Milton Sharp, il gentiluomo che assaliva diligenze

A cura di Angelo D’Ambra

Milton Sharp mentre rapina una diligenza
Milton Anthony Sharp è uno dei più celebri assalitori di diligenze della frontiera. Avrebbe rapinato più di venti diligenze cariche d’oro e di argento lungo il confine tra California e Nevada, e la sua vita è diventata fonte per storie e personaggi di cinema, romanzi, fumetti.
Dove c’era l’oro c’erano fuorilegge, si sà, e così nelle regioni investite dalle migrazioni di disperati cercatori d’oro c’erano banditi efferati che, per far fortuna, trovavano molto più facile usare una pistola piuttosto che un piccone.
Tra costoro c’era Milton Sharp che, tra il 1870 e il 1881, armi in pugno, si mise a ripulire d’ogni avere le diligenze che percorrevano l’area che va dalle colline della Sierra sino a Sacramento e Stockton.
La storia di Sharp iniziò quando conobbe William C. “Bill” Jones, fuorilegge ed alcolizzato, meglio noto come Frank Dow. Dalla loro prima rapina, nell’area di Auburn, non ricavarono tanto, appena ottantotto dollari e tre orologi dai passeggeri, ma la facilità con cui avevano potuto eseguire il loro piano su una diligenza della Wells Fargo li spinse ad andare avanti e con una seconda rapina arraffarono ben quindicimila dollari!
Fino a Carson City, in Nevada, Milton Sharp ed il suo compare assalirono sei diligenze in meno di quattro mesi, mentre i resoconti delle loro rapine finivano sulle pagine dei giornali di San Francisco suscitando stranamente anche le simpatie di qualche lettore affamato di avventure e romanticismo. Sharp, del resto, non era il tipico bandito rozzo e sporco. Si differenziava dallo zotico Frank Dow per il suo bell’aspetto, curato ed elegante, ed era pure estremamente cortese. Non mancava, infatti, di autocontrollo e garbo né quando ordinava alle guardie di Wells Fargo di aprirgli la cassaforte, né quando metteva in fila i passeggeri per privarli dei loro averi: stando ad alcuni resoconti giornalistici li tranquillizzava e chiedeva loro persino scusa, addirittura in più occasioni avrebbe restituito collane ed orecchini a donne in lacrime e, prima di scomparire con fughe fulminee, era solito salutare tutti con un fine inchino.


Una fotografia che ritrae Milton Sharp

Un altro dettaglio non secondario nella nostra storia è che a Sharp piaceva seppellire i tesori accumulati in posti segreti…
La fama di questo bandito gentiluomo e la simpatia che riuscì a guadagnarsi in una parte dei lettori dei giornali andò tutta in briciole il 5 settembre 1880, quando per la prima volta osò sparare. Avvenne tutto nel corso di una rapina ad una corriera che da Bodie, in California, si stava muovendo verso Carson City. Frank Dow, forse sbronzo, sparò due colpi, uccidendo uno dei cavalli da traino e ferendo uno degli agenti di guardia. In pochi istanti, un secondo agente, Mike Tovey, rispose al fuoco ammazzando Dow mentre Sharp sparò colpendo Tovey. Il fuorilegge decise poi di continuare la rapina, mentre la guardia ferita veniva portata in un ranch per medicamenti ed il corpo senza vita di Dow giaceva insanguinato sulla strada accanto a quello dell’animale. Ottenuti soldi ed oro, scappò via. Finalmente la spietata freddezza del criminale gli inimicò tutta l’opinione pubblica e manifesti che offrivano una ricompensa di tremila dollari per la sua cattura cominciarono ad apparire in tutta la California ed il Nevada ed a richiamare l’attenzione di decine e decine di cacciatori di taglie.
Sharp fu catturato a San Francisco, tradito da una serie di lettere minacciose indirizzate a Tovey con le quali prometteva di vendicarsi dell’amico Frank Dow, e fu portato in catene ad Aurora, in Nevada, con l’accusa di sei rapine accertate, tutte contro la Wells Fargo. Restò in carcere in attesa del processo, mentre un gruppo di uomini, pronti al linciaggio, piantonò tutta la notte la prigione. Gran parte del tempo della sua detenzione se ne andò in un continuo ed incessante interrogatorio per scoprire dove avesse seppellito la refurtiva delle sue rapine. Sharp stette in silenzio, non rivelò nulla, non fu persuaso da promesse né da botte. L’indomani, quando le guardie andarono a prenderlo, trovarono la cella vuota: Sharp aveva estratto alcuni mattoni dal muro della prigione ed era fuggito insieme ad una palla di ferro da 15 libbre incatenata alla sua gamba!


Aaron Y. Ross, investigatore per conto della Wells Fargo

La taglia sulla sua testa salì a cinquemila dollari…
Non fu, però, un cacciatore a scovare il ladro di diligenze. Stanco e affamato, Sharp si consegnò allo sceriffo di Candelaria, in Nevada, e tornò nella prigione di Aurora. Non si indugiò ancora e fu immediatamente condannato a venti anni di carcere. Li scontò nella prigione di stato a Carson City, da cui provò più volte a fuggire, prima di trasformarsi in un “prigioniero modello”. Nel 1881 chiese la grazia, sicuro di ottenerla per la sua buona condotta, ma gli fu negata così il “prigioniero modello” tornò ad essere un criminale incallito in cerca di fuga. Nel 1889, i suoi tentativi andarono a buon fine, riuscì a scappare.
Sharp restò in libertà per oltre quattro anni. Intanto Tovey fu trovato morto nella Contea di Amador e i sospetti del suo omicidio caddero proprio su di lui. Tovey era un uomo stimato per la sua correttezza. Aveva lavorato per venti anni per la Wells Fargo ed il suo omicidio generò ribrezzo ed odio. Il detective James B. Hume e molti altri funzionari indirizzarono le loro indagini su Sharp. Prima di loro però l’arrestò lo sceriffo John Jasper Bogard di Tobama a Red Bluff, in California, il 28 settembre del 1893…
Le circostanze di questa cattura furono decisamente insolite. Sharp non aveva armi e portava con sé circa 800 dollari in 20 pezzi d’oro. Disse di chiamarsi Davide Ramsey e di star lavorando per Lafe Grizzby nella Hay Fork Valley. Confessò poi di essere diretto a Reding per comprare un ranch. Assunse pure un paio di avvocati che, davanti al giudice, riuscirono ad ottenerne la libertà. Non c’erano prove che quell’uomo fosse davvero Sharp. Pensò d’averla scampata liscia ma quì accadde l’imprevisto: fuori il tribunale trovò il vicesceriffo Mayhew ed il detective Hume con un mandato d’arresto per lui. Fu dunque nuovamente arrestato e indotto a confessare la sua identità. Sharp però negò d’aver ammazzato Tovey, disse che non era mai stato nella Contea di Amador e che lavorava in una fattoria sul fiume Trinity come cuoco e risparmiava i suoi soldi per comprarsi un ranch, aggiunse pure di non nutrire sentimenti negativi nei confronti di Tovey e che questi gli aveva fatto visita diverse volte in prigione e l’aveva pure trattato bene. Hume non gli credette e, il 3 ottobre 1893, Sharp fu restituito alla prigione.


L’agente Tough Mike Tovey

Più tardi si scoprì che non era stato lui ad ammazzare Mike Tovey, ma restò egualmente in carcere per gli altri suoi crimini. Sharp tornò ad essere un “prigioniero modello” e scrisse una lettera alla Wells Fargo rivelando nomi di complici e protettori e tutti i luoghi in cui aveva nascosto i bottini delle sue rapine. Ritenendolo ormai davvero cambiato, la Wells Fargo raccomandò per lui la concessione della grazia e, il 10 luglio 1894, Sharp tornò in libertà.
In realtà non furono pochi coloro che ritennero false o non complete le notizie fornite da Sharp alla Wells Fargo e qualcuno pensò che i soldi delle sue refurtive fossero rimasti nascosti da qualche parte. Costoro non dovevano avere tutti i torti. Infatti, nel 1910, due fratelli, Gus e Will Hess, da tempo impegnati nelle ricerche del bottino di Sharp, scavando sulle colline di Bodie e Lundy, trovarono piccole quantità d’oro. C’è anche chi ha supposto che le evasioni di Sharp siano state possibili proprio grazie a patteggiamenti che il bandito riusciva a stabilire con secondini, polizia e funzionari della prigione per ottenere la fuga in cambio di una parte delle sue ricchezze. Oggi, alcuni studiosi di questo famigerato rapinatore di diligenze stimano che il 70% dell’oro che rubò non sia mai stato recuperato e resti sepolto da qualche parte in California o Nevada.

Condividi l'articolo!

Commenti

Vuoi scrivere qualcosa? Usa i commenti!

Devi eseguire il log-in per inserire un messaggio.