Lonesome Dove, la vera storia

A cura di Gian Carlo Benedetti

“Lonesome Dove”, da noi “Colomba Solitaria”, è il titolo di un romanzo giudicato un capolavoro della struggente epopea western, frutto del prolifico scrittore e giornalista Larry McMurthy, vincitore del prestigioso premio Pulitzer nel 1986. Adattato in una fortunata miniserie televisiva nel 1989 con un sequel nel 1993, narra la storia di due amici, ex capitani nel periodo eroico dei Texas Rangers prima dell’annessione, divenuti poi allevatori. Sono Woodrow F. Call (interpretato da Tommy Lee Jones) ed Augustus “Gus” McRae (Robert Duvall).
Dopo vicissitudini nel corso della transumanza di una mandria nella verso il Montana Gus viene colpito da una freccia ad una gamba in uno scontro con razziatori indiani. La ferita si infetta e l’amputazione si rivela inutile per la cancrena.
Lonesome Dove
Woodrow Call lo assiste nel trapasso e quindi ne recupera il corpo ed, a seguito di una solenne promessa fatta all’amico in punto di morte, carica la bara su un carro e la trasporta, con un lungo e solitario viaggio attraverso le selvagge e splendide praterie, nel natìo Texas per seppellirlo vicino ad una sorgente dove si incontrava con la sua amata.
Una serie di altri fortunati romanzi dello stesso scrittore ha contribuito al revival del genere western che, come la Fenice, sempre risorge dalle proprie ceneri.
Pare che l’Autore abbia negato ogni riferimento a fatti realmente accaduti ma tale assunto è difficilmente accettabile poiché, con la licenza poetica, un’identica vicenda è realmente avvenuta proprio nel Texas. E’ la storia di amicizia, lealtà e coraggio che vide protagonisti Oliver Loving e Charles Goodnight, pionieri della apertura delle piste del bestiame (Cattle Trails), avventurosi viaggi che hanno creato la leggenda del cow boy e delle città senza legge, finita tragicamente con le stesse modalità della fiction. Sovente la realtà supera la fantasia.
Oliver Loving era nato nel Kentucky il 4 dicembre 1812 dove, sin dal 1833 anno in cui si sposò con Susan Morgan da cui ebbe sette figli, gestiva una fattoria. Dieci anni dopo, insieme alle famiglie del fratello e del cognato, emigrò nel Texas. I nuclei ricevettero delle terre da coltivare nelle contee di Collin, Dallas e Parker.
Nel 1855 si spostò nella futura Contea di Palo Pinto ove avviò un ranch ed un emporio in località Kichi Creek. Avendo radunato una grossa mandria di bovini decise di muoverla, unendola a quelle dei vicini, per venderla a Nord ove la carne era più richiesta. Insieme ad altri mandriani ed al figlio diciannovenne Joseph, si diresse verso l’Illinois attraverso la vecchia pista degli Shawnees vendendo le bestie con profitto, fatto che lo convinse a ripetere il lungo e pericoloso viaggio.


Charles Goodnight

Nell’agosto del 1860 insieme al socio John Dawson il nostro condusse una mandria di 1500 capi diretta a Denver (Colorado) per rifornire gli stanziamenti minerari dell’area. Attraversarono i fiumi Red ed Arkansas svernando a Pueblo. L’anno successivo vendettero le bestie con lauto guadagno e si apprestarono a far ritorno a casa. Nel frattempo però era scoppiata la guerra ed essendo il Texas passato alla Confederazione furono trattenuti come nemici dalle Autorità dell’Unione. Fu loro concesso di rientrare solo grazie ai buoni uffici dell’amico Kit Carson.
Già prima delle Guerra Civile, come poi esploderà nel periodo immediatamente post bellico, le praterie del Texas sostenevano molto bestiame allo stato selvaggio mentre il nord, che si stava industrializzando, aveva disperato bisogno di carne per sfamare la crescente popolazione. Queste vacche dalle lunghe corna, appunto di razza Longhorn, erano animali quasi selvaggi, forti ed estremamente nervosi. Lo loro conduzione in territori aspri e poco noti, fiumi da attraversare, con il rischio di attacchi indiani o di fuorilegge bianchi, non era affatto semplice.
A queste insidie ne va aggiunta un’altra, forse la più temuta dal cow boy: la stampede. Bastava un rumore insolito, un tuono, il latrato di un coyote, un serpente, ecc. per spaventare le ottuse bestie che si davano ad una folle gregaria corsa sino a quando non erano sfiancate travolgendo ogni ostacolo. Fermarle era necessario ma molto rischioso, occorreva far girare i capi branco in cerchio e quindi la mandria sino a stancarla. Una caduta oppure avere la cavalcatura travolta significava una orrenda morte sotto centinaia di zoccoli. Le vittime, irriconoscibili, erano sepolte in tombe anonime nella monotona prateria, mai più rintracciabili. I cow boys che hanno patito questo triste destino sulle piste non furono pochi come si evince, oltre che dalle cronache dell’epoca, dalle loro tristi canzoni.
Oliver Loving
Durante la Guerra Civile Oliver Loving forniva bestie per approvvigionare l’esercito confederato lungo il Mississippi. Alla fine del conflitto aveva accumulato un ingente ma inesigibile credito verso la Confederazione ormai in bancarotta.
Nel 1866 venne a conoscenza della opportunità di fare buoni affari rifornendo di carne la Riserva Indiana di Fort Sumner nel New Mexico ove da tre anni circa si trovavano ammassate, in condizioni miserevoli e clima malsano, varie centinaia di Apaches. poi raggiunte loro malgrado anche dai Navajos. Il tutto per un infelice piano del caparbio e volitivo Gen, James H. Carleton poi attuato dal suo parigrado Edwin W. Sumner, dal quale il Forte, divenuto famoso anni dopo per la morte di Billy The Kid, mutuò il nome. Il vecchio nome del luogo dato dai conquistadores era Bosque Redondo (Bosco Rotondo). L’idea di concentrarvi quella moltitudine priva delle risorse, mescolando per di più tribù da sempre nemiche, fu decisione veramente folle e fonte di grandi lutti. Ne condivise la responsabilità Christopher “Kit” Carson. Celebrato mountain man, scout ed indian fighter nelle “Dime Novels”, peraltro accolto quasi sempre amichevolmente dai nativi del sud – ovest, pur conscio della improponibilità del progetto, non seppe o non volle opporsi al suo perentorio superiore.
Nel 1866 Loving si associò all’allevatore Charles Goodnight ed insieme aprirono una nuova pista che, partendo da Fort Griffin (Texas) invece di puntare verso Nord, deviava ad Ovest in direzione New Mexico e quindi del Colorado, transitando prima da Ft, Concho ed attraversando il Fiume Pecos. Era nata la Goodnight – Loving Trail, un anno prima della famosa “Chisholm Trail” diretta al Nord verso Abilene e poi Wichita.
Nel New Mexico i due soci vendettero parte del bestiame all’esercito per un importo pari a 12 mila dollari oro. Mentre Goodnight rientrò a Weatherford (Texas) per organizzare un altro viaggio Loving prosegui verso il Colorado per cedere la restante parte della mandria a Denver.
Charles “Charlie” Goodnight era nato nell’Illinois nel 1836, come il socio ed amico era emigrato nel Texas nel 1846 lavorando come cow boy e facendo parte della milizia creata per contrastare gli incessanti raids indiani. Nel 1857 si arruolò nei Rangers e nel 1860 prese parte alla incursione nella Comancheria guidata dal futuro governatore Lawrence Sullivan “Sul” Ross che condusse alla “liberazione”, suo malgrado, della più famosa indiana bianca del Far West: Cinthia Ann Parker, madre di Quanah, l’ultimo grande capo della Nazione Comanche.


Il trasferimento di una mandria

Durante la CW Goodnight combattè per la Confederazione. Finita la guerra si mise in affari nell’allevamento bovino catturando le innumerevoli “Longhorns” allo stato brado che proliferavano nella prateria a disposizione degli intraprendenti. A lui viene attribuita l’invenzione del “ChuckWagon”, il carro cucina e dispensa con cassetti e scomparti per le scorte alimentari che seguiva immancabilmente i cow boys negli spostamenti sulle piste.
I due compari. che si erano divisi i compiti, si riunirono di nuovo nel New Mexico, associandosi con l’allevatore John S. Chisum che gestiva un grande Ranch a Bosque Grande, non distante da Ft, Sumner e la cui figlia aveva sposato un cugino di Loving. I personaggi rammentati sono pietre miliari nel folklore della nascente “cattle business”, delle migrazioni sulle Trails e nella successiva faida per la supremazia nella Contea di Lincoln.
Loving & Goodnight trascorsero l’inverno 1866 viaggiando e, facendo base presso il Ranch di Chisum, completarono un secondo viaggio per rifornire ancora la riserva indiana ed i centri minerari del Colorado.
Nella primavera del 1867 tornarono in Texas per organizzare un terzo viaggio sotto meno rosei auspici a causa dell’inclemenza del tempo che, dopo anni di siccità, era tornato piovoso ed allagava tratti di prateria, nonché del crescente malcontento delle tribù dei Comanches e Kiowas che rendevano insicura la frontiera con le incursioni. In verità i raids non erano mai cessati. Dovuti al fatto che le tribù si ritenevano “autorizzate” per una serie di ragioni, non ultima che quella era la loro patria usurpata dai coloni. Agenti unionisti durante la guerra avevano armato e fomentato le incursioni nel nemico Texas sia per distrarre truppe dal teatro bellico che minare il morale dei soldati al fronte che conoscevano i rischi dei familiari lasciati indifesi. Inoltre, il Gen. Philip “Little Phil” Sheridan. durante periodo post bellico della “Ricostruzione”, si comportava da piccolo dittatore e non prestava credito alcuno alle doglianze sui raids veicolate dal Governatore, ritenendole un escamotage per riarmare le milizie cittadine ed i Rangers, disciolti per la militanza tra le file nemiche. In quegli anni il pericolo maggiore era poi ritenuto provenire dai più settentrionali Dakota e Cheyenne per la loro effimera vittoria ottenuta per chiudere la pista Bozeman. L’inerzia, o l’incapacità salvo sporadici episodi, delle truppe di occupazione nel contrastare quello stillicidio rafforzava nei pellerossa la convinzione dell’impunità a proseguire nel secolare modus vivendi, principale se non unico mezzo di ascensione sociale ed arricchimento personale.
Nel giugno del 1867 iniziò il nuovo viaggio. Mentre Goodnight guidava lentamente la mandria con i cow boys arruolati, Loving decise di anticiparla nel lungo tratto in maniera da contattare i futuri acquirenti e velocizzare la transazione. Goodnight conosceva il carattere impavido dell’amico e lo esortò a viaggiare soltanto di notte per precauzione e lo costrinse a farsi accompagnare dal suo uomo più affidabile.


Guerrieri Comanche

Si trattava di uno strano personaggio con un solo braccio originario del Kansas, Bill Wilson, di soli 23 anni ma con la fama di duro e risoluto. Si vociferava che avesse tenuto testa ad una intera posse e ferito uno sceriffo della Contea di Palo Pinto per difendere il proprio fratello inseguito. Sulla perdita dell’arto non vi erano notizie certe ma si supponeva che all’età di cinque anni fosse stato morso da un cavallo oppure a causa di una falciatrice da fieno.
I due cavalieri partirono accumulando un discreto vantaggio sui colleghi ed il boss cinquantaduenne Loving convinse il giovane accompagnatore a viaggiare di giorno per guadagnare tempo e poiché detestava viaggiare col buio.
Spostandosi incautamente alla luce del sole e visibili da grande distanza, nei pressi dell’odierna Carlsbad, furono avvistati da una grossa banda di razziatori Comanche. Non si trattò di un agguato ma di un caso sfortunato poiché i pellerossa in transito avevano intersecato la loro pista. Spronarono i cavalli e dopo un folle inseguimento di quattro miglia raggiunsero la riva sabbiosa del Fiume Pecos e raggiunsero un’altura sabbiosa. Abbandonarono le ormai inutili cavalcature rifugiandosi in una piccola grotta aperta solo verso il lato del fiume. Accerchiati dai Comanches si prepararono a lottare per la loro vita. I due avevano varie pistole ad avancarica del tamburo (cap & ball); Wilson imbracciava un fucile Colt Sidehammer a rotazione mentre Loving possedeva un Henry cal. 44. I pellerossa sciamarono intorno all’improvvisato riparo ma, vedendo che uno di loro si era preso subito una palla in faccia, saggiamente decisero di non attaccare direttamente. Nel pomeriggio inoltrato i due assediati furono invitati a parlamentare in lingua spagnola. Temendo una trappola Wilson armi in pugno si fece cautamente avanti coperto da Loving. Furono investiti da frecce e fucilate provenienti da guerrieri nascosti in un canneto. Loving ne riportò il polso fracassato ed una ferita al fianco. Corsero nel riparo e Wilson lo curò alla meno peggio cercando di tamponare l’emorragìa fasciandogli le ferite. Si apprestarono a sostenere un lungo assedio mentre i Comanches inutilmente scagliavano frecce e lanciavano pietre nel rifugio. Col favore della notte Wilson sgattaiolò al fiume per prendere acqua fresca e lenire il dolore del compagno che nel frattempo a tratti delirava. Loving constatando che le sue condizioni peggioravano, da vero uomo della frontiera, invitò il giovane a fuggire sfruttando il buio e la corrente del fiume per andare a cercare aiuto dai loro colleghi che li seguivano nella pista. Lui avrebbe tenuto lontano gli assedianti in attesa dei soccorsi e comunque non si sarebbe fatto catturare vivo, conoscendo come torturavano i prigionieri. Wilson acconsentì convinto che se l’amico fosse riuscito a resistere per almeno un altro giorno e mezzo sarebbe tornato in tempo con i soccorritori.


In cammino sul Bozeman Trail

Si scambiarono i fucili poiché le cartucce metalliche del più moderno Henry avevano maggiori possibilità di resistere durante l’immersione essendo il fiume Pecos l’unica via di fuga. Quando la luna fu oscurata dalle nubi Wilson scivolò cautamente nel fiume liberandosi dei vestiti tranne cappello, mutandoni e canottiera ben sapendo che poin il sole sarebbe stato inclemente. Si lasciò trascinare dalla corrente ma presto si accorse che tenendo il fucile sopra la testa con il suo unico arto rischiava di affogare. Nascose l’arma sotto la sabbia e proseguì. Sfruttando i canneti e e le erbacce della riva si allontanò senza essere notato e prese terra solo quando reputò di essere al sicuro fuori vista.
Marciò per tre giorni sotto il sole cocente a piedi nudi tra cespugli spinosi procurandosi un bastone per aiutarsi nel cammino. Nell’ultima notte del lento e doloroso viaggio si accorse di essere seguito a distanza da degli animali, forse un branco di lupi o coyotes. Pensava che avrebbe potuto cedere alla stanchezza, come un cavallo, e dormire magari svegliandosi solo per scacciare le bestie a bastonate, ma resistette e prosegui nel cammino. Le bestie desistettero dal seguirlo ancora. In seguito Wilson rammentò che verso il mezzodì dell’ultimo giorno di viaggio stando su una montagnola scorse la polvere della mandria in avvicinamento ma spossato si sedette in attesa all’ombra di una grotta. La sua presenza fu notata dai cow boys in testa alla mandria che avvisarono il boss. Goodnight conosceva l’esistenza della grotta da precedenti viaggi e sapeva che dietro alla collinetta vi era una piccola valle fuori vista, luogo che in passato aveva giudicato adatto ad un agguato. Fece fermare la mandria, lasciò uomini a sorvegliarla, si avvicinò cautamente per indagare con le armi in pugno. Wilson uscì e lanciò un caratteristico richiamo usato da tutti i vaqueros. Era quasi irriconoscibile, affamato, malridotto, in mutande, con la pelle scottata dal sole e tutto rosso per i detriti del fiume. Goodnight lo caricò sul cavallo e portò al campo avvolgendolo in coperte, incapace farsi capire e rispondere alle domande per la commozione e la febbre. Gli furono tolte le spine dai pisdi: camminando lasciava una traccia insanguinata. Appena Wilson, rifocillato, tornò in sè raccontò l’accaduto. Goodnight, sapendo che non c’era tempo da perdere, lasciò la mandria in custodia e con alcuni uomini armati si diresse viaggiando tutta la notte, sotto una pioggia torrenziale che lo rallentava, verso il luogo ove riteneva fosse in corso lo scontro.


L’attacco degli indiani

Avendo compreso l’ubicazione del presunto luogo dell’assedio in maniera generica lo raggiunse grazie alla esperta lettura delle tracce di una grossa banda di indiani su cavalli non ferrati che, proveniente dalle vicine montagne, aveva intersecato la pista dei due malcapitati, dando inizio al mortale inseguimento. Le tracce parevano fresche e l’assedio poteva essere tuttora in corso, Preparati allo scontro i soccorritori non trovarono anima viva. Individuarono il rifugio dai segni sulla sabbia lasciati dalle punte delle frecce evidentemente poi recuperate e dalle numerose pietre gettatevi dentro. Dopo un attento esame Goodnight dedusse che i Comanches non avevano catturato e torturato il socio poiché vi erano tracce di una frenetica caccia all’uomo. Non rinvenendolo, giudicò che l’amico fosse corso dentro il fiume, qui suicidatosi, ed il corpo trasportato lontano dalla corrente del Pecos.
Il gruppo ritornò cavalcando in silenzio per tutta notte dove aveva lasciato la mandria ormai convinto della sua morte. Ma si sbagliava.
Dopo la fuga di Wilson i Comanches avevano iniziato a tempestare di pietre il riparo e persino scavato un tunnel nella sabbia interrotto a pochi metri dall’ingresso ma poi non avevano avuto il coraggio di esporsi al tiro. Loving nonostante l’età aveva una forte tempra e pure con il prolungato digiuno, il dolore, la febbre e la perdita di sangue per le ferite teneva ancora a distanza gli assedianti. Realizzando che non avrebbe potuto resistere ancora per molto, non vedendo sopraggiungere alcun aiuto, decise di seguire l’esempio del Wilson, Durante la notte scivolo silenziosamente nel fiume ma invece di farsi trasportare a valle decise di risalirne la corrente e dirigersi verso un guado che sapeva ubicato a circa sei miglia di distanza, passaggio obbligato per i rari viaggiatori su carri che attraversavano il Pecos.
Riuscì ad evitare di essere scoperto, grazie alla folta vegetazione, da un guerriero che sostava a cavallo nel fiume e giocava a sollevare spruzzi con i piedi.
Giunto faticosamente al guado si appostò con il corpo mezzo immerso tra gli arbusti e notando che non vi era anima viva cercò di sparare a degli uccelli appollaiati sui rami. Le sue armi fecero cilecca a causa della immersione in acqua. Provò a calmare i morsi della fame cucinando i suoi guanti di pelle ma non riuscì ad accendere un fuoco. Rimase sdraiato nascosto sulla riva per altri due giorni e due notti in stato di semi incoscienza, troppo debole per muoversi, attingendo l’acqua con il fazzoletto legato ad un bastone,
Il terzo giorno, con le forze quasi al limite, miracolosamente si avvicinò al guado un carro trainato da tre tiri di buoi con due messicani ed un ragazzo tedesco diretti nel Texas. Lo caricarono di peso sul carro e rifocillarono con delle “atoles”, pasticci di granoturco e carne. Loving offrì loro 250 dollari ed ottenne di essere trasportato a Fort Sumner, distante 150 miglia.
Intanto la mandria stava proseguendo verso Nord. Dopo due settimane incrociò dei vaqueros che all’incredulo Goodnight raccontarono che il suo socio era ancora vivo se non proprio vegeto, aggiungendo i particolari della rocambolesca fuga, le ferite, il digiuno per sette giorni ed il fortunato recupero al guado dai viandanti messicani.


Fort Sumner

A circa trenta miglia da Ft. Sumner Goodnight fu raggiunto da un corriere inviato da Loving con brutte notizie. Era vivo ma la ferita al polso trascurata aveva causato la cancrena ed il braccio doveva essere amputato. Aggiungeva dubbi sulla professionalità del giovane medico che indugiava nel praticare l’urgente operazione accampando improbabili scuse. Loving un giorno lo aveva finalmente messo alle strette e ne aveva ricavato il forte sospetto che il dottore non volesse tentare di salvarlo solo perchè era un “ribelle” sudista. Alla fine l’amputazione fu effettuata e tutto sembrò andare per il meglio. Goodnight offrì 500 dollari ad un corriere perchè si recasse a Las Vegas e conducesse al più presto il luminare dr. John Shout per visitarlo. I due tornarono dopo due giorni ma le condizioni del degente erano peggiorate e divenute critiche. Nonostante le ferite, l’inedia e la tardiva amputazione Loving visse altri 22 giorni con la mente lucida pensando al Texas.
Goodnight in seguito rammentò che il suo maggior cruccio era quello di essere seppellito in terra straniera. Gli rispose non doveva affatto preoccuparsi poiché lui lo avrebbe riportato a Weatherford, la sua patria adottiva. Loving aveva espresso dubbi sulla fattibilità ma l’amico gli giurò che lo avrebbe esaudito in ogni caso. Oliver Loving spirò il 25 settembre 1867 all’età di 52 anni e fu temporaneamente seppellito nel cimitero di Ft. Sumter.
Dopo soli quattro mesi Charlie Goodnight ritornò, fece costruire un sarcofago metallico a tenuta stagna, mediante battitura e saldatura di lattine vuote di olio recuperate nelle discariche. Lo riempì di polvere di carbone e, dopo avervi immesso la bara di legno crudo, sigillò il sacello. Noleggiò un resistente carro e l’8 febbraio 1868 iniziò il lungo viaggio verso lo Stato della Stella Solitaria ponendo in essere il più strano funerale che il folklore della frontiera ricordi. Transitò senza alcun inconveniente nella prateria ove ancora pascolavano ignare mandrie di “bufali”, attraversò la regione dei Cross Timbers sita al confine col Territorio Indiano e, dopo un viaggio di ben 388 miglia del magnifico e selvaggio paesaggio tanto caro al defunto, giunse finalmente a Weatherford. La salma fu tumulata con rito massonico nel Cimitero di Greenwood. La promessa era stata mantenuta.

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