La mano del morto: il mistero della quinta carta

A cura di Luca Barbieri
L’ultima partita
Ogni episodio storico di una certa importanza tende a tingersi, col tempo, del colore della Leggenda, per cui accade fatalmente che alcuni particolari che normalmente vengono ritenuti assolutamente insignificanti assumano invece una rilevanza vitale, dando il via ad aspri dibattiti ed infinite contestazioni sulla loro esattezza. Il caso dell’omicidio di Hickok non fa di certo eccezione, perché dovrebbe?, e il suo nodo gordiano è il mistero della quinta carta. Leggi il resto

Calamity Jane, tra storia e leggenda

A cura di Antonio Pannullo, da Il Secolo d’Italia

Calamity Jane in un bel montaggio fotografico realizzato in studio
Calamity Jane? Forse è un’invenzione di Buffalo Bill per pubblicizzare il suo Wild West Show (che venne anche in Italia), ma probabilmente è vissuta davvero: ci sono le foto, documenti, data di nascita e morte, che però avrebbero potuto essere artefatti. Perché Calamity Jane, l’unica donna famosa del West, è entrata nell’immaginario collettivo? Perché a fine Ottocento circolavano, e avevano grande diffusione negli States, le cosiddette dime novel, dei libriccini in cui si raccontavano le avventure romanzate dei personaggi più leggendari del West, scritte perlopiù senza mai conoscere le biografie effettive dei personaggi trattati. Inoltre Calamity Jane scrisse lei stessa alcune autobiografie celebrative, per cui la leggenda si confonde sempre più con le realtà. Leggi il resto

Nat Love, detto “Deadwood Dick”

A cura di Sergio Mura

Nat Love, il secondo in piedi da sinistra nel quadro
Nat Love, successivamente conosciuto come “Deadwood Dick”, era un cowboy afro-americano ed un ex-schiavo divenuto famoso nel periodo successivo alla guerra civile americana. Nacque schiavo nella piantagione di Robert Love nella Contea di Davidson, nel Tennessee, nel giugno del 1854 e morì a 67 anni nel 1921. Suo padre era una sorta di caposquadra tra gli schiavi ed aveva una certa responsabilità nei campi della piantagione e sua madre era la responsabile della cucina. Nat Love aveva due fratelli, una sorella maggiore, Sally, e un fratello maggiore, Jordan. Leggi il resto

A Trip to the Black Hills and Deadwood, 1876

A cura di Sergio Mura

Ci sono alcuni libri che, pur piccoli, hanno un contenuto imperdibile e meritano di essere letti e divulgati per quanto sono preziosi.
Quello che vi proponiamo oggi è uno di quelli. E’ nato in forma di lungo articolo nel lontano 1876, quando era ancora freschissimo il ricordo della sconfitta di Custer al Little Big Horn e la morte di Wild Bill Hickok era appena avvenuta. A scrivere il testo è Leander Pease Richardson, un appassionato della frontiera che si era trovato a viaggiare in una sorta di piccola carovana diretta verso la frontiera delle frontiere, la più pericolosa di quel tempo, Deadwood, nelle Black Hills del Dakota, in pieno territorio Sioux.
Il libro è una testimonianza di primissima mano, diretta, di come si viaggiava e si viveva a quel tempo in una zona travolta dalle guerre indiane.
Ma contiene anche una descrizione minuziosa di cos’era a quel tempo Deadwood, la cittadina mineraria in cui si cercava quell’oro che era stato alla base della guerra finale contro il popolo Sioux che rifiutava di farsi rinchiudere in una riserva. Leggi il resto

Il pifferaio magico di Deadwood

A cura di Luca Barbieri

Il “pifferaio” a Deadwood
Pare che la Deadwood dei primordi, in modo non dissimile da moltissime altre città di frontiera, fosse letteralmente zeppa di topi, probabilmente imbarcatisi clandestinamente dentro i carri diretti nelle Black Hills.
Come nella leggendaria Hamelin la questione provocava non pochi disagi agli abitanti, soprattutto a quelli di sesso femminile e, non disponendo di alcun pifferaio magico a portata di mano, la soluzione più appropriata sembrò essere quella di utilizzare un nemico storico del ratto: il felino. Leggi il resto

La nascita del mito Western nell’Ottocento: La frontiera americana – 2

A cura di Noemi Sammarco
Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16.


Theodore Roosevelt, il presidente cowboy

Tra gli artefici del mito della frontiera americana ve ne furono alcuni destinati ad occupare la massima carica pubblica del Paese. Andrew Jackson aveva partecipato, con l’uniforme di capitano della milizia dell’Illinois, alla guerra contro i Sauk e Fox di Falco Nero. Abraham Lincoln poteva vantare, una serie di sfolgoranti vittorie contro i Creek del mezzosangue Aquila Rossa, più conosciuto con il suo nome inglese di William Weatherford. Leggi il resto

Seth Bullock

A cura di Luca Barbieri

Theodore Roosvelt lo definì “a true westerner, the finest type of frontiersman” (traducibile, un po’ parafrasando, come “un vero uomo del West, la migliore tra tutte le tipologie di uomini della Frontiera”) ed in effetti lo fu, sebbene non fosse americano di nascita bensì canadese, e precisamente di Amherstburg, nella regione dell’Ontario. Leggi il resto

Quella strana malattia di Wild Bill Hickok

A cura di Mario Raciti

Tra le tante curiosità che nel corso di centocinquant’anni sono venute fuori riguardo la vita di Wild Bill Hickok, una di quelle più interessanti è relativa alla malattia agli occhi che lo afflisse negli ultimi anni della sua vita. I primi segni di questa malattia hanno probabilmente origine dagli occhiali scuri che Hickok cominciò ad indossare nel periodo in cui fece parte del Wild West Show di Buffalo Bill, a detta dello stesso Hickok per via del fastidio che gli procuravano le luci usate per illuminare il palcoscenico dove era costretto a esibirsi. Leggi il resto

L’assalto alla diligenza

A cura di Federico Boggio Merlo

Nel West, era molto più probabile che chi affrontava un viaggio in diligenza potesse perdere la vita per via di un incidente, o magari per avere bevuto acqua contaminata o, ancora, avere consumato del cibo andato a male durante un pasto in una stazione di sosta, piuttosto che a causa delle pallottole sparate da un fuorilegge, a dispetto di quanto si crede oggi e a prescindere da quanto le esigenze sceniche del cinema ci hanno tramandato.
La realtà vera, quella vissuta faticosamente giorno per giorno in una frontiera che era comunque pericolosissima, ci consegna la versione autentica delle cose… Morire durante un assalto alla diligenza era un’ipotesi remota. Leggi il resto

Alice Ivers, per gli amici “Poker Alice”

A cura di Luca Barbieri e di Sergio Mura

Alice Ivers
Dopo l’articolo “Il fascino indiscreto del tavolo verde”, vorrei tornare sull’argomento per raccontare, in maniera molto sintetica, la vita di un personaggio femminile praticamente sconosciuto ma decisamente affascinante: si tratta di una ricca ragazza inglese che, per le ragioni che vedremo, divenne lo spauracchio di molti giocatori d’azzardo (uomini) meritandosi il soprannome di “Poker” Alice.
Miss Ivers passò gran parte dei suoi settantanove anni seduta al tavolo verde, spennando avversari e fumando i propri sigari.
Inglese di nascita (Sudbury nel Devonshire, Febbraio 1851), o almeno così diceva lei, si trasferì con la famiglia in Colorado. Altre fonti autorevoli ce la consegnano quale figlia di immigrati Irlandesi, nata nel 1853 e trasferita molto presto in Virginia.
Conunque sia, imparò molto presto a giocare a poker grazie alla passione del marito, l’ingegnere minerario Frank Duffield, che passava le sue serate nei saloon. Leggi il resto

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