Southern Pacific Railroad, la ferrovia che cambiò volto al West

A cura di Laura Baiardi

Al lavoro sulla Southern Pacific Railroad
A partire dai primi anni ’60 del XIX secolo, la costruzione di una rete ferroviaria transcontinentale fu il motore del progresso e dello sviluppo urbanistico del West: secondo la tesi espressa da Richard J. Orsi nel suo saggio “Sunset Limited: History of the Southern Pacific Railroad” (University of California Press, 2005), la costruzione di una rete ferroviaria molto estesa comportò la ricerca di fonti d’acqua disponibili sul territorio, indispensabili sia per la sopravvivenza della manodopera che per le opere di costruzione. Questo portò benefici diretti e indiretti all’agricoltura, tra cui l’introduzione di nuovi sistemi d’irrigazione, la costruzione di pozzi artesiani e dei primi acquedotti in zone aride. Leggi il resto

Gli indiani e il sentiero di guerra

A cura di Sergio Mura

Ai primi uomini bianchi che misero i piedi sul suolo americano, gli indiani dovettero certamente sembrare un qualcosa appena più in là dell’uomo primitivo. Non è una nostra opinione, ma una certezza derivante dalla lettura dei diari e delle relazioni del tempo. Agli europei che arrivavano in America interessava solo evidenziare tutto ciò che ai nativi mancava, trascurando deliberatamente tutto quel che erano in grado di esprimere attraverso la loro ricca cultura, molto incentrata sull’essere parte integrante della natura.
Erano tempi in cui gli indiani non possedevano cavalli, anche perchè non vi erano cavalli in tutto il continente. Leggi il resto

Storia dei popoli del Nord-America – 10

A cura di Claudio Ursella
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 (ultima).


LA NASCITA DELLA CULTURA DEL BISONTE E DEL CAVALLO

In tutto il Nord America il contatto con gli Europei, con le loro malattie, le loro merci, la loro religione, le loro armi, la loro politica e soprattutto, il loro numero, ebbe effetti devastanti sulla vita dei nativi, producendo un trauma demografico, distruggendone il modello di sussistenza, le credenze, la struttura sociale, e determinando dei processi di decadenza che a volte si consumarono in pochi anni, a volte durarono secoli. Sempre e comunque gli indiani non si trovarono nelle condizioni di poter cogliere le novità derivanti dal contatto con i bianchi, come opportunità per rivitalizzare e rinnovare la loro cultura. Leggi il resto

I ciboleros

A cura di Valentina Santoli


A caccia di bisonti con la caratteristica lunga lancia
Benchè non particolarmente conosciuti oggi, i messicani Ciboleros (dallo spagnolo “cìbolo”, bisonte) sono stati veri protagonisti del loro tempo. Spesso associati ai Comancheros, erano in realtà un altro gruppo di cacciatori di bisonti, attivi per quasi due secoli nella zona del Llano Estacado, tra Texas e New Mexico. Leggi il resto

Ritualità della caccia al bisonte

A cura di Gaetano Della Pepa

Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte


Perchè gli uomini non macellavano i bisonti uccisi durante la caccia comune? Premesso che ciò avveniva solo in quella grande occasione che era la caccia collettiva, sacra e ritualizzata, c’è anche da dire che macellavano e scuoiavano, oltre agli altri animali, anche il bisonte quando veniva ucciso dal singolo guerriero in una solitaria azione di caccia. Leggi il resto

Buffalo Bill

Centenario della morte di Buffalo Bill (10-1-1917/10-1-2017)
A cura di Sergio Mura

Buffalo BillNel 1867, quando fu assunto dalla Union Pacific Railroad, la società che per volontà del presidente Abramo Lincoln stava realizzando la ferrovia transcontinentale che avrebbe collegato New York a San Francisco in otto giorni, Buffalo Bill aveva solo vent’anni e tutti lo conoscevano ancora come William Cody. Per sfamare i milleduecento operai impegnati nella grande opera, la società costruttrice aveva pensato di attingere all’imponente risorsa di bisonti che pascolavano liberamente per le praterie. La scelta della persona a cui affidare l’incarico fu presa in poche ore.
Nei pressi della città di Hays, vicino all’attuale Kansas City, Cody dovette confrontarsi, vincendo, con Bill Comstock, allora famoso come cacciatore di bisonti.
Il suo primo incarico fu come staffetta-portaordini presso la ditta Russel-Majors & Waddel al seguito di una carovana di bestiame da macello diretta a Salt Lake City. Leggi il resto

I bisonti

A cura di Gaetano Della Pepa
Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte


La presenza dei bisonti nel territorio americano – specialmente in quella parte che oggi si riconosce negli USA – è stata ampiamente documentata fin dalla prima apparizione di uomini bianchi nelle terre degli indiani.
Le mandrie erano talmente grandi che gli osservatori non riuscivano ad esprimerne la dimensione se non facendo riferimento a termini noti. Ad esempio, alcuni esploratori dei primi dell’800 riferivano di mandrie che attraversavano certe zone lungo un arco temporale di tre giorni.
Altri provarono a riferire di mandrie gigantesche che riempivano il campo visivo, fino all’orizzonte, in tutte le direzioni. Leggi il resto

I mantelli di pelle di bisonte

A cura di Gaetano Della Pepa
Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte

I mantelli di pelle di bisonte (buffalo robe) erano gli oggetti più spesso dipinti oltre ai parfleche, contenitori in pelle grezza, e costituivano un capo di abbigliamento di grande importanza presso le tribù delle praterie. Il disegno dipinto o ricamato con aculei di porcospino era indicativo dello status sociale di chi lo indossava sottolineandone il sesso, talvolta l’età, e se si era sposati o single.
Il mantello di una donna nubile era spesso decorato con una riga di medaglioni e pendenti lungo tutta la parte inferiore, mentre un giovane guerriero scapolo ne portava uno con strisce orizzontali di ricami in porcospino con quattro grandi medaglioni, il primo posto a sinistra dove era la testa della pelle. Leggi il resto

Billy Dixon

William Dixon, detto Billy, nacque il 25 settembre 1850 nell’Ohio County (nell’attuale West Virginia) e morì il 9 marzo 1913.
Da giovane iniziò a lavorare sui carri da trasporto; il 18 ottobre 1867 era accampato al Medicine Lodge Creek quando circa 1.500 guerrieri indiani attaccarono da breve distanza. Dixon era un bravo tiratore e si salvò; la sua abilità gli permise di diventare, nel 1869, uno dei primi cacciatori professionisti di bufali nella zona a nord-ovest di Fort Hays.
Le cacciate di Billy Dixon sono rimaste famose: una volta dichiarò di aver preso 120 capi senza dover nemmeno spostare il bastone da tiro che usava come appoggio, un’altra volta uccise 82 bufali da una posta che copriva quasi tre acri di territorio. Si trattava senza dubbio di un’attività molto intensa e remunerativa, tanto che arrivò ad avere alle sue dipendenze dieci scuoiatori di pelli.
Col passare degli anni cominciò a ridursi il numero dei bufali nelle pianure; così nella primavera del 1874 una cinquantina di pionieri, fra i quali Billy Dixon, decise di spostarsi da Dodge City verso il fiume Canadian che pareva essere più promettente. Leggi il resto

Strage nella prateria: caccia ai bisonti (1870-1884)

A cura di Franco Fissore

“Da una distanza stimata di un’ottantina di yards sparai due colpi nei polmoni al più vicino in quell’enorme branco, un maschio di dimensioni spavantose. Sembrò muoversi appena, poi inarcò il dorso e abbassò violentemente la testa soffiando sangue dalle narici, traballò un poco e cadde giù.
Neppure la metà di quelli sdraiati lì attorno si alzò, al rumore degli spari… e nemmeno allarmati più di tanto. Dopo altri tre colpi e altrettanti bisonti caduti a terra, finalmente i più vicini a me si mossero ma lentamente, verso il torrentello poco distante. Fulminai il capobranco – una femmina, come molto spesso accadeva – e anche gli altri si fermarono vedendo il leader fermarsi. Sembrava incredibile… nessuna fuga, nessun folle stampede, niente di tutto ciò. Mi resi conto, senza ombra di dubbio: mi trovavo servito di quello che così tante volte avevo sentito nelle narrazioni ma mai prima sperimentato di persona… il leggendario Stand!” Leggi il resto

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