L’ultimo grido degli Yaqui

A cura di Josephine Basile

Guerrieri Yaqui con un prigioniero
Avremmo saputo poco della vera sorte degli Yaqui – schiavizzati e deportati ancora nel xx secolo – se non fosse stato per John Kenneth Turner (1879-1948), un coraggioso ed onesto giornalista nato in Oregon, che volle vedere con i propri occhi gli ultimi scorci della loro triste odissea, che per la verità durava da secoli, fin da quando il feroce conquistador Diego de Guzman, nel 1533, giunse sul Rio Yaqui in cerca di schiavi.
Ma gli Yaqui diedero battaglia e il suo tentativo fallì. Guzman rimase impressionato dalla fierezza di questi Indios, così come i suoi soldati, che affermarono di non aver mai visto, in nessun luogo della Nuova Spagna, guerrieri così valorosi sul campo di battaglia.
Gli Yaqui, infatti, erano una forza poderosa, che nemmeno i Toltechi e Aztechi erano riusciti a conquistare.
Ma questa è storia vecchia, la nostra comincia nella prima decade del 1900, quando Turner conobbe alcuni appartenenti al Partito Liberale Messicano, che si trovavano prigionieri negli Stati Uniti e che gli rivelarono la reale situazione esistente in Messico, dove si poteva vedere ancora la schiavitù. A seguito di queste informazioni, nel 1908 Turner decise di intraprendere un viaggio in Messico, per constatare personalmente quanto gli era stato riferito.
Al ritorno da questo viaggio, Turner scrisse un libro dal titolo “Mexico Barbaro”, dove raccontò le sue esperienze in Messico, nella penisola dello Yucatan, inizialmente, dove arrivò simulando di essere un ricco investitore in cerca di affari, e dove ebbe modo di appurare che in America continuava ancora ad esistere la schiavitù.


Donne Yaqui con anfore d’acqua, Sonora, 1894

Egli narra il modo in cui i magnati del “henequén” (pianta di agave coltivata per secoli nella regione) facevano lavorare nelle grandi haciendas gli Yaqui, mandati dal governo nello Yucatan, esiliandoli, strappandoli alle loro famiglie, forzati a lavorare giornate intere…. e potevano essere acquistati e venduti. Era il lavoro di questi schiavi quel che rendeva Merida (Yucatan) una delle città più belle e ricche del paese, ma ad un costo inumano. I ricchi proprietari (hacendados) esibivano la loro complicità con il governo, ma non si azzardavano a chiamarla schiavitù. Erano coscienti che la schiavitù era proibita dalla costituzione messicana, ma sembravano – o volevano – credere al nome del loro sistema: “servizio forzato per debito “. Quel che segue è uno dei capitoli narrati dallo stesso Turner e tratto dal suo “Mexico Barbaro”, che porta la data del 1911, e a seguire, la cronologia degli Yaqui.


Il vero fine del mio viaggio nello Yucatán, fù di verificare che accadde agli Indios Yaqui del Sonora. Insieme a migliaia di nordamericani, che insieme abbiamo vissuto per molti anni nelle regioni del sud-ovest e vicino alla frontiera messicana, sapevo già delle sofferenze subite dagli Yaqui nel loro Stato nativo, dei mezzi che vennero impiegati per obbligarli a ribellarsi, della confisca delle loro terre, dei metodi di sterminio usati dall’esercito, della voce indignata della gente sensata del Sonora, e infine, del radicale ordine del presidente Díaz perchè gli Yaqui fossero deportati.
Sapevo che questo ordine si stava compiendo e che centinaia di famiglie erano raccolte ogni mese per essere inviate in esilio; ma, che sorte li aspettava? La risposta era sempre vaga, indefinita, per nulla soddisfacente. Anche i messicani meglio informati della città non sapevano dirmi nulla. Dopo che gli esiliati Yaqui venivano imbarcati al porto di Veracruz, cadeva il sipario. Andai quindi nello Yucatán per presenziare, se possibile, all’atto finale del dramma della vita degli Yaqui e presenziai.
Si sterminano gli Yaqui, e rapidamente. Non vi è controversia: l’unica discussione è se gli Yaqui meritano, oppure no, di essere sterminati. Senza dubbio, è certo che una parte di loro si è rifiutata di accettare il destino che il governo gli ha assegnato. D’altra parte, vi è chi afferma che gli Yaqui valgono tanto quanto qualsiasi altro messicano e meritano la stessa considerazione da parte dei governanti.
Un indiano Yaqui
Lo sterminio degli Yaqui cominciò con la guerra, e la loro fine si sta compiendo con la deportazione e la schiavitù.
Si chiamano selvaggi gli Yaqui, ma dai tempi più lontani che si conoscono della loro storia, non sono mai stati selvaggi; furono sempre un popolo di agricoltori; coltivavano il suolo, scoprirono e lavorarono nelle miniere; costruirono sistemi d’irrigazione; edificarono città di adobe; frequentavano scuole pubbliche; avevano un governo organizzato e una fabbrica di moneta. Quando arrivarono i missionari spagnoli possedevano un vasto territorio, che si estendeva dal sud dell’Arizona fino a quello che oggi è lo stato del Sonora.
Sono i migliori lavoratori del Sonora, mi disse il colonnello Francisco B. Cruz, lo stesso uomo che ha l’incarico di deportarli nello Yucatan. Un lavoratore Yaqui vale due nordamericani e tre messicani, dichiarò E. F. Trout, un fattore minerario di Sonora. E’ la gente più forte, più sobria e degna di fiducia che vi è nel Messico, segnalò un altro. Il governo ci stà togliendo i nostri migliori lavoratori e distruggendo la prosperità dello stato, mi confidò un altro. Il governo dice che vuole aprire il territorio Yaqui per colonizzarlo – mi disse S. R. DeLong segretario dell’Arizona Historical Society e vecchio residente di Sonora – ma la mia opinione è che gli Yaqui sono i migliori coloni che si possano incontrare.
Queste opinioni si sentono con frequenza in Sonora e negli stati di frontiera, e anche nelle pubblicazioni della regione. Veramente, lo Yaqui ha un ammirevole aspetto fisico. Durante i miei viaggi per il Messico, imparai a riconoscerlo a prima vista per le sue larghe spalle, l’ampio torace, le gambe nervose e la faccia abbronzata. Il tipico Yaqui è quasi un gigante e la sua è una razza d’atleti. Forse sarà questa la ragione per cui non ha chinato la testa, per sottomettersi alla volontà dei dominatori del Messico.
I nordamericani che sono proprietari di miniere e ferrovie in Sonora, si lamentano continuamente per la deportazione degli Yaqui, poiché questi sono dei gran lavoratori. Un’altra opinione che ho sentito molte volte tra i vicini della frontiera, segnala il rispetto che i guerrieri Yaqui hanno per le proprietà dei nordamericani e di altri stranieri. Quando gli Yaqui presero le armi per la prima volta contro il governo attuale, circa 25 anni fa, lo fecero a causa di un’offesa ricevuta. Combattevano quasi sempre in difensiva e, arroccati sulle montagne, si videro obbligati ad abbandonarle e a saccheggiare, per non morire di fame; tutti quanti sapevano che rare volte attaccavano i Nordamericani o altre popolazioni, bensì solo i Messicani.
Leader Yaqui: Tetabiate è al centro
Per lungo tempo non commisero danni alle ferrovie, né contro i loro proprietari, che in Sonora erano sempre stati nordamericani.
L’origine dei conflitti Yaqui si attribuisce generalmente ad un piano, elaborato da un certo numero di politici, che avevano il proposito di appropriarsi delle ricche terre del sud di Sonora, le quali erano di proprietà degli Yaqui da tempo immemorabile.
Durante gli ultimi 24 anni, gli unici governatori del Sonora sono stati Ramon Corral, vicepresidente del Messico, Rafael Izabal e Luis Torres. Queste tre persone si sono alternate al governo dello stato per più di una generazione. Così come non si effettuarono elezioni popolari di nessuna classe, questi tre amici non erano assolutamente responsabili davanti a nessuno, eccetto il presidente Porfirio Diaz, e la loro autorità in Sonora è arrivata ad essere quasi assoluta.
Si sa che gli Yaqui avevano titoli legittimi sulle loro terre quando Corral, Izabal e Torres si presentarono sulla scena. All’epoca della conquista spagnola costituivano una nazione da cento a duecentomila persone, e alcuni storici suppongono che fossero un ramo degli Aztechi. Gli spagnoli non riuscirono mai a soggiogarli completamente e, dopo 250 anni di conflitti, arrivarono a stabilire una pace, con la quale gli Yaqui cedettero una parte del loro territorio, in cambio del riconoscimento dei loro giusti diritti di proprietà sul resto, in fede del quale il re di Spagna gli assegnò un titolo firmato dalla sua augusta mano. Questo accadde circa 150 anni fa, e il titolo reale fù rispettato dai governanti e capi messicani….fino all’arrivo di Porfirio Diaz. Durante tutto questo tempo, gli Yaqui vissero in pace con tutti, guadagnandosi la reputazione di gente pacifica, ma al governo di Diaz venne l’idea di provocarli con la guerra.
Durante questi anni di pace, gli Yaqui si trovarono ad essere parte solidale della nazione messicana; vivevano come gli altri messicani; avevano le proprie case e fattorie e pagavano le imposte, come il resto dei messicani. Durante la guerra contro Massimiliano, inviarono soldati per aiutare il Messico e molti di loro si distinsero per la loro brillante condotta.


Esecuzione di 6 Yaqui a Guaymas

Ma gli Yaqui furono incitati alla guerra. Gli uomini che erano a capo del governo del Sonora desideravano le loro terre, e videro un’opportunità di lucro quando lo stato mandò un corpo militare; per questo ostilizzarono gli Yaqui. Inviarono presunti agronomi nella valle dello Yaqui per mettere pietre di confine sulla terra, e dicendo alla gente che il governo aveva deciso di regalarla ad alcuni stranieri. Confiscarono 80 mila pesos che il capo Cajeme aveva depositato in una banca; infine, inviarono uomini armati ad arrestare Cajeme e, come non lo trovarono, diedero fuoco alla sua casa e a quelle dei vicini, abusando delle donne del pueblo, non rispettando nemmeno la donna dello stesso Cajeme. A partire da questo momento, gli Yaqui si videro obbligati a combattere.
A partire da questo giorno, 25 anni fa, il governo Messicano ha mantenuto quasi continuamente nel territorio un esercito contro questo popolo, con un contingente che varia dai duemila ai seimila uomini. Nella lotta morirono decine di migliaia di Yaqui e di soldati messicani, e molte centinaia di Yaqui vennero giustiziati dopo essere stati presi prigionieri. Dopo pochi anni di lotta fù catturato il capo Cajeme, che giustiziarono pubblicamente, davanti ai molti Yaqui che erano caduti prigionieri con lui. In seguito venne eletto capo Tetabiate, che prese il posto di Cajeme, e la lotta proseguì. Infine, nel 1894, in maniera repentina, gli presero le terre. Per decreto del governo federale gli si presero le migliori, e le trasferirono ad un solo uomo, il generale Lorenzo Torres, che oggi è il capo militare in Sonora e che allora era il secondo in comando.
Deportazioni di Yaqui verso lo Yucatan
Il governo viene ritenuto colpevole delle più orribili atrocità. Santa de Cabora, riferisce questi due casi: Il 17 maggio 1892, il generale Otero dell’esercito messicano, ordinò di catturare gli Yaqui, uomini donne e bambini che si trovavano nella città di Navojoa e ne prese così tanti che vennero a mancare le corde disponibili, tanto che fù necessario usarne ognuna per cinque o sei volte.
Un colonnello dell’esercito, Antonio Rincon, nel luglio del 1892, prese prigionieri duecento Yaqui, uomini, donne e bambini, li imbarcò sulla cannoniera El Democrata, gettandoli in acqua tra la foce del rio Yaqui e il porto di Guaymas, uccidendoli tutti.
Sulla frontiera messicana circolò una notizia che un incidente, simile al precedente, era accaduto nel febbraio del 1908. Il colonnello Francisco B. Cruz, che aveva a suo carico gli esiliati e che dice di essere stato a bordo della cannoniera e aver presenziato all’incidente, mi dichiarò, senza dubbio, che questa notizia non era esatta. Gli Yaqui si affogarono – mi disse – ma non furono colpevoli le autorità. Tenendo conto che il governo in quest’epoca non uccideva gli Yaqui che poteva catturare, e vendere, la versione del colonnello Cruz può prendersi come corretta.
Fu suicidio, niente più che suicidio, asserì il colonnello. Questi Indios vollero deludere l’utile che ci veniva corrisposto come commissione e per questo gettarono i loro figli in mare e saltarono tra loro. Io ero a bordo e vidi tutto. Sentii un grido acuto e vidi alcuni dei membri dell’equipaggio correre verso tribordo. Alcuni Yaqui erano in acqua. Allora si sentì un grido da babordo e vidi gli Yaqui saltare sopra il bordo da questo lato. Scendemmo con le barche, ma fù inutile; si erano tutti affogati prima che potessimo arrivare a raggiungerli.
Ogni soldato che uccide uno Yaqui – mi disse un medico militare che servì due anni nelle truppe che combattevano gli Yaqui e che conobbi a Città del Messico – percepisce una ricompensa di cento dollari. Per provare la sua impresa, il soldato deve presentare le orecchie della sua vittima. Prendete le orecchie, è l’ordine degli ufficiali. Frequentemente ho visto una compagnia di soldati formati in una piazza, e alcuni di loro che ricevevano cento dollari per un paio di orecchie.


Schiavi Yaqui nello Yucatan

A volte venivano catturati piccoli gruppi di Indios e, quando io ero nell’esercito, era costume offrire agli uomini libertà e denaro se conducevano le truppe per le strade nascoste della montagna, dove si facevano forti i loro amici. L’alternativa era quella di impiccarli, ma mai vidi che uno di questi prigionieri fù traditore. Che mi impicchino, gridavano, e ho visto qualcuno di loro correre, mettersi la corda intorno al collo e chiedere di stringere immediatamente, per non dover sopportare un’altra volta un insulto tanto rovinoso.
Ho davanti a me una lettera firmata da G. G. Lelevier, antico membro del Partito Liberale Messicano e direttore di uno dei suoi periodici negli Stati Uniti, di cui si dice che si pose, in seguito, a favore della causa del governo. La lettera dice, commentando una fotografia che mostra un gruppo di Yaqui impiccati in un albero in Sonora:
Questa fotografia assomiglia molto ad un’altra presa sul Rio Yaqui, quando il generale Angel Martínez era al comando dell’esercito messicano d’occupazione. Questo generale aveva l’abitudine di impiccare la gente perché non potevano dirgli dove si trovavano in quel momento gli Yaqui insorti, e arrivò all’estremo di catturare le donne degli Yaqui e impiccarle anche. E andò avanti fino a che il capo della commissione geografica comunicò i fatti a Città del Messico, minacciando di rinunciare se continuavano queste pratiche. Allora, questo mostro venne congedato.
Ma più tardi, il governatore Rafael Izábal (nel 1902) fece un’incursione nell’isola del Tiburon, dove si erano rifugiati alcuni pacifici Yaqui, e senza formalità ordinó agli Indiani Seri che gli portassero la mano destra di ognuno degli Yaqui che vi erano lì, con l’alternativa per i Seri di essere a loro volta sterminati. Il dottor Boidó prese una fotografia dove si poteva vedere il governatore ridere alla vista di un grappolo di mani, che gli presentavano appese all’estremità di un palo. Questa fotografia arrivò ad essere pubblicata nel periodico “El Imparcial” di Città del Messico, facendo dileggio dell’impresa eroica del governatore Izábal.

Nel 1898 le truppe del governo furono dotate di fucili migliori, e in quest’anno entrarono in contatto e distrussero un esercito Yaqui a Mazacoba. I morti furono più di un migliaio e con questa carneficina la guerra terminò.
Cajeme, uno dei grandi leader Yaqui
Dopo non ci furono più grandi battaglie; i guerrieri Yaqui venivano semplicemente cacciati, e migliaia di loro optarono per la resa. I loro capi furono giustiziati, e a quelli che si erano arresi gli venne ceduto un nuovo territorio più a nord, dove si stabilirono con le loro famiglie, come se fosse una terra promessa; ma invece risultò essere un deserto e uno dei luoghi più inospitali di tutta l’America; tanto che gli Yaqui si trasferirono in altri luoghi dello Stato del Sonora, alcuni diventando operai nelle miniere, mentre altri trovarono impiego nelle ferrovie e il resto come peones. Parte della tribù Yaqui perse quindi l’identità, mescolandosi con i popoli vicini; e sono questi pacifici Yaqui coloro che vengono catturati e deportati nello Yucatan.
Alcuni Yaqui, circa 4 o 5 mila, hanno continuato a lottare per le loro terre, fortificati in alto alla sierra Bacatete, che circonda quello che prima era il loro paese. Qui scorrono sorgenti perenni d’acqua fresca, e in questi dirupi quasi perpendicolari costruirono le loro case, piantarono mais, stabilendosi con le loro famiglie e fischiando, a volte, alle fertili valli che una volta erano le loro. Diverse migliaia di soldati continuano a perseguirli, e quantunque i soldati non possano arrivare a queste alture della sierra, osservano gli Indiani, sparando contro di loro quando scendono a comprare carne, tele e altri articoli che necessitano per la loro sussistenza.
Molti piccoli gruppi di questi Yaqui, chiamati rinnegati, sono stati distrutti; altri sono stati catturati e giustiziati. Sono circolate voci di pace che dopo sono state smentite, e si sono celebrate conferenze di pace con il governo, ma sono fallite, perché i rinnegati non potevano ottenere la garanzia che non sarebbero stati giustiziati o deportati dopo la resa.


Guerrieri di Tetabiate

Nel Gennaio del 1909, il governatore Torres pubblicò ufficialmente la notizia che il capo Bule e diverse centinaia dei suoi guerrieri si erano arresi condizionatamente; ma alcuni conflitti successivi dimostrarono che l’annuncio era stato prematuro. Vi sono per lo meno diverse centinaia di Yaqui nei despeñaderos di Bacatete che si rifiutano di arrendersi; sono fuorilegge, non comunicano con nessuno e non hanno relazioni con l’elemento pacifico della loro razza, che si trova dispersa per tutto lo stato del Sonora e, senza dubbio, l’esistenza di questo pugno di rinnegati è l’unica scusa che ha il governo per arrestare pacifiche famiglie messicane e deportarle… si dice cinquecento individui ogni mese.
Perché si fanno soffrire donne, bambini e vecchi, solo perché alcuni dei loro parenti di quarto grado stanno lottando lontani, sulle montagne? Il medico militare con cui parlai in Messico rispose a questa domanda in termini molto energici.
Un ritratto di Tetabiate
La ragione? – disse – Non vi è ragione. Si tratta solo di una scusa, e la scusa è che quelli che lavorano contribuiscono a sostenere quelli che combattono; ma se questo è verità, lo è in minima parte, poiché la gran maggioranza degli Yaqui non comunica con i combattenti. Possono esservene alcuni colpevoli, ma non si fa assolutamente nulla per scoprirlo, e in tal modo, per ciò che un pugno di Yaqui patrioti stanno forse facendo, se ne fanno soffrire e morire altre decine di migliaia. E’ come se si incendiasse tutta una città perché uno dei suoi abitanti avrebbe rubato un cavallo.
La deportazione degli Yaqui nello Yucatan e in altri parti del Messico sotto il regime schiavista cominciò ad assumere grandi proporzioni intorno al 1905, cominciando in piccola scala ed aumentando successivamente.
Infine, nella primavera del 1908, si pubblicò nei periodici nordamericani e messicani un ordine del presidente Díaz, disponendo in maniera definitiva che tutti gli Yaqui, dovunque si incontrassero, fossero uomini, donne o bambini, dovevano essere catturati per la “Secretaría de Guerra” e deportati nello Yucatan.
Durante i miei viaggi in Messico domandai molte volte riguardo all’autenticità di questa notizia, e me la confermarono pienamente. La confermarono funzionari pubblici di Città del Messico, e il colonnello Cruz, principale incaricato di deportare gli Yaqui, ed è fuori dubbio che quest’ordine, qualunque fosse la sua origine, venne compiuto. Si catturavano giornalmente lavoratori Yaqui nelle miniere, nelle ferrovie e nelle tenute – antichi lavoratori che mai avevano posseduto un fucile – donne, ragazzi e bambini, vecchi o giovani, deboli o forti. Custoditi da soldati e rurales, andavano in gruppi verso l’esilio. E vi furono altri indigeni, oltre agli Yaqui, che seguivano lo stessa strada: Pima, Opata, altri indios Messicani e altri dalla pelle scura, che per essere poveri e incapaci di difendersi, erano stati catturati, schedati come Yaqui e inviati nella terra dell’agave. Qual è la loro sorte in quel luogo?
1897: Tetabiate stipula la pace con i Messicani
Questo è ciò che andai a verificare nello Yucatan.
Il segreto che sta alla radice di tutto il problema Yaqui, mi fu rivelato e riassunto in poche parole dal colonnello Francisco B. Cruz, dell’esercito messicano, in una delle più importanti interviste che celebrai durante la mia permanenza in Messico.
Durante gli ultimi quattro anni, questo ufficiale ha avuto a suo carico la deportazione di tutti gli Yaqui nello Yucatan. Ebbi la sorte di prendere posto nello stesso vapore che egli prese a Progreso e diretto verso Veracruz . E’ un veterano dell’esercito, corpulento, gradevole conversatore, di circa sessant’anni. L’equipaggio di bordo ci destinò nella stessa cabina, e siccome il colonnello aveva alcuni permessi del governo che sperava di vendermi, presto entrammo in confidenza.
Durante gli ultimi tre anni e mezzo – mi disse – ho consegnato in Yucatan esattamente 1.700 Yaqui; consegnati, perché bisogna tener presente che il governo non mi dà sufficiente denaro per alimentarli debitamente e dal dieci al venti per cento muoiono nel viaggio. Questi Yaqui -continuò – si vendono nello Yucatan a sessantacinque pesos a testa; uomini, donne e bambini. Chi riceve il denaro? Bene, dieci pesos sono per me, la paga dei miei servizi; il resto và alla Secretaría de Guerra. Senza dubbio, questo non è che una goccia d’acqua nel mare, poiché è certo che le terre, case, vacche, muli, e infine tutto ciò che gli Yaqui abbandonano quando sono catturati dai soldati, passa ad essere proprietà privata di alcune autorità dello Stato di Sonora.
Secondo quanto afferma quest’uomo, che già ha ottenuto per sè una fortuna di almeno 157 mila pesos in questo negozio, si deportano gli Yaqui per il denaro che produce la loro manodopera: prima per il denaro che dà l’appropriazione dei loro beni, e secondo per il denaro ottenuto con la vendita delle loro stesse persone. Mi assicurò che le deportazioni non cesseranno, fino a che non si sarà guadagnato fino all’ultimo centavo. Il gruppo di funzionari che si è alternato nel governo di Sonora durante gli ultimi venticinque anni si occuperà di questo, aggiunse.
Queste piccole confidenze me le trasmise il colonnello semplicemente come dettagli di una allegra e interessante chiacchierata con un straniero inoffensivo. Non aveva l’idea di accusare i funzionari e cittadini i cui nomi aveva menzionato. Non fece nessuna obiezione contro il sistema; o meglio, se ne vanagloriava.
Negli ultimi sei mesi – mi disse il grasso colonnello – ho trasferito tremila Yaqui, cinquecento al mese. Questa è la capacità delle navi del governo che viaggiano tra Guymas e San Blas, ma confido che per la fine dell’anno aumenti il numero.


Yaqui impiccati dai Messicani

Aspetto di ricevere ordini per portarne altri mille e cinquecento nello Yucatán il più rapidamente possibile. Ah, si, devo fare fortuna prima che questo affare finisca, poiché vi sono per lo meno più di centomila Yaqui da trasferire. Più di 100.000 disponibili! – ripetè sentendo la mia esclamazione – Sì, 100.000, non uno di meno. E’ chiaro che non tutti sono Yaquis, ma…
E il principale delegato del presidente Diaz per la deportazione dei lavoratori di Sonora, dondolando sul ponte della nave da carico, mi lanciò un sorriso che era molto significativo, eccessivo, e terribilmente significativo.

Cronologia Yaqui

1533: Diego de Guzman giunge sul Rio Yaqui.
1565: Incontro amichevole del Capitán General della Nueva Vizcaya, Francisco de Ibarra con gli Yaqui.
1608: Ribellioni sul Río Yaqui.
1610: Il Capitano Diego Martínez de Hurdaide ottiene un trattato di pace con le tribù Yaqui e Mayo.
1617: Andrés Pérez de Rivas e Tomás Basilio evangelizzano il Yaquimi.
1623: Gli Indios Yaqui erano stati battezzati nella loro totalità, secondo i registri dei Gesuiti.
1640: Inizia il popolamento coloniale del nord del Rio Yaqui, territorio chiamato Andalucia.
1645: Migrazione Yaqui in cerca di lavoro nelle miniere.
1666: Miniere Reali a Cananea, Santa Barbara e San Francisco dello Yaqui.
1696: Insurrezione di Yaqui, Zuaques e Ocoronis nella città di San Sebastian.
1729: stabilmento di presidi protettori in Sinaloa e Sonora. Fondazione del presidio di San Carlos de Buenavista, per vigilare i movimenti degli Yaqui e Mayo.
1740: Insurrezione Yaqui causata dal maltrattamento dei colonizzatori spagnoli.
1741: Detenzione e fucilazione dei capi Yaqui Muni e Bernabe.
1769: Intenti del governo coloniale di ripartire tra i coloni spagnoli le terre degli Yaqui.
1824: Insurrezione Yaqui e Opata.
1825: Juan Banderas organizza Yaqui e Mayo e insorgono in armi, assecondati dai leader Opata Gutierrez e Virgen, proclamando l’indipendenza della Confederazione Indiana del Sonora dal dominio Spagnolo.
1826: Il capo Yaqui Juan Banderas insorge col suo popolo per la seconda volta contro gli Spagnoli.
1832: Divisione dello Stato d’Occidente in Sonora e Sinaloa. Ribellione di Yaqui, Mayo e Opata per la loro indipendenza, comandati da Juan Banderas. Fucilazione dei leader Juan Banderas e Dolores Gutierrez.
1837: Nascita del leader Yaqui José María Leyva detto “Cajeme” a Hermosillo.
1838: Guerra tra Federalisti e Centralisti in Sonora. Campagne di sterminio contro gli Yaquis per impossessarsi del loro territorio.
1856: Insurrezione Yaqui al comando del loro capo Mateo Barquín, a cui Gandara da armi e munizioni a Guaymas, perché lo aiutino nel suo scontro con Urrea.
1857: Combattimento a Pitahaya tra gli Yaquis e il comandante militare Colonnello Antonio Campuzano, che viene sconfitto. Nascita di Juan Maldonado detto “Tetabiate”.
1858: Assedio Yaquis al porto di Guaymas, dove sono respinti dal capitano Nemesio Martínez. Trattato di pace con il governatore Ignacio Pesqueira.
1859: Insurrezione Mayo, Yaqui e Opata a causa del bando imperialista in Sonora. Trattati di pace con il colonnello García Morales.
1860: Una nuova insurrezione Yaqui e Mayo riesce a sconfiggere Pesqueira e García Morales in un primo combattimento, riportando la vittoria nel Pueblo di Seris.
1861: Pesqueira fa un trattato di pace con gli Yaqui a Torim.
1865: Nuova ribellione Indigena di Yaqui e Mayo con José María Barquín, e Opata e Pima con Refugio Tanori.
1868: Grandi inondazioni sui Rio Yaqui e Mayo, che lasciano la regione desolata. Massacro di Yaqui nella chiesa di Bacum ad opera del colonnello Bustamante.
1872: Decreto del quinto Congresso Costituzionale, dove si toglie agli Yaquis la cittadinanza, per essersi organizzati “anómalamente”.
1875: José María Leyva Cajeme predica tra gli Yaqui la necessità della loro indipendenza dal giogo “Yori”.
1884: Riunione di più di tremila guerrieri Yaqui e Mayo al comando di Cajeme.
1885: Campagna del governo federale e dello stato del Sonora contro gli Yaqui. Battaglie nel territorio Yaqui: ad Anil e a“Cerro Omteme”.
1886: Si estende la lotta Yaqui in tutto il suo territorio contro il governo. Hanno luogo i combattimenti di “El Buatachive”, “Guichamoco”, “Chumampaco” e “San José de Guaymas”.
1887: Cattura e morte di José María Leyva Cajeme. Sconfitta di Yaqui e Mayo. Prende il potere Juan Maldonado “Tetabiate”.
1888: Si intensificano le campagne contro gli Yaqui ribelli.
1889: Continua la guerra degli Yaqui, e il governo federale fa proposte di pace che gli Yaqui rifiutano.
1890: Primo piano di irrigazione e colonizzazione della valle dello Yaqui. Si pianificano pueblos di coloni.
1892: Si perseguono gli Yaquis nella sierra Bacatete e dintorni. Si catturano diversi capi Yaquis delle forze del defunto Cajeme, tra questi el general Bácum.
1893: Gli Yaquis, con grandi masse guerrigliere, continuano nella loro tattica bellica.
1896: Si tenta di regolare la pace con il leader Tetabiate.
1897: Si effettua la pace di “Estación Ortíz” tra la tribù Yaqui e il governo.
1899: Gli Yaqui tornano a ribellarsi in armi.
1900: Si intensifica la lotta contro gli Yaqui, che vengono deportati in differenti luoghi della repubblica. Avviene il massacro di Mazocoba, con grandi perdite per gli Yaquis.
1901: Muore in battaglia Juan Maldonado Tetabiate. Gli Yaqui si dividono in diverse bande. Luis Bule, leader di una di queste, rinnova le ostilità nel gennaio 1902.
1904: A partire da questa data e fino al 1908, cominciano le deportazioni di massa degli Yaqui nelle grandi haciendas dello Yucatán.
1909: il 4 gennaio Luis Bule si arrende senza condizioni insieme ai suoi.
1910: Comincia il ritorno in Sonora degli Yaqui deportati.
1913: Inizia la partecipazione Yaqui nella lotta Costituzionalista a fianco del generale Obregon, motivata dalla promessa di restituzione delle loro terre.
1915: Per ostilità della tribù Yaqui, in disaccordo con Obregón, questi ordina l’inizio di una nuova campagna contro gli Yaquis.
1917: Continua la deportazione Yaqui al centro del Messico. Il General Plutarco Elías Calles dichiara che “lo Stato è disposto a tutto pur di ottenere la pacificazione degli Yaquis, senza escludere la possibilità di arrivare allo sterminio totale della tribù, se fosse necessario”.
1919: Si continua la campagna contro gli Yaqui per ordine di Adolfo Huerta.
1926: Dialogo infruttuoso tra Yaquis e Obregon. Sanguinoso incidente conosciuto come l’ultima ribellione Yaqui.
1927: Persecuzione Yaqui, che si rifugiano nella Sierra Bacatete.
1928: Gli Indigeni rifugiati nella Sierra Bacatete vengono costretti dall’esercito ad uscire allo scoperto. Si iniziano programmi di deportazione.
1929: I ribelli Yaquis accettano la proposta del presidente Emilio Portes Gil, accettando la pace, la quale si firma a Città del Messico. I capi ribelli furono incarcerati.

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