La truffa della Miniera di Emma

A cura di Angelo D’Ambra

Alta City e la miniera di Emma
L’Emma Silver Mine è una miniera attualmente inattiva nei pressi di Alta, nello Utah, particolarmente nota per un tentativo di truffa risalente al 1871, quando due uomini d’affari americani, James E. Lyon ed il senatore William M. Stewart, vi attrassero migliaia di dollari di investimenti britannici occultando il fatto che la miniera fosse ormai esaurita.
È una delle più famose truffe della storia del west.
Bisogna dire anzitutto che i mormoni dello Utah disapprovavano le attività minerarie. Credevano che la ricerca di oro ed argento avrebbe distratto la gente da Dio, dalle coltivazioni agricole e dall’edificazione di una società veramente religiosa. L’unica eccezione che ammettevano era costituita dall’estrazione di ferro perché questo materiale aveva usi pratici innocui. Così, nei primi anni Cinquanta dell’Ottocento, i mormoni fecero diversi tentativi di trovare il ferro nello Utah. Tali tentativi andarono tutti a vuoto.
Nell’ottobre del 1862, il colonnello Patrick E. Connor guidò i suoi volontari della California e del Nevada nella Salt Lake Valley e qui essi fondarono Camp Douglas. Furono loro ad avviare la ricerca d’oro e argento, e con successo.


Emma Mine

Rapidamente cercatori e minatori si precipitarono in quei luoghi da ogni parte degli States. Tutti alla ricerca di ricchezze, si riversarono in Utah. Pure parecchi mormoni abbandonarono convinzioni religiose e famiglie e si unirono nei lavori di scavo. Il successivo arrivo della ferrovia portò nello Utah migliaia di avventurieri e minatori.
L’estrazione mineraria decollò in tutte le 29 contee dello stato ma una miniera, in particolare, merita il nostro interesse. È quella chiamata “Emma”, collocata a Little Cottonwood Canyon, sopra il campo minerario di Alta, sul versante occidentale delle Wasatch Mountains. Questa miniera, scoperta nel 1868 da due uomini di nome Woodman e Chisholm, fu battezzata “Emma” per ricordare una donna che i due avevano conosciuto a San Francisco. Woodman e Chisholm però non avevano gran quantità di soldi per proseguire negli scavi e così scelsero di vendere parte della loro cava ad uno tizio di nome James E. Lyon. Quell’anno furono estratte circa 100 tonnellate d’argento.


Un’altra vista di Emma Mine

Questa prima vena si esaurì nel giro di due anni ma una seconda vena fu individuata lontano dall’ala della cava venduta a Lyon. Ne nacque un’aspra controversia. La società entrò in crisi, Woodman e Chisholm ritenevano Lyon privo d’ogni diritto sulla nuova vena argentea e quest’ultimo intentò loro causa servendosi di un avvocato particolare, il suo amico William M. Stewart, senatore del Nevada.
I due vinsero la causa e fondarono la Emma Silver Mining Company di New York estromettendo Woodman e Chisholm. Presto però si accorsero che di argento non ce ne era più. L’argento era svanito, scomparso, la vena si era completamente prosciugata.
Nella primavera del 1871, il senatore e Lyon, spalleggiati dall’avvocato Trenor W. Park, esperto uomo d’affari per conto di John Charles Frémont, governatore dell’Arizona e primo candidato alla carica di Presidente degli Stati Uniti nella storia del Partito Repubblicano, avviarono la loro truffa.
Inviarono in Inghilterra campioni di minerali provenienti da altre miniere per far sì che possibili acquirenti britannici credessero che la miniera di Emma fosse piena di ricchezze da tirar fuori. Inoltre incastonarono nella roccia calcarea alcune pietre con argento per simulare che ci fosse ancora una ricca vena da estrarre. In realtà tutto era finito.


Il senatore William M. Stewart

Stewart fu molto abile, nominò l’ambasciatore degli Stati Uniti, Robert C. Schenck, direttore della miniera servendosi della sua reputazione per convincere gli inglesi. Stewart sosteneva che la miniera potesse essere venduta per sei o sette milioni di dollari ed in effetti molti speculatori britannici si abbandonarono in investimenti da capogiro, spendendo milioni di sterline in quella miniera vuota. Altra figura di spicco in questa faccenda è il generale Henry Baxter, eroe della guerra civile divenuto presidente della miniera. Alla combriccola si unisce un professore di chimica dell’Università di Yale, Benjamin Silliman. Il raggiro però fu scoperto.


L’ambasciatore Robert C. Schenck

Il primo ad accorgersene fu il Segretario di Stato Hamilton Fish che, anziché denunciare tutto, consigliò a Schenck di dimettersi. Schenck lo fece ma, con furbizia, solo dopo aver venduto le sue azioni ricavandone un incredibile profitto. Alla fine gli inglesi avevano investito una somma pari a 5 milioni di dollari.
Come ci si poteva immaginare lo scandalo scoppiò presto perché di argento non ne uscì neppure un grammo da quella miniera. L’imbroglio fu al centro di un’indagine del Congresso degli Stati Uniti nel 1876, guidata dal Partito Democratico, a seguito della quale Stati Uniti e Inghilterra vissero una grave crisi diplomatica.


Il generale Henry Baxter

Nonostante questo, condanne non ce ne furono! Le abilità legali di Trenor W. Park furono utilissime per sollevare tutti da ogni accusa.
Dopo la truffa della Miniera di Emma, gli investimenti minerari nello Utah si paralizzarono, non ci furono più finanziatori per decenni e tutto poté risollevarsi anni dopo, solo grazie ad investimenti americani.

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