Gli uomini della montagna – Pillole di storia del west 4

Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.

Un “mountain men” in esplorazione
Il 1822 fu l’anno in cui cominciò una delle più romantiche e romanzate epoche della storia del West. Accadde quando una barca carica di cacciatori di pellicce risalì il fiume Missouri fino alle remote regioni montagnese. Là i cacciatori avrebbero catturato castori e altri animali da pelliccia, ne avrebbero ricavato pelli da portare a valle tre anni più tardi per essere vendute in un incontro organizzato con i mercanti di pellicce. Costoro li avrebbero pagati con whisky e rifornimenti. Furono circa 120, in quegli anni, gli uomini duri che affrontarono una vita simile, e quando ricomparvero nel 1825 ai piedi dei Monti Uinta portavano con sé più di novanta zaini pieni di pelli.
Gli “Uomini della montagna” erano personaggi solitari. Jim Bridger, “Old Bill” Williams, Jim Beckwourth e altri andarono anno dopo anno nelle Montagne Rocciose, spingendo i confini sempre più a ovest; sistemarono le trappole lungo i fiumi che già conoscevano e ne cercarono di nuovi.


Jim Bridger

Nell’Est c’era un mercato fiorente per le pelli che i cacciatori riportavano dalle proprie faticose e spesso avventurose (oltre che pericolosissime) spedizioni, un commercio che garantiva a questi uomini così indipendenti di vivere nel modo a loro più consono. Costoro sfidavano inverni implacabili, estati torride, terreni accidentati, e spesso indiani ostili.
Durante quel periodo, i cacciatori riuscirono a riempire le zone che a quel tempo era rimaste ancora vuote nella mappa del West, dalla frontiera con il Canada sino al Nuovo Messico. Quando poterono fecero amicizia con gli indiani, spesso sposandone le donne e adottandone gran parte dello stile di vita. In genere lavoravano da soli o, in certe occasioni, con due o tre compagni, formando quella che si diceva una “brigata”, avventurandosi sulle montagne, piazzando l’accampamento e poi dirigendosi ciascuno verso una propria meta. Ogni giorno affrontavano pericoli e la morte improvvisa.


I mountain men

Una gamba rotta, la perdita del cavallo o una freccia indiana, anche se non causavano immediatamente la morte, esponevano un uomo solo alla mercè delle intemperie e degli animali. Solo i più forti sopravvivevano. Hugh Glass, ad esempio, attraversò foreste e fiumi per quasi cento chilometri dopo essere stato assalito e quasi ucciso da un gigantesco orso grizzly.
Quando Tom Smith si ruppe una gamba mentre era da solo, si incise la carne con un coltello, spezzò l’osso e infilò il moncone sanguinante nel fuoco in modo da cauterizzare la ferita.


Tom “pegleg” Smith mentre si taglia la gamba ferita

Non c’è da stupirsi se questi uomini diedero vita ai miti e alle leggende della fronfiera, e se alcuni di loro, come “Old Billy” Williams, divennero dei cantastorie così abili da creare una propria mitologia.
Il loro apogeo fu disgraziatamente breve. Soltanto una decina di anni dopo che la caccia era cominciata, i castori cominciarono rapidamente a scarseggiare e nel 1840 avenne l’ultimo incontro tra cacciatori e mountain men, esattamente quindici anni dopo il primo. Dopodiché gli Uomini della montagna si diressero verso altri obiettivi. Alcuni si stabilirono definitivamente con le loro mogli indiane. Altri divennero esploratori nell’esercito. Molti altri ancora si diedero alla più redditizia caccia grossa, quella ai grandi branchi di bisonti della prateria, dal momento che era aumentata la domanda della carne e del cuoio.


Hugh Glass alle prese con il grizzly che quasi lo uccise

Alcuni divennero commercianti, ma nessuno si arricchì vendendo pellicce di castoro; moltissimi sperperavano il denaro non appena lo avevano in mano.

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