I pantaloni nella vita quotidiana nel West

A cura di Mario Raciti
I pantaloni del cercatore d’oro – clicca per INGRANDIRE
Nella vita quotidiana del West la parola d’ordine per i vestiti era una sola: robustezza. Camicie, pantaloni, biancheria, stivali e cappelli dovevano resistere all’usura, al lavoro, all’ambiente e al tempo, proprio come coloro che li indossavano. In uno stile di vita in cui l’uomo della frontiera riusciva a guadagnare appena di che sfamarsi, comprare indumenti non era contemplato, anche per un fatto di comodità (meno tempo da dedicare al lavaggio e all’asciugatura, tempo che veniva impiegato a lavorare): infatti nessuno possedeva più di una coppia di ogni capo, e quella coppia spesso proveniva dai negozi dell’Est o dal paese d’origine di chi la indossava, e veniva usata fino a consumarsi (e rappezzata nel corso dei suoi vari gradi di usura). Inoltre, la scarsità, l’alto prezzo e la lentezza delle spedizioni non sempre permettevano a uomini e donne di acquistare i vestiti dai grandi negozi dell’Est (e nemmeno dagli empori delle cittadine di frontiera) e quindi si rimediava con la creazione homemade, fatta in casa.

I pantaloni.

I pantaloni in particolare erano probabilmente il capo più predisposto all’usura. Il materiale più usato era la lana, ma si tessevano e cucivano anche cotone, lino e seta. Molto comuni erano il linsey-woolsey (una combinazione di lino e lana) e il calico (un cotone grezzo). Il denim nella sua accezione di jeans ebbe popolarità solo sul finire del Novecento, ma la sua versione originale comparve già poco prima della Guerra Civile (vedi più avanti). Di ampio utilizzo erano anche il fustagno, il velluto, il panno di lana, la canapa, la tela e il duck (un tessuto pesante di cotone). Molti pionieri, poi, si arrangiavano a creare non solo calzoni ma anche camicie e tovaglie pure dalle coperture dei loro carri, dai sacchi di farina e granaglie o da vecchi vestiti ormai lisi.
I primi pantaloni Levi’s
In generale i pantaloni venivano portati infilati negli alti stivali, per evitare che si sporcassero e che si logorassero prima del dovuto. La moda era quella a tubo, con la gambe dritte, anche se ogni cultura aveva le sue caratteristiche (per esempio la messicana, vedi più avanti), e i colori più comuni erano il marrone, il grigio e il nero, ma molto diffuse anche le fantasie a righe e a quadri.
Nonostante quello che ci hanno mostrato i film e i fumetti, i pantaloni del West non avevano i passanti per la cintura – una caratteristica che si vide solo a partire dagli inizi del Novecento -, e la cintura stessa raramente veniva indossata: i pantaloni stavano su da soli, o al massimo si portavano le bretelle, che erano molto comuni (i pantaloni infatti avevano dei bottoncini davanti e dietro per permettere di abbottonarle); alcuni pantaloni avevano anche un’allacciatura sulla parte posteriore, una sorta di cinturino con cinghia che si poteva allentare o stringere.
Coloro che non usavano armi per lavoro, e quindi non indossavano il cinturone, infilavano la pistola direttamente nei pantaloni oppure in una fascia portata in vita (come Wild Bill Hickok). Ovviamente all’epoca del West non c’erano ancora le zip e al loro posto si usavano i bottoni.
Inoltre, chi lavorava a cavallo preferiva i pantaloni che avessero le tasche posizionate sul davanti e con l’apertura in orizzontale piuttosto che in verticale (come l’avevano i pantaloni “da città”), per il semplice motivo che così ciò che vi mettevano dentro non sarebbe uscito fuori mentre si cavalcava.

Soldati.

I soldati dei forti del West dovevano far fronte, tra le tante altre cose, anche al vestiario scomodo e poco adatto al loro lavoro.
Pantaloni della cavalleria – clicca per INGRANDIRE
Tutto ciò che indossavano erano giacenze militari dal tempo della Guerra Civile che, oltre ai difetti già citati, erano anche di misure differenti, sicché alla fine nessun soldato riusciva ad indossare un’uniforme che gli calzasse senza problemi e doveva pagare di tasca propria un sarto che gliela sistemasse.
I pantaloni erano blu scuro (navy blue) fino alla Guerra Civile, poi blu chiaro (sky blue) per i soldati ma sempre blu scuro per gli ufficiali (che però poi presero l’abitudine di usare anche loro quelli blu chiaro), e invariabilmente di lana grezza (kersey), quindi scomodi: erano rigidi e soffocanti, pizzicavano e grattavano e ad immaginarseli indossati mentre si va a cavallo sembra quasi una tortura medievale. I soldati inoltre indossavano biancheria di lana e, nelle zone calde, a volte decidevano di non indossarla affatto quindi la scomodità dei pantaloni era praticamente raddoppiata (immaginiamo con conseguenti irritazioni della pelle); i soldati dei forti più a nord, invece, spesso indossavano tutte e due le paia in dotazione, per proteggersi dal forte gelo di quelle regioni.


Si indossavano così…

I pantaloni della cavalleria avevano la classica striscia gialla lungo la cucitura esterna (quella della fanteria invece era blu scuro, poi bianca a partire dal 1885, mentre rossa era quella dell’artiglieria; per ogni grado lo spessore di ogni striscia variava) ma più spesso ai soldati venivano consegnati senza (in realtà dal 1872 la striscia divenne obbligatoria ma non sempre le guarnigioni si adattarono a questa richiesta); erano rinforzati con inserti di tela sul posteriore e all’interno coscia per evitare che si consumassero prima del tempo con lo sfregamento sulla sella, e avevano le tasche solo sul davanti, con apertura orizzontale.
L’niforme da fatica dei soldati
I soldati indossavano le classiche bretelle bianche per tenere su i pantaloni, che comunque sul retro avevano un laccio o un cinturino con cinghia per adattarne l’aderenza. La cintura nera veniva portata solo per alloggiare le munizioni, la sciabola e la fondina con la pistola.
Tra i vestiti dei cavalleggeri, inoltre, c’era un’uniforme che si doveva indossare mentre si governavano i cavalli e si pulivano le stalle: era formata da un’ampia giubba e un paio di pantaloni bianchi (poi, dal 1884, marroni) di tela, perciò di cotone leggero (più facili da pulire). I pantaloni erano larghi e tenevano freschi, quindi nelle zone più calde i soldati li indossavano in luogo di quelli d’ordinanza, anche quand’erano di stanza fuori dal forte.

Cowboy e vaquero.

I cowboy erano invece molto spesso dei veri e propri dandy. Sceglievano di indossare esclusivamente pantaloni di lana perché ritenevano il denim roba per i più poveri, buono solo per i minatori o gli agricoltori “pellegrini” (la moda del jeans per i cowboy venne alla fine del XIX secolo). La loro prima scelta erano i pantaloni “California”, fabbricati in Oregon dalla Oregon City Woolen Mills. Erano di robustissima lana pesante (1 metro di questo tessuto pesava circa 850 grammi!), rinforzati sul sedere e all’interno delle gambe, di vari colori e fantasie e costavano ben 12 dollari. Il cowboy li preferiva proprio per la loro robustezza, come testimonia nientemeno che Teddy Blue Abbott nella sua autobiografia We Pointed ‘em North: “Indossavamo pantaloni a righe o a scacchi modello California, che venivano fabbricati a Oregon City, ed erano i migliori pantaloni mai fatti per chi andava a cavallo”.
Il cowboy non indossava mai le bretelle perché poco comode per il suo lavoro, e nemmeno la cintura, perciò sceglieva pantaloni che gli stessero ben stretti in vita.
Poiché l’origine del cowboy è spagnola, e i vaquero erano tanti quanto gli anglosassoni, se non di più, la moda messicana era molto diffusa e si traduceva in pantaloni di velluto o di seta che dal ginocchio in giù erano aperti sui lati esterni e dotati di bottoncini, finendo quindi in una forma “a campana”, e spesso decorati con inserti argentati come borchie o altra chincaglieria.
Immancabili poi, per ogni cowboy che fosse messicano o americano, i chaparreras (o chaps): gambali di cuoio o di altro materiale che venivano indossati sui pantaloni come protezione dagli arbusti della prateria e del deserto. C’era tutta una moda intorno a questo capo di vestiario, con varie fogge, aggiunte e decorazioni (borchie, frange). In generale, comunque, i cowboy delle zone fredde del Nord indossavano la versione foderata di lana e per tenersi caldi, mentre quelli del caldo Sud indossavano chaps di cuoio semplice e per proteggersi da spine, cactus e altri arbusti.

Minatori e cercatori d’oro.

Abbiamo già detto che la grande maggioranza degli uomini del West riusciva a guadagnare a malapena quello che serviva per non morire di fame. In particolare i minatori. Lavorando tutto il giorno tutti i giorni, in qualsiasi tipo di clima e di condizione atmosferica, non avevano il tempo di lavare i loro indumenti, per questo tenevano non più di uno o due paia di pantaloni. Quando si usuravano troppo, in particolare nella zona del ginocchio (visto che lavoravano molto spesso inginocchiati tra le rocce), venivano sommariamente ricuciti o rattoppati, e solo quando cadevano a pezzi venivano sostituiti con un altro paio.
In origine fu Levi Strauss, potremmo dire.


I classici pantaloni da lavoro del cercatore d’oro

Questo mercante tedesco, di stanza a San Francisco, cominciò la sua produzione nel 1853. Con uno stock di tende di tela marrone realizzò, per i cercatori d’oro, comodi pantaloni da lavoro. Erano economici, robusti, senza tasche e con una fibbia regolabile nella parte posteriore, e riscossero un grosso successo. Intorno al 1860, quando Strauss rimase a corto di tela, passò al denim, un robusto tessuto di cotone (il nome deriva dalla città di Nimes, in Francia, ed è un’abbreviazione di serge de Nimes), dal tipico colore blu (indigo, per la precisione), che divenne il più diffuso tra i minatori. Nel 1873, dopo alcune lamentele per via dell’inaffidabilità delle tasche, Strauss comprò un brevetto che gli permise di rinforzare le cuciture tramite l’applicazione di piccoli rivetti nei punti più deboli.
Spesso sui pantaloni i minatori portavano una cintura in cui infilavano un revolver, indispensabile in quel periodo e nelle zone minerarie, sempre pullulanti di ladri e tagliagole.

Coloni.

Coloni e agricoltori non si differenziavano molto da cowboy o minatori. I pantaloni che indossavano erano di lana o di denim, a volte rinforzati con inserti di cuoio o tela. Le donne cucivano da sé i pantaloni per i loro mariti, non solo utilizzando i tessuti più comuni comprati o barattati all’emporio ma anche ciò che capitava sottomano.


Una famiglia di coloni

Una donna del Kansas, per esempio, realizzò per i suoi ragazzi pantaloni ricavandoli da sacchi del grano. Per molti coloni lo stile e la moda non avevano significato e volevano soltanto vestiti che li proteggessero dal sole d’estate e li tenessero caldi d’inverno.

In città.

Sceriffi, pistoleri, gambler e cittadini in generale non indossavano pantaloni differenti rispetto a quelli che abbiamo descritto finora. Magari non sceglievano capi da lavoro, ma materiali e fogge erano gli stessi di quelli dei cowboy o dei coloni, anche se di fattura e qualità migliori. Potevano indossare pantaloni di fustagno o di velluto, anche se la lana era sempre la più comune. Le tasche, non avendo i cittadini necessità di cavalcare o di cavalcare troppo, erano ai lati e aperte in verticale (ma poi erano gusti, c’era anche chi preferiva comunque quelle ad apertura orizzontale).


La Commissione di Pace di Dodge City – clicca per INGRANDIRE

Era prassi tenere i pantaloni infilati negli stivali ma in città non era obbligatorio e non tutti lo facevano, anche perché non tutti indossavano stivali. Nella famosa foto della Dodge City Peace Commission (vedi) si vede chiaramente che tutti i presenti, senza dubbio in quel momento uomini di città, indossano i pantaloni fuori dagli stivali.


Dodge City, vita di città – clicca per INGRANDIRE

E in qualsiasi foto di cosiddetta “street scene” (come quella inclusa qui, sempre a Dodge City) è possibile vedere i presenti con i pantaloni indossati alla stessa maniera.

Trapper.

Lontani da qualsiasi tipo di civiltà, i cacciatori di pellicce non avevano certo le comodità di un paio di pantaloni confezionati. All’inizio potevano avere pantaloni di tela o di fustagno, ma non erano certo materiali resistenti ad una vita all’aria aperta. Come per tutto il resto, quindi, i trapper si arrangiavano da soli e prendevano spunto e materiali dagli Indiani, a cui erano più vicini.


I classici pantaloni dei trapper – clicca per INGRANDIRE

I loro pantaloni erano pertanto di pelle di daino o di bisonte, accuratamente lavorata. Avevano lunghe frange sulle cuciture esterne, che servivano sia per far defluire la pioggia sia come stringhe di ricambio in caso di necessità. Per allacciarli bastava un semplice bottone oppure una stringa.

Donne e pantaloni.

Le donne del West generalmente non portavano pantaloni, anche se, riferendoci al famoso detto, erano spesso più dure degli uomini! In realtà ci fu uno stile particolare, detto “bloomer”, che si diffuse nei primi anni del 1850.


Little Britches e Cattle Annie, Oklahoma

Si trattava di un semplice vestito dalla foggia a tunica con, sotto la gonna, i pantaloni. Non fu mai molto popolare ma era diffuso tra le donne che cavalcavano, perché risultava comodo in sella. E tra le cowgirl non era affatto raro indossare pantaloni, sempre in virtù della comodità nello stare a cavallo. I pantaloni erano preferiti alle gonne da amazzone, anche se queste ultime difendevano la “rispettabilità” della donna.

Bambini.

I bambini, in particolare quelli più grandicelli, indossavano pantaloni (e vestiti in generale) della stessa fattura e foggia degli adulti, ma ovviamente di misure più piccole.


Bambini nel vecchio west

Quando gli adulti consumavano i loro pantaloni, li passavano alla moglie o a qualche donna colona che da questi ne ricavava un paio più piccoli per il figlio o i figli.

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