Ritualità della caccia al bisonte

A cura di Gaetano Della Pepa

Link dello speciale sui bisonti e gli indiani: 1) I bisonti, 2) Gli indiani e la conoscenza del bisonte, 3) Gli indiani a caccia del bisonte, 4) L’utilità del bisonte, 5) I mantelli di pelle di bisonte, 6) Ritualità della caccia al bisonte


Perchè gli uomini non macellavano i bisonti uccisi durante la caccia comune? Premesso che ciò avveniva solo in quella grande occasione che era la caccia collettiva, sacra e ritualizzata, c’è anche da dire che macellavano e scuoiavano, oltre agli altri animali, anche il bisonte quando veniva ucciso dal singolo guerriero in una solitaria azione di caccia.
Cominciamo col dire che i guerrieri prima di intraprendere azioni di caccia, come di guerra, si sottoponevano ad un’astinenza forzata. Proprio così, nel giorno e nella notte precedente, non facevano sesso.
Si potrebbe pensare che questo tabù servisse ad evitare la spossatezza fisica conseguente all’atto sessuale.
Anche se guerrieri e cacciatori, per avere successo, dovevano essere nel pieno delle loro forze e nulla doveva inficiare la capacità di cacciare o di combattere, esistono ben altre motivazioni a giustificazione di tali comportamenti, compresi quelli di non aiutare le donne a macellare i bisonti abbattuti.
Uno dei simboli più antichi e ricorrenti sulle pareti delle caverne del Paleolitico, dipinti dalle mani di sacerdoti cacciatori, è l’immagine della vulva.


Una pittura raffigurante una caccia al bisonte

Lo scopo è quella di associare metaforicamente e simbolicamente la vulva ferita e sanguinante nei momenti che segnano le tappe della fertilità femminile (cioè le mestruazioni ed il parto) con la ferita ottenuta tramite la penetrazione della lancia o di una freccia. Immagini del genere si trovano in abbondanza nelle caverne dello Iowa e sui rotoli di corteccia di betulla, in tutta l’area dei Grandi Laghi. Vale a dire in quelle terre da cui provenivano le tribù della prateria. Quindi,nell’immaginario degli indiani la fortuna del cacciatore consiste nell’atto della penetrazione. Però con uno scopo rovesciato. Non è un coito per procreare, ma la penetrazione è l’atto per dare la morte alla preda. Per questo motivo al cacciatore erano severamente vietati i rapporti sessuali prima della caccia.
I due atti di penetrazione, uno per portare la vita e l’altro la morte, dovevano avvenire in periodi diversi e distanti tra di loro. L’atto di penetrazione della donna ed il conseguente coito si sublimavano in entità eteree e spirituali che, fondendosi agli altri pensieri, si diffondevano e vagavano nel cosmo.


Ancora una pittura su pelle

Gli animali, con i loro sensibilissimi sensi, potevano captare tali emanazioni ed essere messi in allarme. La preda poteva avvertire la sensazione della penetrazione mortale che stava per arrivare e darsi alla fuga.
Spesso succedeva che l’indiano si asteneva dal sesso anche per un determinato periodo dopo la caccia, almeno fino a quando l’animo del cacciatore non era completamente sgombro dai sentimenti guerreschi che lo avevano accompagnato sul sentiero di caccia. Una penetrazione ancora influenzata da pensieri di morte non deve avvenire perchè il coito è vita. La divisione tra morte e vita deve essere tanto netta che tradizionalmente il cacciatore uccide, ma non si occupa della carcassa dell’animale. Anzi, in molti casi, non lo porta neppure dentro il villaggio e lascia alla donna l’incombenza della macellazione e della trasformazione del bisonte morto in essenza di vita. Cioè cibo, vestiti, tende, strumenti.

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