La presa di Columbus (Georgia, 1865)

A cura di Angelo D’Ambra

L’atto chiave del raid di Wilson fu la presa di Columbus.
Il 16 aprile 1865, domenica di Pasqua, i giornali Columbus avvertirono i cittadini di lasciare la città, poiché era imminente un attacco della cavalleria dell’Unione. Non ci fu tempo per organizzare una evacuazione. Quello stesso giorno ebbe luogo una violenta battaglia, l’azione conclusiva del raid di Wilson che aveva sconquassato cantieri, miniere, magazzini e siti di produzione militare in Alabama spingendosi sino in Georgia.
Seconda sola a Richmond nel fornire il supporto industriale per la guerra, Columbus si trovava sul fiume Chattahoochee e possedeva un cantiere navale, il Columbus Naval Yard, con in costruzione la corazzata CSS Muscogee, ribattezzata “Jackson”. La Eagle Manufacturing Company vi produceva vari tessuti, in particolare lana per le uniformi confederate. C’erano la Columbus Iron Works che produceva cannoni e la Greenwood e Grey che producevano fucili, c’era anche la Louis ed Elias Haimon che realizzava spade e baionette. A difenderla da Wilson c’erano 3.500 uomini ai comandi del maggiore generale Howell Cobb. I confederati erano in gran parte milizia locale ed operai della città, volontari civili.


Columbus (Georgia)

Cobb, consapevole che Wilson avrebbe puntato a distruggere i due ponti coperti che collegavano Girard a Columbus, concentrò le forze proprio lì, presso il Chattahoochee, nella città di Girard, ora conosciuta come Phenix City. Ben protette da trincee, fortilizi, muricci e palizzate, le truppe confederate presero posizione anche sulle alture della zona, oltre il fiume, in Alabama, per evitare che i nordisti potessero occuparle e bombardare Columbus con le loro artiglierie. Tuttavia Cobb, consapevole della disparità delle forze in campo, nonché di un numero davvero esiguo di uomini al suo comando, assolutamente inadatto per difendere una linea difensiva così ampia, fece pure collegare alla base dei ponti cotone e trementina perchè una soluzione poteva essere quella di bruciarli, soprattutto se respingere Wilson si fosse rivelato impossibile.
Alle 13.30 la cavalleria in blu iniziò la sua battaglia. La brigata diretta del generale Andrew Alexander, appartenente alla Divisione Upton, non vide alcuna concentrazione di grigi e comandò l’attraversamento del Lower Bridge. Emory Upton si disse che Columbus sarebbe stata presa come Montgomery, senza sparare nemmeno un colpo. In realtà era una trappola perché i confederati volevano bruciare il ponte mentre loro lo percorrevano. Fortunatamente per Upton, le fiamme si alzarono prima che i suoi uomini avessero intrapreso l’avanzata.
Wilson allora rivolse la sua attenzione all’Upper Bridge. Pianificò un attacco da tenersi dopo il tramonto, lungo la Summerville Road, ancora a Girard. Fu così scagliato un assalto del 3° e 4° reggimento di cavalleria dell’Iowa, sotto la guida del colonnello Frederick Benteen, alle ore 21.00.


Columbus e le sue difese

L’impatto con una linea avanzata di opere confederate fu devastante. Si verificarono diverse cariche, tutte respinte, poi i nemici si ritirarono e allora i blu pensarono d’aver bucato la loro linea principale. Due compagnie del 10th Missouri Cavalry furono inviate ad avanzare sull’Upper Bridge. Questi uomini caricarono nella completa oscurità e, senza saperlo, si ritrovarono contro la vera posizione principale confederata. La notte fu illuminata dal fuoco dei sudisti. Lo scontro violento si tradusse rapidamente in un sanguinoso corpo a corpo che perdurò sino alle 22.00, quando i confederati si ritirarono con l’obbiettivo di sgomberare il ponte perchè tuonassero i cannoni che il generale Robert Toombs comandava sulla sponda di Columbus, rassegnati a dare alle fiamme anche questo secondo ponte. Wilson, capito il loro piano, incalzò la ritirata del nemico in modo da attraversare il ponte fianco a fianco con lui. I soldati dell’Unione in avanzata erano mescolati ai confederati in ritirata e gli uomini incaricati di far sparare i cannoni si rifiutarono di farlo per non colpire i propri compagni. Ciò permise agli unionisti di approdare a Columbus senza grandi perdite. A nulla valse la tardiva carica della cavalleria di Charles Augustus Lafayette Lamar, che in essa perse la vita: Wilson era entrato in città.
I suoi uomini fecero 1600 prigionieri. Non esistono conteggi accurati delle vittime. Il nemico contò 151 morti. Appena 60 furono i caduti tra le schiere del Nord. Come conseguenza, ogni stabilimento produttivo fu smantellato, la corazzata Jackson fu bruciata e affondata, il cantiere fu distrutto. Le fiamme continuarono a vedersi per giorni e giorni.

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