Slim Woman, l’amica dei navajo

A cura di Angelo D’Ambra

Louisa Wade Wetherill, “Slim Woman”
Louisa Wade Wetherill nacque il 2 settembre del 1877 a Ward City, in Nevada, da un capitano dell’esercito statunitense e da sua moglie, John James e Julia Francis Wade. La famiglia Wade si stabilì infine a Mancos, in Colorado, nello stesso periodo in cui in città giungeva una famiglia quacchera, quella dei Wetherills.
Louisa conobbe John Wetherill, i due si innamorarono e si sposarono il 17 marzo del 1896. Ebbero due figli, Benjamin e Georgia Ida, poi decisero di cambiare vita.
La coppia prese in gestione un trading post in piena riserva navajo a Ojo Alamo. Da subito si trovarono bene, ma chissà se immaginavano che sarebbero rimasti per 45 anni con i navajo!
John era spesso fuori per commercio e Louisa coi bambini si ritrovava in continuo contatto con i nativi. All’inizio la donna fu vittima degli stereotipi poi iniziò a vedere i navajo sotto una nuova luce, ne imparò lingua ed usanza alla perfezione. I Wetherill trovarono i loro nuovi vicini ospitali, generosi e spesso saggi, sicuramente migliori di tante delle persone “civilizzate” che avevano conosciuto. Purtroppo una siccità causò il fallimento della loro attività, così i Wetherills decisero di istituire un proprio emporio a Oljato, vicino al confine tra Arizona e Utah, proprio nella Monument Valley, poi, nel 1910, si trasferirono a Kayenta. E’ qui che gli indiani presero a chiamare Louisa Wade Wetherill con un nome strano: “Asthon Sosi” ovvero “Slim Woman”, “Donna esile”.


Il trading post a Ojo Alamo

Louisa era ormai completamente immersa in ricerche culturali sui navajo, aveva iniziato a condurre studi d’ogni genere sui nativi e la loro terra ed a collezionare ogni cosa, dalle piante alle diverse tipologie di sabbia, aveva pure stretto amicizia con un uomo di medicina di nome Yellow Singer che disegnava per lei. Louisa iniziò anche a tradurre ed a trascrivere leggende e racconti popolari navajo e, poiché parlava fluentemente questa lingua, divenne anche un intermediario tra l’esercito, il Bureau of Indian Affairs e i nativi. Durante la rivolta di Paiute nel Four Corners, nessuno degli ufficiali o dei coloni osava raggiungere gli indiani ribelli da soli, tutti chiedevano il supporto e la presenza della Wetherill, anzi una volta lei andò da sola a trattare, si sedette nel consiglio di guerra e tornò incolume a Kayenta.
I navajo consideravano Louisa la loro vera amica e percorrevano grandi distanze per cercare i suoi aiuti, soprattutto medici. Il capo navajo Hoskinini era convinto che in realtà Louisa fosse navajo perché non poteva capacitarsi del fatto che una bianca parlasse così bene navajo e riuscisse a pensare come un navajo. Hoskinini la adottò nel suo clan, i tachini, e prima di morire volle che tutti i suoi averi personali fossero condotti nel negozio di Louisa e distribuiti alla sua famiglia.
Slim Woman e Hoskininni Begay
Louisa divenne nota per le sue conoscenze sui navajo, non solo linguistiche, ma anche archeologiche e mitologiche, al punto che diversi storici ed antropologi – tra i quali Frances Gillmor e Clyde Kluckhohn – richiesero il suo aiuto. La casa di Louisa Wetherill era sempre aperta agli indiani e ai viaggiatori e fu frequentata anche da Theodore Roosevelt coi suoi figli Archibald e Quentin ed il cugino Nicholas nell’agosto del 1913. Aveva progettato di redigere una storia di questo popolo, pensava che essi provenissero dal Messico e, con questa idea, la donna aveva iniziato una serie di viaggi nel 1921. Purtroppo fu frenata dagli acciacchi senza poter mai realizzare il suo sogno. Morì nel 1945 a Prescott, un anno dopo il decesso di suo marito John.
Tra gli appunti della donna furono trovate alcune storie raccontate dal navajo Wolfkiller. Questi era nato nel 1855 circa e viveva da sempre nella regione della Monument Valley sulle terre di confine tra Utah e Arizona. Di Wolfkiller, la Wetherill scrisse: “Tra gli operai c’era un uomo che abbiamo particolarmente notato. Era molto silenzioso e sorrideva sempre. Non ha mai partecipato alle discussioni che a volte nascevano tra gli altri lavoratori, ma si limitava a fare i fatti suoi, senza prestare attenzione a ciò che poteva irritare gli altri. Con i suoi guadagni, ha comprato vestiti e cibo per la sua famiglia, mentre alcuni degli altri uomini hanno speso nel gioco la maggior parte dei loro soldi. Lo chiamavano Wolfkiller. Mi raccontò queste storie della sua educazione e di come gli insegnamenti di suo nonno e sua madre lo avessero aiutato durante tutta la sua vita”.
Wolfkiller era cresciuto vedendo la bellezza della natura e scoprendo come affrontare il vento, le tempeste, il freddo e persino la morte con ottimismo e coraggio. Attraverso il suo abbraccio del mondo naturale, sviluppò rara profondità di carattere e una incredibile comprensione delle relazioni umane, cose che lo guidarono nei momenti di avversità.
Slim Woman e Sitsosie
Preoccupato che le nuove generazioni perdessero di vista le antiche verità che aveva appreso, Wolfkiller chiese alla signora Wetherill di registrare la sua storia.
Purtroppo, quando Louisa completò il progetto nel 1932, nessun editore si mostrò interessato alla pubblicazione ed il manoscritto restò chiuso nei cassetti di casa Wetherill fino a quando non si presentò un editore adatto e lo pubblicò col titolo “Wolfkiller: Wisdom From a Nineteenth-Century Navajo Shepherd”. Questo testo è molto interessante perché mostra a pieno il pensiero filosofico navajo.
In quegli anni il governo federale considerava i nativi americani bisognosi di assistenza per portarli agli standard morali e intellettuali delle persone civilizzate. I bambini nativi furono costretti a frequentare i convitti del Bureau of Indian Affairs, dove i loro insegnanti tentavano di privarli del loro patrimonio culturale. L’azione di “Slim Woman” ebbe però risvolti importantissimi, fu lei infatti a denunciare gli abusi che si stavano verificando nell’agenzia Bureau of Indian Affairs e nel convitto di Tuba City, in Arizona, ed il nuovo commissario, il sociologo John Collier, accolse i suoi reclami e pose fine alla decennale politica governativa di assimilazione culturale dei nativi americani con quello che divenne noto come New Deal Indiano ovvero l’Indian Reorganization Act nel 1934 che annullava cinquant’anni di politiche di assimilazione.

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