Alla ricerca dei luoghi di Toro Seduto

A cura di Sergio Mura da un lavoro del caro amico Bill Markley

Toro Seduto ha impegnato l’intera sua vita nel tentativo di preservare intatto lo stile di vita del suo popolo per come l’aveva ereditato dai suoi avi e nella difesa delle terre dei Lakota Sioux. Apparteneva alla tribù Hunkpapa del popolo Lakota, a sua volta parte integrante dei Sioux. Il suo nome originario, Tatanka Iyotake – tradotto come Toro Seduto nella nostra lingua – significa più precisamente “bisonte maschio testardo che siederà sulle zampe posteriori e combatterà fino alla morte”. Leggi il resto

Washakie, capo degli Shoshoni


Capo Washakie
Gli Shoshoni furono prevalentemente alleati con il popolo bianco e raramente si resero protagonisti di episodi guerreschi nei loro confronti. Furono, piuttosto, eterni rivali dei Sioux e dei loro alleati e contro questi rivolsero ogni energia di cui disponevano. In tal senso deve forse essere interpretata l’alleanza con l’esercito delle “giacche blu”. Leggi il resto

Cavallo Pazzo

A cura di Sergio Mura

Cavallo Pazzo – clicca per INGRANDIRE
Cavallo Pazzo (in lingua Lakota Tashunke Witko, ossia, letteralmente, “His-Horse-Is-Crazy” o “His-Horse-Is-Spirited”) è stato un capo di guerra dei Lakota Oglala. Si ritiene che sia nato intorno al 1840, ma in assenza di certezze c’é anche chi si spinge fino al 1845… E’ certa invece la data in cui venne ucciso da un soldato all’interno di Fort Robinson: il 5 Settembre 1877. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, il grande guerriero Lakota

In ricordo della morte di Cavallo Pazzo, ucciso vigliaccamente il 5 settembre 1877
Cavallo Pazzo
Sulla data di nascita del grande condottiero non vi è unanime accordo; c’é chi sostiene che sia nato nel 1844 e chi insiste sul 1849. Celebrato per il suo coraggio in battaglia, Cavallo Pazzo era visto tra la sua gente come un uomo sacro al quale “la visione” aveva dato incarico di preservare e difendere le tradizioni e il modo di vita dei Lakota Sioux.
Anche se giovane di età, Cavallo Pazzo era un guerriero leggendario. Leggi il resto

Cavallo Pazzo, incubo dei bianchi, eroe dei Sioux

A cura di Nino Gorio

Quando nacque, sua madre lo chiamò Cha-o-Ha, che vuol dire Tra-gli-Alberi, perché l’aveva partorito in un bosco. Ma lui, una volta adulto, decise di assumere il nome di suo padre, morto prematuramente, Tashunka Wikto, che i bianchi tradussero in Crazy Horse, cioè Cavallo Pazzo. Ebbe una vita breve ma leggendaria: fu capo di una tribù dei Sioux, guidò con Toro Seduto la resistenza indiana, umiliò l’esercito degli Stati Uniti nella battaglia di Little Big Horn; infine si arrese, vinto da un inverno rigidissimo più che dalle Giubbe Blu. Leggi il resto

Il processo e l’esecuzione dei ribelli Dakota nel 1862

A cura di Anna Maria Paoluzzi

I cittadini di New Ulm infuriati contro i Sioux prigionieri
Gli ultimi giorni di settembre di quell’anno 1862 lasciavano presagire un inverno freddo, ma gli oltre milleduecento prigionieri Dakota ammassati nell’accampamento di Camp Release non avevano speso un solo pensiero per l’imminente stagione fredda.
Per alcuni forse era ancora troppo presente il ricordo dei giorni bollenti dell’agosto appena trascorso, quando la fame e le privazioni erano esplose nella guerra contro i bianchi, una guerra fatta di saccheggi frenetici e uccisioni. La maggior parte dei prigionieri però concentrava la propria attenzione ansiosa sui soldati bianchi che circondavano l’accampamento per impedire loro di allontanarsi, mentre i loro sguardi, incrociandosi, esprimevano la stessa muta domanda: “Quando ci lasceranno tornare a casa?” Leggi il resto

Il trattato di Fort Laramie del 1868


Il trattato di Fort Laramie del 1868 – clicca per INGRANDIRE
Tra tutti i trattati stipulati dagli Stati Uniti con gli indiani americani, quello cosiddetto di Fort Laramie del 1868 riveste un’importanza straordinaria perché ingloba in sé tutte le classiche caratteristiche dei trattati con i nativi e anche i germi per non rispettarli.
Questi trattati venivano gestiti dagli americani quasi si trattasse di veri e propri contratti d’affari in cui entrambe le parti rispettano i protocolli di legge che regolamentano la società dei bianchi. Leggi il resto

La lotta degli indiani contro la Union Pacific Railroad

A cura di Sergio Mura, da un saggio di William Francis Bailey (1906)

Il rapporto che accostò gli indiani ed il loro mondo al treno e a tutto ciò che con esso viaggiava, non fu mai semplice. All’inizio, come sempre nelle questioni indiane, le tribù non colsero con prontezza il pericolo che per la loro cultura rappresentava il “cavallo di ferro” che avanzava nelle loro terre sbuffando il pestilenziale fumo nero. Sul treno viaggiava tutto il mondo dei bianchi e il loro desiderio di farsi spazio ad ovest, occupando spazi che, anche per induzione, crescevano senza limiti. Leggi il resto

La battaglia dei cassoni dei carri

A cura di Sergio Mura

La disfatta di Fetterman (dicembre 1866) lasciò i militari annichiliti. Nessuno pensava che gli indiani potessero riuscire in un’operazione di tale portata, anche se non mancavano precedenti di maggiore rilevanza a danno dei civili. Il Colonnello Carrington, allora a capo di Fort Phil Kearny, venne destituito. Sul versante dei Nativi, la battaglia ebbe una vasta eco e la fama dei combattenti si diffuse rapidamente in tutte le pianure del nord-ovest, penetrando dentro ogni tenda e diventando argomento di discussione davanti ai fuochi di ogni campo nelle rigide notti invernali. Leggi il resto

Il massacro di Spirit Lake

A cura di Cristiano Sacco e Isabella Squillari

Dentro la piccola capanna lo scoppio del fucile doveva essere stato assordante. Colpito alla schiena, Rowland Gardner cadde e morì senza lottare. Nell’arco di pochi minuti, sua moglie, sua figlia, suo figlio e due nipoti furono picchiati a morte con il calcio dei fucili e con ceppi di legna da ardere. La tredicenne Abbie Gardner vide tutto quel che era accaduto. Seduta su una sedia, con in braccio il bimbo di sua sorella, assistette alla scena in silenzio, come quando sua madre e sua sorella erano state trascinate fuori, come quando la capanna era stata saccheggiata , come quando il suo fratellino e i suoi due nipotini le erano stati strappati dalle braccia uno a uno. “Per tutto il tempo rimasi muta e senza lacrime,” scrisse in seguito, “ma quando rimasi sola li supplicai di uccidermi.” Leggi il resto

Pagina successiva »