Mercanti di tappeti navajo

A cura di Angelo D’Ambra

Oltre a Lorenzo Hubell altre figure di commercianti bianchi concorsero al successo della tessitura navajo. Ricordiamo anzitutto Clinton Neal Cotton, l’uomo che trasformò la coperta in tappeto!
Clinton Neal Cotton divenne socio di Hubbell.
Cotton nacque il 12 aprile 1859 in una fattoria nel centro dell’Ohio. Adulto si diresse verso ovest e divenne un operatore telegrafico per la ferrovia. A Gallup, dove finì a lavorare, fece amicizia con Juan Lorenzo Hubbell che all’epoca era già proprietario del Pueblo Colorado Trading Post. Tre anni dopo i due erano in affari e restarono soci sino a quando Cotton aprì un suo negozio a Gallup, nel New Messico, a quasi 50 miglia da Ganado.
Quando Cotton aprì la sua nuova attività, rivendendo le quote del negozio di Ganado ad Hubbell, funse inizialmente da agente del suo ex socio, concentrandosi nel tentativo di espandere il mercato dei tessuti navajo, ma Cotton a Gallup si impegnò anche per migliorare qualitativamente le coperte navajo. Insistette sull’uso di coloranti dalle tonalità forti. I navajo trovarono difficile produrre quei tipi di rosso, blu e nero dai materiali organici naturali, ma seguirono Cotton capendo che il prodotto ne avrebbe guadagnato in bellezza e vendibilità. Cotton li convinse pure a selezionare le loro pecore affinché fosse prodotta una lana migliore.
Clinton Neal Cotton
Inventò il “Gallup Throw Rug” ovvero piccoli tessuti su orditi commerciali di cotone, con disegni zigzagati semplici, che potevano fungere da tovaglie e che si producevano quindi in tempi più rapidi e potevano essere venduti a prezzi più contenuti anche a semplici operai. E soprattutto fu lui a lanciare l’idea di usare le coperte come tappeti!
Cotton si rese conto che i bianchi non avevano affatto bisogno di quelle coperte perché vivevano in città ed ambienti dal clima più mite; ciò che ai bianchi serviva erano tappeti, tappeti come quelli costosissimi che alimentavano i traffici dal mondo asiatico. Allora convinse gli indiani a tessere coperte più spesse del solito e di grandi dimensioni. Una di queste, fabbricata nel 1885, misurava 12×18 piedi e 2 pollici. Era nato il primo tappeto navajo! Tre anni dopo Cotton disponeva di oltre un centinaio di pesanti tappeti navajo, offerti in vendita a 35 centesimi al chilo.
Deciso a raggiungere più alte vette qualitative, comprò costosissimi tappeti orientali e li fece studiare dagli indiani che si convinsero ad imitare quei modelli. Nel 1911 a Gallup era così nato un nuovo stile.
Cotton – che i navajo chiamavano “Bees Hiwoo” ovvero “Dente di Metallo” per l’apparecchio dentistico che portava – divenne sindaco di Gallup, direttore di numerose banche e il suo ruolo fu determinante nell’ottenere il passaggio della Route 66 a Gallup, fu però diverso da Hubbell nell’atteggiamento verso gli indiani, per esempio li usò come lavoratori sottopagati nell’industria edile e nelle ferrovie, altri rami in cui si cimentò. In effetti fu più impresario, più affarista del suo ex socio e fu pure il primo a servirsi di veri e propri cataloghi con foto dei prodotti navajo: i suoi articoli erano coperte da sella e coperte da spalla, ma soprattutto i richiestissimi tappeti.
Con Hubbell e Cotton, la terza figura più importante per la storia della tessitura navajo e del commercio dei tappeti navajo è quella di John Bradford Moore, l’astuto mercante di Crystal, New Mexico!


John Bradford Moore

Possiamo dire che Moore seppe prendere il meglio di quanto fatto dai suoi colleghi.
Proveniente da una famiglia di origini irlandesi, Moore, ex sindaco di Sheridan, nel Wyoming, acquistò nel 1896 un emporio al Narbona Pass. Fu qui che eresse un Hogan e lo chiamò Crystal Trading Post. Il suo intuito, maturato sulla scorta dei successi di Hubbell e Cotton, non lo tradì: inizialmente si impegnò nel commercio di legno e provviste poi, stabiliti gli opportuni contatti, prese a relazionarsi al mondo dei navajo e partì commissionando i suoi primi tappeti agli indiani.
Si assicurò sempre che la lana e la tessitura fossero di buona qualità, comprando lana locale ma spedendola ad opifici per la pulizia e la cardatura industriale. Soprattutto volle spingersi oltre disegnando personalmente le decorazioni con un gusto raffinato, secondo i canoni bianchi, e alla moda persiana. Il successo fu rapido. Era nato un terzo stile, il Crystal style!
Gli affari di Moore prosperarono ed anche lui si servì di cataloghi per la vendita su corrispondenza, anzi in questo ebbe più fortuna di Cotton: il catalogo del 1911 raggiunse ogni angolo degli States ed è una vera chicca per gli studiosi di antropologia e cultura nativa. Sebbene in esso, per rispondere all’immaginario bianco, Moore parlasse di prodotti realizzati con materiali naturali e tecnologie primitive, si servì però di filati a macchina e coloranti sintetici. Più di Cotton, ebbe in generale uno spirito opportunistico e meno morale, fu più duro anche con i navajo che, notoriamente, pagava pochissimo.


Vendita di tappeti

Moore lasciò l’attività nel 1911 e l’emporio fu gestito allora da Jesse A. Molhon che continuò a far evolvere lo stile Crystal portando alla nascita dello stile Two Grey Hills: fino agli anni ’30 i tappeti di cristallo erano bordati, con un design centrale intrecciato con colori naturali, a volte con un po’ di rosso, poi divennero tappeti a bande con linee ondulate fatte alternando fili di trama in due o tre colori diversi, spesso tenui come la ruggine ed il grigio. Ancora qualche anno è si affermò lo stile Teec Nos Pos, ulteriore evoluzione del Crystal style. Insomma, nel giro di venti anni le intuizioni stilistiche di John Bradford Moore avevano cambiato la tessitura navajo.

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