Le guerre indiane nell’Ovest (1840-1890)

A cura di Sergio Amendolia

“Lassù morì il sogno di un popolo” pronunciò amaramente Alce nero parlando dell’eccidio avvenuto il 29 dicembre 1890 sulle rive del torrente Wounded Knee in South Dakota, ove quasi 300 tra uomini, donne e bambini Sioux perirono sotto le armi del 7° cavalleria, quel medesimo reggimento che quasi quindici anni prima, agli ordini di Custer, era stato praticamente annientato a Little Big Horn da una coalizione di tribù composta in buona parte proprio da guerrieri Sioux.  Leggi il resto

Le pitture di Red Horse spiegano la battaglia del Little Bighorn

La battaglia del Little Bighorn è senza alcun dubbio uno dei conflitti più iconici tra quelli occorsi tra le tribù dei nativi americani delle pianure del nord e l’esercito degli Stati Uniti. La mattina del 25 giugno 1876 il Tenente Colonnello George Armstrong Custer condusse le sue truppe in battaglia contro i guerrieri appartenenti ai raggruppamenti Lakota Sioux, Cheyenne del Nord e Arapaho in quello che ora è il sud-est dello stato del Montana.
Alla fine dell’epica, durissima e sanguinosa battaglia, quel 26 giugno i nativi americani sconfissero Custer e gran parte dei suoi uomini.
La battaglia di Little Bighorn si concluse con una vittoria schiacciante e molto importante per le tribù native americane che lottavano per mantenere i diritti sulla loro terra e per non vedere annientato il proprio stile di vita. Tuttavia, ancor oggi, gran parte dell’immaginario che circonda la storica battaglia non si concentra sui nativi americani, usciti vittoriosi dal campo, ma piuttosto sul coraggio dei soldati bianchi e sulla resistenza di Custer e delle sue truppe. E’ realtà, infatti, che curiosamente, la battaglia si ricorda più spesso come “Custer Last Stand”…
Si dice spesso che la storia è scritta dai vincitori. Leggi il resto

I discorsi di Capo Giuseppe

A cura di Carla Marchetti

I primi uomini bianchi del vostro popolo che arrivarono nella nostra terra si chiamavano Lewis e Clark. Portarono molte cose che la nostra gente non aveva mai visto. Parlavano chiaro e la nostra gente li festeggiò per dimostrare che i loro cuori erano amichevoli. Essi offrirono doni ai nostri capi e la nostra gente offrì loro doni. Noi avevamo moltissimi cavalli e cedemmo loro quelli di cui avevano bisogno, ed essi ci diedero in cambio fucili e tabacco. Tutti i Nez Percés fecero amicizia con Lewis e Clark e acconsentirono a lasciarli passare per la loro terra e non fare mai la guerra all’uomo bianco. Questa promessa i Nez Percés non l’hanno mai infranta. Leggi il resto

Parole dei Nativi Americani

A cura di Andrea Galasso

Della saggezza degli uomini rossi si è detto tanto al punto che è una cosa che si da per scontata e che è stata persino banalizzata. In particolare, ciò che è grave, è che molto spesso capita di leggere frasi, interi discorsi attribuite a questo o a quell’indiano, capo o guerriero, senza che ciò sia vero. Si tratta di pura fantasia alla quale vorremmo provare a mettere un freno proponendo alcuni brani certamente attribuiti a Indiani d’America.
E’ importante invece crearsi un proprio convincimento documentandosi in prima persona e leggendo i testi che raccolgono le interviste rilasciate dai guerrieri indiani più conosciuti. E’ il modo migliore per cogliere la profondità e la bellezza di un modo di intendere la vita ed i rapporti con le cose e le persone che oggi sembra ricercato da tutti.
Di seguito trovate una nostra snella selezione di frasi attribuite ad alcuni tra i più famosi guerrieri, guide spirituali o capi indiani. Leggi il resto

Geronimo racconta la sua ultima battaglia

Dopo il tradimento e il massacro di Casa Grande non ci radunammo di nuovo per molto tempo; quando ci raccogliemmo, ritornammo in Arizona. Vi rimanemmo per un certo periodo, vivendo nella riserva di San Carlos, in un luogo che ora si chiama Geronimo. Nel 1883 ritornammo un’altra volta nel Messico.
Ci fermammo tra le sue catene montuose per circa quattordici mesi, e durante questo periodo avvennero molte scaramucce con le truppe messicane. Nel 1884 ritornammo nell’ Arizona per convincere altri apache a venire con noi nel Messico. I messicani stavano raccogliendo truppe sulle montagne dove noi avevamo vagato, e erano in numero tanto superiore al nostro, che non potevamo sperare di combatterli e vincerli.
Eravamo ormai stanchi di essere costretti a vagabondare da un posto all’altro, sempre braccati. In Arizona successero incidenti fra noi e i soldati degli Stati Uniti, e così ritornammo nel Messico. Leggi il resto

Le quattro streghe (da una leggenda del popolo Navajo)

A cura di Paolo Secondini

Un giorno il Distruttore, figlio del Sole, se ne andò per il mondo in cerca di quattro terribili streghe, i cui nomi erano Freddo, Fame, Miseria, Morte.
La sua intenzione era quella di ucciderle, in quanto era persuaso che solo così gli uomini sarebbero riusciti ad avere un’esistenza un po’ migliore.
Strada facendo incontrò la prima strega, Freddo, la quale, sebbene indossasse un pesante mantello, tremava in tutte le parti del corpo.
«Io so chi tu sei,» gli disse la strega. «Tu sei il Distruttore, figlio del Sole.»
«In persona,» quegli rispose. «Sai anche perché sono qui?»
«Questo lo ignoro.»
«Sono venuto per ucciderti.» Leggi il resto

Coyote ruba il sole e la luna (racconto Zuni)

A cura di Ginetta Rocchi

Un amuleto Zuni a forma di Coyote
Il Coyote era un cattivo cacciatore che non uccideva mai nulla. Un giorno osservò l’Aquila che cacciava conigli, prendendoli uno dopo l’altro: più coniglio di quanti potesse mangiarne. Coyote penso: “Mi unirò ad Aquila, così potrò avere carne a sufficienza”. Il Coyote stava tramando qualcosa.
Amica – disse Coyote ad Aquila, – dovremmo cacciare insieme. Due possono prendere più di una.
Perché no? – disse Aquila e così cominciarono a cacciare insieme.
Aquila catturò molti conigli, ma tutto ciò che Coyote prese furono solo alcuni piccoli insetti. In quel tempo il mondo era ancora buio; il sole e luna non erano ancora stati sistemati in cielo.
Amico – disse Coyote ad Aquila, – non c’è da stupirsi se non prendo molta selvaggina, non ci vedo. Sai dove possiamo prendere un po’ di luce? Leggi il resto

Capo Seattle

A cura di Paolo Andreucci e Big Jake

Capo SeattleCapo Seattle
Capo Seattle nacque forse nel 1786. Il suo nome era in origine See-Yahtlh almeno per la sua gente. Il suo padre era un celebre leader e capo di guerra. Ma sua madre era una schiava, al punto che lui stesso è stato considerato di “nascita bassa”. Nel periodo della sua nascita, la zona di Puget Sound fu sconvolta dal vaiolo, malattia portata dall’uomo bianco che gli venne contagiata ancor prima che potessero vedere un solo uomo bianco. Ebbero però occasione di vederne le grandi navi di passaggio in una delle rade del posto. Gli indiani unirono questi segni in una conferma che la fine del mondo era arrivata e, sicuramente, con l’avanzata dei bianchi, il loro mondo volgeva effettivamente al termine. Leggi il resto