I bianchi verso la frontiera – Pillole di storia del west 9

Tutte le puntate: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9.

Una famiglia di coloni in viaggio verso la frontiera
L’America, il “crogiolo” di razze, non cominciò realmente a ribollire se non prima del XIX secolo, quando immigranti da tutta Europa cominciarono a riversarsi nei fertili e ampi spazi del Nordovest e, dopo la guerra civile, nelle pianure e nelle praterie. Arrivarono a milioni, spinti dalla necessità e dai sogni. Una cultura poliglotta, che non sarebbe mai emersa fra i rigidi confini delle nazioni europee, qui esplose rapidamente, anche se la gente manteneva i propri costumi e tradizioni.
Velocemente si assimilò a formare un insieme più grande della somma delle sue parti.
Ogni americano è un immigrante. Dai primi antenati degli indiani all’ultimo arrivato, ogni americano è arrivato da qualche altra parte. Se il favoleggiato “crogiolo di razze”, il melting pot, non ha funzionato quanto sostengono i pianificatori sociali e i creatori di miti, è fuori discussione che non c’è un altro punto del globo dove si siano viste tante razze, colori e nazionalità come qui.
Dopo l’arrivo dei primi (e forse impropriamente chiamati) “nativi” americani, passarono millenni prima che giungessero altre nuove popolazioni. Tralasciando le affermazioni senza conferma secondo le quali dopo i progenitori indiani sarebbero arrivati gli extraterrestri, il popolo di Israele, e simili sciocchezze, i primi veri immigranti furono gli scandinavi, i quali stabilirono insediamenti sulla costa nordorientale nei secoli immediatamente precedenti l’arrivo di Colombo.


La mappa che mostra il popolamento del continente americano da parte dei nativi

Gli spagnoli giunsero dopo quest’ultimo, ma l’immigrazione su scala continentale cominciò con gli inglesi nei giorni di Roanoke, Jamestown e Plymouth Plantation. Sarebbe stata la stessa cosa secoli più tardi, quando la popolazione si diffuse e passò dall’altra parte del Mississippi, correndo verso il West.
L’apertura di un nuovo vasto territorio richiamò altre persone da tutto il mondo. Scozzesi, gallesi, irlandosi e inglesi, si riversarono nelle nuove terre tenendo testa a un torrente di persone di razza germanica in fuga dalle sollevazioni che infuriavano in Europa intorno al 1840. Arrivarono anche svizzeri, polacchi e ungheresi. Le prime destinazioni furono il Texas e il Missouri, ma poi l’oro attirò i nuovi arrivati anche in California. Dopo la guerra civile, giunse una massa di scandinavi che andarono a colonizzare le alte pianure. Nel 1870 tra gli abitanti californiani quasi un terzo non era nativo del luogo, e a San Francisco il solo nucleo irlandese costituiva un sesto degli abitanti della città.
Una decina di anni più tardi, quando il territorio aveva assorbito l’afflusso dei coloni europei, arrivò una nuova ondata, ma questa volta dall’Asia. Decine di migliala di cinesi, e più tardi anche giapponesi, si stabilirono nell’estremo occidente, come lavoratori delle ferrovie o come manovali nelle città. Ben presto, però, si allargarono in tutta la regione. Dall’Atlantico arrivò l’ondata degli italiani, molti dei quali non fermarono la propria corsa sino a quando non raggiunsero la Califomia settentrionale.


Il grande spostamento verso il west

Allo stesso tempo cominciavano a stabilirsi su piccoli appezzamenti di terreno qua e là i perpetui viaggiatori del mondo, gli ebrei. Ne derivò una meravigliosa varietà umana e culturale. In una stessa strada potevano sorgere tanto una sinagoga quanto un tempio buddista. Un chiacchiericelo di lingue diverse riempiva la piazza del mercato, le vie erano punteggiate dai nomi di centinaia di nazioni. Canzoni popolari, cibi e prodotti della terra, abiti folcloristici e altro facevano del West un caleidoscopio, nel quale erano ben visibili le sfaccettaure dell’umanità e i suoi percorsi. E ovvio che gli immigranti sulle prime cercassero di rimanere uniti fra di loro, in modo da formare una piccola comunità etnica per comodità e, in qualche caso, per sicurezza. Ma alla fine molti si assimilarono al resto della pòpolazione, contribuendo allo stesso tempo con le loro lingue, i loro stili di vita e i loro interessi a dare origine a quella mescolanza che è il West oggi.

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