Tempesta su Fort Defiance

A cura di Marco Aurilio

Soldati all’interno del perimetro di Fort Defiance
La notte tra il 29 ed il 30 Aprile 1860 circa un migliaio di navajos, guidati da Manuelito, Barboncito ed Herrero Grande, attaccarono la postazione militare nota come Fort Defiance, nel cuore del loro territorio. Fondato il 18 Settembre 1851 dal Colonnello Edwin V. Sumner si trovava nei pressi di Canoncito Bonito, in un area chiamata dagli indiani “Tseotshoi”, la prateria fra le rocce. Prima dell’occupazione da parte dei soldati era uno dei loro luoghi di raduno preferiti. Qui gli uomini di medicina raccoglievano le erbe note come “Lè ezè” (medicina del cavallo) e le sorgenti gorgoglianti erano usate come santuari in cui venivano gettate offerte di conchiglie e turchese per l’ottenimento di benedizioni.
Il primo Comandante fu il Maggiore Electus Backus e la guarnigione consisteva nelle Compagnia G dei Primi dragoni, Compagnia K dei secondi dragoni, Compagnia B artiglieria e Compagnie F ed I fanteria, 295 uomini tra sottoufficiali e privati.

IL PRELUDIO.

La presenza del Forte venne inizialmente tollerata dai navajos ma il peggioramento dei rapporti con gli americani e lo stato di guerriglia persistente lo trasformò presto in un gradito bersaglio. In seguito alla campagna militare del Generale Miles nel 1858, gli indiani diedero luogo ad una serie di azioni di vendetta. Ad inizi Ottobre circa 200 navajos iniziarono a stazionare non lontano dai militari, attuando una serie di attacchi lampo e furti di cavalli nei loro confronti. Un attacco rilevante si verificò il 17 Ottobre quando circa 200-300 navajos apparvero all’ingresso di Canoncito Bonito con l’intento di rubare la mandria sorvegliata da 25 soldati che sarebbero stati facilmente sopraffatti senza l’intervento di 160 guerrieri Zuni, arrivati due giorni prima ed accampati nelle vicinanze. Nello scontro i navajos persero solo 3 guerrieri, inflissero maggiori perdite agli avversari e portarono via 62 muli.


Fort Defiance

Alcuni mesi dopo, il 17 Gennaio 1860 Manuelito, Huero e l’interprete adottato dagli indiani Juan Anaya (nota anche come Juan Cocinas), poco dopo l’alba, guidarono 250 guerrieri contro un convoglio militare allontanatosi dalla postazione di stanza a Cienega Amarilla, 8 miglia a sud di Fort Defiance, uccidendo 3 soldati nei cui corpi in seguito furono contate dal tenente Silas Kendrick ben 130 frecce. Dopo ciò attaccarono la postazione stessa, a difesa della quale vi erano 35 uomini ben armati e in ottima posizione. Il sergente Gable riuscì ad inviare un messaggio legato sulla schiena del suo cane a Fort Defiance, dove anche un navajo amico già aveva portato la notizia dell’attacco. Da qui, un distaccamento di 75 uomini partì per Cinega Amarilla ma i navajos erano già andati via ed avevano attaccato un convoglio di tre carri difeso da 11 soldati. Anche in questo caso il Maggiore Shepherd, il Tenente Shipley ed il Tenente Kendrick arrivarono tardi, trovando un soldato morto ed un ferito grave. Huero tornò a colpire il 7 Febbraio con i suoi guerrieri sempre a Canyon Bonito. Qui impegnò il Sergente Werner della compagnia C, terzo fanteria, con i suoi 44 uomini dei distaccamenti B, C, E, G in un duro combattimento di due ore. I militari si aspettavano l’attacco e si trovavano in ottima posizione di difesa, in un area boscosa del Canyon. Sarebbero probabilmente stati sopraffatti senza l’arrivo di 12 soldati con un Howitzer di montagna, che fu decisivo per respingere i Navajos. Questi avevano già da gennaio portato la guerra ad est del Rio Grande ed attaccavano tutti i convogli sulla strada di Albuquerque, in partenza o in arrivo da qui. Nei mesi seguenti mentre le autorità militari pensavano alla costruzione di una seconda postazione militare a Bear Springs, nelle profondità dei canyons si sarebbe compiuta sotto l’autorità di Manuelito, un inquietante raggruppamento di bande.

L’ATTACCO DEL 30 APRILE.

La notte priva di luna del 29 Aprile, senza che il minimo rumore svelasse la loro presenza, i navajos occuparono tre punti strategici. Un primo gruppo di guerrieri si recò verso le alture della mesa che si distendeva ad est del forte. Un secondo gruppo si mosse attraverso un burrone verso i magazzini situati a circa 40 yards dal limite sudovest del quadrangolo formato dal forte. Il terzo e più numeroso si sistemò tra le cataste di legna nell’angolo nordovest, vicino Il Post Sutler John E. Weber’s store. L’attacco iniziò alle quattro del mattino. Il fuoco iniziale si concentrò su di una sentinella nel lato sudovest, che però non fu colpita e con altri due soldati trovò protezione nei pressi di un magazzino, da dove risposero al fuoco.


Un guerriero Navajo

I soldati erano armati con fucili Springfield modello 1855 (M 1855) che avevano una gittata trai le 500 e 100 yards. I navajos avevano pochi fucili quasi tutti vecchi moschetti. Gli assalitori presero la parte est del forte e se meglio armati, avrebbero facilmente avuto la meglio su tutta la guarnigione.Il maggior danno che avrebbero potuto fare in questo punto era riuscire a far arretrare la compagnia B del tenente Dickinson che il maggiore Shepherd aveva posizionato ai piedi della mesa dove si trovava il primo gruppo di guerrieri. L’attacco più consistente però avvenne subito dopo, dall’altro lato del canyon e causò lo scontro più duro. Rapidamente i navajos presero possesso del giardino sfruttando le cataste di legna e le recinzioni come protezioni e costringendo il Tenente Hildt ad arretrare verso le cucine e la lavanderia. Nello stesso momento il terzo gruppo attaccò dal lato ovest. Gli assalitori dopo aver rotto una finestra del Sutler’ store stavano cercando di catturare due uomini (Kennon e McBride) quando il maggiore Shepherd inviò quattro uomini della compagnia del tenente Hildt, mentre altri sei soldati iniziarono un fuoco di copertura contro alcuni guerrieri che stavano prendendo possesso di una grossa costruzione a venti yards di distanza. In pochi istanti però i sei uomini furono bersagliati da una pioggia di frecce, tre furono feriti, uno dei quali, Sylvester Johnson morì poco dopo. Il Maggiore Shepherd guidò il tenente Hild nelle azioni contro gli indiani che avevano ucciso Johnson, dopodichè si diresse verso il magazzino. Qui il tenete Whipple e le truppe della compagnia E presero possesso del punto più critico, il magazzino appunto, spingendo gli indiani lontani dalle stalle e dai corrals, costringendoli a ritirarsi oltre il burrone presente li vicino. Alle prime luci del giorno i navajos che avevano ingaggiato un vero e proprio combattimento corpo a corpo con i soldati nel canyon, iniziarono a ritirarsi, scalando le pareti di roccia verso ovest.


Barboncito e Manuelito

A questo punto Shepherd ordinò al tenete Hildt ed al Capitano John di ispezionare i bordi del canyon direzione nord e ovest. Il Tenente Dickinson fece lo stesso dal lato est dove sostenne brevi scontri a fuoco in più punti, dopo dei quali i navajos si ritirarono definitivamente. Due ore dopo la battaglia era conclusa. Le perdite da parte degli indiani non sono note con esattezza. Alcuni giorni dopo il capo Cabras Blancas si recò al Forte per intavolare una trattativa di pace ma non fece accenno alle perdite subite. Sembra comunque che nove guerrieri morirono, tra cui un nipote del capo Zarcillos Largos.
Il Maggiore Shepherd ammise in seguito che l’attacco “era ben pianificato” ma come sottolineato da molti storici, non si trattò né di un Little Big Horn, né di un Washita, ma fu un due ore di combattimento corpo a corpo nel buio, con archi, frecce e pochi moschetti. I navajos comunque razziarono i magazzini e lanciarono un chiaro messaggio agli americani. Nei mesi seguenti la guerriglia continuò intensa. Numerose spedizioni punitive si susseguirono, senza però ottenere grandi risultati; tra queste la campagna guidata dal Colonnello Canby e quella da Manuel Chaves con i suoi 400 volontari. L’anno dopo, con lo scoppio della Guerra Civile, il forte fu abbandonato.

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