Tappeti navajo da record

A cura di Angelo D’Ambra

Una tessitrice Navajo
L’origine della tessitura navajo potrebbe non essere mai conosciuta, ciò che si sà delle origini è davvero poco. Gli spagnoli furono in guerra coi navajo da quando Francisco Vasquez De Coronado mise piede nel sud-ovest nel 1540. Sin da allora si hanno riferimenti alla tessitura navajo e a questo periodo risalgono pure i primi frammenti di tessuti navajo: quelli della “Grotta del massacro” a Canyon del Muerto. È una grotta sopra il livello del canyon, accessibile solo da una ripida parete. Con gli spagnoli alle calcagna, molti navajo si rifugiarono in questo luogo remoto, nascondendo donne, bambini e anziani.
Furono però scoperti e presi a fucilate. Il sito è rimasto inviolato per cento anni, poi un ricercatore lo trovò e, tra i vari reperti, individuò i resti di una coperta e frammenti di vestiti, insieme a scheletri e teschi spaccati dai fucili spagnoli. I segni dei proiettili rimasti sul soffitto della caverna sono ancora visibili oggi. Questi frammenti di tessuto mostrano strisce bianche e marroni, ma anche blu, una tintura non locale che arrivava dal Messico come estratto di foglie di “indigofera”, frutto della fermentazione in urina. E’ incredibile pensare quanti passi in avanti ha fatto la tessitura navajo da quegli anni così tristi.
I tessuti navajo divennero anzitutto le “coperte dei capi”. Gli ute ne avevano tantissime perchè erano “vicini di casa” dei navajo e scambiavano con loro cacciagione e raccolto di stagione, servendosi delle coperte nelle loro migrazioni dato che questi tessuti riuscivano a tenerti al riparto da freddo, pioggia e neve sulle Montagne Rocciose. Erano così diffuse tra gli ute che qualche studioso chiama le coperte del “periodo classico” della tessitura navajo col nome di “stile ute”.
Tra le “coperte dei capi” è molto famosa quella indossata da Antilope Bianca, un capo cheyenne il 29 novembre del 1864.  Antilope Bianca era a Sand Creek, nel noto massacro, e questa coperta fu trovata sul suo corpo, trapassata da un proiettile. Fu intessuta durante il periodo classico e molti la considerano come il miglior esempio di “coperta del capo”. La coperta è unica in quanto per il periodo la tessitura era molto più elaborata e dettagliata nel design.
In realtà, più diffuse delle “coperte dei capi” erano le “coperte degli schiavi”. Di cosa si tratta? Di coperte realizzate dalle tessitrici navajo in stato di schiavitù presso famiglie spagnole e messicane. Queste coperte non hanno particolari segni di distinzione, non si caratterizzano per disegni o materiali particolari, ma solo per la triste storia che celano i loro filati.
Sono molti i “tappeti particolari” e varie le ragioni della loro particolarità. Tra i più noti c’è sicuramente lo “Staples”, il “Largest Two Face Rug”.


Il “Largest Two Face Rug”

Si tratta di un enorme tappeto navajo a due facce, oggi esposto al Museum of Northern Arizona di Flagstaff.
Fu tessuto tra il 1885 ed il 1890 per volontà di Juan Lorenzo Hubbell, uno dei più noti commercianti di tappeti navajo.
Comprato dal commerciante C. N. Cotton, fu inizialmente usato come tappeto per la sua sala da pranzo a Gallup, nel New Mexico, e poi donato a Berton Staples che l’aveva restaurato. Fino al 1938 restò a Coolidge, nella proprietà di Staples, poi, scovato dall’archeologo Winifred Gladwin, fu comprato e destinato al Gila Pueblo Archaeological Foundation. Alla chiusura del Gila è passato a Flagstaff.
Il tappeto Staples misura 18 piedi, 4 pollici di lunghezza per 12 piedi, 2 ½ pollici di larghezza.
Oltre a queste dimensioni incredibili, si caratterizza per l’essere bifronte: da un lato compare un gioco di croci e dall’altro strisce arancioni, rosse e nere. Probabilmente questo tappeto è anche il più vecchio tra quelli conosciuti. Da dove nasce questa tessitura bifronte? E’ un piccolo mistero. Sostanzialmente è considerata un’innovazione tecnica del periodo di transizione. L’antropologo Washington Mathews, già nel 1893, segnalava la presenza di tappeti del genere, ma non se ne spiegava le origini. Secondo la studiosa Kate Peck Kent questo tipo di tessitura non era neppure in uso presso i pueblo, ma probabilmente fu insegnata ai navajo da tessitori anglo-americani o spagnoli. Prove però non ce ne sono ed il mistero resta.
Nel 1932 il mercante Lorenzo Hubell fece realizzare un tappeto ancora più grande da Julia Joe, tessitrice navajo di Ganado, città capitale della produzione di tappeti. Questo è il “Worlds Largest Rug”. Il tappeto fu così grande che costruire un telaio fu una vera impresa. Il marito di Julia, Sam Joe, reperì degli enormi tubi di metallo e costruì un telaio ad hoc su cui Julia, assistita dalle figlie Lillie, Emma, Helen e Mary lavorò per ben 5 anni!


Worlds Largest Rug

Si aggiunga che le donne si occuparono anche della tosatura delle pecore, nonchè della filtaura e della cardatura delle lana! Si usarono 78 pecore, di cui 60 bianche e 18 nere, e circa 288 pacchi di colorante. Il tappeto segue uno stile figurativo e pittorico e misura 21,4 piedi per 32,7 ovvero più di 630cm per oltre 930cm.


1939 Gallup Intertribal Ceremonial Parade

Alcuni credono che sia il più grande tappeto realizzato, ma Julia Joe continuò ad usare quell’enorme telaio per altri lavori. La travagliata storia del tappeto lo portò a Gallup, poi a New York, Los Angeles ed infine al Plaza Historic Hotel di Las Vegas, New Mexico.
Degno di nota è pure il “Worlds Second Largest”, che fu realizzato sul telaio di Julia Joe. Commissionato da Lorenzo Hubbell Jr., questo tappeto misura 19×31 piedi e ci vollero 23 mesi per completarlo. Fu tessuto da Minnie Manyhorses nel 1940 con l’aiuto di ben 23 tessitrici.
Infine citiamo i tappeti delle “sorelle”.


Il Worlds Second Largest

Il tappeto delle Grandi Sorelle di Chilchinbito misura 24’5 piedi di altezza e 37’10 di larghezza ed è tra i più apprezzati dagli etnologi. E’ composto da 5 serie di pannelli individuali composti da 5 disegni intrecciati per creare poi un unico pezzo. Ciò conferisce al tappeto un effetto visivo particolare, come se ci fossero 25 tappeti affiancati.
Il suo nome deriva dalla località di Chilchinbito. Fu tessuo qui da dieci donne navajo, le Grandi Sorelle di Chilchinbito. Fu completato nel 1979 ed è noto per essere stato alla Presidenza inaugurale del 1984 di Ronald Reagan. Viene inoltre esposto in occasione delle elezioni della presidenza del consiglio della nazione navajo.
Simile al tappeto delle Grandi Sorelle, il tappeto delle Piccole Sorelle misura 26 piedi per 28 e fu tessuto da dodici tessitrici, ancora di Chilchinbito, che lavorarono simultaneamente in due gruppi, incrociando poi i loro tessuti. Il progetto è durato circa un anno ed è stato completato nel 1983. Il tappeto sembra essere una raccolta di tappeti più piccoli, tutti con un bordo e un design distinti, tuttavia i molteplici progetti raccontano individualmente una storia navajo. Il tappeto fu esposto al memoriale di Bosque Redondo.

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