I cacciatori di bisonti e la fine delle grandi mandrie

A cura di Sergio Mura

Cacciatori di bufali in azione
Non vi è tragedia che non venga ricordata con una frase, un gesto o un’immagine che in qualche modo ne sintetizzi lo spirito sciagurato.
E così, anche per la caccia al bisonte – iniziata come semplice necessità di uomini di frontiera, indiani o bianchi, e poi terminata con il quasi totale sterminio di quegli animali e la fine della vita libera delle tribù indiane – vogliamo partire con una frase:
“Lasciate che li uccidano, li scuoino e li vendano fino allo sterminio del bufalo, in quanto questo è l’unico modo per portare una pace duratura e consentire alla civiltà di avanzare”. Generale Philip Sheridan
Sheridan fu il teorico dello sterminio dei bisonti in quanto necessario alla fine delle guerre indiane e alla contestuale fine della libertà per i popoli indiani e della loro stessa cultura.
Ma prendiamo le cose dall’inizio.


Cumuli di pelli di bisonte

Prima che i coloni bianchi iniziassero a spingersi sempre più in profondità negli infiniti spazi del west americano, all’inizio in pochi, coraggiosi e intrepidi apripista, poi in numero sempre crescente fino a diventare un fiume impetuoso e irrefrenabile, circa 50-60 milioni di bufali vagavano liberamente nelle grandi pianure. Gli indiani d’America li cacciavano per cibo e altre necessità, con tutte le attenzioni che un cacciatore che dipende dalla sua preda deve avere. Del bisonte, allora, non veniva sprecato nulla, nemmeno la più piccola parte. Tutto serviva per qualcosa e dopo il cibo c’era l’abbigliamento, le suppellettili e altro ancora.


Cacciatori indiani coperti da una pelle di lupo

Tuttavia, dopo la guerra civile, questo scenario sarebbe cambiato in maniera assai rapida, proprio in coincidenza con il massiccio trasferimento di persone e famiglie verso ovest. Di conseguenza, a protezione dell’avanzata dei coloni, furono costruiti nuove postazioni e forti dell’esercito. Questo movimento richiamò la necessità di procurare sempre più cibo per tutti, senza dipendere dai rifornimenti provenienti dall’est. Perciò si arrivò in tempi sufficientemente rapidi ad un contratto di fornitura di carne (di bisonte, ma non solo) con numerosi cacciatori che in questo contratto videro l’occasione per guadagnare in maniera abbastanza semplice, data la facilità con cui il bisonte poteva essere cacciato.
Più o meno nello stesso periodo, faceva la sua comparsa sulle pianure anche la ferrovia con il “cavallo di ferro” (il treno nel linguaggio figurato degli indiani) che costituì una pista dritta verso ovest e tutti gli operai collegati alla costruzioni dovevano essere nutriti, fornendo nuovo lavoro per i cacciatori.


Cacciatori sul treno

Oltre alla necessità di cibo, la caccia al bisonte venne incentivata anche dai mercati dell’est ove le persone presero a chiedere abiti e cappelli di pelle di bufalo.
La città di Leavenworth, in Kansas, divenne un fiorente centro commerciale collegato alle pelli di bufalo e, oltre alle concerie, nacquero altre piccole attività come la fabbricazione di cinghie di trasmissione per macchine industriali o la frantumazione delle ossa di bufalo e loro trasformazione in fertilizzanti.


Uno “Stetson” in pelle di bisonte

In aggiunta a ciò si diffuse anche la moda (terribile per il destino dei bisonti), di gustare le lingue di bufalo che rapidamente divennero una prelibatezza nei ristoranti raffinati. Presto, la richiesta di bufali crebbe a tal punto che vi era lavoro per i cacciatori di bufali per almeno un anno consecutivo.


Cacciatori che scuoiano un bisonte

Tutto ciò avvenne in un contesto – quello del post guerra civile – in cui l’economia era in profonda crisi e questo portò molti uomini tra i più duri a guadagnarsi da vivere come cacciatori di bufali. Armati di potenti fucili a lunga gittata e collocandosi in posizione tale da non fare giungere ai bisonti il proprio odore, i singoli cacciatori potevano uccidere fino a 250 bufali al giorno, un numero enorme se rapportato alla moltitudine di quelli che si cimentavano in tale attività. Le concerie hanno pagato fino a $ 3,00 per ogni pelle e 25 ¢ per ogni lingua, il che garantiva un certo agio per centinaia di uomini, tra cui persone del calibro di Wyatt Earp, Bat Masterson, Pat Garrett, Wild Bill Hickok e William F. Cody (Buffalo Bill), solo per nominane alcuni. In maniera sconsiderata, una volta che queste pelli e lingue venivano prelevate dalle carcasse, la carne di bufalo, pure commestibile, veniva spesso lasciata dai cacciatori a marcire sulle pianure. Nel 1880, oltre 5.000 cacciatori e addetti alla scuoiatura erano coinvolti nel commercio di pelli e lingue di bisonte.


Mucchi di ossa di bisonte ai margini della ferrovia

Gli indiani capirono abbastanza presto che quella che si stava compiendo era un’immane tragedia a loro danno. Anzitutto perché la ferrovia divise in due la grande mandria di bisonti che da sempre attraversava le pianure. Poi perché l’incredibile scempio che i cacciatori stavano causando con l’abbandono di migliaia e migliaia di carcasse a cui veniva tolta la pelliccia e, al massimo, la lingua, era intollerabile sotto ogni punto di vista e rischiava di affamarli.
Ad un certo punto la caccia al bufalo assunse un’atmosfera quasi carnevalesca quando le ferrovie iniziarono a pubblicizzare la “caccia dal treno”. Quando grandi branchi di bufali attraversavano i binari, i passeggeri venivano invitati a sparare ai poveri animali dai finestrini dei vagoni. A causa della pubblicità sui giornali, centinaia di persone, in pochissimo tempo, salirono sui treni per andare a uccidere i bufali solo per divertimento.


Un campo di cacciatori di bisonti

Mentre il massacro dei bisonti continuava pressoché indisturbato, gli indiani divenivano sempre più furiosi e pieni di risentimento vedendo diminuire la loro principale fonte di sostentamento per mano dei cacciatori bianchi. Ciò portò a sempre più numerosi attacchi indiani contro postazioni di coloni, fattorie, tratti di ferrovia, carovane e persino forti militari, cosa che venne immediatamente sfruttata per creare un clima di tensione contro le tribù indiane e numerose ritorsioni per mano dell’esercito americano al culmine delle guerre indiane. Fu in quel momento che il governo degli Stati Uniti prese la decisione di separare gli indiani dal resto della “civiltà”, collocandoli in riserve più o meno anguste. Proprio con questo fine l’esercito degli Stati Uniti promosse in modo aggressivo una politica tesa allo sterminio dei bisonti, con l’intenzione ben dichiarata di privare i guerrieri e le tribù del loro sostentamento, con la certezza che ciò li avrebbe avrebbe costretti a entrare nelle riserve.


Il bisonte non scappava neppure sotto l’attacco dei cacciatori

Addirittura, quando il parlamento del Texas stava discutendo un disegno di legge volto a proteggere il bufalo, il generale Philip Sheridan intervenne in difesa dei cacciatori di bisonti, opponendosi al disegno di legge dicendo:

“Questi uomini hanno fatto negli ultimi due anni e faranno nel prossimo anno assai più di quanto non abbia fatto l’intero esercito regolare negli ultimi quarant’anni per risolvere la questione indiana. Stanno distruggendo il commissario degli indiani. È risaputo che un esercito che perde la possibilità di avere rifornimenti è automaticamente in grave svantaggio. Puoi anche usare polvere da sparo e piombo, se vuoi, ma per una pace duratura, occorre lasciare che uccidano, scuoino e vendano i bisonti fino alloro sterminio. A quel punto le vostre praterie potranno essere ricoperte del vostro bestiame. “

Nel 1884 finì la grande era del bufalo e nulla rimase delle grandi mandrie di bufali se non immensi mucchi di ossa sparso ovunque lungo le pianure. A quel tempo in tutti gli Stati Uniti erano rimasti al massimo 1.200-2.000 bufali.


Una montagna di teschi di bisonte

Nel 1872 i primi sforzi volti a preservare il bisonte dalla completa sparizione dal suolo americano portarono all’istituzione del primo parco nazionale del mondo, quello di Yellowstone. Lì venne trasferito un piccolo branco di bufali. Era un piccolo segno, mentre appena al di fuori dei confini del neonato parco si continuava imperterriti ad uccidere i pochi bisonti rimasti liberi, fino al 1894 quando venne emesso il “Lacey Act” che vietava l’uccisione di capi di fauna selvatica nelle terre federali.
Attualmente è possibile dire che i bufali sono stati salvati dall’estinzione e oggi si stima che ci siano oltre 150.000 bisonti nelle riserve pubbliche o in riserve private.

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