Miss Navajo Nation

A cura di Lorenzo Barruscotto

Miss Navajo Nation – con ritratto di Lorenzo Barruscotto
Hola, hermanos!
Quando pensiamo al vecchio West ci sono alcune immagini che inevitabilmente affollano la nostra mente, non importa che siano più o meno stereotipate: una mano che accarezza il calcio di una minacciosa Colt Peacemaker calibro 45, una diligenza che irrompe cigolante nella main street di una cittadina fino a quel momento piuttosto sonnolenta sotto il sole della Frontiera, sterminate pianure dove si può lanciare il nostro cavallo a briglia sciolta senza neanche accarezzare l’idea di avvicinarsi all’orizzonte fatto di formazioni rocciose che sembrano davvero la testimonianza della presenza divina sulla terra, un gruppo di pellerossa che compare all’improvviso sulla cima di una collina…
Esatto, non si può non pensare al West senza che, giustamente aggiungerei, visto che prima dell’arrivo dei coloni bianchi era casa loro, non ci sovvenga una scena che coinvolge “gli indiani”, che si tratti di un villaggio, non importa se formato da teepee o hogan, dove le donne stanno conciando delle pelli ed i guerrieri si occupano dei loro mustang o di una circostanza molto più concitata in cui magari ci si deve difendere o spronare la propria cavalcatura per mantenere sul collo quello che abbiamo tra le orecchie, su cui appoggiamo ogni giorno lo Stetson.
Oggi non è più così, e sostanzialmente nessuna delle “vignette” che occuperebbero i sogni di chiunque volesse saltare dentro una macchina del tempo per visitare i luoghi in merito ai quali si è spesso fantasticato o che si sono studiati dal punto di vista storico corrisponde più alla realtà.
Per certi versi fortunatamente e per altri purtroppo, lascio scegliere a voi.
Ma ci sono usanze che hanno superato il trascorrere dei decenni, che sono mutate o si sono adattate ai tempi moderni, senza perdere quel manto di tradizione che riesce anche in periodi come quelli in cui viviamo, che tendono a spersonalizzare e a dividere le persone, al contrario ad unire per salvaguardare lo spirito di un popolo.
Se ci fate caso in culture anche diversissime tra loro o separate da secoli l’una dall’altra compaiono elementi simili, che possono essere fatti collimare o dai quali si sono sviluppati costumi ed usanze che sono divenute poi classiche e proprie di epoche successive a quelle nelle quali affondano le proprie radici. Accede in ogni campo, da quello religioso a quello militare per esempio. Svariate delle festività cristiane sono l’adattamento al calendario della nostra dottrina di ricorrenze pagane oppure avete presente le salve d’onore sparate durante il funerale di un eroe di guerra? Ecco, pare che in certe tribù africane quali gli Zulu, fosse d’uso scagliare lance e frecce in cielo alla morte di un grande guerriero per allontanare così gli spiriti maligni che potevano insidiare il suo viaggio nell’aldilà.
Anche in ambiti molto meno solenni si possono scorgere similitudini sempre su questa falsa riga.
Di che diavolo sto blaterando? E’ presto detto: avete mai sentito parlare di “Miss Navajo”?
Io prima di qualche mesetto fa, sinceramente no. Arrivavo a Miss Italia e Miss Universo tutt’al più, ma vi posso assicurare che questa carica è ben diversa da come potrebbe suonare e che qui nessuno risponderà che il suo più grande desiderio è “vincere la gara, fare l’attrice… e la pace nel Mondo”.
Mi sono imbattuto in informazioni a tal riguardo mentre svolgevo verifiche per altre ricerche ed incuriosito dalla faccenda, mi sono ripromesso di cercare di saperne di più. Sono così riuscito ad ottenere un risultato che credo di poter ritenere inedito non solo per il sottoscritto ma proprio per l’intero panorama italiano per quanto riguarda il campo in cui ci muoviamo noi “cowboy onorari” e perché no in quello delle comunicazioni tra le genti di popoli lontani.
Troppo altisonante? Se avrete la pazienza di arrivare in fondo forse comprenderete e magari condividerete il mio entusiasmo, ma andiamo con ordine.


Giovane guerriero Navajo – disegno di Lorenzo Barruscotto

A questo punto probabilmente quelli tra voi che sono cresciuti leggendo gli albi di Tex Willer, si sono visti la zucca attraversata da un pensiero comune: Lilyth.
E’ questo infatti il nome della bella, soave ma all’occorrenza tosta moglie di colui che diventerà Aquila della Notte proprio in seguito all’unione con la figlia del sakem Freccia Rossa e che da quest’ultimo ne erediterà la “mansione” di guida e protettore.
Specialmente nelle storie più recenti i lettori di Tex hanno imparato a vedere la madre di Piccolo Falco sotto una luce diversa: non solamente come la dolce compagna di un guerriero ma ne hanno, dovrei dire abbiamo, apprezzato la tenacia ed il coraggio mentre impugna un Winchester e si difende con letale efficacia da nemici senza scrupoli al fianco del suo uomo.
Noi non ci sogneremmo mai di assistere ai virtuosismi di una delle nostre Miss intenta a maneggiare un’arma da fuoco e sforacchiare con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchier d’acqua una sagoma in un poligono di tiro.
Mentre non ci sarebbe nulla di cui stupirsi nell’apprendere che tale attività viene normalmente praticata da più di una “gentil donzella” pellerossa partecipante o meno a qualche competizione.
Già, “Miss Navajo Nation” è un vero e proprio concorso tenuto annualmente nella Riserva Navajo, a partire dal 1952. La prima Miss fu la dottoressa Beulah Melvin Allen, incoronata alla Fiera della Nazione Navajo, la più importante di quei territori, inaugurata tre anni prima.
Secondo le regole, le concorrenti devono essere non sposate, avere almeno 18 anni, essere diplomate e saper parlare il dialetto Navajo, o Dinè. Acquisiscono punteggi in seguito a svariati step per mettere alla prova la loro competenza ad esempio per quanto concerne i costumi tradizionali della loro gente, devono rispondere a svariate domande sul governo, sulla storia e sulle questioni di attualità della Nazione Navajo, devono esibirsi in una particolare “skill”, cioè un talento che riguardi il popolo Navajo in senso stretto ed uno diciamo contemporaneo e si misurano in prove pratiche quali fare il pane e perfino nella macellazione di pecore.
Leggerissimamente diverso da uno dei nostri concorsi, così di primo acchito.
L’attuale Miss Navajo Nation è Shaandiin Parrish, di Kayenta, Arizona. Esatto, proprio il luogo dove sorge il famoso Trading Post che i lettori di Tex conoscono bene.
Esiste anche un documentario intitolato “Miss Navajo”, diretto da un certo Billy Luther (che mescola nelle sue vene sangue Navajo, Hopi e Laguna Pueblo), girato tra il 2005 ed il 2006.
Il film documentario racconta la storia di sette giovani ragazze, le quali decidono di partecipare alla competizione. Le stesse protagoniste, insieme allo spettatore, si rendono conto che lo spettacolo non riguarda gli standard di bellezza vacui e convenzionali, non si occupa di valori superficiali. Si tratta di essere una donna Navajo indipendente ma profondamente legata all’anima del suo popolo, che vuole rappresentare rispettosamente la propria cultura e servire da modello, preservando la lingua e la tradizione della sua nazione. Nell’arco di cinque giorni, il concorso di Miss Navajo è composto da diverse categorie di sfide che mettono alla prova le partecipanti riguardo le loro conoscenze ed abilità potremmo semplicemente dire di Navajo.


Lilyth – disegno di Lorenzo Barruscotto (tributi a Ticci e Galep)

Può essere utile definire geograficamente la Riserva: occupa un vasto territorio che si estende negli Stati di Arizona, New Mexico e Utah. Stando allo US Census Bureau, l’ufficio per il censimento statunitense, ha una superficie di più di 70mila chilometri quadrati. Venne istituita nel 1868 come conseguenza di un trattato tra i Navajos ed il governo USA dopo il tentativo di confinare i Dinè, i Navajos secondo il loro dialetto, a Bosque Redondo. Tale località situata lungo il Pecos River si trova in Nuovo Messico ed è passata alla storia perché negli anni dal 1863 al 1868 venne scelta come prima riserva per Navajos e Mescaleros, ma come si suol dire, questa è un’altra storia.
Le dimensioni originali coprivano solamente un quarto circa di quella attuale.
La Riserva è divisa in cinque Agenzie che corrispondono ad altrettante agenzie del BIA (Bureau of Indian Affairs, l’Ufficio per gli Affari Indiani), parte del Dipartimento degli Interni. Ogni Agenzia è ulteriormente suddivisa in “Chapters” (o meglio Chapter houses, letteralmente chapter sta per capitolo), che costituiscono la più piccola unità politica della Navajo Nation.
Essere Miss Navajo, dicevamo, significa sperimentare un ruolo che comprende responsabilità, coraggio e leadership.
Questa nomina rappresenta proprio una tradizione che mi sbilancio a definire sacra e la carica con cui la giovane vincitrice viene investita comprende una notevole consapevolezza che viene sentita da tutte le partecipanti: vale a dire essere un esempio di riferimento per l’intera Navajo Nation.
Miss Shaandin prende molto sul serio il suo ruolo. Su uno dei suoi profili social si legge: “Una parte della mia transizione come nuova Miss Navajo Nation è stata quella di lasciare il mio primo lavoro da ‘adulto’. Nel febbraio 2019 sono stata il membro più giovane, e unico tra i nativi americani, ad essere stato nominato in una qualsiasi delle amministrazioni esecutive dell’Arizona. Il Tesoriere dell’Arizona Kimberly Yee mi ha incaricato di gestire le comunicazioni del suo Ufficio. Negli ultimi sette mesi ho imparato rapidamente come essere l’estensione del Tesoriere al pubblico e ho imparato molte abilità comunicative utili e professionali. Conosco il Tesoriere da quando ho iniziato a lavorare al Senato dello Stato dell’Arizona nel 2015.”
Ovviamente tra le mansioni richieste alla vincitrice del concorso c’è quella di presenziare alle inaugurazioni più disparate. Per dirne una, proprio a Kayenta, Arizona, si è tenuta in estate la cerimonia del taglio del nastro dell’Autorità di Utilità Tribale per l’inaugurazione della seconda fase nella costruzione dell’impianto solare che è il primo costruito e reso operativo nella Riserva, di proprietà interamente Navajo.
Per chi nutrisse qualche dubbio sulla prova delle pecore che ho citato prima, la conferma che non mi sono inventato nulla viene dalle parole della stessa diretta interessata: “… (qualche tempo fa) ero alla Navajo Nation Fair a pregare prima della gara di macellazione. Pregavo di essere degna degli insegnamenti che la mia famiglia mi ha instillato, di rimanere umile, per un buon inizio al concorso (…). Stamattina voglio ringraziare tutti i miei insegnanti che mi hanno aiutato durante l’estate a prepararmi per la gara di macellazione di Miss Navajo. (…) Quest’estate ho macellato forse 15 pecore in varie località (tra Arizona e Nuovo Messico).”
Pesta e corna, direbbe il buon Capelli d’Argento.
Ovviamente oggigiorno vengono sfruttati mezzi di comunicazione moderni, infatti esistono pagine pubbliche su diversi social e specifici siti internet non solo in generale riguardanti i Navajos ma proprio individuali e mirati, al fine di consentire un’ulteriore vicinanza tra gli appartenenti alla tribù e la loro rappresentante, nonché per far conoscere tale tradizione anche al di là dei confini della Riserva. Personalmente ho trovato e letto alcuni articoli su giornali (online) quali il “Navajo Times”, il “Navajo-Hopi Observer”, il “Navajo People” ed il “Navajo Post”, giusto per fare qualche esempio.
Se siete curiosi di conoscere più a fondo l’attuale realtà del popolo Dinè, potete sperare che lo stesso Presidente della Navajo Nation Jonathan Nez risponda a qualche vostra domanda scrivendogli (io ci ho provato) direttamente oppure seguendo l’attività sua e del ventiquattresimo Navajo Nation Counsil, attualmente vigente con sede a Window Rock. Se siete particolarmente interessati o ficcanaso, ma considerate che nemmeno io che ho fama di essere più appiccicaticcio di un detective Pinkerton quando mi metto in testa un’idea l’ho fatto, potete anche spulciare le news del NNWO, Navajo Nation Washington Office, vera e propria estensione governativa del Consiglio.
Possiamo già capire l’intrinseca importanza che ha per questo popolo l’accoglienza del prossimo quando osserviamo la prima pagina del sito del Navajo Counsil: veniamo accolti da un’espressione che campeggia in cima con tanto di punto esclamativo: Ya’at’eeh!
Questo è il comune modo di salutare Navajo. Di persona è sempre accompagnato, come si dovrebbe fare ovunque, da una stretta di mano. Letteralmente significa “è buono, va bene”.
Può anche venire utilizzato non come saluto introduttivo ma, visto che non è usuale dire a qualcuno “arrivederci” o “addio”, a guisa di “ci vediamo più tardi”.
Inoltre, “Yá’át’ééh abiní” equivale a buongiorno in lingua Navajo.
Può anche essere usato con “shil” come in “shil yá’át’ééh” per significare “mi piace”. Cambiandolo in “nil” o “bil” si ottiene “ti piace” e “a lui/lei” piace “(i pronomi Navajo tendono ad essere neutrali rispetto al genere).


Miss Western Navajo – ritratto di Lorenzo Barruscotto

Tornando al nocciolo della nostra chiacchierata, addentrandomi maggiormente nell’argomento ho scoperto che non c’è una sola “Miss” ma che le fasce e le altrettante corone sono più di una anche all’interno della stessa Nazione.
Quindi è bene fare un po’ di chiarezza: esiste “Miss Navajo Nation” che a quanto ho capito è il ruolo principale, ma ce ne sono altre quattro, le quali costituiscono titoli maggiormente regionali, legati perciò alle varie zone del territorio ed alle relative fiere. Per non parlare poi delle nomine di Miss di altro tipo riguardanti non solamente una tribù. Per farvi qualche esempio illustre: “Miss Indian Arizona”, “Miss Native American” e “Miss San Carlos Apache”.
Una investitura definita piuttosto “cool” (letteralmente “forte”) dalla stessa Miss Navajo è invece “Miss Dinè College” perché incorona la rappresentante del primo Tribal College in tutti gli Stati Uniti.
Ho contattato diversi uffici, oltre a quello di miss Shaandiin, siti e profili al fine di raccapezzarmi e poter essere sicuro di non rifilare inesattezze.
Oltre alla mia personale verifica e documentazione mi è giunta particolarmente in aiuto la risposta da parte di una delle email che avevo spedito oltreoceano. Dopo aver infatti scoperto dell’esistenza di più di una Miss in seno alla Nazione Navajo, ho cercato maggiori informazioni sulle detentrici delle altre nomine.
E così ho raggiunto il profilo ufficiale di “Miss Western Navajo”, che fino allo scorso settembre era Amy-Reeves Begaye, ancora in carica quando ho iniziato le mie indagini, mentre ora il titolo è passato a Meagan Dougi, la quale, come d’altra parte fanno tutte le concorrenti a questo tipo di competizioni, si presenta ai suoi “elettori” ed al pubblico enunciando le sue origini di appartenenza compresi i clan dei genitori e dei nonni.
Quello che colpisce è che ad ogni nuova nomina viene reso omaggio alla vincitrice dell’anno precedente ringraziandola per il lavoro svolto e per il servizio reso all’intera comunità. Non è per nulla strano quindi che Miss di vari concorsi si conoscano e che compaiano riunite in determinate occasioni ufficiali dimostrando sempre un grande rispetto reciproco che mi spingo ad affermare non sembra unicamente di facciata.
Sono pertanto venuto a sapere, come accennato in precedenza, che in base alle zone della Riserva esistono diverse Fiere annuali.
Ad esempio a Tuba City, Arizona, si svolge quella chiamata “Western Navajo Fair”, durante la quale sono previsti rodei, pow-wow, canzoni e danze, addirittura un torneo di golf, parate ed ovviamente l’elezione della nuova Miss.
Mi è stato fornito perciò un indirizzo specifico a cui rivolgere qualche domanda.
Ho potuto interagire quindi con Cindy Yurth, reporter ed assistant editor del Navajo Times, che è divenuta per me e per tutti voi portavoce ed autorevole fonte in merito a ciò che c’è da sapere sulla figura di Miss Navajo.
Sinceramente non ho trovato nessun riscontro sul fatto che per lo meno in Italia qualcuno si sia interessato a questo aspetto delle tradizioni del popolo che gli appassionati di West e western conoscono anche grazie a Tex, per il fatto che, lo abbiamo detto, con il nome di Aquila della Notte, il Ranger ne è divenuto anche il saggio “capo bianco dal cuore rosso” nonché agente indiano della Riserva (nella fantasia ovviamente).
Mi azzardo ad avanzare l’ipotesi che la breve intervista che segue rappresenti un’esclusiva per “Farwest.it” e sono lieto ed orgoglioso di condividerne con voi la traduzione.

DOMANDA: Le differenze tra i ruoli dipendono dalle aree nei territori Navajo? È una questione collegata alle vostre terre?

RISPOSTA: Intendi la differenza tra Miss Northern, Miss Western, eccetera? Beh, le basi dei concorsi sono praticamente le stesse. Si compete in gare su talenti tradizionali (ad esempio tessitura di tappeti), talenti contemporanei (ad esempio canto), ci può essere la sfilata in abiti da sera e talvolta le concorrenti friggono pane o un cibo tradizionale. Miss Navajo deve anche macellare una pecora entro un termine di tempo stabilito. Bisogna anche rispondere correttamente ad una domanda posta in lingua Navajo per dimostrare che la si conosce, ma questo requisito ha iniziato a non soddisfare più alcuni concorsi poiché sempre più giovani parlano il Navajo.
Oltre a Miss Navajo, ci sono quattro concorsi regionali, Miss Northern, Miss Eastern, Miss Southwest e Miss Central. Immagino che non ci sia una Miss Southern perché la capitale, Window Rock, si trova a sud, quindi quella zona rientra nella “giurisdizione” della grande Fiera della Nazione Navajo. Gli spettacoli si svolgono in connessione con le fiere regionali.

DOMANDA: Come viene eletta la vincitrice?

RISPOSTA: C’è una giuria, composta di solito da membri di spicco della comunità o da vincitrici di altri concorsi, che assegna a ciascuna concorrente un certo numero di punti in ogni competizione.

DOMANDA: Il concorso ha un nome in lingua Dinè?

RISPOSTA: Quasi nessuno lo usa, ma il termine corretto per Miss Navajo è “Nabeeho bich’ee’ke”, che significa letteralmente figlia del popolo Navajo.

DOMANDA: Può dirci qualcosa sulle corone (per le vincitrici) che si vedono in alcune foto?

RISPOSTA: Le corone sono commissionate dagli spettacoli e realizzate da argentieri locali. La corona di Miss Navajo viene tramandata ogni anno tranne in circostanze insolite; per esempio, Jocelyn Billy – Miss Navajo a cavallo degli anni 2006-2007, attualmente Marketing Manager presso la Dinè Development Corporation, prestigiosa ospite alle Fiere nelle quali non disdegna di sporcarsi le mani anche aiutando a macellare qualche capo di bestiame, impegnata socialmente nella salvaguardia della figura della donna nella società Navajo – era una Miss così eccezionale da lasciarle conservare la corona. Penso che alcuni dei concorsi regionali permettano ai vincitori di tenere le corone. Di solito sono decorate con le pietre sacre Navajo (turchese, corallo, laviche) e con i simboli delle quattro montagne sacre e dell’altra cosmologia Diné.

DOMANDA: Se non erro l’elezione è legata a doveri istituzionali. Qual è il ruolo personale di una Miss dopo le elezioni?

RISPOSTA: Ogni Miss Navajo ha un programma, o causa o problema, a cui si dedica ed impegna durante il suo “regno”. Appare in diversi eventi durante tutto l’anno e tiene discorsi per promuovere la sua causa. La vedrai a diplomi, tagli di nastro, conferenze e altri eventi cerimoniali, oltre che a parate di sensibilizzazione. Appare anche in avvenimenti al di fuori della Riserva come una sorta di ambasciatore del popolo Navajo.
Spero che le mie risposte siano state utili.

Questo è ciò che la gentile Cindy mi ha raccontato sulla tradizione di Miss Navajo.
Pensate quanto è piccolo il mondo: alla fine dell’intervista, prima di salutarmi, mi ha chiesto di inviarle l’articolo completo, una volta pubblicato. Non importa che sia scritto nella nostra lingua, perché sua madre ha origini italiane e glielo potrà tradurre.
Locandina del concorso 2019
Ho chiesto in modo specifico della corona perché negli eventi di rappresentanza ogni Miss deve indossare la propria e mi ha incuriosito il fatto che ne esistano di foggia differente. Si può apprendere dalle spiegazioni proprio di Miss Navajo Nation l’importanza che assume tale oggetto.
“L’artista autore della corona di Miss Navajo Nation si chiama Jimmy Brown. (…) La nostra corona è sacra ed ogni sua parte ha un significato.
Al centro si trova il Gran Sigillo della Nazione Navajo che rappresenta sovranità, indipendenza e tradizione per il popolo Diné. Su entrambi i lati del Grande Sigillo sono presenti parti con un disegno a gradini e un diamante, stelle e cerchi che rappresentano rispettivamente forme di realizzazione maschili e femminili. Ai lati del Grande Sigillo ci sono Dzil Ná’oodilii e Dzil Ch’óol’i’i, che stanno lì ferme come le porte d’entrata della Nazione Navajo. (Si tratta di due cime delle montagne sacre della Riserva Navajo.)
I cinque disegni sopra il sigillo rappresentano i cinque sensi che possediamo come esseri umani. La montagna del nord, Dibé Nitsaa, è conosciuta attraverso il ciclo della vita come Sà (vecchiaia), che è rappresentata da sei pietre laviche nere che simboleggiano i nostri anziani: Amá, Azhé’é, Amásání, Acheii, Análí asdzáán e Analí hastiin. Le sette pietre di corallo rappresentano il sé e il paradigma psicologico di Nitsáhákees, Nahat’á, Iiná, Sih hasin, Sa’ah nagháí e Bik’eh hózhoon.
La parte superiore della corona prende la forma di una conchiglia in omaggio a White Shell Woman, la cui essenza vive in tutte le donne ed è incarnata da Miss Navajo Nation.
Ogni onda della conchiglia è ornata da una pietra turchese per rappresentare le seguenti divinità: Haashch’éélti’í, Haashch’ééwaan, Yódí Altaas’éí, Nitl’iz Altaas’éí, Tádídíín Ashkii, Anilt’ánii At’ééd, Áltsé Hastiin e Áltsé Asdzáán. La vetta più alta della corona porta una pietra madreperlacea per rappresentare il sostentamento e l’eredità della donna che cambia. Le formazioni a rete collegate alle pietre nere rappresentano Na’ashjé’ii Asdzáán e la sua creatività, forza e pensiero intellettuale che la nostra gente ha ereditato.”
Molti miti citati da miss Shaandiin appartengono a leggende che si perdono nel remoto passato, ma non tutte.
Esistono quattro montagne sacre per i Navajos: Sis Naajiní (Mount Blanca),Tsoodzil (Mount Taylor), Dook’o’ooslííd (San Francisco Peaks), Dibé Nitsaa (Hesperus Peaks). Però ce ne sono anche altre due, quelle menzionate nella spiegazione sul significato della corona che verrebbero indicate una, Dzil Ná’oodilii, come luogo in cui risiedono il primo uomo e la prima donna (Áltsé Hastiin e Áltsé Asdzáán) e l’altra, Ch’óol’í’í, come luogo di nascita di Yoolgai Asdzáá, Donna Conchiglia Bianca (White Shell Woman).
White Shell Woman appare nelle storie della creazione di varie tribù di nativi americani, tra cui i Navajos, gli Zuni e gli Apaches.
Secondo la Dinè Bahane’, la storia del Popolo, dal momento che Dinè, il nome con cui si chiamano i Navajos significa proprio “Popolo”, White Shell Woman è la sorella della dea Donna Mutevole (Changing Woman). Create quando il Dio Parlante e il Vento soffiarono la vita in due conchiglie, le sorelle si sentirono sole e cercarono compagnia: Changing Woman con il sole e Donna Conchiglia Bianca con un ruscello di montagna. Alla fine diedero alla luce due figli, cresciuti per combattere i mostri che vagavano sulla terra. In alcune storie Navajo, White Shell Woman e Changing Woman diventano lo stesso personaggio. Secondo i Navajos, quando White Shell Woman andò a vivere da sola, il Dio Parlante ed altre divinità si recarono a farle visita. Portarono spighe di grano avvolte con coperte sacre da cui vennero creati un uomo e una donna, che diventarono gli antenati del popolo Dinè.


La corona di Miss Navajo Nation

Siamo giunti alla fine di questo piccolo “speciale”.
Ci tengo a ringraziare Cindy Yurth per il suo prezioso contributo e per il tempo che mi ha dedicato, nonchè chi si occupa di “relazioni con il pubblico” per le pagine social di “Navajo People” e del sito “DiscoverNavajo.com”: hanno tutti risposto alle domande di uno sconosciuto rompiscatole proveniente dall’altro capo del mondo anche in nome di quella fratellanza tra le genti che dovrebbe essere rispettata da tutti, da chi accoglie ma anche da chi viene accolto, non importa che sia in una tribù o in un nuovo Stato, fratellanza che trascende il tempo e che se fosse stata sempre onorata con fatti e senza troppe parole piene di vento, avrebbe da sempre reso il Mondo un posto migliore, non solo durante l’epopea della Frontiera.
Hasta luego, alla prossima.

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