La sanguinosa rapina di Bisbee

A cura di Gian Carlo Benedetti


Cinque banditi contro un’intera cittadina
L’episodio cruento di cui vogliamo parlarvi in questo articolo è una rapina finita nel sangue che causò la morte di numerosi innocenti e poi l’impiccagione dei responsabili. Si tratta di quello che alle cronache è noto come “Il massacro di Bisbee” o “Il raid di Bisbee” e che si concluse con dieci vite stroncate tra fuorilegge (cinque più uno) e vittime (quattro), compresa quella di una donna incinta.
La città di Bisbee, fondata nel 1880 nella Contea di Cochise in Arizona, all’epoca del selvaggio west era una ricca e fiorente cittadina mineraria che estraeva dalle vicine Mule Mountains quantitativi enormi di rame, oro ed argento. In quel periodo Bisbee non aveva ancora una banca ed i pagamenti dei numerosi minatori dipendenti della Copper Queen Mine, la più importante azienda estrattiva di rame della contea, venivano effettuati presso il negozio di merci Goldwater & Castaneda, nella cui cassaforte veniva anche solitamente custodito, almeno due giorni prima della paga, il contante necessario, stimato in 7 mila dollari, una somma ragguardevole per l’epoca.
La sera dell’8 dicembre 1883 cinque cow-boys legarono i loro cavalli davanti alla fonderia della Copper Queen Mine, situata alla fine della strada principale e si incamminarono lentamente verso il negozio di merci. Tre – di cui due mascherati ed uno, stranamente, a viso scoperto – entrarono all’interno del locale mentre gli altri due restarono fuori per proteggere i complici. Puntarono le pistole ai proprietari, costringendoli ad aprire la cassaforte, ma realizzarono con sorpresa che il denaro delle paghe non era ancora arrivato nel luogo.


La rapina in banca

I malviventi, infuriati per come si erano messe le cose, arraffarono tutto il contante disponibile, un orologio d’oro e dei gioielli. L’ammontare preciso del bottino non fu mai reso noto, ma sappiamo che era compreso tra i 900 ed i 3000 dollari.
Mentre i tre banditi all’interno armeggiavano con la cassaforte, alcuni cittadini si resero conto che era in corso una rapina. In pochi istanti un primo gruppo di persone si confrontò con i due fuorilegge all’esterno dell’edificio.
Un certo J.C. Tappenier, saggiatore di metalli, stava uscendo dal Bon Ton Saloon che era situato proprio di fronte e si trovò davanti i due delinquenti che gli ingiunsero di rientrare immediatamente nel saloon. Di fronte all’esitazione del povero Tappenier, i due, armati di fucili Winchester, lo uccisero con un colpo alla testa.
Lo Sceriffo della Contea, Tom Smith, stava cenando con la moglie nella Bisbee House, sita sull’altro lato, quando sentì gli spari e la confusione e uscì subito e corse verso i rapinatori qualificandosi e gridando contro i rapinatori di fermarsi. Uno dei banditi rispose che era proprio la persona che cercavano… e lo uccise. Lo sceriffo cadde vicino ad un carro per le merci.
Un cittadino conosciuto come Indian Joe fu colpito ad una gamba mentre tentava di fuggire dalla strada.
La signora Anne Roberts, una donna che era in stato interessante, si affacciò sulla porta della Bisbee House – di cui era proprietaria insieme al marito – quando un proiettile le spezzò la spina dorsale ferendola mortalmente.
John A. Nolly, un trasportatore di merci, sostava vicino al suo carro e fu colpito all’addome.
Sia la signora Roberts che il signor Nolly morirono nella sera stessa.
La sparatoria sembrava non finire mai e le pallottole vaganti volavano ovunque come mosconi impazziti.
Ad un certo punto i cinque banditi salirono a cavallo e fuggirono sparando a tutti coloro che si affacciavano sulla via. Anche la gente del luogo sparò, ma senza sortire effetti importanti. Il Vice Sceriffo William Billy Daniels, prontamente accorso, scaricò la sua pistola contro i fuggitivi senza però riuscire ad abbatterne alcuno.
A dare manforte al vice sceriffo Daniels si unirono i cittadini James Krigbaum, Horace Stilman e John Reynolds che spararono ai cavalieri fuggitivi senza ferirli. Krigbaum forò con il secondo colpo di pistola il pastrano del bandito più alto.
Un altro cittadino, un certo Howard, sostava davanti al Saloon di Joe May proprio quando stavano passando i banditi e si beccò una pallottola in corpo, restando ferito in modo abbastanza serio.
I rapinatori riuscirono quindi a guadagnare l’uscita dalla cittadina al gran galoppo, sparando in tutte le direzioni contro qualsiasi cosa si muovesse.
Ci fu un fatto importante: uno dei tre banditi (quelli che tenevano sotto tiro il proprietario John Goldwater ed il commesso Peter Doll) non era mascherato ed agli altri due, nella concitazione, caddero i bavagli che furono subito risistemati. Ma bastò quell’istante a volti scoperti per permettere ai presenti di riconoscere almeno uno dei banditi che venne identificato come Tex Howard. Inspiegabilmente, i testimoni non furono uccisi, cosa degna di nota se si tiene presente che i banditi non avevano avuto alcuna remora ad uccidere persone disarmate e persino una donna.


Una posse organizzata in Arizona

Furono subito organizzate varie posse, la prima delle quali guidata dallo stesso deputy Bill Daniels, mentre altre vennero spedite dalle cittadine vicine non appena furono avvisate del massacro, un’altra ancora fu condotta dal vice sceriffo Bob Hatch e una terza dall’altro vice, Silas Bryant.
I cittadini raccolsero la ragguardevole somma di 15 mila dollari quale ricompensa per la cattura degli spietati criminali.
La Posse era una istituzione della Common Law, il cui nome era derivante dal termine latino “Posse Comitatus”, secondo cui l’autorità locale poteva chiedere il supporto fattivo di cittadini volenterosi che da quel momento rivestivano la carica di pubblici ufficiali per tutta la durata dell’azione. E l’azione era generalmente dare la caccia a rapinatori, ricercati ed indiani ribelli, ma anche per soccorso in calamità naturali.
Alla Posse dei primi inseguitori di Bisbee, quella guidata da Daniels, si unì anche tale John Heath, classe 1855, texano, pregiudicato per rapina e furto di bestiame, un tipetto che gestiva da poco tempo una sala da ballo in città ed il cui comportamento mise in sospetto l’uomo di legge. Secondo Heath i banditi, a circa sei miglia dalla città, stando alle tracce si erano divisi in due gruppi ed avevano evitato le Mule Mountains dirigendosi verso Nord.
Daniels non ci credette e continuò imperterrito l’inseguimento verso la vallata di Sulphur Springs arrivando su una pista “calda”. Qui la posse incontrò un rancher del posto, Frank Buckles, che asserì di aver appena sofferto il furto di cinque cavalli le cui tracce erano dirette verso le Montagne Chiricahua. Più avanti nell’inseguimento incontrarono un uomo ai piedi della montagne, Luben Pardu, dal quale appresero che erano transitati cinque cow boys che lui ben conosceva: Homer W. “Red” Sample, William “Bill” Delaney, Dan “Big Dan” Dowd, James “Tex” Howard e Daniel “York” Kelly. Li conosceva poiché una settimana prima si erano fermati alla sua baracca per concordare qualcosa insieme ad una sesta persona… quello stesso John Heath che aveva cercato di depistarli! Aggiunse infine che il gruppetto aveva già precedenti criminali come rapine e razzie nell’area di Clifton, la stessa zona da cui proveniva anche Heath.
Il Deputy Daniels arrestò quindi J. Heath ritenendolo la mente ed anche il basista della tragica rapina.
Heath fu trasferito in una cella di Tombstone, allora capoluogo di Contea.
Furono affisse taglie in tutta la regione ed persino nel Messico con le fisionomie dei fuggitivi braccati.
Il primo ad essere catturato fu Dan Kelly, pizzicato dal barbiere a Deming (New Mexico). Riconosciuto ed arrestato fu tradotto anch’esso a Tombstone in treno.


I banditi in fuga

Sample ed Howard erano riparati nuovamente nella zona di Clifton. Sample fece l’errore di regalare l’orologio d’oro frutto della rapina alla sua vecchia ragazza, confidandole che aveva intenzione di nascondersi per un po’ presso il fiume Gila. Il nuovo fidanzato della donna, ben contento di togliere di mezzo un rivale, riferì tutto allo sceriffo John Hovey che catturò i due banditi mentre erano accampati sotto un albero intenti a pulire le armi. Sul cappotto impermeabile di Sample, un uomo alto e grosso, vi era il buco della pallottola che lo colpì nel corso della sua fuga per le strade di Bisbee.
Il deputy Daniels da vero segugio rintracciò ed arrestò Dowd in una miniera nel Chihuahua (Mexico) dove aveva trovato un lavoro, nascondendolo in un treno merci per evitare le lungaggini burocratiche dell’estradizione.
L’ultimo rimasto libero era anche il più pericoloso di tutti, Delaney, un ottimo tiratore e uomo deciso che però fece l’errore di partecipare ad una rissa in un saloon a Minas Pietras in Sonora, a 300 miglia a Sud del confine. Scontando la condanna a dieci giorni di prigione fu riconosciuto dalla polizia messicana grazie agli avvisi di taglia e la notizia dell’arresto arrivò agli sceriffi in Arizona. Fu inviato in missione il Deputy di Cochise County, Cesario Lucero, che era ben conosciuto in Messico e che per evitare le seccature dell’estradizione attese il fuorilegge all’uscita della prigione e lo impacchettò in una cassa per portarlo fino a Tombstone.
Il 19 febbraio 1884 una corte giudicò i cinque tutti colpevoli di omicidio plurimo di primo grado, condannandoli tutti alla morte per impiccagione da comminare il successivo 28 marzo tra le 10 e le 17.
John Heaht fu invece riconosciuto colpevole di omicidio di secondo grado e condannato all’ergastolo.
Questa “clemente” sentenza non piacque affatto ai cittadini che crearono un comitato di salute pubblica detto “Quaranta-Cinque-Sessanta” da uno dei calibri allora in voga del Winchester 76 “Centennial”.
Il Comitato era nei fatti un gruppo di vigilantes.


Impiccagione e tomba di J.Heath

Il giorno 22 febbraio 1884, data del compleanno di George Washington, i Vigilantes irruppero nelle celle della Contea, facendosi aprire la porta col trucco di un cinese che portava i pasti ai prigionieri e resero innocui, senza difficoltà, il capo-carceriere Billy Ward e l’aiutante Krigbaum e si impossessarono del prigionero. Lo condussero fuori e lo impiccarono ad un palo telegrafico di Toughnout Street, rintuzzando il timido tentativo di impedirne l’esecuzione illegale da parte dello sceriffo Jerome Ward e di suo figlio ed aiutante Fred Ward. Evidentemente la famiglia Ward non teneva molto ai prigionieri!
Heath morì con coraggio, proclamando la sua innocenza e pregando gli esecutori di non crivellare di pallottole il suo corpo appeso, come era costume all’epoca. Cosa che gli fu assicurata.
Dopo varie ore il corpo fu recuperato ed il Coroner, dr George Lonfellow, accertò che “la morte era sopravvenuta per enfisema polmonare tipico delle rilevanti altitudini e che poteva essere derivato da strangolamento cagionato da sé stesso od altrimenti” (sic).
Il 28 marzo 1884 i cinque condannati, pur proclamando la loro innocenza, furono impiccati. Uno di essi attestò che Heath era innocente. Ebbero comunque il discutibile privilegio, se non proprio la soddisfazione, di essere le prime persone condannate a morte ad essere legalmente impiccate nella Contea di Cochise!
Viste le prove circostanziali e testimonianze prodotte riteniamo che non vi fossero dubbi sulla colpevolezza dei cinque assassini e rapinatori e del “basista” J. Heath.
Questa rapina non è certo meno cruenta di altre perpetrate nella Frontiera, ma è assai meno nota di altre, ad esempio, quelle di Northfield (Minnesota) della banda James Younger del 7 settembre 1876 o di Coffeyville (Kansas) della banda dei fratelli Dalton del 5 ottobre 1892. La spiegazione va semplicemente ricercata nella notorietà e caratura dei rapinatori che nel caso di Bisbee sono finiti nel dimenticatoio del polveroso boot hill di Tombstone, seppur con coinquilini illustri.

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