Lo Springfield Trapdoor nelle guerre contro gli Apache

A cura di Giampaolo Galli


Cinquemila soldati impegnati a stanare 140 apache ribelli a cavallo del confine tra Messico e Stati Uniti! Con la fuga di Geronimo dalla Riserva di San Carlos in Arizona nel maggio 1885, l’esercito americano condusse la campagna più sbilanciata – per uomini e mezzi – della sua storia. Quasi un quarto delle truppe disponibili furono messe in stato di allerta o vennero impiegate direttamente sul campo.
Per circa 16 mesi, i soldati seguirono le tracce dei fuggitivi, setacciarono entrambi i lati del confine e presidiarono i passi di montagna e le rare pozze d’acqua, costringendo gli apache ad una fuga disperata in un territorio impervio e inospitale. Leggi il resto

La Colt 1873 in uniforme blu

A cura di Gian Carlo Benedetti

Il 3 aprile 1869 scadde brevetto nr. 12648 del 3 aprile 1855 di Rollin White concernente la retrocarica del tamburo posseduto della Smith &Wesson. Ciò fu di impulso alla progettazione dei revolvers rimasta ferma al sistema “cap&ball” (avancarica del tamburo) della Guerra Civile. Dalla conversione a cartuccia metallica “rimfire” si passò presto alla produzione ex novo delle retrocarica “centerfire”.
L’U.S. Army si risolse infine ad adottare un moderno revolver. Leggi il resto

Smith & Wesson Schofield model 1875

A cura di Gian Carlo Benedetti

Una Smith & Wesson Schofield model 1875
Nel 1870 l’esercito USA su pressante richiesta degli ufficiali decise di dismettere i gloriosi revolver ad avancarica del tamburo (cap & ball) della Guerra di Secessione, colmando il gap che si era venuto a creare con le moderne armi lunghe ormai a retrocarica. Grazie alla scadenza, il 3 aprile 1869, del brevetto di Rollin White (nr. 12648A del 3 aprile 1855), detenuto dalla sola Smith & Wesson, ed all’avvento delle cartucce metalliche rimfire e poi a percussione centrale, tutte le ditte ora potevano produrre revolvers a retrocarica del tamburo senza incorre in cause legali. Leggi il resto

Il revolver Remington 1875

A cura di Gian Carlo Benedetti

La “E. Remington”, ditta produttrice di armi sin dal 1816 fu fondata da Eliphalet Remington ingegnoso fabbro. Nel 1856 associò i figli Philo e Samuel cambiando il nome in “E. Remington & Sons” con sede a Ilion (New Yok). Aveva iniziato a produrre canne di fucile e poi delle ottime armi sia lunghe che corte grazie all’apporto di ottimi inventori, tra cui Leonard Geiger, William Eliot, Fordice Beals e Joseph Rider.
Durante la Guerra Civile (1861 – 65) aveva fornito all’esercito nordista degli ottimi revolver (modelli 1858 Beals, 1861 e New Model 1863) ad avancarica del tamburo (cap&ball) nei classici cal. 44 (Army) con 115.563 esemplari e .36 (Navy) con 12.561, tra cui alcune con la moderna doppia azione brevettata da J. Rider. Leggi il resto

Le armi dei corrieri

A cura di Marco Vecchioni

Sin dall’inizio, i trasporti organizzati e le prime spedizioni di beni di valore richiesero un potente sistema di difesa. Diceva Granville Stuart, subito dopo la Guerra Civile: “Un gruppo di passeggeri ammassati in una diligenza hanno poche speranze di uscire indenni da un incontro con qualche bandito armato di pistole”. Il fucile shogun era la migliore arma di difesa per la protezione dei passeggeri, della posta e dei preziosi.
J. T. Morley lavorò come postiglione per la Wells Fargo, California, tra il 1870 e il 1880 circa. Leggi il resto

Il “dust cover” nei Winchester

A cura di Gian Carlo Benedetti

Il Winchester 73 con in vista il dust cover
Un annoso problema delle armi, specialmente quelle militari, è l’ingresso della sporcizia nel meccanismo attraverso la finestra di espulsione. Durante la Prima Guerra Mondiale, essenzialmente combattuta nelle fangose trincee, molti Stati cercarono di ovviare a tale inconveniente mediante l’apposizione di “carter” mobili a protezione dell’otturatore in metallo leggero e persino in stoffa irrigidita, come sperimentò la famosa Mauser che però presto si accorse che il problema veniva acuito invece che risolto a causa dal tessuto che si imbeveva di olio e fango. Leggi il resto

Le armi all’origine della disfatta al Little Big Horn?

A cura di Gualtiero Fabbri
Ormai molti “miti” nati attorno alla famosa battaglia di Little Big Horn sono stati sfatati definitivamente e alcuni di questi riguardano le cause che portarono alla sconfitta del 7° Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti comandato dal tenente colonnello G.A.Custer.
Uno di questi “miti” riguarda la presunta concausa del disastro di Custer, individuata nell’inadeguatezza delle armi in dotazione ai cavalleggeri. Leggi il resto

Dentro la Colt Peacemaker

A cura di Gian Carlo Benedetti

L’arma più famosa e copiata della casa di Hartford è indubbiamente la COLT S.A.A. (Single Action Army) del 1873 icona dell’ultima frontiera del Far West ed immortalata in tutti i films del genere in mano a sceriffi e fuorilegge, certe volte anche in contesti storicamente errati come nella CW. Ha generato un fiorente mercato collezionistico in cui singoli esemplari antichi od incisi da rinomati artisti, cito solo ad esempio Gustave Young, Louis D. Nimsche e Cuno Helfricht, oppure appartenuti a noti gunfighters strappano in aste dei prezzi eccezionali. Ambite sono le armi c. d. “Custer Range” rientranti in matricole che potrebbero essere state in dotazione al Settimo Cavalleria. Quelle poi presenti nel fatidico giorno a LBH sono rarissime e senza prezzo. Leggi il resto

La saga del Winchester “Yellow Boy”

A cura di Gian Carlo Benedetti

Il primo luglio del 1865 Oliver Fisher Winchester, in società col figlio William Wirth e l’amico John M. Davies, rilevò la decotta ditta armiera New Haven Arms Co., di cui era il maggior azionista, fondando a Bridgeport (Connecticut) la Winchester Arms Co. e ponendola sotto la sovrintendenza del capace capo tecnico Nelson King. L’avveduto uomo d’affari aveva rilevato la New Haven produttrice della carabina Henry mod. 1860 la quale, pur avendo dato buona prova durante la guerra civile, non ne aveva però risollevato le sorti finanziarie a causa del surplus di armi a buon mercato della fine del conflitto fratricida ed alla preferenza accordata dall’U.S. Army alla rivale carabina ideata da Cristopher M. Spencer. Leggi il resto

La conversione a retrocarica dei revolver a percussione

A cura di Alfredo Barattucci

L’Avventura americana svoltasi nel West dal 1820 al 1900 ancora affascina con le sue storie scontate di pistoleri, cow-boys, Indiani, sceriffi e con le sue spettacolari scenografie.
Forse perché il modo di essere di quei personaggi rappresenta un modello accattivante e in gran parte irripetibile al giorno d’oggi? O forse perché si tratta semplicemente di un’avventura “bella da vedere e da sognare”?
Come per tutte le avventure – però – quando l’enfasi supera i livelli della pacata e fedele narrazione, il racconto scade in termini di fedeltà. Leggi il resto

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