I western di Ernest Haycox

A cura di Angelo D’Ambra

Ernest Haycox con il suo cavallo
“Sei morto e non lo sai” è il primo romanzo di Ernest Haycox. Rappresentò l’inizio di una singolare carriera da scrittore che culminò con la collaborazione col produttore cinematografico Samuel Goldwyn. “Sei morto e non lo sai” è la storia del giovane mandriano Tom, giunto in Dakota dal Texas con suo padre, il maggiore Bob Gillette, dopo un lungo periodo di formazione nel civile est. Chiamato a vendicare l’uccisione del vecchio genitore ed a resistere agli intrighi ed alla brutalità della politica pur di salvare il Circle G, Tom incarna l’imponente figura dell’uomo della frontiera, del pioniere che riesce a trovare la sua dimensione, a forgiare il suo domani.
Haycox mette in mostra la prosa flessuosa, circostanziata, a volte icastica, che segnò tutta la sua produzione. Nelle pagine di tutti i suoi romanzi si muovono personaggi decisi, rudi, spesso violenti, perfettamente in simbiosi con le terre selvagge d’America. I lavori si caratterizzano, inoltre, per la grande accuratezza storica ed i ricchi di dettagli geografici. Trasudano dell’etica del vecchio west.
Nato Ernest James Haycox a Portland, il 1 ottobre 1899, studiò all’Università dell’Oregon e, mobilitato nell’estate del 1916, fu inviato al confine messicano per scongiurare le incursioni di Pancho Villa. Prestò servizio nella Compagnia B del Third Oregon Infantry senza, però, mai entrare in azione durante la Prima Guerra Mondiale. Laureatosi in giornalismo, iniziò a collaborare con numerosi giornali, anzitutto il Collier’s ed il The Saturday Evening Post, dedicandosi anche alla scrittura di novels. Di solito scriveva racconti a puntate per riviste pulp, così anche “Sei morto e non lo sai” fu pubblicato ad episodi sulla rivista West tra la fine del 1928 e l’inizio del ’29, quando era ancora uno studente universitario. Fu il trampolino di lancio per la fama. Dieci anni dopo Haycox diede alle stampe “La diligenza per Lordsburg”, una storia breve che conquistò John Ford.
Il regista, subito dopo la pubblicazione del racconto sulla rivista Collier’s il 10 aprile 1937, ne comprò i diritti ed affidò a Dudley Nichols l’incarico di farne la base di una sceneggiatura. Ne venne fuori il grandioso “Ombre rosse”. Eguale sorte toccò a “Union Pacific” che divenne il film “La via dei giganti”, a “Bugles in the Afternoon” trasformato da Roy Rowland in “Squilli al tramonto”, ad “Alder Gulch”, ispirazione per “Terra Lontana” di Anthony Mann, ed a “Il magnifico Logan”, il suo ultimo romanzo, portato al cinema col titolo de “I conquistatori”, nel 1946. Dalle sue opere furono anche tratti le pellicole “Apache Trail”, “I predoni della città”, “Il cavaliere del deserto”, “L’assedio degli Apaches”, ma, di fatto, oltre questi titoli, Ernest Haycox ha fornito la preziosa ispirazione per dozzine di film e serie televisive sino ai nostri giorni.
Sono opere esaltanti e ricche di chiaroscuri, con trame composite, pensate, sorrette da colpi di scena e ben articolate, in cui tutti gli eventi che accadono si intrecciano con maestria. E’ il caso di “Il mucchio selvaggio”. Nel Wyoming, finalmente Frank Goodnight ritrova Theo McSween, l’uomo che ha sedotto sua sorella per poi abbandonarla ad una solitaria morte di polmonite. Lo uccide e sprofonda in un’inaspettata angoscia, ma nel frattempo si trova impelagato in una vera e propria guerra: le fattorie dei monti Owlhorns, sorte sul pascolo estivo delle mandrie dei ranch del deserto, infatti, hanno armato violenti scagnozzi contro gli allevatori.
Degno di menzione, tra i romanzi di Haycox, è “Ombre sul fiume”, la storia di Tracy Coleman spedito a prendere possesso di un ranch che gli allevatori vicini già hanno iniziato a dividersi, dopo anni di assenza del vecchio proprietario. Anche qui, il diritto di proprietà è in balia del più forte, di chi senza scrupoli può fare e disfare tutto. La terra può inghiottire un uomo al minimo passo falso, alla più piccola valutazione erronea, ed ogni calcolo, se sbagliato, mette a rischio quanto costruito in anni di lavoro.
C’è bisogno d’affiancare la pistola al codice morale, non c’è altra possibilità di sopravvivenza.
L’etica del vecchio west si evidenzia anche in “Il magnifico Logan”. Qui, oltre ai cattivi (il ladro omicida Honey Bragg e gli indiani), il mondo dei sacrifici, fervore e sudore si ritrova nella dicotomia tra il protagonista, Logan Stuart, volitivo commerciante e titolare di una compagnia di trasporti presso un campo minerario vicino a Jacksonville, determinato a far crescere la propria azienda, ed il suo amico George Camrose, impegnato, invece, nel tentativo di arricchirsi rapidamente senza un duro lavoro, impoverito dal poker e spinto ad un omicidio pur di avere altri soldi con cui giocare.
Un’occhiata ai suoi lavori non lascia dubbi. Sarebbe giusto pensare alla pubblicazione delle opere complete di Haycox perché a questo autore spetta un posto di rilievo accanto a quelli di Louis L’amour, A.B. Guthrie e Zane Grey.

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