Pierre-Jean De Smet, vita di un gesuita amico dei nativi

A cura di Angelo D’Ambra

Pierre-Jean De Smet con gli indiani
La frontiera conobbe pure il coraggio di uomini come Pierre-Jean De Smet che credevano sinceramente nella possibilità di convivenza e integrazione coi nativi. Il missionario De Smet divenne il bianco più stimato tra le varie tribù delle Montagne Rocciose grazie al suo impegno ed alle sue qualità umane. La sua ascendente fu anche decisiva in numerosi negoziati e nella preparazione di una serie di trattati, come quello di Fort Laramie.
De Smet era nato a Dendermonde, in Belgio, il 30 gennaio 1801, e nel 1821, lasciato Mechelen, dove aveva frequentato il seminario cattolico, era emigrato negli Stati Uniti, a Baltimora. Leggi il resto

Padre Antonio Ravalli, un gesuita tra gli indiani

A cura di Angelo D’Ambra

Padre Ravalli con gli indiani; sullo sfondo la chiesa e l’accampamento
Antonio Ravalli nacque a Ferrara nel 1812. Entrò nella Compagnia di Gesù intorno al 1833 e, con Louis Vercruyesse, Michele Accolti, Giovanni Nobili, Francis Huybrechts e sei suore della Congregazione di Notre Dame de Namur, raggiunse Fort Vancouver il 5 agosto del 1844 rispondendo all’appello di padre Pierre-Jean De Smet per evangelizzare i nativi del Nord America. Dopo un viaggio di otto mesi, soggiornò presso la missione di St. Paul sul fiume Willamette, in Oregon, qui apprese l’inglese e si dedicò alla cura degli ammalati e nella primavera del 1845, finalmente, con padre Adrian Hoeck, si unì alla missione di Sant’Ignazio tra i pend oreille, sul fiume Columbia. Leggi il resto

Nouvelle France

A cura di Pietro Costantini

“Prima qui in Canada non hanno mai fatto la guerra. Non sono mai stati su un campo di battaglia. Lasciare Montreal con un distaccamento, andare per i boschi, prendere alcuni scalpi, questo è ciò che chiamano guerra, campagna, successo, vittoria” (Louis Antoine de Bougainville (1729 – 1811), aiutante di campo di Montcalm).
La storia politica e militare della Nuova Francia è soprattutto una storia di come un regime feudale autocratico tentò di rispondere alle sfide del mercantilismo e del commercio globale, perdendo clamorosamente la battaglia. Fin dall’inizio della sua avventura coloniale la Francia, inizialmente in opposizione alla Spagna, e poi all’Inghilterra (e all’Olanda), coniò la leggenda del génie coloniale, ossia quella sorta di “intuizione” che permetteva ai conquistatori francesi di entrare in un’atmosfera di sintonia e rispetto con le popolazioni indigene conquistate che, di conseguenza, erano riconoscenti e vogliose di sottoporsi alla missione civilizzatrice della Francia stessa. Leggi il resto

Tra gli indiani della Baja California

A cura di Gianni Albertoli

Come affermava il John P. Schmal, la storia degli indiani della Baja California è molto triste, le devastazioni e le malattie avrebbero accentuato la loro vita ai margini di qualsiasi contatto con le altre popolazioni del Messico e della California americana. Questi indiani, in particolare quelli del sud della penisola, sarebbero scomparsi velocemente dalla scena storica senza lasciare alcuna traccia. Nel 1532 il conquistatore Hernán Cortés inviava una spedizione nel territorio, era comandata dal cugino Diego Hurtado de Mendoza, il suo compito era quello di esplorare la penisola e le terre lungo le coste del Pacifico. Una seconda spedizione si ebbe il 29 ottobre 1533, questa avrebbe raggiunto le zone di Santiago e di Colima, ma risultò essere un disastroso fallimento che portò ad un ammutinamento e alla scoperta delle zone di La Paz. Nell’aprile 1535 fu lo stesso Cortés a guidare una terza spedizione, composta da tre navi che sbarcarono, il 3 maggio, sulle coste di La Paz; gli spagnoli avrebbero fondato una piccola colonia che trovò ben presto la forte ostilità dei nativi. Leggi il resto