La Hudson’s Bay Company e i suoi rivali

A cura di Angelo D’Ambra

Un posto di scambio per cacciatori e trapper
Nel 1787 varie piccole compagnie canadesi e numerosi mercanti scozzesi di Montreal costituirono la Northwest Fur Company (NFC) facendo affari nell’area del Lago Athabasca e presentandosi subito come pericolosi competitori per gli interessi della HBC. Dal 1783 al 1820 la North West Company ebbe la meglio sui rivali ed esercitò la sua influenza da Montréal al Pacifico. Al suo culmine aveva oltre centoquindici forti e avamposti tutti legati in una rete di rifornimenti e trasporti, ma la vera forza era data dai suoi uomini.
In linea di massima il sistema impiantato dai francesi nell’area del San Lorenzo e dei Grandi Laghi, ed ereditato dalla NFC, era sostanzialmente affidato alle concessioni a cacciatori e commercianti privati, gli inglesi, invece, avevano lasciato ai nativi l’iniziativa della consegna delle pellicce alle loro diverse stazioni commerciali. La HBC lavorava in questo modo e dipendeva quasi interamente dal commercio indiano. La compagnia non fece nessun tentativo per spingere i suoi traffici verso l’interno, preferì che fossero i nativi a contattarla, tuttavia l’emergere della NFC spinse anche la rivale della Baia di Hudson a fare affidamento a trapper.


Un forte della Northwest Fur Company

La concorrenza tra le due società fu assai aspra e fino ai primi dell’Ottocento la Northwest Fur Company sembrò vincere la sfida, affidandosi alle esplorazioni verso Ovest di Alexander Mackenzie, che portò la bandiera della compagnia nell’Oceano Pacifico, e Simon Fraser e David Thompson, che aprirono i commerci a ovest delle Montagne Rocciose. Quando, però, Thomas Douglas, V conte di Selkirk, decise di investire grandi risorse finanziarie e umane nel rilancio della Hudson’s Bay Company i successi cominciarono a scemare. La Hudson’s Bay Company mise piede nella regione dell’Athabasca, stabilendo contatti coi nativi e sfidando il monopolio dei competitori della NFC. Il conflitto commerciale si tirò dietro diversi episodi di violenza. La crisi fu raggiunta intorno al 1816, quando la Northwest Company e la Hudson Bay Company, insieme ai coloni, ricorsero alla guerra vera e propria, segnata dal massacro di ventuno uomini della HBC, a Seven Oaks, in Manitoba, per mano di metis. L’Inghilterra non poté più eludere la questione e le parti furono portate in tribunale. Ne seguì un lungo contenzioso in cui fu speso un’enorme quantità di denaro da entrambe le società. Alla fine Londra promosse la fusione delle due società, nel 1821, sotto il nome di Hudson Bay Company. Si trattò di un vero e proprio assorbimento della Northwest Fur Company nella Hudson’s Bay Company che allora moltiplicò il suo giro di affari. Sotto la direzione del governatore George Simpson, noto come il “Piccolo Imperatore”, la compagnia riuscì a confermarsi come unico partner dei popoli indigeni e ampliò il suo raggio d’azione, spingendosi lungo la costa del Pacifico, a nord verso l’Artico e verso l’interno di Labrador, fino ad allora era stato ampiamente ignorato.


Scambi con gli indiani

Non mancarono però problemi. L’amalgamation, espressione usata dalla HBC per descrivere i provvedimenti di fusione con la North West, destò insoddisfazione e rabbia. Molti furono gli impiegati della vecchia Northwest Fur Company che persero incarichi o restarono delusi dagli organigrammi della HBC, così confluirono in più piccole società di commercianti di pellicce. Una di queste fu la Columbia Fur Company (CFC), animata da un gruppo di giovani impiegati e commercianti, inglesi e canadesi, che progettarono avventure verso Sud, negli Stati Uniti, lontano dai territori controllati dagli uomini della Baia di Hudson, per commerciare con gli indiani dell’Alto Mississippi e dei fiumi Missouri. Arrivarono A St. Louis nella primavera del 1822 a Saint Louis, solo per scoprire quella legge americana impediva loro di possedere o gestire un’azienda di pellicce negli Stati Uniti. L’Atto del Congresso del 1816, infatti, vietava agli stranieri di intraprendere attività inerenti il commercio con i nativi. Fortunatamente trovarono due statunitensi che si interessarono ai loro piani e che ottennero una licenza commerciale nientedimeno che da William Clark. I due erano William P. Tilton e S. S. Dudley, affaristi pressoché sconosciuti, abilissimi ad ottenere finanziamenti, e la loro compagnia prese il nome di Columbia Fur Company. La licenza concedeva loro il diritto di commerciare lungo il fiume Missouri fino al Mandans con le tribù lungo il Mississippi e lungo il Saint Peters fino al Red River.
Su tutte le società sorte dopo l’amalgamation, però, spiccò l’American Fur Company (AFC) del tedesco John Jacob Astor fondata molto tempo prima, il 6 aprile 1808, sospinta dal presidente Thomas Jefferson per troncare gli interessi britannici sul continente. Astor si era mosso sapientemente creando alleanze coi russi impegnati nella caccia alle lontre, aveva costituito imprese sussidiarie come la Pacific Fur Company e fu abile nell’arruolare gli esuli della Northwest Fur Company.


Fort Astoria della Pacific Fur Company

Il tedesco era partito sfruttando tutte le notizie apprese dai rapporti del capitano Cook, il quale, al termine dei suoi viaggi lungo la costa nord-occidentale dell’America, aveva tratto un bilancio estremamente positivo per quanto riguardava la presenza di animali da pelliccia in quelle lande. Da subito, molti, in particolare i mercanti di Boston, s’erano affrettati a fare i preparativi per visitare quei territori ed effettivamente finirono con l’esercitarvi impieghi redditizi. Essi sbarcavano con le loro navi, le cosiddette “navi di Boston” o “navi del re Giorgio”, facevano il pieno di pellicce e poi salpavano per la Cina per scambiarle con merci adatte al mercato americano (il cosiddetto China Trade). Questa forma di commercio di pellicce si incentrava sulle grandi navi che dalla costa nordoccidentale del Pacifico salpavano con le pelli raccolte tra le popolazioni indigene per il porto di Guangzhou, dove venivano scambiate con te, seta e porcellana, poi rivenuti in Europa.
Quando prevennero anche i rapporti di Lewis e Clark che misero piede in quei posti via terra, sfruttando al massimo i corsi fluviali, Astor capì subito quanto potesse essere vantaggioso creare una catena di stazioni commerciali sino al Pacifico. Stabilì una linea di postazioni commerciali dall’alto Missouri alla foce del Columbia, dove sarebbe stato costruito il deposito principale, un forte chiamato Astoria, una sorta di imbuto per la distribuzione di merci, ma anche di punto di raccolta dei prodotti dalle postazioni interne e centro portuale per il commercio marittimo di pellicce. Ogni anno da New York venivano inviate provviste con la stessa nave con cui poi si sarebbero portate le pellicce dalle Montagne Rocciose a Canton. Quella stessa imbarcazione sarebbe salpata poi dalla Cina per New York, colma seta, tè e spezie.
Astoria divenne la principale stazione commerciale statunitense nel nord-ovest e Astor riuscì pure ad assorbire nella sua azienda altre più piccole come la Columbia Fur Company, divenne padrone dei commerci nell’Alto Missouri e si assicurò così cacciatori di spicco. In quegli anni però c’era un’altra figura di grande ingegno che spadroneggiava nel mercato delle pellicce. Era lo spagnolo Manuel Lisa.


Manuel Lisa

Energico e intraprendente, Lisa conosceva perfettamente il commercio indiano del Missouri di quel tempo. Nella primavera del 1807, aveva organizzato una spedizione lungo il Missouri con una sessantina di uomini. Era stato edificato Fort Raymond, alla confluenza dei fiumi Yellowstone e Big Horn, e quando il gruppo era tornato a St. Louis, aveva portato in città un enorme carico di migliaia di pelli. Quell’inverno nacque la Missouri Fur Company (MFC). La prima spedizione fu diretta a riportare tra i mandan, capo Shehaka, l’indiano che Lewis e Clark avevano voluto presentare a Jefferson, poi fu allestita una seconda spedizione con tredici imbarcazioni che percorsero il Missouri, dirette a Fort Mandan. Da lì passò a stabilire una serie di forti, commerciando con sioux e piedi neri. Le pelli raccolte venivano inviate a St. Louis dove William Clark in persona lavorava come agente della società. La guerra del 1812 costrinse la MFC ad abbandonare il Dakota e la compagnia fu temporaneamente sciolta per essere poi riorganizzata nel 1819 da Lisa con nuovi partner. L’anno dopo Lisa morì, si era trasferito a Fort Lisa, presso Omaha, nel Nebraska, con sua moglie. Fu la fine di tutto. Gli arikara si erano fatti riottosi e la concorrenza delle altre compagini era divenuta estremamente aggressiva. La compagnia cessò di vivere nel 1824, finendo in bancarotta, dopo aver perso sette uomini e quindicimila dollari di pellicce in un attacco dei piedi neri.
Astor e la sua American Fur Company non erano però soli sulla scena. L’unico vero rivale della sua compagnia dopo il fallimento della MFC era la Rocky Mountain Fur Company (RMFC) del generale Ashley, la cui organizzazione era imperfetta e il capitale molto limitato, ma gli uomini erano maestri nel piazzare trappole. Questa compagnia si concentrò sulle Montagne Rocciose. Si tenne lontano dal Missouri, ma l’American Fur Company la ostacolò entrando nel suo territorio e provocandone il tracollo.


Scambi con uomini della American Fur Company

L’origine della RMFC risale a quell’annuncio sul giornale “Missouri Republican” del 20 marzo 1822 con cui il maggiore Andrew Henry e William H. Ashley chiedevano cento uomini per cacciare castori nell’Alto Missouri: “Giovani intraprendenti … per ascendere il Missouri alla sua sorgente, lì per essere impiegati per uno, due o tre anni”. La squadra fu rapidamente costruita e la prima licenza di commercio fu concessa ad Ashley già l’11 aprile 1822. Riuscirono a costruire una stazione alla foce dello Yellowstone, ma persero parecchi uomini in scontri con gli arikara. Ashley decise di abbandonare il commercio del fiume Missouri; le scoperte di Henry, Smith e Prevost lo convinsero del fatto che i castori erano molto più abbondanti al di là delle montagne nelle vicinanze del Gran Lago Salato. Un altro motivo importante per questo cambiamento era che in quel momento la Missouri Fur Company era estremamente attiva nel commercio dell’Alto Missouri, e che molti altri erano impegnati in esso, mentre anche la forte American Fur Company si preparava ad entrarvi. Probabilmente Ashley pensava che questa concorrenza potesse rivelarsi rovinosa per i suoi mezzi limitati. Così il generale decise di cambiare strategia e puntare non più sulle postazioni ma sui rendezvous, degli incontri annuali in montagna dove trapper e indiani, di solito verso luglio, avrebbero potuto scambiare pellicce con l’occorrente per l’anno successivo. Fu perciò stabilito un ordine di cose completamente nuovo e l’appuntamento divenne una caratteristica estremamente unica e importante del commercio di montagna.


Trapper in esplorazione

Il 1° luglio 1825 centoventi uomini si accamparono sul Green River, alla foce dell’Henry’s Fork, carichi del prezioso bottino di molti castori. Ashley consegnò loro farina, zucchero, caffè, coperte, tabacco e whisky. Diversi trapper avevano giovani mogli indiane e bambini. Alcuni di questi uomini avevano lasciato St. Louis con Henry nella primavera del 1822 e da allora erano rimasti nei boschi. Molti non avevano assaggiato zucchero o caffè per molti mesi. Pagarono quei beni prezzi enormi spendendo in pochissime ore quanto guadagnato in un anno. Fecero festa, si intrattennero nel raccontare le loro avventure, giocare d’azzardo, bere e sfidarsi a pugni, cavallo e tiro al bersaglio. Quello fu il primo rendezvous.
Ashely abbandonò anche quei territori ed esplorò il paese a sud di Salt Lake fino al lago Sevier, che prese il suo nome. Fu in un punto della valle di Cache che la sua vita cambiò. Si imbatté in un uomo della HBC, Peter Skene Ogden, in possesso di una quantità di pellicce che ammontava a circa centomila dollari e, non si sa esattamente come, ma riuscì a farsele dare. C’è dice che le abbia rubate, chi sostiene che le abbia comprate per una manciata di whisky e zucchero, nessuno conosce come andarono le cose, ma la carriera di Ashley mutò. Fino a quel momento era stato oberato di debiti. Con quelle pellicce però poteva saldare i conti coi suoi creditori e rilanciare la sua attività. Riuscì a condurre le pellicce sino a St. Louis scambiandole per una montagna di denaro. Due anni dopo, bramoso di provare a far carriera in politica, cedette la compagnia ai suoi trapper, Jedediah Smith, David Jackson e William Sublette, impegnandosi a rifornirli di cibo agli annuali rendezvous. Ashley fu eletto per tre volte al Congresso e non tornò mai più alla vita di cacciatore tra le montagne, la nuova Rocky Mountain Fur Company subì un lento declino. La concorrenza dell’AFC era agguerritissima. La compagnia di Astor disponeva di un’organizzazione complessa, di centinaia di uomini e mezzi illimitati, ma soprattutto erano audaci e sfacciati. S’insediarono nei territori di caccia della RMFC e la scacciarono armi alla mano. Nel 1830 passò ai trapper Thomas Fitzpatrick, Milton Sublette (fratello di William) e James Bridger, ma ormai il commercio non portava più gli alti profitti di una volta e allora la Compagnia delle Montagne Rocciose radunò i suoi uomini nella valle del Green River, nel 1834, e concordò il suo scioglimento. Fitzpatrick, Sublette e Bridger entrarono al servizio della compagnia che aveva causato la loro rovina, l’American Fur Company che da allora ebbe il totale controllo dei commerci, contrastata solo dalla HBC.

Per i Commenti è possibile usare il nostro forum