Il grande trapper Daniel Boone

A cura di Angelo D’Ambra

Il trapper Daniel Boone è una delle figure iconiche dell’identità statunitense, così la televisione attinse alla sua storia per una serie di successo, dandogli il volto di Fess Parker, che circa un decennio prima aveva pure interpretato Davy Crockett.
Sesto degli undici figli di una coppia di quaccheri della Pennsylvania, era nato il 2 novembre del 1734. Sin da bambino aveva aiutato i suoi cacciando cervi, castori e lontre e vendendo pelli ai mercanti della regione. Restia agli scontri e convinta pacifista, la sua famiglia aveva stabilito rapporti amichevoli coi nativi del posto, i lenape, e Boone era cresciuto tra loro, giocando coi bambini indiani, apprendendo i loro costumi e la loro lingua, maturando in una vita libera e selvaggia nelle foreste dei monti Alleghany.
Quando i coloni bianchi crebbero in numero, i lenape si spinsero a ovest e i Boone li seguirono. Si trasferirono nella Carolina del Nord e si stabilirono sul fiume Yadkin. Daniel aveva tredici anni e vide d’un tratto scoppiare la guerra franco-indiana sui monti Appalachi. Si arruolò nell’esercito britannico e prese parte alla battaglia del Monongahela del 9 luglio 1755. Tornato a casa, dopo la sconfitta, sposò Rebecca Bryan, con cui ebbe dieci figli. Riprese a vivere da cacciatore. In autunno, abbandonava la famiglia per addentrarsi nelle foreste, spesso da solo, e restarci per mesi, accumulando centinaia di pelli di cervo. Resisteva all’inverno, dedicandosi alla cattura di castori e lontre, per poi tornare in primavera e vendere le pelli e, a quanto pare, sua moglie non aveva mai la certezza che il marito fosse vivo. La guerra sarebbe, però, riesplosa e i Boone avrebbero dovuto spostarsi in Virginia per evitare l’aggressività dei cherokee. Ancora una volta Daniel si arruolò per combattere gli indiani, esplorò quei territori, visse di privazioni, sfidò bestie feroci e finì pure prigioniero dei nativi. Riuscì a fuggire solo per casualità.


Un ritratto realistico di Daniel Boone

Più tardi fu lui a tracciare la Wilderness Road, la strada per il Kentucky. Boone viene descritto come alto e snello, rientra perfettamente nello stereotipo fumettistico di trapper dai muscoli di ferro, uomo di poche parole, audace e dal cuore gentile. Quando tracciò la Wilderness Road si servì di sentieri scavati dalle grandi mandrie di bisonti e percorsi dai cherokee e dagli shawnee. I nativi chiamavano il percorso “athowominee”, ovvero “sentiero del grande guerriero”. Era il 1773 e Boone s’incaricò di guidare un ampio gruppo di coloni, tra cui la sua stessa famiglia, a stabilirsi in Kentucky, così ritornò su quei sentieri percorsi nel 1769. Sfruttò le sue conoscenze e le notizie riferitegli da John Finley, suo compagno nella guerra franco-indiana, che aveva visitato la regione diversi anni prima e tentò l’impresa. L’avventura finì male perché i cherokee attaccarono i coloni e uccisero James, il figlio di Daniel. Scoraggiato dai tristi eventi, il gruppo tornò indietro. Il trapper ci riprovò nel 1775, alla testa di un gruppo di cacciatori e taglialegna, comprendente suo fratello e suo genero.
Marciarono dal Tennesee verso le montagne Clinch e si accamparono a circa quindici miglia dal fiume che dà il nome allo stato. Erano nel pieno di una rivolta indiana nota come Lord Dunmore’s War e ne pagarono lo scotto. Poco prima dell’alba, infatti, guerrieri shawnee li attaccarono, sorprendendoli nel sonno. Molti persero la vita, ma il grosso dei coloni riuscì a sfuggire e poi a riprendere il viaggio sino all’odierna contea di Modison. La Wilderness Road era così aperta.
La Wilderness Road continuò ad essere pericolosa, sia per la presenza di indiani ostili e orsi, sia per le problematicità del terreno, ma Boone aveva il suo paradiso, una terra impervia, fertile, ricca di selvaggina, poco popolata, dove fondò il villaggio di Boonesborough.
La sconfitta dei nativi fu centrale per realizzare l’ambizioso piano di colonizzare il Kentucky. L’anno dopo il giudice Richard Henderson acquistò dai cherokee venti milioni di acri a sud del fiume Kentuky e ingaggiò proprio Daniel per migliorare il sentiero. Nel tempo furono eretti fortini di tronchi per fornire rifugio ai viandanti, poi si convenne ad accordi con gli indiani. Ad inizio 1800, più di duecentomila coloni erano emigrati in Kentucky.


Daniel Boone in Kentucky

La vita avventurosa di Boone lo portò a combattere nella guerra rivoluzionaria, raggiungendo il grado di colonnello e perdendo suo figlio Israel, e a sconfiggere i cherokee che gli avevano rapinato la figlia, Jemima, racconto che ispirò la scena dell’inseguimento ne “L’ultimo dei Mohicani”. L’aneddoto più noto della sua vita, però, riguarda la sua prigionia nelle mani di capo Pesce nero.
A partire dal 1777, Henry Hamilton, governatore britannico del Canada, aveva spinto gli shawnee ad attaccare gli insediamenti coloniali. Pesce nero si presentò a Boonesborough coi suoi guerrieri, provando a prendere il villaggio. Boone fu ferito, ma il nemico fu respinto. L’anno dopo, però, i guerrieri shawnee lo catturarono in una imboscata. Boone allora fu abile ad approfittare della possibilità di poter dialogare con Pesce nero per mediare e impedire ai nativi un secondo attacco a Boonesborough con la promessa che in primavera il villaggio si sarebbe arreso spontaneamente. Tutti i prigionieri furono risparmiati e rimessi in libertà, tranne però Boone la cui fama aveva stuzzicato la curiosità virile dei guerrieri shawnee. Il trapper dovette guadagnarsi la salvezza sfidando i nativi a duello e ci riuscì. Colpito dalla sua determinazione, il capo shawnee lo adottò come suo figlio col nome Sheltowee (Grande Tartaruga).
Quando capì che gli indiani però stavano preparando ugualmente un attacco su Boonesborough, riuscì a fuggire. Percorse a cavallo duecentosessanta chilometri in cinque giorni. Quando l’animale cadde stramazzato, continuò a piedi. Al ritorno di Boone a Boonesborough, alcuni degli uomini espressero dubbi sulla lealtà di Boone, dal momento che apparentemente aveva vissuto felicemente tra gli shawnee per mesi. Boone riuscì a farsi credere e condusse pure un’incursione nei territori nativi, dimostrando che il nemico era sul piede di guerra. Puntuale, Pesce nero strinse Boonesborough in un assedio lungo dieci giorni. Boone fu determinante nell’animare gli uomini a resistere vittoriosamente, ma ciò non gli impedì una denuncia alla corte marziale per tradimento. Davanti ai giudici Boone mostrò la sua innocenza.
Un giorno del 1820 disse al figlio Nathan: “Adesso vado. E’ giunto il momento”. Si spense così ed entrò nel mito.

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