Paterson, il primo revolver

Gli affari della compagnia non sono affatto brillanti. La giovane Repubblica del Texas, allora indipendente, rimane il solo mercato fruttifero. I suoi marinai ed i sui Rangers devono affrontare Messicani ed Indiani. Comprendono molto presto la grande superiorità di queste armi che possono restare cariche e al sicuro in un astuccio o nella fondina da sella, sempre pronte a sparare, in pochi secondi, cinque colpi. E’ proprio questo successo che in seguito farà dare loro il nome di “Texas Arms”. I Revolvers Paterson furono impiegati in battaglia per la prima volta il 16 Maggio 1843, in occasione di uno scontro tra la marina Texana e quella Messicana a Campeche.
Colt fissò questo momento incidendone una scena sul tamburo di quasi tutti i modelli ad avancarica prodotti dal 1851 in poi (per esempio Navy ’51 ed Army ’60).
In Mano ai Texas Rangers la Paterson si rivelò un’arma micidiale e molti furono gli scontri vittoriosi contro schiere di Indiani anche se numericamente superiori.
In base a tutti i rapporti di stima che furono inviati a Washington, l’Esercito e la Marina degli Stati Uniti diedero finalmente parere favorevole a qualche commissione, ma che tuttavia si rivelarono insufficienti a mantenere in vita la Compagnia. Oltretutto la fragilità del meccanismo di sparo e la rapida usura dei componenti furono ulteriore fonte di lamentele. Samuel Colt cercò a più riprese di porre rimedio a tali inconvenienti, ma senza mai affrontare il problema alla radice, ovvero ridisegnando completamente la meccanica dell’arma (cosa che invece avverra’ qualche anno più tardi insieme alla collaborazione dell’ amico Capitano Samuel Walker). Pertanto nel 1842, l’azienda fu costretta a dichiarare bancarotta e a chiudere i battenti: il magazzino fu ritirato per intero dal successore di Dudley, John Ehler, mentre Samuel Colt, con buona lungimiranza, si tenne tutti i disegni e tutti quei progetti che, in seguito, si riveleranno l’ottima base di partenza per lo sviluppo di un revolver più affidabile.
Più che di “produzione” del Colt Paterson si può parlare di “costruzione” di un determinato quantitativo di esemplari, ciascuno dei quali può essere considerato un prototipo. La fabbricazione del modello era del tutto artigianale che escludevano una vera standardizzazione dei pezzi, gli esemplari effettivamente prodotti pochi e, peraltro, mai testati assiduamente né verificati nel loro corretto funzionamento. Samuel Colt, in pratica, vendette “l’idea della rivoltella”, non tanto la sua funzionalità… anche perché tale funzionalità era ben lungi dal godere di affidabilità a causa dei troppi pezzi a essa necessari (ben 32 pareti meccaniche in movimento, un numero 3 volte maggiore rispetto alle componenti poi impiegate nei modelli successivi).


Nella Paterson la chiavetta di ritegno della canna è vincolata tramite una vite

La Paterson può grossomodo essere scomposta in tre elementi principali: canna, tamburo e castello. Quest’ultimo, però, è a sua volta l’unione di tre altri elementi: il castello vero e proprio, lo scudo di rinculo e la dentiera del tamburo.
Il castello in senso stretto, ovvero la parte inferiore dell’arma, alloggia al proprio interno tutti i leveraggi e il congegno di scatto; la parte superiore del castello (che chiamiamo scudo di rinculo) serve invece a mantenere il cane in asse durante la sua corsa, fungendo da supporto alla dentiera del cane. Oltre ala dentiera, in corrispondenza dello scudo di rinculo, si trova anche un piatto sporgente che, tramite un risalto, va a inserirsi dentro la parte anteriore del tamburo, in un apposita fresatura, impedendo al cane di ruotare liberamente e di conseguenza, comandandone la rotazione. Questo piatto è inoltre dotato, al centro di un albero fisso sul quale ruota il tamburo: questo albero a differenza di quelli montati sui modelli successivi di revolver è liscio (non presenta cioè quelle rigature che si rivelarono utili a eliminare parte dei depositi delle fecce prodotte dopo ogni sparo).


L’albero di rotazione della Paterson è liscio, senza fresature

Come si può ben capire, se anche solo il meccanismo di rotazione del tamburo era estremamente complicato, l’intero sistema della catena di scatto lo era anche di più. Prevedeva infatti un grilletto mobile che, in posizione di riposo, andava ad inserirsi in un apposita sede, mentre quando il cane veniva armato, si abbassava in modo da poter essere azionato dal tiratore. Come se non bastasse, ricaricare l’arma era un operazione lunga e complicata: bisognava smontare la canna e inserire nella sede della chiavetta di ritegno della canna, ricavata nell’asse del tamburo, un calcatoio con testa a lancetta per mezzo della quale si caricavano le camere di scoppio.


Per caricare l’arma si utilizzava un braccio con testa a lancetta

Il calcatoio mobile era estremamente difficile da usare e la canna, separata dall’ arma, poteva facilmente cadere e scheggiarsi, senza contare poi che smarrire il calcatoio non era una situazione così improbabile. Per questo, il sistema di caricamento con calcatoio non ebbe alcun successo e la maggior parte dei tiratori preferì impiegare, in modo poco ortodosso ma sicuramente sbrigativo, un martello di legno. Per questo motivo la Paterson fu dotata di un calcatoio fisso alla canna ma solo nei modelli costruiti ed assemblati dopo il 1839.


Modello paterson del 1839 arricchito del calcatoio

Al fine di accontentare una clientela potenzialmente differente e per soddisfare le diverse esigenze dei tiratori, Samuel Colt realizzò tre modelli diversi di pistole Paterson: la Pocket, la Belt e la Holster, rispettivamente un revolver da tasca, uno da cintura ed uno da fondina.
Tutte le versioni seguivano un’unica matricolazione e tutti i revolver erano marcati “Patent Arms M’g Co. Paterson, N.J. Colt’s Pt” nella parte superiore della canna.
Ma mentre i tamburi delle Pocket e delle Belt riportavano un incisione, ottenuta per rullatura, raffigurante una scena di centauri con pistole e moschetti, il tamburo delle Holster riportava una vignetta raffigurante l’assalto di una diligenza, con uomo a cassetta e che si difende e tiene a bada i banditi con un revolver (scena che fu poi riutilizzata sulla rivoltella modello Pocket 1849).


Il tamburo di una Paterson con l’incisione raffigurante un assalto alla diligenza

Il modello Pocket era prodotto nei calibri 28, 31 e 34 con canne da 21/2; 3; 31/2; 4; 41/2; 43/4 di pollice.
Il modello Belt, ovvero la Paterson da cintura, utilizzava un castello di misura media con canne forate per i calibri 31 e 34, con canne comprese tra i 4 e i 6 pollici.
Il revolver Holster infine, chiamato anche “Texas Rangers” o più propriamente “Texas Arms” per ricordare il reparto che l’adottò, era prodotto solo nel calibro 36 con canne da 4, 6, 71/2, 9 e 12 pollici.
Di tutti e tre i modelli furono realizzati, complessivamente, circa 6000 esemplari. Testi autorevoli però indicano una produzione stimata ben più bassa di solo 1190 esemplari.
Se ne deduce quindi che solo un quinto di tali armi potrebbe essere considerato davvero originale.
Gli altri esemplari, dunque, sono probabilmente dei falsi “clamorosi”.

Scarica qui il documento originale relativo al brevetto della Colt Paterson.

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Commenti

Una risposta a “Paterson, il primo revolver”

  1. fooleydad, il 24 Giugno 2010 12:55

    E’ senz’altro verosimile che Colt , più che alle ruote della nave si sia ispirato al revolver dell’ingegnere americano Elisha Ayon Collier che nel 1818 ottenne a Londra un brevetto per un revolver in cui: ” il tamburo ruotava e si posizionava azionando il cane”.
    I revolvers Collier furono largamente commercializzati in India, si conosce una spedizione di 10.000 libbre di queste armi effettuata alla propria filiale di Calcutta dalla ditta Bazett, Farquar, Crawfort & Co. nel 1824, queste armi furono molto apprezzate nell’ambiente della Marina, il suo utilizzo era considerato valido come arma anti-arrembaggio.
    Samuel Colt nel 1830 era a Calcutta come marinaio,( 2+2……….. )

    fooleydad

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