California Gold Rush: l’assenza di leggi e la loro nascita

A cura di Angelo D’Ambra

Subito dopo la scoperta dell’oro a Coloma, sia John Sutter che James Marshall tentarono di proteggere la loro scoperta chiedendo un dazio a chi volesse effettuare scavi. Gli uomini che accorrevano ogni giorno erano però così tanti che era impossibile tenerne il conto e controllarli, oltretutto l’oro veniva rinvenuto a un pò ovunque nella proprietà di Sutter, anche parecchio oltre il sito dell’iniziale rinvenimento, e per il proprietario era davvero difficile, se non impossibile, far valere i propri diritti.
Come se non bastasse i cercatori, oltre ad invadere la sua terra, ne razziarono raccolti e bestiame: emerse impellente il problema dell’assenza di leggi in materia di scoperte minerarie!
Una delle prime regole adottate fu allora tesa a stabilire la dimensione dell’area reclamata: nei primissimi giorni della California Gold Rush le dimensioni di un reclamo potevano essere fissate a una distanza di dieci piedi quadrati poi via via si arrivò a cento piedi.
Problemi però sorgevano appena i titolari di un’area di scavo l’abbandonavano, per qualche motivo, anche solo temporaneamente. S’introdusse, per questi casi, la possibilità di lasciare i propri strumenti sul territorio come prova che si intendesse tornare e continuare a lavorare, ma quegli strumenti potevano facilmente scomparire o essere spostati. Allora che fare?
Si passò alla collocazione di cartelli posti agli angoli di ogni proprietà riconosciuta e ciò si accompagnò con la costituzione di un registro pubblico dei titolari dei reclami.


Cercatori d’oro al lavoro

Chiaramente il miglior modo per far rispettare la legge fu quello di ricorrere alle armi.
Fu questo solo l’inizio. Dal 1848 al 1852 sorse una complessa codificazione giuridica dietro la quale spesso si celarono furiose liti e violenti contrasti tra cercatori.
Jackass Gulch, Soldier’s Gulch e altri siti vicini nella contea di Tuolumne furono i primi posti a dotarsi di codici minerari organizzati. Qui, nel 1848, i reclami erano limitati ad una misura di dieci piedi quadrati ma col tempo il limite s’accrebbe fino a cento piedi quadrati. Era inoltre stata introdotta una disciplina concernente il trasferimento dei diritti: era permesso il passaggio sulla base di fatture di vendita scritte in presenza di due testimoni. Su tutto vagliava una giuria di cinque uomini che poteva essere convocata per esaminare eventuali controversie.
Nei codici scritti del vicino distretto di Springfield nessuno poteva detenere più di un reclamo e doveva lavorare nella proprietà un giorno su tre, i terreni dovevano essere recintati e registrati nel registro di circoscrizione, infine le controversie si impugnavano davanti ad un comitato di cinque minatori con cittadinanza americana.
Più passavano i mesi e più certe regole divenivano chiare e ferree in tutta la California generando insofferenza e disagi imprevisti. A Jamestown si verificò una rivolta di minatori al termine della quale si stabilì il principio che non si sarebbe potuto scavare entro dodici piedi da qualsiasi edificio e che, in ogni caso, bisognava permettere a tutti l’accesso a terreni ed edifici vicini ai siti. In egual modo a Brown Valley, nella contea di Yuba, nel 1853, i minatori si riunirono per rovesciare le loro leggi minerarie e stabilirono che proprietari o loro delegati dovevano obbligatoriamente partecipare a riunioni semestrali, pena la perdita dei loro diritti. Queste riunioni si diffusero in tutto il west e furono alla base della costituzione dei primi distretti minerari, nonché di diverse contee. Da qui nacquero leggi uniformi e da tutti riconosciute.


Disordini nei campi auriferi

In una riunione a Nevada City, nel 1852, furono approvate delle leggi che decretarono che ogni reclamo dovesse essere eseguito entro tre giorni dalla scoperta, registrato entro dieci e confermato con venti giorni di lavoro o da un lavoro pari a cento dollari entro i primi trenta giorni. I titolari dei reclami potevano lavorare sin quando erano in grado di costituire una società e costruire un mulino, del valore di cinquemila dollari, cosa in seguito alla quale la contea avrebbe concesso loro il definitivo atto di proprietà.
Lentamente queste regole si diffusero in tutta la California… il vero problema però non riguardava i relcami, riguardava l’acqua! E di fatti non fu mai risolto…
I minatori si appropriavano dell’acqua dei corsi di terreni vicini per ripulire i minerali dalla ghiaia. I contrasti che ne nacquero con i proprietari dei fondi furono attenuati da leggi elaborate in modo informale ed accordi di circostanza, ma la deviazione di un corso d’acqua, ovvero la riduzione di una risorsa indispensabile che improvvisamente si scopriva scarsa e limitata, non tardò a far nascere veri e propri conflitti che portarono a normative e ricorsi intricati. I problemi erano effettivamente diversi e più complessi.
Nel 1879, i cittadini di Los Angeles, in difesa dei loro diritti sull’acqua del Los Angeles River e dei suoi affluenti, distrussero i canali di irrigazione lungo i quali l’acqua defluiva verso le zone minerarie. La città fu citata in giudizio dagli imprenditori e la Corte Suprema della California sentenziò: “Dalla fondazione stessa del pueblo, nel 1781, il pueblo rivendicò il diritto a tutte le acque del fiume, e tale diritto fu riconosciuto da tutti i proprietari di terra sul torrente, dalla sua fonte… riteniamo che, nella misura delle necessità dei suoi abitanti, ha il diritto fondamentale all’uso delle acque del fiume…” Avevano vinto dove altre città avevano perso.
In tutta la California gli agricoltori delle valli protestarono anche contro la fanghiglia che dai siti minerari invadeva le loro terre distruggendo frutteti e strade. L’estrazione mineraria con l’uso di acqua rilasciava infatti milioni di metri cubi di detriti, terra e rocce in pastosa melma. Si stava oltretutto cambiando la geografia idrica dei luoghi con grandi disagi: il letto del fiume Sacramento fu aumentato di 16 piedi e… le città vicine furono più volte invase da mota appicciosa e densa. Le città di Marysville e Yuba City, alla confluenza dei fiumi Yuba e Feather, si ritrovarono continuamente sommerse da fango divenendo un perenne pantano. Più volte, sino ai primi del Novecento, le compagnie minerarie furono trascinate in tribunale, la questione restò sempre aperta.

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