La battaglia di Carthage (5 luglio 1861)

A cura di Antonio Gatti

La battaglia di Carthage – clicca per INGRANDIRE

Il Missouri era uno stato diviso e come tale si presentava all’irruzione della tempesta secessionista che sconvolse tutta l’America. Dal Missouri arrivarono nel 1854 quelle centinaia di “border ruffians” (come erano chiamati ai tempi) i filosudisti che misero a ferro e fuoco il Kansas, uccidendo, depredando, stuprando e commettendo qualunque nefandezza pur di impedire che l’elettorato del Kansas facesse passare una Costituzione anti-schiavista. Nel Missouri, però, c’era anche un forte sentimento unionista, specie nei ceti meno abbienti e nella ricca comunità di origini tedesche che popolava molti villaggi dello Stato. Leggi il resto

La resa: il Sud cede al Nord

A cura di Renato Panizza

Il generale Ulysses Grant salì rapidamente i pochi scalini che portavano all’ampia veranda bianca che si estendeva, al primo piano, lungo l’intera facciata dell’edificio di mattoni rossi, la casa di Wilmer McLean, nel villaggio di Appomattox Court House in Virginia.
Erano le 13,30 del 9 Aprile 1865. Grant indossava una giacca blu da soldato semplice, con una sola fila di bottoni, che era sbottonata e lasciava intravedere il panciotto sottostante. L’unica evidenza dell’alto grado dell’ufficiale, il più alto nell’esercito dell’Unione di allora, erano le tre stellette da Tenente Generale presenti nelle mostrine cucite sulle spalle. Leggi il resto

George H. Thomas, la “Roccia di Chikamauga”


George Henry Thomas, detto la “Roccia di Chickamauga” (Newsom’s Depot, Contea di Southampton, Virginia, 31 luglio 1816 – San Francisco, 28 marzo 1870), è stato un militare statunitense. Fu un ufficiale di carriera dell’esercito degli Stati Uniti e un generale dell’Unione durante la guerra di secessione americana, uno dei principale comandanti nel teatro di guerra dell’Ovest.
Nel 1831 George, sua sorella, e sua madre vedova furono costretti a fuggire di casa e a nascondersi nei boschi vicini, a causa della ribellione degli schiavi capeggiati da Nat Turner. Leggi il resto

Quantrill e il massacro di Lawrence

A cura di Renato Panizza

Non c’è guerra, lunga o corta che sia, che prima della sua conclusione non abbia visto compiersi delle atrocità. E la Guerra Civile Americana non fa eccezioni.
In questo epocale conflitto, che durò per quattro interminabili anni e si estese per larga parte del territorio degli Stati Uniti di allora, di atrocità ne furono commesse più di una, soprattutto da parte di unità guerrigliere la cui azione finì con il degenerare in una catena di rappresaglie e di vendette personali. Leggi il resto

La banda dei cospiratori di Booth

A cura di Renato Panizza

John Wilkes Booth
Il 14 Aprile 1865 un attore piuttosto affermato di quei tempi si assicurò un posto nelle pagine della Storia portando a segno uno dei gesti più clamorosi che si possano compiere: assassinare il Presidente degli Stati Uniti d’America. Nel Novembre del 1864 il ventiseienne attore aveva messo in piedi una banda di cospiratori il cui scopo principale inizialmente era rapire Lincoln e consegnarlo alle autorità confederate per ottenere un grosso riscatto.
Gran bel colpo se fosse riuscito! Un gesto oltretutto di grande teatralità, come si confaceva a un tipo come Booth, smanioso di raggiungere quel successo che fino ad ora le scene gli avevano negato. Booth, sin dai primi giorni della secessione, aveva manifestato la sua simpatia per la Confederazione e il suo odio per Lincoln. Leggi il resto

La guerra civile americana: tipologia di un conflitto

Grazie anche a Parodos per il contributo.
La Guerra Civile Americana merita un approccio speciale, almeno da parte di chi si occupa con passione dello studio di quegli eventi perché per gli stessi Americani costituisce un vero e irrisolto problema storiografico. All’origine di questo problema vi è il fatto che gli eventi bellici della Guerra Civile ebbero radici del cui esame ci si può occupare indifferentemente da diverse prospettive, pur rimanendo sostanzialmente nel giusto. Certo è che la Guerra Civile rappresentò un momento di svolta nella storia degli Stati Uniti per molti motivi, tra cui anche il diffondersi e l’uso di una tecnologia che era perlopiù sconosciuta altrove. Leggi il resto

Le fotografie di Farwest.it – la Guerra Civile

A cura di Maurizio Biagini e Sergio Mura

Una delle punte di diamante del nostro sito è l’apparato iconografico di supporto agli articoli. In particolare andiamo fieri della raccolta che vi presentiamo in questa pagina.
E’ la più ampia e selezionata serie di fotografie dedicate alla Civil War, la Guerra Civile Americana. Ben 197 immagini si alternano, trasmettendoci intatto il dramma che divise una generazione di americani tra nordisti e sudisti, restituendo cifre da capogiro quanto a morti sul campo, dispersi e feriti. Leggi il resto

Il Generale Robert Lee

Lee
Non vi è soldato che sia stato più amato e osannato di lui in tutti gli stati del sud degli Stati Uniti: Robert Edward Lee (nato a Stratford Hall Plantation il 19 gennaio 1807 e deceduto a Lexington il 12 ottobre 1870) è stato un famosissimo e valoroso militare statunitense, principale condottiero militare degli Stati Confederati d’America durante tutto il tragico e sanguinoso periodo della guerra civile. Lee guidò con grande abilità per oltre tre anni la forte Armata della Virginia Settentrionale, la formazione più efficente e combattiva tra tutte le forze confederate; negli ultimi mesi della guerra divenne anche ufficialmente il comandante in capo dell’esercito sudista. Leggi il resto

Il Generale George Crook

A cura di Isabella Squillari

Crook tratta con Geronimo – clicca per INGRANDIRE
Il Generale George Crook si guadagnò la reputazione di maggiore avversario degli indiani pur stabilendo un clima di rispetto per il nemico, condizione che egli portò avanti nelle relazioni con i nativi americani anche al di fuori del campo di battaglia.
Nato nel 1828 in una famiglia di agricoltori dell’Ohio, Crook si diplomò a West Point nel 1852 tra i migliori del suo corso. Leggi il resto

Jacob Miller, il soldato della guerra civile che sopravvisse a una pallottola in fronte

A cura di Paolo Scanabucci

Un ritratto di Jacob Miller
La vita di ogni essere umano è appesa ad un filo fin dal momento della nascita – diceva una volta qualcuno – e questo era particolarmente vero nel vecchio West.
Anche la semplice, ma al contempo molto profonda, frase dei nativi americani “E’ un buon giorno per morire” rendeva e rende tuttora perfettamente l’idea che su questa terra siamo tutti di passaggio.
Ecco perché quando incontriamo un personaggio che ha avuto praticamente un piede nell’oltretomba e poi viene miracolosamente… “restituito” alla vita siamo inevitabilmente colti da un grande stupore. Leggi il resto

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