Il cuore e la sfida

A cura di Sergio Mura

La copertina del libro
Cari amici, è con grande soddisfazione che vi presentiamo il nuovissimo libro del nostro Domenico Rizzi, Il cuore e la sfida. Domenico, lo sapete assai bene tutti, è una delle colonne portanti del nostro sito Farwest.it ed è uno scrittore di storia e storie del west a tutto tondo, estremamente competente e dotato di una bella prosa e di una fervida fantasia. E queste caratteristiche emergono in questa nuova uscita di Domenico che è una raccolta di racconti ambientati nel west e che hanno per protagonisti rappresentanti delle categorie più note della storia del west: gli indiani, i pistoleri, le cittadine, gli spazi sconfinati, i Buffalo Soldier e tanto altro ancora.
Il cuore e la sfida è un libro che racconta il West della realtà, lasciando da parte la leggenda alimentata da cinema, letteratura e fumetti. Non ci sono eroi in queste cinque storie, ma piuttosto persone segnate dalla sorte, uomini innamorati di una donna o all’inseguimento di un sogno quasi impossibile e ragazze che si ribellano alle convenzioni e all’etica imperante del momento, sfidando la propria famiglia. Gli Indiani appaiono come vittime, ma anche come spietati incursori; i soldati dalla pelle nera obbediscono al loro ineluttabile destino, sperando in un giorno in cui saranno riscattati dalla misera condizione in cui versano; le donne relegate in un ruolo subordinato ai padri-padroni riusciranno a spuntarla, contrapponendo l’amore all’odio che ha diviso le loro famiglie in lotta. La pacificazione delle terre selvagge passa anche attraverso questi protagonisti dei quali la storia ufficiale non fa menzione, lasciando alle infinite invenzioni della leggenda il compito di narrarne le gesta.

INTERVISTA CON L’AUTORE, DOMENICO RIZZI

DOMANDA: Domenico, dopo “Cavallo Pazzo”, pubblicato pochi mesi fa, eccoti di nuovo alle prese con la narrativa western. Che cos’è “Il cuore e la sfida” e come è nato?
RISPOSTA: Una raccolta di 5 racconti, dei quali il primo, “La ragazza della carovana”, è in effetti un romanzo breve. L’idea e il titolo sono scaturiti da un racconto, appunto “Il cuore e la sfida”, a cui ho aggiunto altre 4 storie scritte in tempi diversi. Si tratta di narrativa, ma con una solida base storica, sulla quale si muovono i vari personaggi, uomini e donne, spesso di etnie differenti: vi compaiono infatti, oltre ai tradizionali Pellirosse – Cheyenne, Sioux e Kiowa per citare qualche tribù del libro – alcune Cinesi e una squadra di Afro-americani, inquadrati nel 9° reggimento di cavalleria.

DOMANDA: Puoi riassumere succintamente le trame?
RISPOSTA: “La ragazza della carovana” è una contrastata storia d’amore fra un ex ufficiale dell’esercito trasformatosi in guida di pionieri diretti all’Ovest. La vicenda prende il via nel 1857 e si conclude dopo la Guerra Civile. Il protagonista di “Una donna Cheyenne” è invece uno scout civile dell’esercito alla ricerca di una sorella rapita dagli Indiani: incappa in una squaw che, dopo avere tentato di ucciderlo, cambierà opinione su di lui. “Buffalo Soldier” narra la vicenda di un plotone di soldati neri che devono scortare la moglie – un’aristocratica del Sud – del loro capitano fino ad un forte del Texas. Un caporale, costretto dalle circostanza ad assumere il comando della scorta, la indurrà ad una riflessione sulle proprie idee razziste dopo l’assalto di una banda di Kiowa. “La faida di Shawnee Fork” oppone due famiglie di allevatori dell’Oklahoma – una di origine gallese, l’altra irlandese – in lotta per il possesso dell’unico corso d’acqua della regione, ma a porre fine allo scontro sarà una caparbia ragazza di nome Molly che si ribella al padre, infrangendo la tradizione che vuole la donna sempre sottomessa al volere maschile. Infine, “Il cuore e la sfida” è la storia di un adolescente timido e irresoluto che, dopo essere stato umiliato da un prepotente, si trasforma in un abile pistolero per vendicarsi dell’uomo che gli ha portato via la fidanzatina.

DOMANDA: Insomma, c’è un po’ una sintesi del West in questi cinque racconti.
RISPOSTA: Questa era la mia intenzione, ma volevo dare risalto anche ai personaggi meno noti, alle minoranze etniche, alle donne e agli uomini che hanno fatto la storia senza balzare agli onori della cronaca, rimandendo nell’anonimato.
DOMANDA: Comunque l’amore è un po’ il filo conduttore in tutte e cinque le storie…
R. Esattamente. L’amore è quello che muove il mondo, il sentimento ispira la maggior parte delle azioni umane, spesso anche di quelle più assurde, come ho scritto nel mio romanzo “Il ricordo di Judith” (2023) nel quale un soldato nazista si innamora di una ragazza ebrea sfuggita all’arresto e nel recentissimo “Uno strano, maledetto amore” che ho appena pubblicato lo scorso marzo.

DOMANDA: Dunque tre libri in un solo anno: un bel record!
RISPOSTA: Beh, ho eguagliato il mio precedente del 2009, quando feci uscire un libro di storia (“Le guerre indiane della Vecchia Frontiera”) un’antologia di racconti (“Pianure lontane”) e il romanzo “La montagna di fango”. Quelli pubblicati quest’anno sono stati scritti in buona parte in precedenza ed è un puro caso che siano usciti insieme nell’arco di soli sei mesi, con due editori diversi. Non lavoro di notte come si potrebbe credere e di giorno non sto mai più di un paio d’ore al computer.

DOMANDA: In questa raccolta, quali sono i personaggi che hai amato maggiormente?
RISPOSTA: Eh, io amo tutti i miei personaggi, talvolta anche quelli negativi. Concordo pienamente con Clint Eastwood, quando dichiarò su “Film Comment” nel 1978: “Mi piacciono gli eroi…con le loro debolezze e la loro mancanza di dirittura morle, e con un tocco di cinismo…ma se qualcuno sta cercando di uccidere il mio personaggio, gli sparo nella schiena.” Nel mio libro mostro qualche preferenza per la guida Johnnie Weld del primo racconto, per il caporale nero Ismail Wark e il vice sceriffo Andrew Howells di “Buffalo Soldier”, il giovane pistolero Will Downey di “Il cuore e la sfida”. Anche alcune figure minori mi affascinano, come quella del vecchio Ranger in pensione che Downey conosce a El Paso, riflettendo sui consigli da lui ricevuti.

DOMANDA: E tra i personaggi femminili?
RISPOSTA: Quelli li adoro quasi tutti. La capricciosa Madeleine che fa impazzire il povero Johnnie Weld durante il viaggio della carovana, la superba signora Shayla Carmody di “Buffalo Soldier” che, da vera aristocatica del Sud, guarda con disprezzo i Neri, salvo poi provare per uno di essi un sentimento che va oltre la gratitudine; la scaltra indiana Quahneah che inganna lo scout Kevin Parks per poi trovarselo alleato, desiderando di essere presa in moglie da lui; la scatenata Molly Danaher, focosa irlandese che sfida la propria famiglia e quella avversaria per mettere fine ad una insensata faida costata già alcune vittime. Poi anche la presunta omicida Cynthia Darrell, arrestata dal vicesceriffo Howells che ne è invaghito. Le figure femminili sono forse le più interessanti del libro, anche quelle che fanno da comprimarie o da semplici comparse: l’umile Cora, serva di colore della signora Carmody, l’intrigante e sfrontata Thelma Ingalls della carovana, la timida Brigid, sorella di Molly, che cerca di tenere nascosta la gravidanza indesiderata, la prostituta Cathryn dai capelli rossi che riconosce Will Downey per averlo conosciuto e ammirato da bambina come un eroe.

DOMANDA: Compaiono personaggi storici e situazioni reali della storia del West nel tuo libro?
RISPOSTA: Si. Nel racconto “Il cuore e la sfida” vi sono Wyatt Earp e la famosa China Mary, la donna manager di Tombstone, si fa accenno alla sfida all’O.K. Corral del 1881 e alla Guerra della Contea di Johnson, Wyoming, avvenuta negli Anni Novanta. In “La ragazza della carovana” sono parecchi gli accenni storici, dalle stragi compiute dai Sioux a Spirit Lake e nel Minnesota alla spedizione del colonnello Johnston contro i Mormoni. In “Una donna Cheyenne” si richiamano i nomi di alcuni capi quali Mohtavato (Pentola Nera) del generale Custer vincitore al fiume Washita, e quelli di donne che furono effettivamente rapite dai Cheyenne, quali Lucinda Eubanks, Anna Morgan, Susanna Alderdice e altre.

DOMANDA: Una particolarità: in tutti i tuoi libri, di storia o di narrativa, aggiungi sempre un glossario dei termini in appendice, cosa che generalmente gli altri scrittori non fanno.
RISPOSTA: Credo sia una forma di riguardo dovuta al lettore, perché non tutti sanno cosa significhi buckaroo, squaw man, marshal o tumbleweed, oppure che differenza vi sia fra uno sceriffo e un marshal, un first lieutenant e un second lieutenant nell’esercito americano. Sono anche molti coloro che non hanno mai sentito parlare dei Rurales o non sanno che cosa fosse il Ku klux Klan. Servendosi del glossario in appendice, la lettura dei racconti risulta senz’altro semplificata e comunque alla portata di tutti.

DOMANDA: Quale dei cinque racconti ti ha catturato maggiormente?
RISPOSTA: Difficile fare una scelta, perché mi piacciono tutti. Forse “Buffalo Soldier” è quello che mi è piaciuto maggiormente scrivere, mentre “La faida di Shawnee Fork” è il racconto che rileggo più volentieri, perché attratto dal personaggio di Molly. Per quanto riguarda il finale di ciascuna storia, la conclusione di “La ragazza della carovana” è quella che ti apre maggiormente il cuore. Le due scene che ritengo più toccanti sono l’incontro di Johnnie Weld con Thelma, divenuta ormai moglie di un Mormone poligamo e quello del pistolero Will Downey con la prostituta Cathryn, che egli ricordava come la bambina lentigginosa dai capelli rossi.

DOMANDA: Dunque, al di là di quello che farebbe pensare il titolo, non è un West dominato dai pistoleri.
RISPOSTA: Tutt’altro. Sono le sequenze della Frontiera americana in epoche diverse: al tempo della grande emigrazione verso l’Ovest, dei conflitti contro gli Indiani delle Pianure, delle lotte fra allevatori di bestiame e delle turbolente citttadine create dalla colonizzazione. A ben vedere, non vi sono né vincitori né vinti, niente duelli alla pistola inflazionati dai western italiani, né violente sparatorie per le strade o nei saloon. Le persone si affrontano e si battono per una causa, per una donna, per il predominio territoriale o per attuare una vendetta. E’ gente che cerca di sopravvivere in un ambiente difficile e ostile, nel quale, come ho detto prima, i buoni sentimenti finiscono per avere il sopravvento.

DOMANDA: Dunque sono racconti a lieto fine…
RISPOSTA: Non tutti, ma la maggior parte. Il West non offrì soltanto uno scenario di violenza: alla fine furono gli uomini e le donne di buona volontà ad averla vinta, creando delle famiglie e ponendo le basi della società civile. Erano persone che non si arresero mai alla malasorte, portando risolutamente avanti i loro progetti, con la Bibbia in una mano e la pistola nell’altra, sorrette da una fede incrollabile. Tutt’altra cosa rispetto al mondo popolato di gunmen e bounty killer che il genere western ci ha riproposto fino alla nausea.

Titolo: Il cuore e la sfida
Autore: Domenico Rizzi
Editore: Parallelo45 Edizioni
Rilegatura: Brossura leggera
Pagine: 296
Prezzo: 13,30 €

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