità di un accordo negoziato e, di nuovo, Black Kettle fu un elemento fondamentale per determinare il risultato. Black Kettle era sopravvissuto al Sand Creek, ma aveva considerevolmente perso influenza nel consiglio dei capi.


Nebraska Territory

Nonostante tutto Black Kettle era rimasto un fedele avvocato della pace ed era riuscito a convincere molti del suo popolo ad evitare le ostilità. All’inizio del 1865, 80 tende dei Cheyenne del sud lo seguirono a sud del fiume Arkansas. Poi, in ottobre, Black Kettle, assieme a molti altri capi, si ritrovarono sul Little Arkansas per la negoziazione di un nuovo trattato. La commissione di pace presentò le scuse per i molti errori commessi in danno dei Cheyenne, ripudiando le azioni di Chivington, offrì indennizzi e insistette per un nuovo trattato. Black Kettle e altri capi espressero desideri di pace. I capi cercarono anche di porre l’accento sul fatto che essi rappresentavano soltanto una piccola porzione della tribù Cheyenne, questo per tentare di dilazionare le trattative finché fosse stato presente un numero maggiore di capi. Ancora una volta i commissari del governo non erano riusciti a capire che i pochi capi del consiglio presenti non rappresentavano tutte le 10 bande Cheyenne e che i partecipanti potevano parlare solo a nome delle proprie bande. In realtà, nella cultura Cheyenne l’autorità di un capo non obbligava nessun membro della sua banda al trattato. Molti giovani guerrieri, in particolare, continuavano ad effettuare incursioni sia che i loro capi sostenessero la pace sia che non lo facessero.
Poiché non comprendevano la cultura Cheyenne, i commissari pensavano ingenuamente di aver assicurato la pace e stipulato un trattato con tutti i Cheyenne. Il trattato stabiliva una nuova riserva a cavallo del confine fra il Kansas meridionale e il Territorio Indiano, nell’attuale Oklahoma. Esso prevedeva anche che i Cheyenne cedessero tutte le loro terre in Colorado e Kansas. Una clausola non chiara del trattato permetteva ai Cheyenne di continuare ad essere nomadi e seguire il bisonte finché gli insediamenti dei bianchi non avessero assunto il controllo del territorio.


“Caccia al bisonte” – dipinto di R. J. Onderdonk

I capi presenti alle trattative non avevano capito di aver ceduto il controllo del loro territorio. Pensavano invece di essere liberi di muoversi e seguire gli spostamenti dei bisonti nel Colorado e nelle parti occidentali del Kansas. La loro idea era che non avrebbero potuto accamparsi entro 10 miglia dalle città o dalle strade trafficate. Sfortunatamente la gran maggioranza della bande Cheyenne non presenti al consiglio non venne mai a conoscenza che era stato stipulato un trattato. Di conseguenza quel trattato non ebbe un valore durevole.

I cacciatori di bisonti e la fine delle grandi mandrie

A cura di Sergio Mura

Cacciatori di bufali in azione
Non vi è tragedia che non venga ricordata con una frase, un gesto o un’immagine che in qualche modo ne sintetizzi lo spirito sciagurato.
E così, anche per la caccia al bisonte – iniziata come semplice necessità di uomini di frontiera, indiani o bianchi, e poi terminata con il quasi totale sterminio di quegli animali e la fine della vita libera delle tribù indiane – vogliamo partire con una frase:
“Lasciate che li uccidano, li scuoino e li vendano fino allo sterminio del bufalo, in quanto questo è l’unico modo per portare una pace duratura e consentire alla civiltà di avanzare”. Generale Philip Sheridan Leggi il resto

Le guerre Sioux – 16

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16.

Le ultime battaglie dei Sioux
La notizia della disfatta di Custer a Little Bighorn paralizzò le colonne di Crook e di Terry per più di un mese. Il grande accampamento Sioux si era disperso poco dopo la battaglia. La maggior parte delle bande si ritirarono a sud ovest, verso i Monti Bighorn, soddisfatte della loro grande vittoria. Dopo qualche settimana di festeggiamenti fra le montagne, le bande più grandi si misero in viaggio verso le pianure, a nord est. Leggi il resto

Le guerre Sioux – 14

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16.

Mappa 24. La Campagna di Terry, 10–24 giugno 1876
Ignaro dell’azione di Crook, ma in possesso delle informazioni fornite dalle staffette di Gibbon, Terry finalmente aveva una specifica, anche se in qualche modo datata, idea, in merito alle posizioni degli Indiani, che egli pensava si trovassero in qualche punto del Rosebud Creek. Queste nuove informazioni richiedevano nuovi ordini, che Terry emanò in 10 giugno (vedi mappa A). Il maggiore Marcus A. Reno, della truppa di Custer, doveva prendere sei compagnie di cavalleria per una ricognizione dei bacini dei fiumi Powder e Tongue e del Mizpah Creek e dare conferma che i Sioux non si erano spostati ad est. Leggi il resto

Le guerre indiane del Texas

Comanche
Il Texas, inteso all’inizio della storia che stiamo per presentarvi come zona geografica, è sempre stato un luogo di tensioni estreme. Nelle cose della natura, ma naturalmente anche neli rapporti tra popoli.
Fin dagli anni ’50 del XVIII secolo i nativi delle grandi pianure arrivarono in Texas e gli scontri con i nuovi arrivati, i coloni europei, non tardarono a svilupparsi. Un gran numero di anglo-americani raggiunsero il Texas intorno al terzo decennio del XIX secolo e da quel momento, per circa cinquant’anni, cominciò una serie di confronti armati che videro opposti principalmente i Texani e i Comanche.
La prima battaglia degna di nota fu quella del cosiddetto massacro di Fort Parker nel 1836, nella quale un gruppo di Comanche, Kiowa, Wichita e Lenape attaccò i coloni stabilitisi nel forte. Nonostante il relativo basso numero di bianchi che persero la vita l’assalto destò una vampata di rabbia generalizzata contro i nativi principalmente dovuta al rapimento durante l’assalto di Cynthia Ann Parker. Leggi il resto

La frontiera delle praterie e la guerra delle pianure meridionali

A cura di Matteo Pastore

L’attacco indiano al Warren Wagon Train
Secondo i calcoli storici, i campi ondulati e i pascoli tra la West Fork del fiume Trinity e la Clear Fork dei Brazos abbracciano il territorio più pericoloso del nord del Texas. Il viaggiatore da Jacksboro a Throckmorton non deve deviare lontano dalla US Highway 380 per scoprire perché. Le intestazioni sui marcatori storici statali raccontano la storia: il Massacro del Warren Wagon Train, la lotta indiana di Little Salt Creek, il “Grave of Negro Frontiersman Britt Johnson” e il Raid indiano su Elm Creek. Leggi il resto

Cheyenne, il popolo eletto


Il grande e famoso popolo dei nativi Cheyenne è una popolazione indiana dell’area delle Grandi Pianure, situate nell’America Settentrionale. La Nazione Cheyenne si compone di due tribù unite, quella dei Só’taa’e (conosciuti come Sutai) e dei Tsé-tsêhéstâhese (al singolare: Tsêhéstáno; conosciuti come Tsitsistas). La popolazione totale, composta di 6.591 individui, si ritrova oggi nei 2 stati federali statunitensi dell’Oklahoma e del Montana. Leggi il resto

Philip Sheridan: “L’unico indiano buono…”

Il Generale Philip Sheridan davanti alla sua tenda con lo staff
Il Generale Philip Sheridan giocò un ruolo di assoluto primo piano nella lunga guerra dell’esercito americano contro gli indiani delle pianure, ottenendo di costringerli dentro le riserve con la tattica della “guerra totale”.
Sheridan nacque ad Albany, nello stato di New York, nel 1831, ma crebbe nell’Ohio.
Frequentò l’accademia militare a West Point dove si diplomò quasi ultimo della sua classe dopo un anno di sospensione inflittogli perché aveva aggredito un compagno di corso con la baionetta durante un acceso litigio. Come molti altri generali resi famosi dalle guerre indiane, anche Sheridan si fece le ossa nel corso della guerra civile. Da oscuro Tenente in servizio nell’Oregon, raggiunse il comando della cavalleria dell’unione a guerra civile ormai conclusa. Leggi il resto

Guerra e sangue nella valle del Susquehanna

A cura di Armando Morganti
La tribù Susquehannock fu indiscutibilmente una popolazione guerriera, che giunse a dar filo da torcere ai potenti Irochesi fino alla sua scomparsa storica, anche se questi indiani hanno lasciato tracce nella tribù Mingo dell’Ohio. I Susquehannock erano stanziati sui relativi rami dell’omonimo fiume Susquehanna, dall’estremità settentrionale della Chesapeake Bay, nel Maryland, fino alla Pennsylvania meridionale, con bande anche nella parte settentrionale della Virginia. Leggi il resto

Iron Shield


Iron Shield (Scudo di Ferro, inizio XIX secolo – 7 settembre 1876) è stato un valoroso e stimato guerriero Lakota Sioux durante il lungo periodo di guerra contro i bianchi che va dal 1860 al 1876, anno in cui morì. La sua cattura e la morte sono state parte di una lunga serie di sconfitte patite dai Sioux dopo la storica vittoria nella battaglia di Little Big Horn (25 giugno 1876). Leggi il resto

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