I romanzi western di Paul Evan Lehman

A cura di Angelo D’Ambra
Paul Evan Lehman è molto di più che uno dei tanti scrittori americani che negli anni trenta legò il suo nome alla letteratura pulp-western. I suoi romanzi hanno un loro marchio di fabbrica. Ogni suoi scritto presenta sempre una fitta trama di segreti e delitti, una nebbia di sospetti che lentamente si dirada, una storia ben strutturata e tanta azione. I suoi eroi sono spesso coinvolti in un singolare gioco di maschere che non è mai però appesantito da aspetti psicologici. Essi cercano la loro rivalsa, hanno da guadagnarsi la loro identità e lo fanno muovendosi nelle pagine dei libri come dei detective. L’ambientazione preferita da Lehman, poi, concorre nel rendere i suoi lavori assolutamente riconoscibili. Paul Evan Lehman è infatti lo scrittore delle guerre per i pascoli, delle faide tra le famiglie di allevatori, dello scontro tra i ranch per acqua e confini. Leggi il resto

Meadow City

Meadow City di Bepi Vigna
“Non vi era nessuno nella main street: neppure un carro che scendesse verso il fiume o un ragazzo che andasse a scuola. Non c’erano neanche i vecchi seduti sotto la tettoia dell’emporio.La gente stava nelle proprie case e attendeva che accadesse qualcosa. Perché qualcosa sarebbe accaduto, questo era certo”.
C’era qualcuno che diceva che del west non si vede, non si sente e non si legge più nulla… Bene, questo periodo sembra fatto apposta per incoraggiare gli scoraggiati. Tra fumetti, libri e film possiamo dire che non mancano certo le novità. I tempi non sono facili, è vero, ma solo osando e insistendo si può fare breccia. Ed è esattamente ciò che fa il bravissimo Bepi Vigna, un autore che lavora con il noto Sergio Bonelli Editore e che da questa trentennale collaborazione ha tratto tanta fama, facendo dono a noi appassionati di tantissimo intrattenimento di qualità. Leggi il resto

La guerra dei sette anni nei romanzi di Curwood

A cura di Angelo D’Ambra


Le pianure di Abramo sono una distesa canadese di vallate erbose e piccoli boschi che si dipana verso sud-ovest, a circa due chilometri dalla città di Quebec. Qui, il 13 settembre del 1759, infuriò una tremenda battaglia e gli inglesi, al comando di James Wolfe, sopraffecero i francesi, comandati da Louis-Joseph de Montcalm. Il fascino di questa terra e della sua storia suggerì, secoli dopo, la stesura di un bel romanzo a James O. Curwood, “Le Pianure di Abramo”. Leggi il resto

26 ottobre 1881: sparatoria all’OK Corral

A cura di Cesare Bartoccioni

Rivisitazione romanzata di un evento divenuto leggenda.
Il colpo di tosse mi venne secco e aspro, ma ormai mi ci ero abituato.
Mi passai il dorso della sinistra sulle labbra. Scostandomelo dalla bocca, fissai la macchia densa e scura rimasta sulla fossa radiale. Ma non era tabacco. Anche a quello, ad ogni modo, mi ero abituato.
Ripulii la mano strofinandomela sulla giacca. Non era importante. Non sarebbe durata molto, probabilmente. Importante, invece, era non perdere la presa dell’arnese che tenevo, con la destra, sotto il lembo del soprabito. Leggi il resto

Black Hills

A cura di Gian Mario Mollar
È scritto nei libri di storia: nella tarda primavera del 1861 il presidente americano Abraham Lincoln fece un’offerta a Giuseppe Garibaldi, proponendogli di comandare un battaglione dell’esercito nordista nella Guerra Civile americana. L’eroe dei due mondi, che aveva già portato a termine l’impresa dei Mille e si era ritirato a Caprera, rifiutò l’offerta, un po’ per egocentrismo (voleva il comando assoluto dell’esercito americano), un po’ per sano idealismo (voleva che Lincoln gli desse garanzie precise sull’abolizione della schiavitù, ma il Presidente nicchiava).
Già, ma cosa sarebbe successo se, invece, Garibaldi avesse accettato? Se avesse attraversato l’oceano, sovrapponendo la giacca blu alla sua camicia rossa “che da Montevideo al Volturno aveva sanguinato di libertà”? Luca Mazza, nel suo “Black Hills”, pubblicato dalle edizioni Mosca Bianca, esplora questa possibilità, costruendo una storia alternativa in cui il patriota italiano approda a New York con un contingente di camicie rosse. Leggi il resto

Yellow Kid, pistolero

Ancora un romanzo western per tutti gli appassionati del genere nostro preferito. Ancora un libro, dunque, che c’è per testimoniare quanto la storia del west e tutto ciò che ad essa ruota intorno sia ben vivo e vegeto, sempre pronto a stupire, come questi volumetto molto agile e di lettura assai scorrevole.
Yellow Kid si presenta al lettore come l’uomo nuovo, l’americano fatto e finito. Lo invita a seguirlo nelle sue peripezie per gli Stati Uniti d’America, mentre, strada facendo, lo intratterrà raccontandogli la propria vita. A partire da quel suo strano soprannome. Chi gliel’ha dato?
I primi a chiamarlo così furono i suoi commilitoni durante la Guerra di Secessione, quando, ancora ragazzo, si unì all’esercito nordista, dopo aver rubato la divisa a un soldato morto. Fino ad allora si guadagnava qualche spicciolo cacciando ranocchie per i pasti del grasso Papa Emsworth, il più grande proprietario di coltivazioni di cotone di tutto lo Stato del Mississipi, oppure per altre piccole prestazioni di servizio presso la sua vasta tenuta. Leggi il resto

Che succede a Fort Defiance?

A cura di Cesare Bartoccioni
Arizona, tardo Ottocento. Fort Defiance è un avamposto isolato, ai margini della Riserva Navajo, dove vive un centinaio di persone e non succede mai niente. Quando viene ucciso l’agente indiano T.J.Milton, la piccola comunità ne è sconvolta. Il comandante del forte, per evitare che la quiete nel paese sia compromessa da un’inchiesta governativa, decide di investigare in forma privata, affidando le indagini al sottotenente Thornton e allo scout Hastíin. Tra imbrogli, superstizioni, diffidenze,gelosie, Thornton e Hastíin scoprono che il forte è molto meno tranquillo di quanto si creda. Eppure sembra proprio che non riescano a sopportarsi e tantomeno a scoprire chi ha ucciso Milton…
La recensione
Mi sono imbattuto in questo romanzo per caso, incuriosito dalla vetrina di Youcanprint. Fort Defiance, per un appassionato del West come me, è un nome che di per sé evoca un mondo intero di avventura, ricordi di letture passate, memorie di film che hanno segnato un’epopea. Leggi il resto

Ned Buntline, scrittore e avventuriero

A cura di Paolo Secondini

Ned Buntline
Il vero nome di Ned Buntline era Edward Zone Carroll Judson. Giornalista, era nato il 20 marzo 1823 ad Harpersfield, nei pressi di Stamford, nello Stato di New York.
Nel 1848, oltre agli articoli pubblicati su una rivista scandalistica, da lui fondata e diretta, cominciò a scrivere romanzi (il primo, in verità, lo aveva già composto nel 1838), specialmente di carattere marinaresco, incentrati sulle avventure di personaggi fittizi.
I suoi libri ebbero larga diffusione soprattutto perché costavano poco e, pertanto, tutti potevano acquistarli. Era infatti persuaso, Buntline, che occorreva scrivere per le masse, e che quanti scrivevano solo per compiacere i critici letterari erano destinati a morire di fame, se non avevano altri mezzi di sostentamento.
L’accoglienza favorevole dei suoi romanzi, da parte del pubblico, spinse l’intraprendente Ned a comporne ancora, in un modo infaticabile. Leggi il resto

Quaranta frustate meno una

A cura di Gian Mario Mollar
Arizona, 1909: il famoso carcere di Yuma sta per chiudere i battenti, ma rimane comunque un posto infernale. Soprattutto per quelli che, come Harold Jackson e Raymond San Carlos, hanno la pelle di un colore diverso. Il primo, Harold, è un soldato afroamericano che ha disertato durante la guerra di Cuba e ha ucciso un uomo con un tubo di ferro, il secondo, Raymond, ha sangue apache nelle vene e ha sparato un uomo che si era spinto troppo oltre nel prendersi gioco di lui.
Ben presto i due vengono ostracizzati dai carcerati bianchi, capitanati dal viscido Frank Shelby, che li manipola contrabbandando alcol e tabacco tra le mura della prigione con il beneplacito di un secondino corrotto. Indotti a combattere l’uno contro l’altro, i due vengono internati nella “tana dei serpenti”, una cella angusta e senza luce concepita per domare i prigionieri più riottosi.
A Yuma, però, è arrivato un nuovo sovrintendente, il signor Manly, un’anima candida che ha passato gli ultimi anni a cercare di convertire gli indiani e ora si trova a gestire, non senza difficoltà, i cinici e spietati abitanti del carcere. Leggi il resto

Sangue selvaggio – Incubi dal profondo West

A cura di Gian Mario Mollar
Sangue selvaggio è una raccolta di racconti che esplora un territorio davvero insolito e poco noto per i lettori italiani: il cosiddetto weird wild west, un ambito narrativo in cui le tematiche e i cliché del western si fondono e dialogano con l’horror. Di che cosa si tratti, ce lo spiega in modo magistrale la quarta di copertina: “esistono territori, a Ovest, al di là dei sogni, in cui il mondo si sfalda in fantastici inferni popolati da demoni e spettri, pistoleri d’oltretomba e antiche divinità assetate di vendetta”.
Nicola Lombardi, autore de La Cisterna, uno dei più interessanti romanzi horror italiani degli ultimi anni, ha assoldato una posse di otto tra i migliori scrittori horror italiani per esplorare queste terre al confine tra sogno e incubo. L’horror italiano è un genere, purtroppo, poco conosciuto e al di fuori delle rotte mainstream, eppure estremamente vivace e in continua evoluzione. Nel suo alveo si trovano autori capaci di dare vita, come oscuri demiurghi, ad atmosfere inquietanti e tenebrose, che rimangono incollate all’immaginario del lettore. Questa antologia può essere una buona occasione per scoprirne alcuni. Leggi il resto

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