Pistoleri, indiani, oro e argento nel sud-ovest

A cura di Angelo D’ambra

Ovviamente l’afflusso di bianchi nel sud-ovest per cercare oro e la loro caccia indiscriminata al bufalo portarono scompiglio nelle vite dei nativi che, per aver cibo, iniziarono ad attaccare le carovane di coloni.
Con il Trattato di Fort Laramie del 1851, in cambio dell’accettazione di un sicuro passaggio per le carovane dirette a ovest e della possibilità di costruire strade e presidi dell’esercito nella regione, i cheyenne e gli arapaho avevano ricevuto un vasto territorio compreso tra i contrafforti orientali delle Montagne Rocciose ed i fiumi North Platte e Arkansas, zona comprendente la porzione orientale dell’odierno Colorado, allora parte del Territorio del Kansas.
Nel novembre 1858, tuttavia, la scoperta dell’oro nelle Montagne Rocciose del Colorado, col precipitarsi di nuovi coloni lungo i fiumi Platte, Arkansas e Republican, portò i cheyenne e gli arapaho ad aprire le trattative per un nuovo accordo che tutelasse i loro popoli. Tutto si concluse nel 1861 col Trattato di Fort Wise con cui gli indiani accettarono di insediarsi in un’area più ristretta, compresa tra i fiumi Arkansas e Big Sandy Creek.


La scoperta dell’oro nel Colorado

Al contrario dei Kiowa, sempre ostili, i Cheyenne serbarono rapporti amichevoli coi bianchi e con cercatori d’oro. La vera preoccupazione per gli statunitensi era che i confederati potessero incitare anche le tribù in pace a fare la guerra e probabilmente queste intenzioni nei sudisti c’erano. Nel frattempo erano i sioux in Minnesota ad insorgere. L’inquietudine si diffuse anche tra i cheyenne quando si resero conto che migliaia di bisonti erano stati uccisi dai coloni durante l’estate, solo per le pelli ed il grasso. Tra loro si erano diffusi povertà, fame e vaiolo e così i capi Antilope Bianca e Pentola Nera rinnegarono il trattato e dichiararono che non avrebbero mai lasciato la loro terra. In piena Guerra Civile tutto ciò era un bel grattacapo. Ad ottobre del 1863, il governatore del Colorado John Evans descrisse a Washington una situazione difficile e instabile. Ad aprile del 1864, il colonnello John Chivington riferì di furti di capi di bestiame operati dai cheyenne presso le sorgenti del Big Sandy. Nella missione di recupero, il tenente George Eayre attaccò l’accampamento di Capo Corvo lasciando alla gente appena il tempo di abbandonare le tende, prima di farle bruciare e tornarsene a Denver. Attacchi come questo portarono all’uccisione di donne e bambini, di indiani inermi intenti a spostarsi per cercare selvaggina o anche affamati e spinti a derubare i ranch del Platte per prendere ciò che potevano. Il 16 maggio 1864, una compagnia del 1° Colorado Infantry Regiment, completa di artiglieria, ancora guidata da Eayre, mosse contro un grosso campo estivo di cheyenne nei pressi del torrente Ask, un affluente del fiume Smoky Hill dove gli indiani stavano cacciando. Il capo Orso Magro, uno dei firmatari dell’accordo di Fort Wise, andò incontro ai militari disarmato e portando con sé una copia del trattato, ma, non appena fu loro vicino, Eayre fece aprire il fuoco. I soldati lo uccisero e poi fecero tuonare i cannoni. Le palle schizzarono sull’accampamento mentre i guerrieri cheyenne assalirono i militari.


Il capo dei Cheyenne, Black Kettle (Pentola o Caldaia Nera)

Solo l’intervento di Pentola Nera riuscì ad arrestare il combattimento, consentendo ai soldati di mettersi in salvo con una precipitosa ritirata su Fort Larned. Il giorno dopo, una banda di cheyenne fece una scorreria sulla pista delle diligenze tra Fort Larned e Fort Riley, seminando morte e rapendo donne e bestiame. Così cominciò la Guerra del Colorado, quella nota per il massacro di Sand Creek, quando, dopo aver ratificato accordi di pace, i soldati di John Chivington assalirono un accampamento di seicento nativi inermi, ammazzandone circa cinquecento, scalpandone e mutilandone i cadaveri. Dopo l’accaduto, gli indiani si spostarono a nord, nel Wyoming, unendosi ad altre tribù cheyenne ed ai sioux. Pentola Nera invece restò in Arkansas, cercando la pace, ma quattro anni dopo, sebbene fosse in vigore il Medicine Lodge Treaty e si trovasse in una riserva, le truppe di Custer attaccarono la sua gente nella Battaglia del Washita, uccidendo 103 guerrieri e donne e bambini.


Il massacro del fiume Washita

Nel frattempo l’arrivo dell’esercito in Arizona, per la guerra civile, portò gruppi di cercatori ad inoltrarsi nel cuore della regione. Alcuni di essi, guidati dal capitano Pauline Weaver, scoprirono oro nell’area di Rich Hill e, all’incirca nello stesso periodo, fu rinvenuto oro anche nell’area di Lynx Creek, Hassayampa e Big Bug. L’entusiasmo attrasse subito nuovi cercatori ma, finita la guerra civile, le truppe si ritirarono e gli apache restarono padroni del territorio. Tutte le attività minerarie cessarono. Proseguirono solo presso Prescott, esplosa quando furono scoperti ricchi depositi nelle montagne di Bradshaw e divenuta capitale dell’Arizona. Qui operò il primo reggimento dell’Arizona Volunteer Infantry, istituito dal governatore John Noble Goodwin proprio per combattere gli indiani. Quando più tardi sorsero le riserve, il territorio fu lentamente avviato ad una sorta di pacificazione e tornò a pullulare di cercatori. Le vecchie miniere presero ad essere lavorate con grandi profitti, in particolare nella regione centrale delle contee di Gila e Pinal. A sud notevole importanza la rivestirono la miniera di Mowry e quelle della contea di Yuma.


Uno scorcio della miniera di Yuma

Verso la fine del 1877, Ed Schieffelin, uno scout dell’esercito di stanza a Camp Huachuca, osò inoltrarsi sulle colline ad est del fiume San Pedro, nel sud-est dell’Arizona ancora soggetto agli apache. Qui argento era stato trovato circa venti anni prima, ma nessuno vi aveva più messo piede per il pericolo di finire trucidati dagli indiani. Schieffelin non badò a chi provò a farlo desistere dicendogli che avrebbe trovato argento ma anche la sua tomba. La sua audacia lo premiò. Nel giro di poche settimane trovò argento e, pungolando i suoi amici, chiamò quel posto Tombstone. Nel maggio 1879 la città contava ancora duecentocinquanta abitanti, ma alla fine di quell’anno era la più famosa del sud-ovest, con una popolazione di mille abitanti destinata a quadruplicarsi, un giornale, un ufficio postale, bordelli e diversi saloon, una caserma dei pompieri e quattro chiese. Schieffelin fondò la Tombstone Mine, la Graveyard Mine ed ancora trovò argento a Lucky Cuss e Tough Nut, ma la città che aveva battezzato non ebbe vita facile.


Schieffelin fondò la Tombstone Mine

La possibilità di far soldi facili in un territorio di frontiera, investendo sul contrabbando, nelle miniere o giocando, portò ad un crescendo di violenza, omicidi, sparatorie, duelli. Due eventi sono particolarmente noti il Bisbee Massacre e la sparatoria dell’OK Corral.
Il primo si verificò a Bisbee, nella contea di Cochise, di cui Tombstone era capoluogo. L’8 dicembre 1883, cinque fuorilegge rapinarono un grande magazzino credendo che la cassaforte contenesse paghe dei minatori per un ammontare di settemila dollari. Durante la rapina, i membri della banda uccisero quattro persone, tra cui una donna incinta, ma riuscirono a portar via solo una parte del denaro. I cinque rapinatori furono condannati all’impiccagione e giustiziati il ??28 marzo 1884 a Tombstone, un sesto individuo, John Heath, accusato di aver organizzato la rapina, era già stato condannato all’ergastolo, ma una folla aveva assalito la prigione di Tombstone in cui era detenuto e l’aveva impiccò ad un palo del telegrafo.


Un dipinto che ricorda il massacro di Bisbee


Una vista di Bisbee e l’impiccagione

Il secondo è ben più noto. Wyatt Earp arrivò a Tombstone prima della fine del 1879. Di recente aveva lasciato Dodge City, nel Kansas, dove era stato un vero e proprio avvocato. Fu raggiunto a Tombstone dai suoi fratelli Virgil, Warren e Morgan e Doc Holliday, un amico di Dodge. Il 28 luglio 1880 Wyatt fu nominato vice sceriffo della contea di Pima, Virgil divenne vice e poi sceriffo di Tombstone. Nel frattempo maturava cattivo sangue tra gli Earps ed i McLowery.


Wyatt Earp sceriffo a Tombstone

Intorno alle 15:00 di mercoledì 26 ottobre 1881 Wyatt Earp, Morgan Earp, Virgil Earp e Doc Holliday ebbero un conflitto a fuoco con Billy Claiborne, Frank McLaury, Tom McLaury, Billy Clanton e Ike Clanton, accusati di vari crimini, furti di cavalli e bovini, rapine di diligenze. In appena 30 secondi furono sparati circa 30 colpi. Morirono i McLaury e Billy Clanton. Dopo la sparatoria, gli Earp e Doc Holliday furono accusati di omicidio ma finirono prosciolti in tribunale, tuttavia il 28 dicembre Virgil fu ferito in un’imboscata per le strade di Tombstone e, nel marzo seguente, Morgan Earp finì assassinato. Gli Earp e i loro amici riunirono un gruppo e inseguirono i loro nemici nelle Montagne Dragoon. Nel giro di due settimane uccisero quattro uomini creduti responsabili dei fatti. La vendetta era compiuta…


La sparatoria all’OK Corral di Tombstone

Ad un certo punto Tombstone si ritrovò ad essere la più grande città tra New Orleans e San Francisco, con alberghi e ristoranti lussuosi, banche e centinaia di abitazioni, tuttavia, nel 1886 un incendio distrusse la sala pompe del campo minerario e, poco dopo, il prezzo dell’argento precipitò sancendo il lento declino della città.
Negli stessi anni in cui fioriva Denver, Henry T.P. Comstock aveva trovato un giacimento aurifero sul Monte Davidson nel Washoe Range, Nevada occidentale, e la notizia, come al solito, si era sparsa a macchia d’olio attirando nugoli di avventurieri. Dalla cima del monte scendevano sino al fiume Carson molte gole e qui, in quello che fu chiamato Gold Canyon, fu rinvenuta altra polvere d’oro. Via via che progredivano le ricerche, i coloni si imbattevano in oro misto a strana “roba blu”.


Henry T.P. Comstock e la scoperta dell’argento

Non capirono subito di cosa si trattasse, si limitarono a maledirla perché riduceva il prezzo di mercato della polvere. Nello stesso periodo, era il 1859, all’imbocco del Gold Canyon, “Old Virginny” Fennimore, “Big French” John, Alek Henderson e Jack Yount scoprirono un giacimento d’oro presso Gold Hill. Tra i cercatori che vi si fiondarono ci furono pure Peter O’Riley e Pat McLaughlin che poi scoprirono la miniera di Ophir. Henry Comstock rivendicò quel terreno, sostenne che tutto fosse riconducibile all’unico filone del terreno da egli picchettato ed alla fine ottenne una parte considerevole della concessione dei quattro. Tutti però cedettero presto i loro diritti senza accorgersi dell’effettivo valore della loro miniera. Circa un mese dopo la vendita, l’analisi di campioni della “roba blu” rese chiaro a tutti che si trattava di argento di notevole pregio. Da quel momento si incrementò la presenza di cercatori sull’area. Ve ne giungevano a centinaia, superando le sierras a piedi, trasportando il loro bagaglio a dorso d’asino. Ciò determinò l’ennesimo improvvisato ammassato di tende e baracche di cercatori destinato a divenire una grande città, Virginia City.


Virginia City

Il centro si sviluppò dall’oggi al domani, dotandosi di saloon, teatri, ristoranti, negozi, passando dai da 4.000 abitanti del 1862 agli oltre 15.000 dell’anno dopo ed ai 25.000 del 1879, quando le vene si affievolirono, ma serbando sempre precarie condizioni igieniche, acqua carica di metalli, truffatori, banditi e giudici corrotti. A lungo restò da capire se il giacimento di Comstock fosse da considerarsi formato da un solo filone o molti e sul tema si tennero 245 cause ma non si arrivò mai ad una vera conclusione.
Il meccanismo di individuazione dell’argento era rudimentale. I cercatori polverizzavano un po’ di quarzo e lo lavavano in un piccolo corno. L’oro, se era presente, restava sul fondo, come farina sottilissima. Per cercare l’argento, invece, mettevano il quarzo nel corno, eliminavano con l’acqua il minerale più leggere, introducevano in un fiasco ciò che restava, aggiungevano acido nitrico, lo facevano bollire, lo mettevano a raffreddare, lo versavano in una provetta ed infine vi aggiungevano del sale: se il liquido prendeva un aspetto lattiginoso, ciò indicava la presenza dell’argento. Quando c’eran dubbi, aggiungevano acido muriatico, tenevano la provetta al sole e se diventava color porpora v’era dentro argento.
La prosperità di Comstock seguì una serie di alti e bassi. Quando si estinsero i primi filoni d’oro furono scopeti nuovi giacimenti più vasti e più ricchi, come quello di Big Bonanza. Fu necessario far seguire ai primi scavi di superfice altri più profondi che raggiunsero anche i mille metri sottoterra. A volte, il minerale era estremamente morbido e ciò, sebbene consentisse di scavare facilmente, determinò frequenti crolli. Il problema fu risolto con un ingegnoso impiego di tasselli di legno disposti a forma di reticolo per garantire sicurezza ai minatori.


Comstock Lode

Questa fu solo una delle innovazioni che resero celebre il Comstock Lode: nella miniera si sperimentarono per la prima volta la dinamite e la perforatrice meccanica e ciò agevolò molto il lavoro dei cercatori divenuti ora veri e propri minatori. Il rinvenimento di tanto argento, secondo alcuni, fu fondamentale per la nascita dello Stato del Nevada. Fino ad allora, infatti, l’area aveva fatto parte dello Utah mormone ed era nota col nome di Washoe, ma Washington, interessata alle ricchezze minerarie per affrontare le spese della guerra civile, volle istituirla come Territorio del Nevada nel 2 marzo 1861, acconsentendo a farla divenire il 36° stato dell’Unione, nel 1864, nonostante mancassero i 60.000 residenti minimi richiesti per diventare uno stato. Quell’anno fu trovato argento ad Eureka, ne era già stato trovato anche presso il fiume Reese, portando alla nascita di Austin, ed altro ancora se ne trovò nel 1869, a Pioche. Da allora il Nevada divenne noto come “Silver State”.

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