Le guerre Sioux – 12

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16.

Mappa 15. La Marcia di Crook sul fiume Powder
Crook fu il primo a mettersi in partenza per la zona operativa. Anticipando la campagna incombente, aveva radunato in segreto le sue unità da postazioni sparpagliate in tutto il suo dipartimento. Quando arrivò l’ordine di attaccare, egli era già pronto per intraprendere la marcia verso nord da Fort Fetterman (vicino all’odierna Douglas, nel Wyoming).
Quando le truppe di Crook si misero in marcia, il 1° marzo 1876, il cielo era limpido ma faceva molto freddo. Avendo posto il colonnello Joseph J. Reynolds al comando della Colonna, Crook ufficialmente era un osservatore; manteneva comunque il controllo effettivo e la presenza di Reynolds era di fatto superflua. Marciavano con Crook e Reynolds 10 compagnie di cavalleria, 2 di fanteria e 62 civili addetti alla preparazione della carne. Queste unità, più il corpo ufficiali di Crook, le guide e i cronisti, assommavano ad un totale di 883 uomini. Crook, maestro di efficienza e operatività nel preparare le spedizioni, aveva così una colonna ben preparata per la campagna invernale.
I guai cominciarono quasi subito. Ogni giorno i soldati individuavano spie indiane e la frequenza dei segnali di fumo suggeriva che la loro avanzata era ben osservata. La seconda notte gli Indiani riuscirono a far fuggire la mandria del bestiame, privando le truppe della loro unica fonte di carne fresca. Il 5 marzo gli Indiani coraggiosamente effettuarono un’incursione contro il campo dei soldati.


Verso il powder river

La mattina del 7 marzo Crook, stanco di viaggiare sotto l’occhio vigile degli Indiani, ordinò alle compagnie di fanteria di tornare indietro con il convoglio verso il sito abbandonato di Fort Reno (oggi nei pressi di Sussex, Wyoming), facendo bene in modo che il nemico osservasse questo sposamento. Nello stesso tempo la cavalleria, con i rifornimenti di sussistenza ridotti al minimo per 15 giorni, si sarebbe tenuta nascosta di giorno per riprendere la marcia quella notte. L’espediente ebbe successo: le 10 compagnie di cavalleria riuscirono a sfuggire alle spie indiane e viaggiarono non viste per i successivi 10 giorni. Il problema però continuava a sussistere, in quanto Crook e Reynolds non riuscivano a trovare gli Indiani. Alla fine Frank Grouard, la più esperta delle guide, suggerì che mentre la cavalleria li cercava lungo il fiume Tongue, gli Indiani si erano verosimilmente rifugiati nella valle del fiume Powder. Crook accettò l’opinione di Grouard e gli fece guidare la colonna sul Powder. A riscontro di quanto aveva previsto, Grouard rinvenne tracce di un villaggio subito a nord dell’attuale cittadina di Moorhead (Montana). Quindi Crook distaccò Reynolds, ponendolo di fatto a capo di una spedizione da combattimento, con sei compagnie di cavalleria e la maggior parte delle guide. Grouard, mettendo in mostra brillanti capacità di esploratore, condusse il distaccamento attraverso una tempesta di neve fin nei pressi di un villaggio Cheyenne. Le circostanze per Crook erano adesso favorevoli per battere il primo colpo nella Guerra Sioux del 1876 e per Reynolds di dimostrare il suo valore come condottiero.

Mappa 16. Battaglia di Powder River

Reynolds uscì in missione partendo dal quartier generale di Crook con tre battaglioni, ognuno di due compagnie di cavalleria. Si trattava delle compagnie E ed M del 3° Cavalleria, comandate dal capitano Anson Mills; compagnie I e K del 2° Cavalleria, comandate dal capitano Henry E. Noyes; compagnia E del 2° e compagnia F, del 3° Cavalleria, sotto il comando del capitano Alexander Moore. Accompagnava la spedizione il tenente John Bourke, aiutante di campo di Crook, che aveva raggiunto il distaccamento in qualità di osservatore per conto del generale. Anche la maggior parte delle guide andò con Reynolds.
Si trattava di un comando dove aleggiava l’insoddisfazione: gli ufficiali non avevano fiducia nelle capacità tattiche dei loro comandanti, né nel loro coraggio fisico e morale. Forse questa era una previsione auto-soddisfacente, ma Reynolds constatò la scarsa stima in cui i suoi ufficiali lo tenevano.


La battaglia del Powder River

Nonostante la neve turbinosa e le temperature che raggiungevano i 27 gradi sotto zero, la guida Grouard letteralmente percepiva il sentiero che portava al fiume Powder. Verso le 2,30 del 17 marzo egli fece fermare la colonna in modo che lui potesse localizzare il villaggio indiano. Mentre le truppe aspettavano immerse nel gelo, Grouard riuscì a localizzare la posizione degli Indiani. Questa era la grande occasione di battere gli Indiani che i comandanti americani stavano aspettando. Reynolds formulò il suo piano d’attacco, basato su un’incomprensione sulla reale posizione del villaggio. I suoi ordini per l’attacco erano inesatti, perché emanò un profilo generico del suo piano tattico (vedi mappa A).
La compagnia del capitano James Egan, del battaglione di Noyes doveva avvicinarsi in silenzio al villaggio e dare l’assalto non appena scoperta. Nel frattempo, Noyes e il resto della compagnia avrebbero messo in fuga i cavalli indiani. Da parte sua, il battaglione di Moore doveva smontare e muoversi verso le alture che sovrastavano il villaggio per appoggiare l’attacco di Egan. A Mills inizialmente non vennero assegnati incarichi, ma alla fine Reynolds lo incaricò di seguire Moore per dare supporto se necessario.
L’avvicinamento al villaggio implicò un tempo molto più lungo di quanto ci si aspettava a causa della natura aspra del terreno e poi perché il villaggio si trovava in realtà un miglio a nord rispetto a quanto calcolato. Noyes ed Egan si portarono in posizione e iniziarono l’attacco in modo soddisfacente; tuttavia Moore non era ancora in posizione. Di conseguenza gli Indiani riuscirono a fuggire verso le piccole alture che consentivano una vista sui soldati che ora stavano occupando il villaggio. A questo punto la compagnia di Egan correva un grande rischio di essere tagliata fuori, ma il battaglione di Mills fu ben presto in grado di essere di rinforzo. Quando il battaglione di Moore entrò – con ritardo – nella valle, venne assegnato alle forze che occupavano il villaggio. Noyes, che aveva avuto successo nel catturare la mandria dei cavalli, stava facendo riposare i suoi cavalli senza sella quando gli fu ordinato di raggiungere urgentemente il villaggio. Nel corso della battaglia, Reynolds era divenuto sempre più ansioso circa la sicurezza e la protezione del suo distaccamento. Temendo la perdita del comando, ordinò la rapida distruzione del villaggio indiano in modo da potersi ritirare. Qualche proprietà degli Indiani fu distrutta, ma la richiesta di fare in fretta da parte di Reynolds fece sì che molte cose venissero trascurate.


Il ritorno della colonna di Crook a Fort Fetterman

La battaglia fu una vittoria inutile per l’esercito. Durante la ritirata, malamente diretta, le unità lasciarono sul terreno i loro caduti e un soldato ferito. Inoltre, nella marcia dell’esercito verso sud, gli Indiani riuscirono a recuperare la maggior parte dei loro cavalli. Come contropartita della perdita di quattro uomini e della menomazione di sei feriti, Reynolds non aveva ottenuto virtualmente nulla, tranne mettere in guardia i Sioux delle intenzioni del governo. Avvilite e umiliate, le truppe di Reynolds si ricongiunsero con Crook alla bocca del Lodgepole Creek. Poi, a 26 giorni dalla partenza, l’intero corpo di spedizione tornò a Fort Fetterman, logorato, esausto e sconfitto.

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