Cercatori d’ossa nel west

A cura di Luca Barbieri

Dinosauri e Far West sono argomenti per i quali l’associazione mentale non è proprio immediata, ma esiste comunque tra loro un legame fatto non solo di qualche psichedelica avventura di Tex Willer nel ventre della terra.
Fu l’anatomista inglese Richard Owen a coniare il termine “dinosauri”; era il 1841, ma delle ossa delle “terribili lucertole” se ne parlava già da quasi cinquant’anni, da quando cioè il paleontologo francese Georges Cuvier aveva cominciato a guardarle con occhio scientifico alla luce dell’imperante razionalismo illuminista. L’intuizione di Owen, però, fu quella di avviare una sistematica revisione di tutte le catalogazione confuse e piuttosto approssimative avvenute negli anni precedenti, giungendo alla conclusione che tutte le ossa dissepolte appartenevano a un’unica grande famiglia: quella di rettili mostruosi e giganteschi estintisi milioni di anni prima. Leggi il resto

Washakie, capo degli Shoshoni

Capo Washakie
Gli Shoshoni furono prevalentemente alleati con il popolo bianco e raramente si resero protagonisti di episodi guerreschi nei loro confronti. Furono, piuttosto, eterni rivali dei Sioux e dei loro alleati e contro questi rivolsero ogni energia di cui disponevano. In tal senso deve forse essere interpretata l’alleanza con l’esercito delle “giacche blu”.
Uno dei personaggi di maggior spicco tra gli Shoshoni fu senza alcun dubbio il capo Washakie, vissuto tra il 1804 ed il 1900, a cavallo del periodo più turbolento per le popolazioni indiane dell’ovest.
Washakie era figlio di un indiano Umatilla e di una Shoshone e per quasi tutta la sua infanzia visse con il gruppo del padre. Di lui tutti ricordavano la pelle, di colorazione insolitamente chiara.
Solo nel corso della giovinezza si spostò nella tribù Shoshone della madre, maturando le prime e più significative esperienze di vita e divenendo rapidamente un guerriero temuto e assai coraggioso, in grado di mutare le sorti dei piccoli conflitti intertribali che sempre hanno caratterizzato lo scorrere del tempo tra le Nazioni indiane. Leggi il resto

Il ranch nel west

A cura di Aquila Solitaria


Un ranch nel Montana – clicca per INGRANDIRE

Nelle grandi praterie i ranch dovevano essere autosufficienti per lunghi periodi. Verso la fine del 1800 i ranchers americani delle catene montuose settentrionali arrivavano a fare scorte di cibo sufficienti per un anno intero.
Distanze immense separavano gli allevamenti dagli insediamenti urbani, costringendo gli uomini ad un isolamento forzato. Il servizio Flying Doctor (Medico Volante), dal 1928, la School of the Air (cioè la scuola via radio), a partire dal 1951, e le moderne reti stradali hanno rappresentato un’importante svolta. Leggi il resto

The Tipton Train Robbery

A cura di Omar Vicari

Tipton (Wyoming), era, ed è ancora, una piccola stazione ferroviaria situata sui binari della Union Pacific circa 65 miglia a ovest di Rawlins (Wyoming) e 2 miglia a est di un punto di riferimento chiamato Table Rock ( chiamato anche Pulpit Rock perché Brigham Young predicò ai Mormoni in quel posto nel 1870). Alcuni membri del Mucchio Selvaggio si riunirono a Table Rock il 29 Agosto 1900. Leggi il resto

Un linciaggio italiano a Denver: Death to the Dago!

A cura di Emanuele Marazzini

L’articolo – clicca per INGRANDIRE
Reduci dalla lettura del toccante memoriale di Enrico Deaglio Storia vera e terribile tra Sicilia e America sulla brutale impiccagione, alla fine dell’Ottocento, di cinque siciliani nel villaggio di Tallulah in Lousiana (qui la scheda: http://sellerio.it/it/catalogo/Storia-Vera-Terribile-Sicilia-America/Deaglio/8223), abbiamo approfondito l’argomento sulle pagine di Corda e sapone (Roma, Donzelli, 2003), studio di Patrizia Salvetti che analizza buona parte dei casi di giustizia sommaria negli USA, tra Otto e Novecento, ai danni di nostri connazionali. Tra i tanti, uno ci ha particolarmente colpito: la morte di Daniele Arata in Colorado nell’estate del 1893. Per raccontarla preferiamo dar voce alle sole fonti, ossia due articoli del San Francisco Call (29 luglio) e dell’Auckland Star (21 settembre) che descrivono con precisione i fatti di quelle tragiche ore. Una ricostruzione senza dubbio parziale, faziosa. Ma che fornisce un interessante spaccato della società americana nel West di fine secolo, spesso aggressiva nei confronti di una minoranza, come quella italiana, ritenuta una setta di «ubriaconi accoltellatori» persino dalle autorità (ambasciatori e consoli) che dovevano rappresentarla o difenderla. Leggi il resto

Queho

A cura di Gian Mario Mollar

Quello di Queho (si pronuncia Key-Ho) è un racconto inquietante e poco noto, che sta a metà tra la storia e la leggenda. Fatti realmente accaduti e dicerie popolari si sono impastati con paure ataviche, fino a creare l’epopea dell’Indiano Pazzo che si aggira tra i canyon del fiume Colorado, lasciando dietro di sé una scia di sangue. Le nebbie del tempo ci impediscono di stabilire se si sia trattato veramente di un serial killer, l’antesignano nativo di ben più noti psicopatici americani, o di un semplice capro espiatorio, cui vennero affibbiati in modo sommario svariati omicidi irrisolti. La verità rimane un mistero, ma la storia merita di essere raccontata.
Si pensa che Queho sia nato attorno al 1880 a Cottonwood Island, vicino alla città di Nelson, nel Nevada. La madre faceva parte della tribù dei Cocopah, e morì poco dopo averlo dato alla luce. L’identità del padre è il primo dei molti misteri di questa vicenda. Leggi il resto

Jim Baker, il grande trapper

A cura di Sergio Mura


Jim Baker, il grande trapper – clicca per INGRANDIRE
Quando la frontiera iniziava a mostrare il suo volto, il giovane Jim Baker cercava la sua fortuna nel west, trovandovi una vita traboccante di avventura, pericolo e persino romanticismo.
Sia lo stato del Wyoming che quello del Colorado rivendicano come “proprio figlio” Jim Baker perché se da un lato si ritiene che sia stato il primo colono dell’allora Territorio del Colorado, altrettanto si crede che lui abbia costruito la prima casetta (“cabin” in inglese) permanente nel Territorio dello Wyoming. Leggi il resto

La guerra del Llano Estacado

A cura di Sergio Mura

Il lungo periodo di battaglie che pose fine alla libertà delle nazioni indiane delle pianure meridionali viene chiamata generalmente del “Llano Estacado” (Staked Plains per gli Americani) o del “Red River”.
Si sviluppò entro la prima metà degli anni ’70 del XIX secolo e fu un terrificante susseguirsi di scontri armati tra popolazioni e soldati bianchi (rafforzati dai soliti moltissimi “volontari” di pelle bianca e di pelle rossa, magari desiderosi di sistemare vecchi conti intertribali) e tribù di indiani che vedevano l’invasore minacciare seriamente il loro futuro. Leggi il resto

Geronimo, storia e leggenda dell’ultimo capo Apache

A cura di Mario Raciti

Geronimo fu l’ultimo grande guerriero della storia indiana. Strenuo difensore dei diritti del suo popolo, resistette fino allo stremo contro l’avidità, l’incomprensione e la violenza dell’uomo bianco. Nemmeno una forza militare di cinquemila uomini al comando del famoso generale Miles riuscì ad avere la meglio sulla sua banda di sedici guerrieri, quattordici donne e sei bambini.
Solo l’inganno, accordi promessi e mai mantenuti, sconfissero Geronimo.
Visse rinchiuso in campi di prigionia per più di vent’anni, vagando tra la Florida, l’Alabama e l’Oklahoma. Geronimo fu uomo dotato di una grande carica magnetica e prodigioso divinatore: pur non avendo mai ricoperto la carica di capo-tribù, fu un leader incontrastato. Leggi il resto

Satanta, capo di guerra dei Kiowa

A cura di Cesare Bartoccioni

Satanta – clicca per INGRANDIRE
Negli anni ’60 e ’70 del 1800, uno degli Indiani più conosciuti delle Pianure fu il capo di guerra Kiowa Satanta. Nell’est era visto come l’oratore del suo popolo, una sorta di rustico filosofo che rappresentava la sua gente nelle negoziazioni sui trattati e le sue osservazioni sulle relazioni tra bianchi ed indiani erano spesso riprese sui grandi giornali metropolitani.
Nel Texas, era visto come l’architetto del massacro della carovana Warren in cui sette conducenti erano stati uccisi, un assassino che giustamente era stato condannato a morte, ma che, all’ultimo minuto, aveva ricevuto la prigione a vita a seguito delle politiche della Ricostruzione (1). Entrambe queste visioni semplificavano in modo sproporzionato uno degli uomini più complessi che fosse mai sorto dalle Grandi Pianure – un capo molto intelligente, diplomatico e filosofo che era anche un assassino, ma un uomo la cui storia solo di recente ha iniziato a ricevere la sua piena misura di giustizia. Leggi il resto

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