Grant in battaglia a Fort Donelson

A cura di Angelo D’Ambra

Fu nella battaglia di Fort Donelson, combattuta dall’11 al 16 febbraio 1862, che iniziò improvvisamente l’ascesa di Grent verso la fama. Fino ad allora non era stato che un semplice ed oscuro generale di brigata.
All’inizio di quell’anno, i confederati di Albert Sidney Johnston erano arroccati dall’Arkansas sino al passo di Cumberland Gap, un valico tra i Monti Cumberland, tra il Kentucky, la Virginia ed il Tennessee. Grant, in pochi giorni, li scacciò.
Sotto il comando di Johnston, alla sua sinistra, posizionato a Colombus, c’era il generale Polk con 12.000 uomini. Sul fianco destro,invece, aveva il generale Simon Bolivar Buckner con circa 4000 uomini a Bowling Green. Il centro della sua linea era costituito da due punti chiave, Fort Henry-Fort Heiman e Fort Donelson, entrambi comandati dal generale Lloyd Tilghman. I forti Henry e Heiman si trovavano sulle sponde opposte del fiume Tennessee. Fort Henry sorgeva sulla sponda orientale del Tennessee, su un terreno paludoso ed era costruito in una posizione tatticamente vulnerabile, essendo relativamente basso in elevazione, parzialmente allagato dalle inondazioni e su un pericoloso rialzo esposto al nemico. Fort Heiman, più piccolo, senza artiglieria e incompiuto, si trovava sulla sponda occidentale. Fort Donelson, invece, difendeva il Cumberland River. I tre forti rappresentavano sbarramenti fondamentali per impedire che i fiumi potessero essere usati dall’Unione.
Grant
Sui generali nordisti, in quei giorni, pesava l’opinione pubblica e la pressione della presidenza intenzionata a vedere un immediato avanzamento degli eserciti nello stato del Tennessee. Così, Henry W. Halleck ordinò a Grant di lasciare l’Illinois e risalire il fiume Tennessee. Il 2 febbraio Grant si mise in marcia da Cairo, alla confluenza dei corsi del Mississippi e dell’Ohio, e il 5 era sul fiume coi circa quindicimila uomini delle divisioni di John A. McClernand e Charles F. Smith. La divisione di McClernand era a nord, a tre miglia da Fort Henry, sulla sponda orientale del fiume Tennessee, per impedire la fuga della guarnigione. La divisione di Smith era sulla sponda del fiume del Kentucky e doveva prendere Fort Heiman e così proiettato la sua artiglieria su Fort Henry. A supporto delle truppe di terra c’erano le navi della Western Gunboat Flotilla dell’ammiraglio Andrew Hull Foote, ovvero le quattro corazzate USS Cincinnati, USS Carondelet, USS St. Louis e USS Essex e le tre cannoniere comandate dal tenente Phelps, la USS Conestoga, la USS Tyler e la USS Lexington. La flotta divenne protagonista quando le piogge ingrossarono i fiumi e resero difficile l’azione delle fanterie.
Lloyd Tilghman non tentò difese, temette di finire in una trappola, in un assedio senza speranze, e che le sue comunicazioni fossero interrotte. Fort Heiman fu abbandonato, poi toccò pure a Fort Henry. I confederati fuggirono e quando i cannoni della Western Gunboat Flotilla aprirono il fuoco, il giorno 6, trovarono nove bocche d’artiglieria ed un centinaio di uomini a rispondere al fuoco. I sudisti alzarono bandiera bianca dopo circa settanta minuti di scambio di fuoco sulla lunga distanza. Tilghman aveva offerto quella resistenza solo per permettere ai suoi uomini più tempo per confluire a Fort Donelson. Quando Grant giunse, alle ore 15.00, tutto era già concluso, mentre Smith entrava in un Fort Heiman completamente deserto.
La caduta di Fort Henry aprì rapidamente il fiume Tennessee alle cannoniere dell’Unione. Le corazzate nordiste si lanciarono in incursioni che distrussero ponti, magazzini e installazioni difensive costruite lungo il corso d’acqua, catturando pure diverse navi. Le truppe del Nord, invece, tagliarono le linee ferroviarie a sud del forte, limitando la mobilità del nemico, di fatti diviso a Columbus, con Beauregard, e a Bowling Green, con Hardee. A sua volta Grant avrebbe potuto attaccare Columbus, Bowling Green o anche Louisville, dove era acquartierato Carlos Buell. Scelse, invece, di prendere Fort Donelson per assicurarsi completamente i due più importanti fiumi e quindi minacciare l’arsenale e la città manifatturiera di Nashville. Il piano era fatto. Il 6 febbraio, Grant telegrafò a Halleck: “Fort Henry è nostro… Prenderò e distruggerò Fort Donelson l’8 e tornerò a Fort Henry”. L’acqua alta, le strade dissestate, la neve ed una violenta pioggia avrebbero ritardato di poco le sue previsioni…


La mappa degli eventi (CLIC PER INGRANDIRE)

A Ford Danelson, intanto, erano entrati circa 2.500 confederati provenienti da Fort Henry e le truppe crebbero ancora. Albert Sidney Johnston temette che ogni mossa di Grant potesse essere un diversivo per puntare altrove, così pensò di passare all’azione. Il 7 febbraio, in un consiglio di guerra tenutosi al Covington Hotel a Bowling Green, decise di abbandonare il Kentucky occidentale ritirando Beauregard da Columbus, evacuando Bowling Green e spostando le sue forze a sud del fiume Cumberland, per proteggere Nashville. Tuttavia, per non sguarnire ogni difesa del Tennessee centrale, spedì a Fort Donelson altri 12.000 uomini. Beauregard rifiutò di assumere il comando del forte che andò allora a John B. Floyd.
Floyd era un ex governatore della Virginia, un politico assolutamente all’asciutto di arte bellica. Si era mostrato inetto, vacillante e incapace di reggere la pressione nell’autunno del 1861, sotto Robert E. Lee, nel West Virginia.
Entro il 13 febbraio, Grant aveva circondato il forte con circa 25.000 uomini e aveva condotto diversi piccoli attacchi per sondare le sue difese. Le divisioni unioniste erano quelle di McClernand e Smith, a cui si aggiunse la divisione di Lew Wallace (giornalista, avvocato, politico, veterano della guerra messicana e futuro autore del romanzo Ben-Hur). C’erano pure due reggimenti di cavalleria e otto batterie di artiglieria. La flottiglia di Andrew H. Foote contava ancora quattro corazzate e tre cannoniere, ma la Essex e la Cincinnati, danneggiate a Fort Henry, erano state sostituite con la Louisville e la Pittsburg. Quella notte la temperatura scese a dieci gradi fahrenheit, poi nevicò pesantemente.
I confederati erano di poco inferiori in numero, ma protetti da circa cinque chilometri di trincee. C’erano le tre divisioni dell’Armata del Kentucky Centrale, comandate da Floyd, Bushrod Johnson e Simon Bolivar Buckner, c’era la guarnigione comandata dal colonnello John W. Head e la cavalleria dal colonnello Nathan Bedford Forrest. Erano in tutto circa 17.000 uomini. Le batterie del forte consistevano in dieci cannoni a canna liscia da 32 libbre, due cannoni a canna liscia da 9 libbre, un obice da 8 pollici ed uno da 6,5, un cannone Columbiad da 10 pollici. Gideon Johnson Pillow, che inizialmente comandava il forte, prese il posto di Floyd al comando della sinistra confederata. Il 13 avevano di fronte, da sinistra a destra, c’erano Smith, Lew Wallace e McClernand.
Il giorno dopo le cannoniere della Marina dell’Unione tentarono di assalire il forte, ma furono respinte dall’artiglieria pesante. Un consiglio di guerra tenuto nella notte, però, aveva già evidenziato la volontà di non tenere il forte. Si pensava che un assedio fosse probabilmente insostenibile, così, il 14, Floy affidò al generale Pillow un attacco inaspettato contro il fianco destro dell’esercito di Grant con l’intenzione di aprire per sé e i suoi una via di fuga. Era, nei fatti, un tentativo di evacuare il forte e marciare verso Nashville. Le truppe furono spostate dietro le linee, ma all’ultimo minuto un tiratore scelto dell’Unione uccise uno degli aiutanti di Pillow che, compreso che i suoi movimenti erano stati scoperti, si rifiutò di continuare.


Grant e le sue truppe

Intanto Grant esortò Foote ad attaccare le batterie fluviali del forte. Ciò avvenne nelle prime ore di quel pomeriggio, ma Foote commise un errore. Per un’ora infernale le sue cannoniere sferrarono un fuoco pesante e preciso, fracassando i parapetti nemici, poi si avvicinò troppo. Foote stesso fu ferito dal fuoco confederato, al braccio e al piede, la St. Louis e la Louisville furono danneggiate, la Pittsburg iniziò ad imbarcare acqua. Si seppe che dei 500 colpi esplosi dai confederati, 59 raggiunsero la St. Louis, 54 la Carondelet, 36 la Louisville e 20 la Pittsburg. L’errore di Foote era stato l’entrare nel raggio di 400 iarde dei cannoni del forte. Avrebbe dovuto utilizzare i cannoni a lungo raggio, ma ora, galvanizzati, i nemici ripensarono al piano abbandonato.
Pillow lanciò un assalto contro la divisione di McClernand sul fianco destro non protetto della linea dell’Unione, per prendere il controllo di Wynn’s Ferry e Forge Roads, le rotte principali per Nashville. Riuscì tutto alla perfezione, le brigate unioniste di Richard Oglesby e John McArthur furono decimate. La cavalleria di Forrest con assalti combinati con la fanteria, mise in subbuglio le linee nordiste. In questo combattimento, Bedford ha sparato a 3 cavalli da sotto di lui e il suo soprabito è stato trafitto da 15 proiettili. Dopo due ore di combattimenti, la via di fuga risultò finalmente aperta. Lew Wallace, ricevuto un messaggio di soccorso da McClernand, non si mosse perché privo di ordini di Grant che quella notte era a bordo dell’ammiraglia con Foote. Solo alla seconda richiesta inviò la brigata del colonnello Charles Cruft che, però, fu respinta. Johnson avrebbe potuto già approfittarne per uscire dal forte e lanciare un ampio assalto all’Unione, come suggeriva Forrest, ma non lo fece. Gli uomini di Pillow stavano combattendo con grande coraggio. Sulle spalle avevano zaini pieni di tre giorni di razioni, perchè dovevano anche loro guadagnarsi la fuga, ma qualcosa nei piani si stava inceppando. Forge Road era presa, ma Johnson non aveva agito perchè paralizzato da eccessiva prudenza, ed ora la divisione di Wallace interveniva ostacolando i confederati. Assieme alle schiere di Thayer, formarono una linea difensiva su un crinale a cavallo di Wynn’s Ferry Road e fermarono il nemico.


QUartier Generale di Grant per Fort Donelson

Grant non era a conoscenza di quanto avvenuto, era da Foote per verificare lo stato delle cannoniere danneggiate. Tornò nel primo pomeriggio del 15, scoprì l’accaduto con nervosismo, ispezionò il campo ed ogni postazione. Le strade erano ghiacciate e c’era un freddo lancinante, la neve, dalla notte del 13, copriva il terreno e rallentava gli spostamenti, ma fu deciso: “Signori, la posizione a destra deve essere ripresa”.
Sul versante opposto, Pillow, sconvolto dall’atteggiamento di Floyd e dal mancato supporto fornitogli da Buckner in ore sanguinose e cruciali, revocò l’ordine, imponendo ai suoi di rientrare al forte. I confederati rinunciarono al terreno guadagnato quel giorno.
Grant fu abilissimo nell’approfittare delle divergenze interne al nemico, riorganizzare il suo esercito e disporre iniziative. Ordinò un’azione concertata con la Marina che intraprese una dimostrazione per coprire le manovre di Smith. Questi avviò la brigata di Lauman a ciò che sarebbe stato l’attacco principale, con la guida del colonnello James Tuttle, del 2nd Iowa Infantry, mentre la brigata Cook si sarebbe spostata per conquistare l’attenzione del nemico e distogliere il fuoco confederato da Lauman. Le trincee sudiste finirono rapidamente conquistate. I confederati tentarono dei contrattacchi ma furono vani. Nel frattempo, sulla destra dell’Unione, le truppe di Lew Wallace erano riuscite a riprendere il controllo del terreno perso nella battaglia quella mattina. Smith, generale di sessanta anni, che era stato comandante a West Point quando Grant era un cadetto, fu ineccepibile. Entro le ore 15, aveva eliminato i ribelli sulla sinistra e aveva rotto la linea di difesa esterna di Fort Donelson. Al calar della sera, l’iniziativa sudista poteva dirsi risolta in un nulla di fatto. La notte calò su un terreno di battaglia rimasto come il giorno prima.


L’attacco

Seguì un’altra notte gelida, ma Grant approfittò delle ore spostando artiglieria e rinforzi nelle posizioni conquistate da Smith e Wallace. Stranamente Floyd e Pillow comunicavano a Johnston a Nashville di aver ottenuto una vittoria “completa e gloriosa”.
Alla luce del giorno nascente, i confederati capirono che qualsiasi fuga su larga scala sarebbe stata difficile. Disuniti, sospettosi, travolti dal panico e preoccupati ormai solo di deresponsabilizzarsi, Floyd rassegnò il comando a Pillow e questi a Buckner, poi, Floyd e Pillow sequestrarono delle barche e, con altri comandanti, abbandonarono vergognosamente il forte. Il colonnello Nathan Bedford Forrest esplose di rabbia contro Floyd e annunciò ai suoi soldati: “Ragazzi, queste persone stanno parlando di resa e io me ne andrò da questo posto prima che lo facciano o spalancheranno l’inferno”. Così il suo intero reggimento di cavalleria del Tennessee fuggì, attraverso le acque basse e ghiacciate di Lick Creek. Lo seguirono il 36° ed il 51° reggimento di fanteria della Virginia, a bordo dello stesso piroscafo su cui scappò Floyd. Fu un atto disonorevole, indegno dei valori di un esercito. Quello stesso giorno Buckner si arrese, mentre Floyd e Pillow furono sollevati da ogni comando dal presidente Davis, senza neppure corti d’inchiesta.
Quando i sudisti chiesero i termini di resa, Grant ha risposto che non ci sarebbe stato nessun termine “tranne la resa incondizionata e immediata”. Ciò gli valse il soprannome di “Resa incondizionata” ovvero “Unconditional Surrender”. La notizia della cattura di Fort Donelson, combinata con la vittoria di Fort Henry solo 10 giorni prima, attraversò rapidamente il nord ed entusiasmò gli animi. Grant divenne improvvisamente un eroe nazionale. Aveva praticamente annientato un esercito nemico interrompendo le comunicazioni del suo avversario e bloccandolo su un fiume.


La cattura di Fort Donelson

Dei circa 16.000 Confederati impegnati in battaglia, più di 12.000 furono catturati o dispersi, mentre circa 1.400 altri furono feriti o uccisi. Delle stimate 24.500 truppe dell’Unione che combatterono a Fort Donelson, le vittime totali furono circa 2.700.
Dopo che i giornali riferirono che Grant aveva vinto la battaglia con un sigaro stretto tra i denti, fu inondato di sigari inviati dai suoi numerosi ammiratori.
La vittoria di Grant era stata incredibile, eppure non seppe mai che dopo la presa di Fort Henry, giudicando troppo avventati i suoi piani, Halleck stava valutando la possibilità di rimuoverlo. Eppure la battaglia di Fort Donelson fu la prima grande vittoria dell’Unione nella guerra civile e questo grazie a Grant.
Il generale colpì per l’intraprendenza con cui si coordinò per gli attacchi di fanteria con le cannoniere dell’ammiraglio Andrew Foote. Queste, furono usate sia per bombardare sia per bloccare i rifornimenti ai nemici. Con il controllo del fiume e la fine degli approvvigionamenti per la guarnigione del forte, i confederati non avevano speranze. Il fiume Cumberland e il fiume Tennessee divennero parte integrante delle linee di rifornimento dell’Unione e Nashville sarebbe caduta nel giro di pochi giorni.

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