Terra insanguinata

A cura di Lino De Rosa


Dall’Oklahoma al Colorado, la storia delle guerre indiane del 1868 nelle pianure del sud è tragica da raccontare.
Due mesi separarono le due battaglie del 1868 tra esercito statunitense e indiani, la prima a Beecher Island e la successiva presso il fiume Washita.
Una di queste è conosciuta per l’eroismo mostrato da entrambe le fazioni. L’altra è conosciuta come una battaglia “a senso unico”, in parole povere, un massacro.
Il miglior luogo per iniziare in viaggio verso la storia del Colorado è Denver, grazie alla sua sorprendente biblioteca pubblica e al suo modernissimo museo storico. Archivi e musei non raccontano tutto però. Per comprendere le guerre indiane del 1868 bisogna viaggiare verso sud fino a Sand Creek dove quattro anni prima, il 29 novembre 1864, John Chivington condusse la sua milizia contro le forze pacifiche d’indiani Cheyenne e Arapaho nel Colorado sudorientale. Il massacro incendiò una guerra che a intermittenza durò circa cinque anni.
Questo mi porta a chiedere all’ attore, drammaturgo e storico Louis Kraft: “Se non fosse stato per Sand Creek, ci sarebbero state ugualmente le battaglie di Beecher Island e sul fiume Washita?”.


Una scena del massacro sul Sand Creek

Kraft risponde di sì, per queste ragioni:
“Gli Cheyenne e gli Arapaho occuparono terreni importanti tra i fiumi Platte e Arkansas grazie al trattato di Horse Creek del 1851. Quando nel 1858 fu trovato l’oro nelle terre di Cheyenne e Arapaho e oltre 100 mila “59ers” invasero le loro riserve nel 1859, il governo statunitense non provò neanche a fermarli. Denver diventò una fiorente metropoli, ancora sul territorio indiano, nulla fu detto e intorno alla metà degli anni ’60 ormai le ragioni erano ovvie. L’uomo bianco voleva costruire più città, coltivare i propri campi e iniziò a eliminare le strade per la costruzione di ferrovie che sarebbero passate proprio nel mezzo delle loro terre. Tutto ciò distrusse l’erba di cui avevano bisogno i loro cavalli, abbatterono gli alberi e soprattutto, fece scappare via o decimò fortemente le mandrie di bufali e tutto questo era indispensabile per la loro sopravvivenza. Tutto questo non fu mai definito come un impossessamento del terreno.

Verso Beecher Island

Nell’agosto del 1868, il generale Philip Sheridan ordinò al maggiore George Forsyth di condurre 50 scout verso gli indiani che stavano attaccando dei viaggiatori bianchi e gli impiegati della ferrovia Kansas Pacific. Il luogotenente della terza fanteria, Frederick Beecher, fu designato come secondo in comando.
Viaggiarono leggeri. “Una coperta ciascuno”, così ricorda Forsyth nella sua biografia pubblicata 32 anni dopo, “sella e briglia, lazo e picchetti, una borraccia, una bisaccia, coltello, piatto e bicchiere di latta. Un fucile Spencer a ripetizione (con cinque colpi nel caricatore e uno in canna), una revolver Colt dell’esercito, 140 munizioni per il fucile e 30 per la pistola, ciascuno, ecco cosa trasportava un uomo”.
Inviati a Fort Wallace (di cui ne resta solo il cimitero ma il museo di Fort Wallace è eccellente) nell’ Ovest del Kansas, gli scout partirono il 10 settembre per seguire una traccia indiana, diretti verso nordovest, nell’ attuale Colorado.
All’ alba del 17 settembre, gli scout trovarono gli indiani, tutti e 600 (alcuni dicono anche 750) tra Cheyenne, Arapaho e Lakota. Forsyth fece procedere velocemente i suoi uomini verso un banco di sabbia nel centro del fiume Arikaree.


Beecher Island

Beecher fu ucciso, insieme a lui il medico e altri due, mentre molti, Forsyth incluso, rimasero feriti. Scavarono nella sabbia, si nascosero dietro le carcasse dei cavalli e combatterono per le loro vite.
Per quanto riguarda gli indiani, il capo Cheyenne, Naso Romano, saltò i primi scontri perché pensò che se avesse combattuto quel giorno sarebbe morto. Lo scontro infuriava, altri lo implorarono di guidare una carica. Naso Romano “non poté resistere alla tentazione”, così scrisse lo Cheyenne George Bent, e “andò verso la sua morte”.
Kraft dice: Questa fu un’orribile tragedia per gli Cheyenne dato che Naso Arcuato aveva sostenuto la loro libertà e le loro terre con tutte le sue forze.
Gli scout erano ancora intrappolati sull’isola, i loro cavalli erano morti e anche dopo che gli indiani furono andati via (la battaglia durò solo 2 giorni) gli uomini di Forsyth invece non andarono da nessuna parte.
Durante l’assedio alcuni scout si fecero volontari e tentarono di raggiungere Fort Wallace, distante quasi cento kilometri, per cercare aiuto.
In un modo o nell’altro tutti arrivarono e il 25 settembre , le truppe nere comandate da Louis H. Carpenter giunsero a Beecher Island accolte dall’odore dei cavalli in putrefazione che gli uomini di Forsyth furono costretti mangiare.
“I Buffalo Soldiers ricevettero la più calorosa delle accoglienze quando arrivarono pr salvare i soldati bianchi in un punto così stretto”, così dice lo storico Michael N. Searles (Cowboy Mike).
Gli scout erano felici di poter lasciar quell’isola.
L’isola e un monumento del 1905 furono spazzati via da un’inondazione avvenuta nel 1935, ora raggiungere Beecher Island e il suo nuovo monumento (posto in un punto più alto) richiede pazienza e mano ferma sulle strade della contea. Il vicino (anche se non molto) Wray Museum racconta queste battaglie.
Strategicamente parlando, Beecher Island era insignificante ma George Custer la definisce ” la più grande battaglia sulle pianure”. Lo storico John H. Monnett fa notare come “il sensazionalismo generato, portò indirettamente all’introduzione di nuove truppe nelle pianure e il tutto culmino con la campagna di Washita”.
Questo ci porta all’altro lato di questo sanguinolento 1868.

Verso Washita

Mentre le incursioni continuavano, Pentola Nera, uno Cheyenne sopravvissuto al massacro di Sand Creek, si incontrò con il colonnello William B. Hazen a Fort Cobb per discutere su una possibile pace.
Pentola Nera disse: “Ho sempre fatto del mio meglio per tenere tranquilli i miei uomini ma non tutti mi danno retta e da quando è iniziata la battaglia non sono riuscito a tenerli tutti a casa. Tutti però vogliamo la pace…”.
Hazen anche disse di volere la pace ma non aveva nessun controllo sul generale Sheridan, Hazen esclamò: “il generale controlla tutti i soldati che combattono contro Cheyenne e Arapaho. Faresti meglio a tornare indietro al tuo paese e se dovessero arrivare dei soldati ricorda che non sono i miei ma del capo guerra, è con lui che devi raggiungere la pace”.
Nota: Dopo la battaglia di Washita, Sheridan e Custer riportarono le truppe a Fort Cobb. Del forte originale ormai non resta più nulla (ora è proprietà privata), restano solo una pietra miliare ed un cartello sull’autostrada 9 dell’Oklahoma, a circa 24 km a sud di Anadarko, entrambe valgono comunque la pena visitarli.
L’obiettivo di Sheridan era di colpire gli indiani durante l’inverno. Per riuscirci aveva allestito un campo rifornimenti nell’attuale Oklahoma dell’ovest. Questo campo fu conosciuto come Camp Supply, ora è conosciuto come Fort Supply ma come dice lo storico Jerome A. Greene citando un ufficiale nel suo libro “Washita: The U.S Army and the Southern Cheyennes, 1867-1869”, il nome non era proprio adatto: “Nel campo c’erano risorse parziali di tutto ma non c’erano abbastanza risorse per qualsiasi cosa…”.
Oggi il sito, gestito dagli “Amici dello storico Fort Supply”, include cinque strutture originali incluso il posto di guarda in mattoni del 1892.
Da Camp Supply, Custer condusse la settima cavalleria verso il suo primo importante scontro con gli indiani. I suoi scout trovarono una traccia degli indiani il 26 novembre, il giorno in cui Pentola Nera tornò al suo campo sul fiume Washita, e le truppe di Custer la seguirono fino alla notte. Custer divise le sue truppe su quattro fronti e attaccò all’alba.
L’attacco fu comparato con quello di Sand Creek, ma lo storico Kraft ci fa notare una grossa differenza: “Chivington…sapeva esattamente chi ci fosse a nel villaggio di Sand Creek e sapeva con certezza che sarebbe stata una passeggiata. Custer al contrario, non aveva idea di come sarebbero state le persone nel villaggio di Washita”.


Strage sul Washita River

Una parte del campo di battaglia è ancora conservato al National Historic Site a ovest di Cheyenne in Oklahoma. Il film proiettato al centro visitatori offre una buona panoramica di ciò che accadde quel mattino invernale.
“Gli scout di Osage uccisero molte donne e bambini”, disse Ben Clarke, una delle guide scout di Custer. Pentola Nera e sua moglie furono sparati mentre tentavano di attraversare il fiume Washita. Con 30cm di neve, le truppe portarono gli indiani, molti di loro scalzi e scarsamente vestiti, nei boschi e nelle gole. Il “vero combattimento”, ricorda uno dei soldati, “iniziò quando tentammo di scacciarli dalle gole”.
“Un nuovo grado o una bara” urlò il maggiore Joel Elliot prima di condurre un reparto di 17 uomini verso alcuni indiani in fuga. Elliott ottenne la sua bara. Due settimane dopo, i corpi dell’intero comando furono trovati a 3km dal villaggio. Il capitano Frederick Benteen accusò Custer d’aver abbandonato quegli uomini e diventò famoso nel criticare e odiare Custer, fama che continuò anche dopo la morte di Custer a Little Big Horn nel 1876.
Edward W. “Ned” Wynkoop era diretto verso Fort Cobb quando venne a sapere di Washita e diede le dimissioni da agente degli indiani Cheyenne e Arapaho il 29 novembre.
“Per quanto a lui importasse, le azioni di Custer furono sbagliate e deplorevoli”, dice Kraft.” Un modo di vedere le cose che la maggior parte degli esseri viventi che vivevano ai confini non approvavano”.

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