Il massacro dei Wiyot

A cura di Paolo Scanabucci

Parlando di nativi americani l’immaginario collettivo spesso li associa non solo a suggestivi usi e costumi e a struggenti canti tribali ma anche a incredibili ingiustizie subite ad opera dei bianchi. Quando pensi che quello che hai letto su qualche rivista specializzata sia l’estrema brutalità inflitta al popolo rosso, ecco che salta fuori l’ennesimo reportage di inaudita crudeltà contro i nativi americani che ti fa ribollire il sangue. E’ proprio ciò che si prova dopo aver appreso la tragica storia di una sfortunata comunità di indiani Wiyot.
La vicenda si svolge in California, nell’isola di Tuluwat conosciuta anche come Isola Indiana.
L’isola è situata vicino alla città di Eureka nella contea di Humboldt. Il nome di questa città la dice lunga sulle sue origini.
Eureka è una celebre espressione greca che significa “Ho trovato!”.  Eureka è anche il motto che appare sullo stemma dello Stato della California.
Si presume che questa fosse la frase più frequente sulla bocca dei cercatori che avevano partecipato alla famosa corsa all’oro.
Gli immigranti che si erano stabiliti anni prima ad Eureka erano stati attratti lì proprio dal metallo giallo.


L’isola di Tuluwat

Tornando alla nostra storia gli indiani Wyot sono da tempo nel mirino di un gruppo di uomini bianchi che abitano nella zona vicino all’Isola Indiana. Questi signori hanno addirittura formato una sorta di milizia di volontari con lo scopo di sbarazzarsi una volta per tutte della tribu’. Per circa due anni la stampa locale aveva condotto una campagna diffamatoria nei confronti dei nativi basandosi sul fatto che gli allevatori bianchi lasciavano spesso le mandrie libere di vagare nelle terre indiane e ogni tanto qualche capo di bestiame…spariva!
Nella notte del 26 febbraio 1860, i coloni si vendicano in modo spietato. Un gruppo di questi sedicenti miliziani attraversa la baia di Humboldt, approda all’Isola Indiana e massacra con accette, coltelli e e persino mazze i nativi, principalmente donne,anziani e bambini.
La scelta di queste armi bianche non è casuale. I coloni si guardano bene, infatti, dall’allarmare la vicina città di Eureka dove parte degli abitanti non condividono i sentimenti anti indiani degli assalitori.
Qualche testimone della vicina città dirà in seguito di aver udito anche  sporadici colpi di pistola.
Comunque questa banda di delinquenti compie un’orrenda strage.
Varie fonti non concordano nel fornire le cifre della carneficina.
Le stime della tribù riferiscono che le perdite vanno dalle 80 alle 250 unità.
Un altra stima parla di 150 morti.
Il CALIFORNIANO DEL NORD, foglio di Arcata, altra città della contea di Humboldt, dà un resoconto quanto mai crudo della vicenda.
“Vittime di entrambi i sessi e di ogni età giacciono a terra, alcuni maciullati a colpi di mazza, altri col cranio spaccato a metà dalle asce ed altri tagliati a pezzi con i coltelli;  alcuni sono stati uccisi sul posto ed altri mentre si davano alla fuga.”
Questo scempio ha dei testimoni, ci sono dei sopravvissuti.


Un indiano Wiyok

Sicuramente non dimenticherà mai questa orribile storia Jane Sam, che si nasconde sotto un mucchio di spazzatura o Jerry James, ritrovato vivo tra le braccia della madre che invece non ce l’ha fatta. Un’altra donna invece si salva perchè partita in canoa con il figlio per raggiungere l’isola si perde nella nebbia ed è costretta a ritornare a casa.
Ma che ci fanno gli indiani sull’isola e perchè i bianchi non hanno trovato resistenza?
I nativi sono lì per una loro festa sacra, la Cerimonia del Rinnovamento del Mondo. Sembra che di notte  tutti gli uomini validi  si siano allontanati per prendere le provviste per tutto l’accampamento, lasciando gli altri a riposare.
Gli aguzzini hanno così buon gioco. Il massacro dell’Indian Island non è l’unico in quei giorni.
Vengono sferrati attacchi in altri insediamenti Wiyot, alcuni lo stesso giorno, altri pochi giorni dopo.  A South Beach a sud di Eureka, nei pressi del fiume Eel e a Eagle Prairie va in scena la stessa tragedia. In tutto perdono la vita altre 133 persone.
Fra queste persino delle donne che lavorano per le famiglie bianche e parlano correntemente inglese.
La stampa si mobilita ma senza successo. Scende in campo perfino un noto scrittore e poeta, Bret Harte, famoso per aver dato vita nei suoi romanzi a numerosi personaggi della già ricordata Corsa all’Oro.
Harte descrive senza alcuna censura quello che è avvenuto a Indian Island ma è costretto a fuggire perchè minacciato di morte.
Se molti abitanti della zona hanno fatto udire, come Harte, la propria voce contro le stragi, altri , come lo sceriffo Barrant Van Ness, in un editoriale  sul  San Francisco Bulletin, incolpano gli indiani di furto di bestiame e dice che gli autori delle stragi hanno voluto solo vendicarsi. Van Ness però non scusa gli autori di questi crimini.
Il maggiore Gabriel J.Rains, ufficiale Comandante di Fort Humboldt in un rapporto ai suoi superiori getta nuova luce sulla vicenda. Stando a quanto scrive il maggiore Rains una banda di vigilantes si era organizzata per uccidere ogni indiano pacifico. Fondata nella città di Hydesville,  la seconda Brigata di volontari di Humboldt aveva chiesto allo Stato della California di ricevere una regolare paga.
In una petizione al Governatore dello Stato, Downey, la compagnia dei volontari guidata un certo Simon Wright, vuole in realtà essere riconosciuta come un organismo statale per ricevere finanziamenti statali.


La mappa della persecuzione degli Wiyok

E.L Daivs, allevatore di Hydesville, scrive al Governatore subito dopo le stragi minacciando in sostanza il Governatore  stesso che se la compagnia, necessaria per la protezione di vite umane (naturalmente bianche) e soprattutto delle proprietà, non avesse ricevuto quanto chiedeva, la compagnia non avrebbe più chiesto aiuto allo Stato, lui per primo non avrebbe più pagato le tasse e i “piccoli disordini” di Indian Island sarebbero stati l’anticipo di una guerra totale contro gli indiani, praticamente un genocidio.
Ironia della sorte, la zona dove i ranch si trovano sono terreno di caccia delle tribu’ dei Nongatl quindi i Wiyot sono totalmente estranei alle accuse loro mosse.
Le tribolazioni dei Wiyot proseguono con le successive deportazioni presso il forte Humboldt prima e alla riserva del fiume Klamath in seguito alle  quali peraltro i nativi opposero resistenza con sporadici attacchi nelle aree meno densamente popolate dai bianchi.
Dopo circa 160 anni, nel 2019, i Wiyot, dopo una solenne cerimonia alla quale hanno partecipato anche i cittadini di Eureka, hanno riacquistato le loro terre per poter celebrare nuovamente la loro festa per il Rinnovamento del Mondo.

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