Febbre d’argento a Panamint City

A cura di Angelo D’Ambra

Minatori in un “claim” d’argento
Nel gennaio del 1873 William L. Kennedy, Robert L. Stewart e Richard C. Jacobs individuarono un deposito d’argento in una sperduta località desertica della California. I tre erano rapinatori di diligenze che usavano il Surprise Canyon come nascondiglio, dormendo nelle sue grotte naturali.
Intenzionati a trarre il massimo dalla loro scoperta, verso la fine del 1873, trascinarono alcuni sacchi d’argento sino a Los Angeles nel tentativo di attrarre investitori.
Non era però uno scherzo, anzi era molto difficile per i tre fuorilegge muoversi alla luce del sole e stabilire contratti con investitori. Ovviamente essi volevano approfittare della loro scoperta, ma erano frenati dal fatto che erano ricercati per aver rubato 12.000 dollari alla Wells Fargo. Cosa fare allora? Pensarono di rivolgersi a dei politici del Nevada…
Questi politici erano i senatori John P. Jones e William M. Stewart, affiancati dall’avvocato Trenor W. Park, che si offrirono di ottenere l’amnistia per i tre rapinatori di diligenze in cambio della miniera.
I tre fuorilegge si appoggiarono così a tre volti della politica da tutti stimati, in quegli anni coinvolti pure in quella che sarà conosciuta come “Truffa della Miniera di Emma”. John P. Jones, William M. Stewart e Trenor W. Park furono personaggi singolari, abili politici, intraprendenti uomini d’affari e avventurieri, gente capace di cambiare le regole del gioco e spingersi facilmente oltre ogni legalità.


Uno scorcio di Panamint, in California

Furono loro i protagonisti della nascita di Panamint City, una delle più grandi avventure minerarie della storia del West. L’amnistia per i tre banditi arrivò puntuale ed i senatori del Nevada, non a caso soprannominati “Silver Senators”, misero le loro mani sul giacimento e fondarono la Panamint Mining Company.
Panamint sorse in cima al Surprise Canyon, nella contea di Inyo, presso la Death Valley, come rozzo insediamento, privo di leggi, sebbene i suoi promotori fossero senatori e avvocati. Fu al centro di continui lavori di scavo. Circa ottanta persone erano lì nei primi mesi del 1874, a darsi da fare giorno e notte tirando fuori tutto l’argento cui potessero arrivare.
I “Silver Senators”, con poche esperienze nel settore minerario e tante in quelle del business, c’avevano decisamente visto bene. Migliaia di minatori da 29 Palms, Ivanpah, Arizona e Nevada si riversarono nella loro piccola città fatta di appena una strada e poche casupole. Qualche settimana e Panamint City fu travolta dal suono continuo dei martelli, costruzioni presero a sorgere ovunque mentre, dalle colline circostanti, arrivavano i rombi della dinamite. La paga era di 4 dollari al giorno, un salario non da poco per quei giorni. Nel marzo del 1874 da ottanta i cittadini erano divenuti oltre 700 uomini. La maggior parte di essi dormiva in strada, l’unico albergo, l’Hotel de Bum, era strapieno.


La lavorazione dell’argento a Panamint

Carri su carri seguivano le scarne strade di quel territorio fermandosi sul fondo del Surprise Canyon per scaricare attrezzi, tende, dinamite e legno per nuovi edifici. A fine anno si contavano oltre duemila abitanti. La città si era sviluppata per quasi un miglio, fiorivano le attività commerciali, c’erano almeno una dozzina di saloon, tre panetterie, numerosi ristoranti, una stalla, una macelleria, tre barbieri, un giornale chiamato Panamint News ed una banca. Sicuramente uno dei posti più frequentati dai minatori, dai giocatori d’azzardo e dai criminali di Panamint City, era la casa di prostitute di Martha Camp. Minatori, mercanti, prostitute, fuorilegge popolarono questa città in pieno deserto rendendola brulicante di vita.
La febbre dell’argento sconvolgeva tutti, li eccitava. Il 12 novembre 1874, il Daily Alta California commentava: “Panamint è a cinquanta miglia a est della cima della Sierra Nevada, a duecento miglia da Wilmington, il porto più vicino, e quattromila piedi sopra il mare, in mezzo a un deserto, con un clima estivo molto caldo, e poco bosco o acqua nelle vicinanze.


Clima di festa in uno dei saloon del paese

Il costo della vita deve essere grande là, e le miniere devono essere ricche e pagar bene le persone per convincerle a vivere in mezzo a una simile desolazione”.
In tanto i tre banditi erano lì, William L. Kennedy, Robert L. Stewart e Richard C. Jacobs, minatori come altri, ma con un particolare progetto: rubare quanto più potevano all’argento che i “Silver Senators” spedivano a Los Angeles. Abituati come erano a pianificare dirottamenti di diligenze, pensavano di impossessarsi di carri colmi d’argento diretti verso l’area costiera. Tuttavia i “Silver Senators” furono più astuti di loro e, anziché spedire l’argento in comuni casse, lo forgiarono in grandi palle simili a quelle dei cannoni. Queste palle pesavano più di 400 libbre ed erano impossibili da sollevare e da trasportare su di un cavallo, erano talmente pesanti che potevano tranquillamente essere trasportate su carri incustoditi: i tre banditi avevano avuto la libertà, ma dalla scoperta dell’argento non ottennero altro.


I buchi nella montagna

Eppure, mentre tutti erano concentrati su come trovare il modo per far soldi e soldi e ancora soldi, le vene d’argento individuate a Panamint iniziarono ad esaurirsi. Il Panamint News pubblicò il suo ultimo numero il 21 ottobre del 1875. Quello stesso anno, centinaia di residenti abbandonarono la città. A suggello della disgrazia precipitata sulle miniere, l’anno dopo, una violenta tempesta quasi spazzò via l’intera Panamint. Gli ultimi a rinunciare alle ricerche furono i “Silver Senators” ma c’era poco da fare. Nel 1877, le miniere di Panamint erano esaurite e chiusero.
L’attività mineraria nell’area proseguì sporadicamente anche nel Novecento, ma senza grandi risultati. Panamint City, con le sue rovine, fa parte del Death Valley National Park, ed è accessibile solo attraverso un faticoso percorso di cinque miglia tra scenari fantasma. La febbre d’argento è passata e non ha lasciato che macerie e disfacimento.

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