La Missione perduta di San Sabà

A cura di Pietro Costantini

Un guerriero Lipan Apache
All’inizio del ‘700 gli Spagnoli costruirono una serie di missioni e forti in modo da dare supporto ai coloni spagnoli, convertire le tribù ben disposte e fortificare il confine con la colonia francese del Territorio della Louisiana. I missionari spagnoli ebbero qualche successo con alcune tribù sedentarie del sud ovest, ma ebbero problemi con le frequenti incursioni di Apaches e Comanches. Ciò accadeva con tale frequenza che nel Texas spagnolo e nel Nuovo Messico le incursioni erano diventate parte della vita coloniale spagnola.
Questo stato di cose sembrò cambiare nel 1749, quando una banda di Apache Lipan chiese agli Spagnoli di costruire una missione, acconsentendo a fermare gli attacchi, il che all’epoca sembrava un grande passo in avanti. Mentre gli Spagnoli pensavano che gli Apaches si fossero finalmente convinti della necessità di convertirsi e cambiare il loro stile di vita nomade, la verità era che la banda Lipan aveva bisogno di allearsi con gli Spagnoli per avere protezione contro i nemici Comanches, che stavano devastando le terre dei Lipan, dimostrandosi la grande potenza emergente delle Pianure Meridionali.
I Lipan, pragmaticamente, stavano cercando un alleato per avere una qualche protezione dai loro nemici, che includevano Comanche, Tejas, Tonkawa e Bidais. Le autorità spagnole furono felici di ottenere la pace e stabilire una presenza in una zona che essi pensavano potesse presto essere rivendicata dalla Francia. La scoperta di argento nei dintorni di San Sabà convinse le autorità a trasferire il presidio di San Xavier a San Sabà, per proteggere gli Apache, provvedere una difesa contro le intrusioni francesi e aprire il distretto minerario di Los Almagres. I missionari, scortati da 100 soldati, si offrirono di stabilire tre missioni lungo il fiume San Sabà. Il proprietario di miniere Pedro de Terreros si offrì di finanziare almeno 20 missioni per un periodo di tre anni, al fine di pacificare gli Apache e le altre tribù di quella parte delle Pianure Meridionali. Suo cugino, Fray Alonso Giraldo de Terreros, venne nominato Padre Superiore di queste missioni.
L’insediamento venne costituito nel 1757 e i religiosi scelsero il luogo di costruzione della missione relativamente distante dal Presidio di San Sabà, diffidenti per i passati conflitti tra soldati e popoli nativi. Infine la missione venne posta a quattro miglia dal Presidio e sull’altra sponda del fiume San Xavier. Nel 1756 Padre Terreros e i suoi missionari, con l’aiuto di nove Tlaxcalans esperti nell’insegnamento del catechismo ai neofiti, raggiunsero San Antonio. Da qui procedettero verso il Rio San Sabà e fondarono la missione di Santa Cruz de San Sabá. Nelle vicinanze i soldati eressero il Presidio San Luis de las Amarillas, o Presidio di San Sabá.
A quel tempo l’area faceva parte di quel territorio, controllato dai Comanches, chiamato Comancheria, ma gli Spagnoli pensavano che fosse controllato dai Lipan. I Comanches vedevano questa alleanza tra Apaches e Spagnoli come una seria minaccia.
Stranamente, quando i missionari arrivarono a San Sabà, non trovarono Indiani a riceverli. Era accaduto che, tramite messaggeri, si era radunato un folto gruppo di Apache Lipan, per un totale di 3.000 guerrieri, che non erano interessati alla missione o ai religiosi. Lo scopo dell’incontro era la caccia al bisonte. Altre bande presenti facevano parte di un gruppo di guerra diretto a nord per attaccare tribù nemiche. Nessuno di loro era interessato a restare nella missione, sebbene alcuni promettessero di ritornare.


Posizione del presidio di San Sabà

Alcuni missionari, contrariati, abbandonarono il loro incarico e tornarono a San Antonio. Benché la posizione fosse favorevole per l’agricoltura, con pascoli verdi e corsi d’acqua, nel 1758 il colonnello Diego Ortiz Parrilla scrisse: “Gli Apaches evidentemente non erano rimasti impressionati dal nuovo Presidio, perché si rifiutarono del tutto di stabilirsi presso la missione. In effetti l’intero complesso sorgeva come un’esca proprio sul confine del territorio Comanche.”
Il 16 marzo 1758 un gruppo di oltre 1500 guerrieri Comanche, Tejas, Tonkawa, Bidais e di altre tribù del Texas settentrionale circondarono la missione in cerca degli Apache. Essi saccheggiarono e bruciarono le costruzioni della missione; benché il gruppo guerriero stesse cercando specificamente i Lipan Apache, due sacerdoti, quattro soldati e due residenti nella missione morirono nell’attacco. I Comanche la considerarono una grande vittoria contro vecchi nemici, ma dal punto di vista degli Spagnoli fu un massacro.
La reazione di Ortiz Parrilla fu di ritirarsi a San Antonio per consultarsi con gli ufficiali spagnoli sulle misure da intraprendere per rispondere all’attacco.
La notizia della distruzione della missione di San Sabà fu accolta con grande indignazione nella sede del Viceré a Città del Messico e lungo le regioni di frontiera del Messico settentrionale. Gli ufficiali spagnoli di San Antonio si riunirono nel 1759, organizzando una grande armata, composta da soldati provenienti da tutto il Messico del nord. Questa armata era più grande di quella agli ordini di Cortez organizzata per prendere Mexico City nel ‘500 e comprendeva anche molti guerrieri Apaches. Era probabilmente la più grande forza armata che gli Spagnoli potessero organizzare, rifornita di ogni risorsa necessaria da Terreros e dal governo spagnolo. Nel mese di settembre del 1759 questo gruppo armato, condotto da Ortiz Parrilla, individuò infine una banda Comanche lungo il Red River, in vicinanza dell’attuale Ringold, in Oklahoma.
Appena gli Spagnoli partirono all’attacco con grande sicurezza, dopo pochi momenti i Comanche, a cavallo, opposero una resistenza formidabile. Ortiz Parrilla perse molti soldati e dopo non molti minuti era felice di cavarsela con una netta ritirata. Questa battaglia è importante perché è uno dei pochi casi in cui una spedizione militare ben finanziata e organizzata della Spagna coloniale venne pesantemente sconfitta da un piccolo gruppo indigeno.


L’affresco commissionato nel 1762 da Pedro Romero de Terreros per commemorare gli Spagnoli morti nel massacro di San Sabà

Questo fu un avvenimento sconvolgente per le autorità spagnole del Texas e di Città del Messico. B. E. Gwynne, studioso americano, scrisse: “Parilla ha subito la peggior sconfitta militare mai inflitta agli Spagnoli nel Nuovo Mondo. Gli Spagnoli avevano impiegato ogni risorsa disponibile contro i Comanche e furono umiliati”. Dopo questa disfatta il Presidio di San Sabà rimase aperto per altri dieci anni, ma fu poi abbandonato, come venne dimenticato il desiderio di combattere e sottomettere i Comanche. I Comanche continuarono a dominare la regione con il loro impero sino alla fine del XIX secolo.
Gli Spagnoli avevano conquistato gran parte del Nuovo Mondo, dalla Patagonia al Texas, sottomettendo i potenti popoli degli Aztechi e degli Incas. Ebbene, quando raggiunsero la Comancheria, fallirono clamorosamente e dovettero battere in ritirata. L’atteggiamento razzista verso i popoli indigeni della Nuova Spagna era profondamente radicato e deve essere stato un colpo molto forte che questo piccolo gruppo di guerrieri nomadi abbia umiliato il grande impero spagnolo. Questa è una parte importante della storia che in pochi conoscono e contrasta con le ripetute narrazioni del completo dominio spagnolo sui gruppi indigeni conquistati del Nuovo Mondo. E chi si trovasse a passare nella Hill County, in Texas, dovrebbe fermarsi a Menard a osservare quelle rovine che ancora resistono come testamento della potenza indigena.
Benché gli avvenimenti alla missione di Santa Cruz di San Sabà fossero ben documentati e gli Apache Lipan li ricordassero nella loro tradizione orale, la posizione di San Sabà rimase misteriosa per la maggior parte del XX secolo e fu oggetto di ricerche per molti decenni. Nel corso dell’incursione indiana del 1758 il fuoco aveva distrutto la maggior parte delle strutture precarie in legno, canne e fango.


Guerrieri Comanche con cavalli sottratti ai Navajo – dipinto di Frank McCarthy

Gli eventi atmosferici e le coltivazioni del suolo col tempo avevano eroso i manufatti in superficie e una gran parte di quelli interrati. Al contrario, il Presidio di San Sabà venne ricostruito in pietra nel 1761, come segnale a Francesi e Nativi americani che gli Spagnoli intendevano restare. Il Presidio resistette solo fino al 1769, quando, assieme ad una fascia di terra di 130 miglia in direzione San Antonio, venne infine abbandonato ai Comanche e ai loro alleati. Essendo in pietra, rese la posizione più facile da trovare. Un progetto dell’Amministrazione dei Lavori Pubblici ricostruì una porzione del forte nel 1936, in occasione del Centenario del Texas. Oggi è aperto al pubblico.
La riscoperta della missione di Santa Cruz di San Sabá fu il risultato di anni di ricerche e scavi.
La scoperta, avvenuta nel 1993, del sito della missione in un campo di erba medica a est di Menard, arrivò dopo molti tentativi inutili. Attraverso parecchi strati di molte stagioni di coltivazioni, gli archeologi hanno identificato nel suolo macchie lasciate da pezzi di legno e pali usati nella costruzione della missione e, in aggiunta all’evidenza dei componenti strutturali della missione, una meridiana in ottone datata 1580, palle di piombo per moschetto, briglie per cavalli e medaglioni religiosi, nonché una grande fossa piena di ossa di bestiame bruciate.

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