La Guerra delle Black Hills del 1876-1877

A cura di Massimo Bencivenga

Con la Grande Guerra Sioux del 1876, nota anche come guerra per le Black Hills, si va ad intendere una serie di battaglie e negoziazioni occorse tra il 1876 ed il 1877 che coinvolsero i Sioux Lakota e i Cheyenne settentrionali contro gli Stati Uniti d’America.
Da quelle parti, una prima guerra tra Governo e Nativi si era già conclusa con il trattato di Fort Laramie (1868) che trasformò una parte del territorio Lakota in grande riserva Sioux, istituendo altresì un ampio “territorio non ceduto” in Wyoming e Montana, il Powder River Country, come territorio di caccia Cheyenne e Lakota, con restrizioni d’accesso a tutti i non nativi, eccezion fatta per gli ufficiali governativi.
La geologia del luogo lasciava intendere risorse minerarie preziose, e sempre più coloni e minatori, incalzati anche dalla crisi del 1873, infischiandosene del trattato, cominciarono a invadere il Territorio del Dakota.


La spedizione di Custer nelle Black Hills nel 1874

La presenza di importanti risorse minerali fu confermata l’anno dopo dalla spedizione geologica Newton-Jenney. Il rivolo di minatori e affaristi divenne fiume in piena, al punto che, nel maggio 1875 delegazioni Sioux si recarono a Washington nel tentativo di convincere il presidente Ulysses Simpson Grant ad onorare i trattati siglati.
E qui capirono che l’aria era cambiata, dal momento che il Congresso arrivò a offrire alle tribù 25000 dollari in cambio della terra, trasferendoli nel territorio indiano (attuale Oklahoma). Coda Chiazzata fu tranchant: “Parli di un’altra nazione, ma non è la mia nazione; non mi riguarda, e non voglio averci niente a che fare. Non sono nato lì… Se è una terra tanto bella, dovresti mandarci i bianchi che oggi sono nel nostro territorio e lasciarci da soli”.


Coda Chiazzata

Un errore, quello di non considerare popolo e territorio come un tutt’uno, che sarà commesso e reiterato anche nella spartizione dell’Africa, delle repubbliche sovietiche al centro dell’Asia e nei confini del Medio Oriente.
La strategia di Washington era ormai chiara: volevano quei territori.
Una ulteriore provocazione fu l’avvallo della proposta di costruire un bel tragitto della Northern Pacific Railway attraverso i grandi territori di caccia al bisonte. Ben sapendo anche cosa il Bisonte, materialmente e spiritualmente, rappresentasse per quelle tribù.
Iniziarono delle scaramucce, orientate a innervosire Lakota e Cheyenne, poi il Governo Usa trovò la scusa per il casus belli.
Chiese agli agenti indiani di intimare a tutti i Lakota ed i Sioux di tornare nella riserva entro il 31 gennaio 1876, o avrebbero subito ritorsioni militari. Il Governo contava sulla capacità di giudizio del generale Sheridan, che ebbe a dire: “Il fatto di notificare la cosa agli indiani sarà forse una buona idea sulla carta, ma quasi sicuramente verrà presa da loro come uno scherzo.”


La Northern Pacific Railway

Toro Basso degli Oglala, ricorderà in seguito che molte delle tribù avrebbero anche voluto rispettare l’ordine, ma concordarono altresì sul fatto che essendo “tardi [pieno inverno] e che dovendo sparare ai tipis [caccia al bisonte] si sarebbero recati nell’agenzia la primavera seguente”.
John Quincy Smith, nuovo commissario degli affari indiani, scaduto il termine mandò una missiva a Washington sottolineando come “senza aver ricevuto notizia della sottomissione di Toro Seduto, non vedo motivi per cui, a discrezione del segretario della guerra, le operazioni militari contro di lui non debbano iniziare”.
E Guerra fu, con un ordine telegrafato ai generali Crook e Terry.
Mentre l’Italia festeggiava 15 anni dell’Unità, il 17 Marzo 1876 Il colonnello Reynolds attaccò un villaggio, la presa iniziale diventò una ritirata e portò Reynolds davanti alla corte marziale, forse anche per via di un errore: in un primo momento i militari erano convinti di aver attaccato la tribù di Cavallo Pazzo.
Si è molto favoleggiato sul numero dei combattenti nativi, senza tener conto che gli stessi, a differenza dei soldati, dovevano anche tener conto delle famiglie, il che significava trovare il tempo per cacciare, cosa che avveniva perlopiù in Estate e primo Autunno, e in Inverno la loro capacità migliore, ossia il movimento e la conoscenza del territorio erano impediti dal clima, spesso inclemente. Inoltre non tutti avevano armi da fuoco e gli archi erano ben diversi dai longbow europei, visto e considerato che erano efficaci solo a breve distanza.
Con buona approssimazioni parliamo di 14000 persone, tra uomini, donne e bambini.


Battaglia al Rosebud

Entra in scena Custer.
Dopo un iniziò così così, Terry e Crook decisero di attuare una manovra di accerchiamento con la Montana Column (guidata da Gibbon), con la Dakota Column (guidata da Terry) e con Crook a capo di una terza colonna.
L’intento era semplice.
Una manovra a tenaglia e poi mettere i nativi tra l’incudine e il martello delle tre colonne.
Nella Dakota Column c’era il “generale” George Armstrong Custer con il 7º cavalleria. Ecco, cominciamo con il dire che in realtà era un tenente colonnello e che generale lo era stato, in maniera provvisoria, in un’altra guerra, quella di Secessione.
Ambizioso e tronfio, Custer credeva davvero di essere uno stratega di livello e invece era ben lontano non solo dai grandissimi condottieri, ma anche dalla sagacia tattica e strategica di un Eugenio di Savoia, il meno noto tra i grandissimi geni militari.
Custer, mandato in ricognizione, nelle valli dei fiumi Rosebud e Bighorn divise i suoi cavalleggeri e a Little Bighorn morirono circa 270 militari compreso Custer. Si salvò un italiano, a quanto pare. Una battaglia ricordata ancora oggi con orgoglio e vergogna, a seconda delle parti che la raccontano.


La battaglia di Little Big Horn

Questo rovescio rese gli statunitensi più cauti, ma non ne rallentò l’avanzata. E si lavorò alacremente anche al Congresso, cambiando le carte in tavola, cassando firme, imponendo ai Dakota la rinuncia al territorio del Powder River e ai Black Hills, disponendo trasferimenti coatti, tagli dei viveri, i primi embarghi per dire, lavorando ai fianchi le tribù neutrali, anzi minacciando di affamare le stesse se si fossero buttate nella mischia. Lo storico Colin Calloway, afferma che “il Congresso approvò una legge che annullava tutti i diritti dei Lakota fuori dalla grande riserva Sioux”. I Lakota non cedettero mai legalmente le Colline Nere agli Stati Uniti d’America.
Qualche tribù accettò l’Oklahoma solo per tentare, tra mille stenti, il percorso inverso e finire ammazzati o imprigionati.
Forse mosso a pietà, il governo statunitense concesse ai Cheyenne una riserva a nord, la riserva dei Cheyenne settentrionali nell’odierno Montana meridionale.


Un attacco della cavalleria americana

I Lakota subirono invece stanziamenti militari nei loro territori, Cavallo Pazzo non accettò la presenza e per gran parte del 1877 ci furono scontri e battaglie. I militari spingevano sempre più a nord, verso il Canada, le tribù che, come detto, erano rallentate dal fatto di dover badare e portarsi dietro anche vecchi, donne e bambini, come fece Toro Seduto, che si scontrò con un altro momento importante della logistica bellica: la capacità di sfamare le persone. Una marcia verso il Canada incalzato dai militari, quella di Toro Seduto, straordinariamente simile a quella di Capo Giuseppe, reo anche lui di calpestare territori ricchi d’oro. La mancanza di bisonti e di carne convinse le tribù riottose a più miti consigli.
2500 soldati, armati con il temibile, Springfield Model 1873, si presero con la forza le Black Hills.
Il moventi furono la sete dell’oro e di spazi di una Nazione in crescita. Ma a farne le spese furono diverse nazioni indiane.
Nessuno provò a fermare la guerra? Certo che sì.
Ci furono missioni e incontri, e in uno di questi ci rimise la vita Cavallo Pazzo. Ma in tutti gli incontri la bilancia era sbilanciata verso gli interessi di Washington.


La resa di Cavallo Pazzo e della sua banda

E’ un momento spartiacque, quello delle Black Hills, nella crescita e nella formazione degli Stati Uniti. In quegli anni la ragion di Stato, e le lobby, ebbero la meglio su trattati ufficiali. Non fu la prima volta né sarebbe rimasta l’ultima.
E per la prima volta molte tribù scelsero di chinare il capo anziché essere annientate come i Seminoles e qualcun altri in altri posti e altri tempi.
Per la prima volta tante, molte tribù scelsero gli “aiuti statali”, all’ascia di guerra, il contentino alla libertà, la vita in riserva al carcere.
Molta America, quella fondata sull’oro, sulle ferrovie e sul petrolio poi, nacque e si consolidò nella Guerra delle Colline Nere, sulle Black Hills che videro cacciare Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo, Toro Seduto e Coda Chiazzata.
Iniziata rinnegando un trattato, la Guerra Sioux, o Cheyenne secondo alcuni, terminò con una serie di trattati, tutti favorevoli al Governo a discapito dei Nativi.

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