Le guerre Sioux – 9

A cura di Pietro Costantini
Tutte le puntate dell’articolo: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10.

Mappa 12. La battaglia dei cassoni dei carri, 2 agosto 1867
Il posto di osservazione esterno di Fort Phil Kearny era la pineta situata 6 miglia ad ovest del forte. La compagnia del capitano James Powell, il 27° Fanteria, provvedeva alla difesa dei taglialegna civili nella pineta. Il soldati a guardia dei boschi da taglio operavano fuori di un corral situato su un altipiano tra Big e Little Piney Creeks.
Il corral veniva costruito con tutte le parti rimovibili (i “cassoni”) che stavano al di sopra di assali e ruote dei carri. Alla fine del lavoro, le parti rimosse venivano riposizionate sui carri per il trasporto dei tronchi dalla pineta al forte. Il corral aveva una forma rettangolare di circa 18 metri per 10. Due cassoni, con i teloni montati, stazionavano fuori dal corral e contenevano le provviste per militari e civili. Gli Indiani, pieni di ardore militare suscitato da una recente cerimonia religiosa, attaccarono il corral il 2 agosto 1867. Quando i Nativi attaccarono, Powell aveva già mandato fuori le squadre di lavoro. Un piccolo numero di guerrieri percorse le colline ad ovest del corral e attaccò i campi dei taglialegna sui Big e Little Piney Creeks. I guerrieri quindi corsero sull’altipiano e catturarono la mandria dei muli. I capi di guerra avevano sperato che i soldati del corral si sarebbero precipitati fuori dalla loro fortezza improvvisata per cadere in un’imboscata tesa all’aperto. Invece il capitano Powell tenne i suoi uomini sotto controllo; alle 9 del mattino nel corral erano radunati 26 soldati e 6 civili.


Lo scenario di Wagon Box Corral

A questo punto i capi di guerra non avevano altra scelta che tentare un attacco in massa contro i soldati. Mentre gruppi di Indiani si radunavano sulle colline circostanti, guerrieri a cavallo effettuarono il primo attacco caricando da sud ovest. I guerrieri si aspettavano che i soldati sparassero una salva, seguita dalla pausa necessaria per ricaricare i loro fucili ad avancarica, dando così tempo agli Indiani di sopraffare i difensori. Invece i soldati riuscivano a ricaricare rapidamente i nuovi fucili a retrocarica e il loro fuoco continuo vanificò l’attacco. Gli Indiani, invece di porre termine all’attacco, si misero a cavalcare attorno al corral usando i loro cavalli come scudi, poi si ritirarono dietro l’altura a nord del corral.
Dopo il fallimento dell’attacco a cavallo, i capi di Guerra organizzarono i guerrieri in modo da condurre un attacco appiedati. Questo secondo attacco partì da dietro l’altura a nord. Questa volta i guerrieri caricavano a piedi, mentre quelli sui cavalli si mostravano dalla parte sud. La carica arrivò a pochi metri dal corral, prima di spegnersi sotto il fuoco continuo dei soldati e i guerrieri tornassero indietro a cercare riparo. Nello stesso tempo alcuni tiratori indiani, nascosti dietro un rilievo del terreno, sparavano contro il corral. Furono questi tiratori ad infliggere la maggior parte delle perdite ai soldati in questo scontro, durato gran parte della giornata. Una di queste perdite fu il tenente John C. Jenness, che era stato ripetutamente invitato a tenere la testa giù. La sua risposta, che lui sapeva come combattere gli Indiani, giunse un momento prima che egli cadesse morto per un colpo alla testa. Il terzo attacco partì dal rialzo del terreno a nord est del corral. Con questa azione la carica degli Indiani quasi raggiunse i cassoni dei carri, prima che il pesante fuoco di sbarramento dei soldati li costringesse di nuovo alla ritirata. Il quarto ed ultimo attacco avvenne da sud est. Questa volta i guerrieri tentarono un’altra carica a cavallo, ma ancora una volta non riuscirono ad avvicinarsi ai soldati. Lo scontro terminò nel primo pomeriggio. La guarnigione di Fort Phil Kearny poteva udire la sparatoria ma, temendo un’imboscata, era riluttante a portare aiuto. Alla fine il maggiore Bejamin Smith lasciò il forte con una colonna di rinforzo di 102 uomini e un howitzer da campagna. Avvicinatosi al campo di battaglia, Smith fece azionare l’ howitzer, che disperse gli attaccanti. Con il prezzo di tre soldati morti e due feriti nel perimetro dei cassoni, i soldati erano riusciti a non farsi sopraffate da centinaia di guerrieri indiani. Powell attribuì il successo della sua difesa al fuoco rapido dei fucili a retrocarica, alla freddezza dei suoi uomini e all’efficacia della sua posizione sul campo. Anche gli Indiani si proclamarono vincitori del combattimento. I guerrieri avevano distrutto i campi dei taglialegna e bruciato parecchi carri. Avevano anche catturato una grande mandria di muli e ucciso tre soldati. Le perdite precise degli Indiani non sono note; Powell le stimò in 60 morti e 120 feriti, anche se le perdite effettive probabilmente furono di molto inferiori.


La battaglia dei cassoni dei carri

Nonostante le vittorie, tutto sommato piccole, dell’esercito nelle battaglie dei cassoni e del campo di fieno, i giorni della Pista di Bozeman erano contati. Dopo otto mesi di negoziati, la maggioranza dei capi indiani acconsentì ai termini di un nuovo trattato, ma fu solo nel novembre 1868 che Nuvola Rossa firmò il trattato a Fort Laramie. Il trattato avallava quasi tutte le richieste dei Sioux, incluso l’abbandono dei tre forti nella zona contestata e la chiusura della Bozeman Trail. Nell’agosto 1868 le ultime unità dell’esercito americano lasciavano Fort Phil Kearny e Fort Smith. Ancora prima che le colonne dell’esercito fossero fuori vista, i Sioux e Cheyenne appiccarono il fuoco alle costruzioni e ai depositi, radendoli al suolo.

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