Il fucile Henry nella frontiera

A cura di Gian Carlo Benedetti

Il 18 febbraio 1857 Oliver F. Winchester rilevò la fallimentare ditta “Volcanic Repeating Arms” dai soci H. Smith e D. B. Wesson della quale era il maggior creditore. La società produceva armi a ripetizione a leva progettate dal versatile Walter Hunt, ma con il grosso handicap di essere alimentate da proiettili autopropellenti (rocket ball) di scarsissima potenza.
Grazie alla inventiva del dipendente Benjamin Tyler Henry che, con il brevetto nr. 30446 del 16 ottobre 1860, oltre ad averne migliorato il meccanismo, aveva ideato una più performante cartuccia calibro .44 a percussione anulare (quelle a fuoco centrale non erano ancora state inventate).
La cartuccia, inizialmente di rame poi di ottone, prodotta in due lunghezze (Short e Long), aveva la punta rigorosamente piatta (flat), d’obbligo nei caricatori tubolari. Sopravvisse all’arma che la sparava di oltre mezzo secolo. Essa in seguito fu camerata, oltre che nel Winchester ’66, anche in revolvers, tra cui gli ottimi S&W nr. 3 e Colt 1873.
L’elegante fucile, che conteneva 15/16 colpi nel caricatore tubolare posto sotto la canna lunga poco più di 24 pollici, pesava circa dieci libbre e fu pubblicizzato come in grado di abbattere orsi e bisonti e con una portata sino a mille iarde.


Il fucile Henry mod. 1860

In realtà l’arma non era così potente e come un raggio di azione non superava le 200/250 yards ma aveva dalla sua il numero di colpi e la incredibile cadenza di 45 colpi al minuto. Ciò in un epoca dominata ancora dai moschetti monocolpo ad avancarica con i loro tre colpi al minuto.
Agli inizi il fucile non ebbe lo sperato successo nel mercato e neppure venne immediatamente prodotto, nonostante la designazione di “Henry mod. 1860”, in quanto si cercarono prima finanziamenti per l’apertura delle linee di produzione. L’iniziale produzione mensile era lenta e le vendite basse almeno sino al 1863. L’arma fu immessa nel mercato civile nel luglio 1862. Esiste una lettera di Oliver Winchester datata 24 aprile 1862 inviata a B. Henry che accompagnava tre dei suoi nuovi fucili, uno per lui stesso e gli altri quale interessato dono per due personaggi importanti nel settore armiero. Sui primi esemplari con fusto in acciaio, stimati in meno di 300, esiste una sorta di mistero: alcuni hanno pure matricole identiche a quelli in bronzo ma, soprattutto, esiste una nota spese datata 11 maggio 1861 della Colt di Hartford che rimette ad O. Winchester un conto di $. 1,900. Da alcuni è stato interpretato come un indizio che i castelli in acciaio dei primissimi esemplari di Henry siano stati prodotti dalla stessa futura rivale Colt (oppure dalla Arcade Malleable Iron Co.) in attesa della operatività dei macchinari della neonata New Haven Arms Co.
Sin dalla prima produzione vari esemplari avevano calci in legno selezionato ed erano incisi usando gli attrezzi della vecchia produzione Volcanic: alcuni vennero donati a Vip per promuoverne le vendite.
Durante la Guerra di Secessione si fece notare come avveniristica arma d’assalto a corto raggio, scontando però la ostilità dei Comandi, la concorrenza della potente ditta Kitteridge (che commercializzava altre marche) ed in specie la rivalità sul campo della coeva carabina a ripetizione di Cristopher M. Spencer, preferitagli poiché più rustica, solida, leggermente più potente seppur con meno della metà di capacità del caricatore.


Benjamin Tyler Henry

Dei circa 10 mila Henry usati nel conflitto solo 1731 furono acquistati, in più lotti a partire dal maggio 1863, dall’Esercito dell’Unione. I rimanenti furono comperati in stock dai Corpi di Volontari o privatamente dai coscritti nonostante l’alto prezzo. Un arma del genere conferiva un enorme vantaggio negli scontri ravvicinati, anche se per qualcuno era lunga e pesante per l’uso da cavallo.
Il suo prezzo era infatti di 42 dollari, la cinghia 2 dollari ed il fodero (scabbard) in pelle altri 5 dollari. Era previsto uno sconto per acquisti multipli.
Le munizioni 44 Henry Flat, espresse con la nomenclatura d’epoca (calibro in centesimi di pollice, peso della polvere e della palla in grani) sono: 44 – 26 – 200 poi potenziate in 44 – 28 – 214), marcate “H” sul fondello quale tributo all’inventore, costavano $.10 (aumentate a 17,50) ogni mille colpi. Con 10 dollari di sovrapprezzo si poteva avere l’arma placcata in argento e con 13 dorata.
Nel Primo Modello vi si trovano meno di 300 esemplari con il castello in acciaio (Iron Frame), tutti con matricole sotto il 400 e con l’ottimistica tacca di mira sino mille yarde, frammisti a quelli più comuni in bronzo (Brass Frame) (da 1 a 5.300 circa) con mire sino a 800 yarde.
Il Secondo Modello, con lievi miglioramenti, esclusivamente col castello bronzeo, aveva le matricole comprese tra 5.300 a poco più di 14.900. L’indicazione “Brass Frame” è fuorviante poiché il suo castello fu prodotto non in ottone (brass) ma in bronzo, lega detta all’epoca “Gun Metal” con cui venivano fuse persino le culatte dei cannoni. La preferenza della lega, resistente alle basse pressioni dell’epoca, più leggera, meno costosa e più malleabile da lavorare, si può spiegare con la speranza di assicurarsi commesse dalla Marina. Le tacche di mira erano fissate sulla canna o sul castello. Potevano essere assicurate alla canna ed al lato sinistro del calcio fascette (slings) per agganciare la cinghia di trasporto, soprattutto nei modelli destinati ai militari. La produzione per complessivi 14.094 esemplari cessò nel 1867 per fare posto al successore Winchester mod. 1866, prodotto in ben altri numeri. Ne condivideva la indovinata cartuccia ed il castello in bronzo (che gli valse il nomignolo di “Yellow Boy”) ma con il sistema di caricamento più funzionale brevettato dal dipendente Nelson King, poi divenuto tratto distintivo di tutti i lever action della casa escluso il mod. 1895.
Nel corso della produzione vennero corretti dei problemi, quali il percussore, la sicura e le mire. Il magazzino tubolare rimase la sua maggior debolezza. Veniva riempito per gravità inserendo le singole cartucce dopo aver ruotato il manicotto posto in prossimità della volata. Una volta richiuso si liberava la molla di alimentazione, dapprima compressa e manovrata tramite un dente esterno, che sporgeva da una sottostante fresatura lunga quanto tutto il caricatore. Ciò non permetteva di montare un’astina lignea a protezione della mano debole che restava a contatto col metallo reso scottante nel tiro prolungato. Inoltre l’arma andava impugnata con accortezza poiché la mano avanzata che la sorreggeva poteva interferire con l’arretramento del cursore, fatto che poteva interferire negativamente con l’alimentazione. Infine se la molla nelle operazioni del ricarica sfuggiva alla presa poteva deformare la “bocchetta” di caricamento e le cartucce non vi passavano più.


Munizioni 44 Henry Flat

Il difetto maggiore era però che dalla lunga fresatura poteva entrare dello sporco nel caricatore specialmente se si sparava stando sdraiati su terreno polveroso o peggio fangoso, cosa abbastanza ricorrente in guerra. Poi, se il magazzino si deformava, magari per un forte urto, l’arma diveniva inservibile. La rivale carabina Spencer, anche se ad ogni colpo occorreva armarne manualmente il cane, aveva il caricatore ben protetto all’interno del calcio che poteva essere velocemente riempito mediante appositi tubi precaricati (portati a tracolla del soldato in scatole di cuoio e legno) brevettati di Erastus Blackeslee ma solo alla fine della guerra. Sembra che un analogo dispositivo “quick loader” sia stato studiato per l’Henry.
Degli oltre 14 mila Henry 1860 si stima che un buon numero sia giunto nella Frontiera. Molti soldati tornati alla vita civile dopo la sanguinosa guerra fratricida, con meno preconcetti degli Alti Comandi, l’avevano apprezzato riconoscendone il vantaggio nel combattimento. Inoltre il Governo, dal 1866 al 1868, ne cedette sul mercato civile oltre un centinaio quale surplus ad un prezzo di realizzo compreso tra i $. 2,25 ed i $. 14,25 a seconda dello stato di usura, armi che aveva pagato tra i 36 e 44 dollari in tempo di guerra.
Nel 1865 sembra che almeno 800 Henry fossero stati portati a casa dai reduci in congedo.
A dispetto della non elevata potenza e limitata gittata, inferiore agli avancarica a canna rigata della CW, i frequentatori della pericolosa frontiera negli anni 1860–1870 sapevano che un Henry, in mano ad un individuo isolato era in grado di respingere l’attacco di molteplici assalitori da una distanza di sicurezza. Riguardo al suo uso nel Far West però, a differenza di quello nella guerra civile, non esiste dettagliata documentazione
La stessa possibilità di valida resistenza, soprattutto contro le tattiche dei pellerossa, era impensabile per chi disponesse di un fucile ed un solo colpo. Non per nulla era stato definito dai Confederati come il fucile che si carica la domenica e spara per tutta la settimana.
George Ray nell’agosto 1865 dimostrò le potenzialità dell’Henry, respingendo un attacco indiano alla sua carovana, tenendolo in scacco sino all’arrivo provvidenziale della Cavalleria.
Il Gen, Grenville Dodge, divenuto ingegnere capo della Ferrovia Union Pacific, armò con l’Henry i guardiani dei cantieri mobili senza legge (Hell on Wheels) nella calda zona del Powder River ove attacchi repentini di pellerossa ad operai, specie se isolati, erano all’ordine del giorno.
Una tattica indiana, consolidata in combattimenti secolari, era quella di esporre qualche coraggioso per far scaricare i fucili ad avancarica, allora di uso generalizzato tra militari e pionieri, per poi attaccare in massa compatta e mentre venivano ricaricate le armi.
Nel 1866 negli scontri passati alla storia come Wagon Box ed Hayfield Fights, nella fallita apertura della pista Bozeman, piccoli contingenti di soldati armati con Springfields convertiti a retrocarica col sistema appena ideato a Erskine S. Allin, attestati in ripari improvvisati e, soprattutto, ben comandati (il temerario Cap. Fetterman era defunto da poco!), tennero testa ad agguerrite formazioni di Sioux ed alleati.


Un dettaglio di un fucile Henry

Nel 1865, ovvero solo l’anno precedente, i Piedi Neri avevano subito uno smacco di cui i Dakotas non potevano essere a conoscenza e quindi farne tesoro. Due ex soldati dell’Unione che si erano trattenuti i loro Henry si erano avventurati nel territorio del Black Feet alla ricerca di giacimenti di borace ben consci del rischio. Una mattina notarono circa quaranta guerrieri armati che si stavano avvicinando al campo. Due coraggiosi si portarono a tiro per far scaricare i fucili ai minatori. Conoscendo questa tattica i due bianchi intrusi spararono un solo colpo ciascuno. Pensandoli affannati nella ricarica gli indiani attaccarono in gruppo ma molti furono falciati dal tiro incessante, anche quando si stavano ormai ritirando precipitosamente. I bianchi accatastarono i numerosi corpi insepolti quale futuro monito. Gli indiani non tornarono più a disturbarli e battezzarono l’Henry “The Spirit Gun”.
I cacciatori professionisti di bisonti usavano fucili monocolpo di grosso calibro nella tecnica dell’appostamento (Stand Hunting). Potevano abbattere con tiri precisi molti capi prima che la mandria si allarmasse. Attenti a non ferire un animale i cui spasimi e l’odore del sangue avrebbero fatto fuggire le ottuse bestie che di solito si spostavano solo di poche miglia ove poi ricominciare la carneficina.
Uno che invece preferiva il pericoloso ma più sportivo metodo di caccia ai bisonti stando a cavallo in mezzo al branco in fuga abbattendoli da vicino col suo Henry Rifle pare fosse il famoso interprete, scout e cacciatore William A. “Medicine Billy” Comstock. Guida molto apprezzata dal Gen, G. A. Custer, assai meno da altri ufficiali che lo ritenevano troppo amico degli indiani con i quali aveva vissuto a lungo. Anni dopo la sua prematura morte, avvenuta nel 1868 ad opera di giovani guerrieri Cheyennes disobbedendo al loro capo, Buffalo Bill Cody si vantò di averlo battuto in una gara di caccia al bisonte per la Ferrovia ma non si hanno prove di come si svolsero realmente i fatti.


William A. “Medicine Billy” Comstock

Anche nel corso del “Massacro Fetterman” partecipò l’Henry. La storia è sin troppo nota. Il 21 dicembre 1866 un piccolo contingente di 80 uomini, tra fanti, cavalleggeri e civili, guidato dall’incauto Cap. W. Fetterman cadde in una trappola sulla solita pista Bozeman sapientemente ordita da Nuvola Rossa. Nessuno scampò. Due dei civili aggregati, Isaac Fisher e James Withley, armati di Henry vendettero cara la pelle poiché davanti alla loro postazione improvvisata furono poi rinvenuti numerosi bossoli e tracce di molti avversari caduti. Finite le munizioni furono massacrati con particolare accanimento dai Sioux per vendicare i loro compagni uccisi.
Una carabina Henry fu certamente usata da Peter Hungate nella vana difesa della sua famiglia contro imprecisati razziatori indiani l’11 giugno 1864 nel Colorado, fatto che contribuì al massacro di Sand Creek.
Gli Ufficiali di Posta con le loro cavalcate in solitaria su percorsi obbligati ne scoprirono presto i vantaggi. Luther S. “Yellowstone” Kelly, soldato minorenne nella CW, esploratore in Alaska ed ufficiale nelle Filippine, aveva comprato per 50 dollari un Henry con le relative munizioni. Mentre portava la posta da Ft. Berthold a Ft. Stevenson fu assalito da due guerrieri Sioux. Abbattè il primo e subito ferì il secondo al fianco per poi finirlo.


Luther S. “Yellowstone” Kelly

Alexander Topence, impresario di trasporti nel Montana nel tratto tra Ft. Union e Ft. Benton, aveva dotato i suoi dipendenti di Henry grazie ai quali tennero testa ad un grosso war party abbattendo, tra morti e feriti (almeno si disse) una cinquantina di guerrieri.
Nel settembre del 1867 nel corso di un agguato dei Comanches presso il Fiume Pecos, proprio sulla pista cui aveva dato il nome, l’allevatore e pioniere Oliver Loving sostenne un conflitto a fuoco ed un assedio, armato di fucile Henry che gli consentì di salvarsi con una rocambolesca fuga notturna dentro il fiume. Purtroppo poi morì per una amputazione causata da una ferita infetta.
Dagli scavi archeologici nel sito del Little Big Horn, luogo della più famosa battaglia del West avvenuta il 25 giugno 1876, vennero alla luce numerosi bossoli calibro 44 Henry usati dalla coalizione indiana vittoriosa, forse anche i due catturati anni prima nel Massacro Fetterman. E’ certo l’uso di tali armi, tenendo altresì presente che la sua munizione era usata anche dal più moderno Winchester 1866 che, con l’identico doppio percussore periferico, rende i bossoli spenti delle due armi indistinguibili.
Non è un caso che il Winchester ’66 venisse definito pure “Henry Improved”. Nel 1921 presso il fiume Powder nel Wyoming fu rinvenuto il corpo mummificato di un guerriero Sioux che gli anziani della tribù identificarono in “Lupo dall’Alta Schiena” (High Backed Wolf), caduto in uno scontro nel luglio 1865. Celato sotto il corpo stava il fucile Henry matricola 2729, verosimilmente uno di quelli acquistati dal Gen, G. Dodge per difendere la Ferrovia. Il fatto intrigante fu riportato nel depliant dell’anno 1987 della ditta americana che importava repliche italiane di carabine a leva.
Chissà quante altre innumerevoli e dimenticate volte l’Henry avrà fatto udire la sua rauca, autorevole e mortale “voce” nelle praterie del Far West o nelle foreste del Sud America.


Un soldato armato di fucile Henry

Il Rifle Henry mod. 1860, pur essendo un’arma prodotta in non rilevante quantità esemplari, ha il grande merito storico di aver aperto la strada alla successiva fortuna della Winchester. Il suo meccanismo a ginocchio, copiato pedissequamente nei successivi modelli 1866, 1873 e 1876, fu modificato da J. M. Browinig a partire dal 1886.
L’Henry viene associato, insieme agli Springfields Allin e Sharps, alla prima frontiera subito dopo la fine della Guerra di Secessione.
Prima del fiorire del mercato delle ottime repliche italiane, nei films western più curati, dato il suo valore collezionistico, veniva “impersonato” mediante il camuffamento di più moderni e reperibili “lever action”, specialmente il Winchester mod. 1892, privandoli dell’astina lignea sottocanna.

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