Strage nella prateria: caccia ai bisonti (1870-1884)

A cura di Franco Fissore
“Da una distanza stimata di un’ottantina di yards sparai due colpi nei polmoni al più vicino in quell’enorme branco, un maschio di dimensioni spavantose. Sembrò muoversi appena, poi inarcò il dorso e abbassò violentemente la testa soffiando sangue dalle narici, traballò un poco e cadde giù.
Neppure la metà di quelli sdraiati lì attorno si alzò, al rumore degli spari… e nemmeno allarmati più di tanto. Leggi il resto

Il bisonte americano

A cura di Angelo D’Ambra

Il maestoso bisonte americano
Al principio del Novecento, restavano due mandrie selvagge di bisonti, una nell’area canadese dell’Athabasca e un’altra nel Parco Nazionale di Yellowstone. Il Canada aveva emanato delle leggi per la protezione di questi animali già nel 1882, affidando il loro rispetto alle armi della Polizia a Cavallo del Nord-Ovest. Gli Stati Uniti avevano fatto altrettanto, portando i bovidi nello Yellowstone, sotto la protezione delle autorità federali, ma con risultati deludenti. Il bracconaggio sembrava inarrestabile e i censimenti indicavano appena milleseicento esemplari esistenti nel 1904. Leggi il resto

Il fucile Kentucky, un’arma micidiale

A cura di Gualtiero Fabbri

Il nome Kentucky, quindicesimo Stato dell’Unione, deriva dal termine indiano Ken-Tak-I, il cui significato parrebbe essere “regioni oscure”. Agli inizi del XVIII secolo, attorno al 1710-1720, diversi armaioli quasi tutti provenienti dal Centro Europa, Germania, Austria, Svizzera, Tirolo, emigrarono nel nuovo mondo e si stabilirono a Lancaster, in Pennsylvania, e laggiù ricominciarono a lavorare, ossia a costruire armi. Ovviamente, si basarono sulle armi dei loro luoghi di origine e l’arma principale dei cacciatori di grosse prede dell’Europa Centrale era lo Jaeger, un fucile a canna rigata, il vero progenitore del Kentucky americano. Leggi il resto

Una terribile avventura per Jedediah Strong Smith

A cura di Angelo D’Ambra

Ai primi d’autunno del 1823 un piccolo gruppo di bianchi s’aggirava, armi in pugno, nella valle del Powder. Si stavano inoltrando verso lo Yellowstone per stabilire un accampamento invernale alla foce del Big Horn. Intanto era la caccia la loro principale occupazione. Dovevano individuare le colonie di castori e catturare quanti più esemplari da pelliccia possibile. Battevano torrenti, seguivano tracce, fissavano trappole di sera ed al mattino erano tutte piene. I pomeriggi, poi, li trascorrevano a scuoiare gli animali e preparare le pelli. Quando le montagne del Big Horn furono in vista il gruppo si divise. Si diedero appuntamento sullo Yellowstone, poi il grosso di essi, capeggiato da Thomas Fitzpatrick, continuò a risalire la valle, lungo il confine orientale del territorio della tribù indiana dei corvi, mentre in cinque seguirono l’esperto trapper Jedediah Strong Smith verso ovest, intenzionati a piazzare trappole nei tratti superiori del Tongue e del Rosebud. Leggi il resto

Dai coureurs des bois ai trapper

A cura di Angelo D’Ambra

I coureurs des bois
In Europa il manto dei castori era estremamente ricercato e apprezzato. La moda dei cappelli aveva portato, all’alba del XVI secolo, all’estinzione di questi animali e, tuttavia, la domanda di pellicce restava alta. Fu il Nuovo Mondo a rispondere ai mercati e così prese inizio quella “corsa alle pellicce” che finì col rappresentare una delle più energiche spinte all’esplorazione ed alla colonizzazione del Nord America. Una vicenda che solcò tre secoli e consegnò alla storia cacciatori animati da fiero spirito d’avventura, abituati a vivere all’aria aperta, in dispregio agli agi, usi a guadagnarsi da vivere in un solo modo: piazzare trappole. Leggi il resto

La distruzione delle mandrie di bisonti


Pellicce di bisonti accatastate
Le ferrovie (ben dopo il 1860), con gli enormi campi di lavoro che le circondavano, facevano fuggire i bisonti, rendendo stabile la separazione delle mandrie a nord e sud del Platte.
Il continuo attraversamento delle piste e l’utilizzo intenso dei treni, tra l’altro, inducevano ad una caccia spietata dei capi rimasti in zona, al fine di nutrire i pionieri ed i lavoranti che a migliaia costruivano le nuove tratte ferroviarie.
Pascoli che potevano essere considerati remoti divennero in breve tempo a portata di molte tasche: bastava pagare un biglietto di treno. Cacciatori e curiosi ricercavano le mandrie di bisonti per farsi fotografare a fianco ad un grosso maschio appena ucciso. Leggi il resto

Gli indiani a caccia del bisonte

A cura di Gaetano Della Pepa
Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte
La caccia al bisonte era per gli Indiani un’attività legata alla vita stessa dal momento che la sopravvivenza dipendeva completamente da questo animale. Nello stesso tempo era una competizione, una prova di coraggio e di abilità a cui ci si preparava fin da piccoli.
Quando gli studi erano terminati, per il piccolo indiano diventato adulto, arrivava il giorno degli esami: l’aula era la prateria e l’esaminatore il bisonte.
Catlin diceva: “I poveri bisonti sono perseguitati dal loro nemico, l’uomo, durante tutto l’anno e nei mille modi escogitati per ucciderli. Leggi il resto

La danza del bisonte dei Mandan


La danza del bisonte
C’erano tempi in cui i bisonti ricoprivano letteralmente porzioni enormi delle grandi pianure americane, fornendo cibo, coperte e tanto altro agli indiani che dalla caccia dipendenvano per la propria sussistenza.
E finchè le mandrie dei bisonti erano libere di vagare senza essere disturbate nelle loro imperscrutabili migrazioni agli indiani non mancava nulla. Talvolta, però, per motivi inspiegabili, i bisonti si allontanavano dai loro percorsi tradizionali e lasciavano a “bocca asciutta” le tribù indiane. Quando i Mandan restavano senza cibo, con il rischio della carestia davanti le tende, ogni uomo, dopo averla controllata, tirava fuori dalla casa di terra la sua maschera (la pelle di una testa di bisonte con le corna e tutto) che era obbligato a tenere sempre pronta per questa cerimonia. Leggi il resto

Gli indiani e il cavallo


Un indiano Yakima e il suo cavallo – clicca per INGRANDIRE
Chiunque si accosti con passione alla storia del west finisce rapidamente per ritenere che il cavallo e la bravura nell’utilizzarlo siano state prerogative degli indiani americani, che lo adoperavano egregiamente per andare a caccia del bisonte e per combattere contro i nemici. La realtà è un po’ diversa… Leggi il resto

I trapper e la conquista del west

A cura di Sergio Mura
trapper
Hanno con sé due o tre cavalli o muli e sei trappole portate in una borsa di pelle detta sacco-porta-trappole. Non mancano le munizioni, alcune libbre di tabacco, pelli conciate di cervo per i mocassini che sono trasportate in una bisaccia di pelle conciate di bisonte detta sacco-delle-occorrenze.
Si vestono con una cacciatora di pelle conciata di cervo e ornata di lunghe strisce della stessa pelle; i pantaloni sono ugualmente di pelle di cervo con lunghe strisce di pelle ed aculei di porcospino nella parte esterna delle gambe. In testa portano un cappello floscio ed ai piedi hanno dei mocassini di foggia indiana. Leggi il resto

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