La rivoluzione texana – Pillole di storia del west 6

Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6.

I texani aspettano l’assalto dell’esercito messicano
Il texano di oggi è tanto orgogliosamente indipendente quanto lo erano i suoi antenati tra il 1820 e il 1830, è sicuro che ogni tentativo di cambiare il suo stile di vita o di interferire con il corso delle sue faccende provocherà una reazione immediata. Di conseguenza non è difficile capire come i “Texians” reagirono quando, dopo l’invito dei messicani a popolare la loro terra, scoprirono che non avrebbero mai potuto creare uno stato indipendente. Ciò portò a un conflitto nel momento stesso in cui i messicani cercarono di imporre le proprie leggi.
Ma alla fine i texani vinsero.
Per dieci anni il Texas, il più grande dei territori attigui agli Stati Uniti, fu un Paese indipendente, con il suo governo, il suo esercito, la sua Marina, la sua politica estera e la sua economia. Ma nessuno in origine poteva prevedere che cosa sarebbe accaduto quando, intorno al 1820, i primi bianchi insediati a oriente del Mississippi, si spostarono a ovest verso il Texas nell’ambito della pacifica politica di colonizzazione del governo messicano.


Stephen Austin accoglie nuovi coloni nel territorio del Texas

Nel 1822, in effetti, Stephen Austin fu incoraggiato a portare con sé 200 famiglie per popolare la fertile regione; ma a mano a mano che i coloni aumentavano, si faceva sempre più forte la pressione perché questo avamposto diventasse uno Stato indipendente all’interno della nazione messicana. Solo pochi estremisti americani volevano vedere la regione completamente sganciata dal Messico o come stato indipendente, oppure come Stato dell’Unione.
Nel 1832 sorsero alcuni dissidi fra i coloni americani.
Fu allora che il nuovo dittatore messicano Santa Anna manifestò le sue intenzioni autocratiche inviando truppe stanziali su tutto il territorio texano per controllare e intimidire i coloni.


Santa Anna con i suoi soldati

Erano già avvenuti qua e là episodi di resistenza violenta, ma fu infine nell’ottobre 1835 che a Gonzales cominciò la rivoluzione vera e propria, seguita da due insignificanti, ma umilianti capitolazioni dei messicani a Goliad e San Antonio.
Santa Anna reagì radunando un esercito e marciando sul Texas nel febbraio del 1836, deciso a una brutale repressione dei ribelli.
Primo scoglio lungo il cammino fu un presidio allestito in una missione abbandonata a San Antonio, chiamata Alamo.


L’assedio di Alamo da parte dei messicani

Santa Anna assediò con migliaia di uomini i 180 difensori, un gruppo composto da americani e messicani, e dopo tredici giorni assaltò il forte e uccise tutti sino all’ultimo uomo.
Ma quei valorosi diedero a Sam Houston il tempo di riunire un piccolo esercito e formare un governo e una costituzione a Washington-on-the-Brazos, il 2 marzo.


Washington-on-the-Brazos

Nonostante un altro brutto colpo, quando quasi 400 texani furono catturati a Goliad e uccisi sul posto, Houston alla fine affrontò Santa Anna nella battaglia di San Jacinto, il 21 aprile; qui il dittatore messicano subì una sconfitta decisiva e fu catturato mentre il suo esercito veniva respinto in Messico.


La battaglia di San Jacinto

Santa Anna non si riprese mai dall’umiliazione e fu costretto ad acconsentire all’indipendenza texana per assicurare il proprio rilascio; la nuova Repubblica del Texas era realtà. Nei sussessivi dieci anni il nuovo stato crebbe con Houston come presidente e un governo creato sulla base di quello statunitense.
Agli inizi, Houston e altri personaggi influenti, pensavano a una indipendenza permanente, dato che il Texas era più grande di molte nazioni europee, possedeva fertili risorse naturali e buoni porti sul Golfo del Messico.


Sam Houston

Ma nel 1841 i costi crescenti dell’indipendenza, la minaccia costante del Messico alle aree meridionali, e gli indiani ostili lungo tutti i confini, indussero Houston e i suoi collaboratori a riflettere.
La Repubblica era fallita, con 8 milioni di dollari di debiti. Tanto Houston che il suo successore, Anson Jones, riconobbero che l’annessione agli Stati Uniti era l’unica soluzione logica; così, il 29 dicembre 1845, dopo complesse e sottili manovre da entrambe le parti, il Texas entrò nell’Unione, ponendo fine a dieci anni di corteggiamenti dell’indipendenza.

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