Osage, il popolo venuto dalle stelle (Origini – 1800)

La suddivisione della tribù in cinque gruppi

I Francesi vennero inoltre a sapere che c’erano altri tre villaggi Osage, oltre a quelli indicati da Padre Marquette. Uno più lontano, in riva al Missouri, ed un altro ancora su un ripido costone a poca distanza da quello principale. Infine un quinto villaggio sorgeva in riva al Marmiton, più a monte.


La zona dove gli Osage si divisero in cinque villaggi dopo la grande alluvione

Quando i Francesi domandarono agli Osage del villaggio principale, quello sull’altura, chi fossero gli abitanti della zona vicino alla palude, si sentirono rispondere che erano gli U-Dse-Tsa, il Popolo Giù-sotto. I Folte Sopracciglia domandarono se non facessero parte dei Wazhazhe; ne ebbero risposta affermativa, ma i Piccoli insistettero che si trattava degli U-Dse-Tsa, e si spiegarono a segni: uno di loro si abbassò e con il palmo rivolto a terra indicò il basso, insomma giù, sotto. I Francesi capirono che doveva trattarsi di qualcosa di piccolo, di basso, e battezzarono gli abitanti del villaggio vicino alla palude come i “Petit Wazhazhe”, ossia Little Osage. Da allora questa suddivisione dei Piccoli venne sempre chiamata così, indipendentemente dal fatto che molti uomini del Popolo Giù-sotto fossero più alti di un metro e ottanta.
Nessuno ricorda quando avvenne la separazione fisica della tribù. Si sa solo che avvenne a causa di un’inondazione eccezionale dovuta alla piena di uno dei grandi fiumi associati alla storia dei Piccoli: l’Ohio, il Missouri, il Mississippi o l’Osage.
Fino a quel momento i Piccoli stavano vivendo come un’unica tribù in riva al fiume, con i Fuochi del Consiglio di ogni clan intatti e organizzazione militare e civile complete.
Ma una violenta alluvione disperse il villaggio: quasi tutte le famiglie si trovarono separate, e soltanto i bambini dell’intera tribù furono tenuti in gruppo. Si formarono cinque gruppi di gente in fuga, e ciascun clan si trovò ad avere membri in ciascun gruppo: i Tzi-Sho si mescolarono agli Hunkah e il comando ricadde sugli uomini più risoluti.
Un primo gruppo si arrampicò sui costoni vicini e si fermò in cima ai colli, e fu chiamato Pa-Ci-U-Gthi’n, oggi noti come Pa Solè, i Grande Collina.
Un secondo gruppo fece sosta sull’altopiano sovrastante le colline in riva al fiume, che era molto boscoso, i Co’n-Dse-U-Gthi’n, oggi Sa’n Solè, Popolo della Foresta in Alto.
Quelli che risalirono in gruppo l’ampia vallata di un torrente tributario e si fermarono a monte, da allora in poi furono chiamati Wah-Ho-Ka-Li, i Seduti-tra-le-Locuste, o Popolo della Valle Spinosa.
Il quarto gruppo, a causa delle masserizie e della presenza dei bambini non riuscì ad arrampicarsi sul costone. Si fermò ai piedi delle alture e guardò la piena diminuire. In quel punto eressero l’accampamento e furono chiamati U-Dse-Tsa, Popolo Giù-Sotto. Erano gli stessi che in seguito, per via del fraintendimento del linguaggio dei segni, furono chiamati dai Francesi Piccoli Osage.
Il quinto gruppo restò nel villaggio inondato, raccogliendosi su di un dosso e intonando incessanti canti di preghiera, finché tornò il sole. Questa gente fu chiamata No’n-Dse-Waspi, Popolo dal Cuore-Saldo.
Da quel momento i cinque gruppi, fisicamente separati, vissero nelle località in cui si erano accampati intorno ai falò per asciugarsi, ed in seguito, quando emigrarono altrove, ogni gruppo scelse una località le cui caratteristiche somigliassero in tutto al luogo in cui avevano trovato rifugio.
Quando, nel 1719, Du Tisne visitò i villaggi Osage alla foce del fiume Marmiton, nell’attuale contea di Vernon, nel Missouri, la tribù viveva in cinque gruppi separati in località del tutto simili a quelle descritte.

Schiavi e Whisky

Per i Francesi i Piccoli erano un mezzo per arrivare alle pellicce, alle miniere e al commercio con gli Spagnoli. In più erano interessati anche alle loro donne, prendendosi le vedove o sposando le ragazze. In più si instaurò una catena commerciale costituita da prigionieri Pawnee e di altre tribù che gli Osage consegnavano come schiavi ai Francesi in cambio di schioppi e moschetti, che davano alla tribù una potenza sempre maggiore: un numero sempre minore di Piccoli perdeva lo scalpo a causa dei Pawnee, dei Padouca o degli Apache che, tranne qualche eccezione, non disponevano ancora di armi da fuoco.


L’offerta del terribile Whisky di frontiera

Appena concluso lo scambio, i Francesi scendevano il fiume in canoa e consegnavano gli schiavi a certi battellieri del Missouri o del Mississippi, che li portavano a Natchez. Da lì venivano imbarcati per le isole dei Carabi, dove venivano venduti come schiavi ai grandi proprietari terrieri francesi. E i Piccoli festeggiavano con il whisky ottenuto dai Francesi.

Le spedizioni di guerra

I Piccoli galoppavano nella prateria agli ordini degli otto capi di guerra e, soprattutto, di tre “soldati”. Il grande capo portava il fagotto sacro del wah-hopeh appeso al collo, sulla schiena, ed ogni guerriero portava sopra il petto lo scudo-feticcio.
Uno scudo di guerra degli Osage
Questo era di pelle di bisonte, tagliato dal fianco destro o sinistro dell’animale a seconda di chi lo portava, rispettivamente Hunkah o Tzi-Sho. Era uno scudo speciale, rotondo e dipinto di rosso, che aveva funzione protettiva spirituale, oltre che fisica. Lo scudo di guerra, invece, era più grande, ed era portato sull’avambraccio. Doveva servire per respingere le frecce nemiche, quindi era tagliato dalla ruvida pelle del collo del bisonte maschio. Veniva teso su un’intelaiatura rotonda di legno di quercia hickory quando la pelle non era ancora essiccata. Attaccando al bordo inferiore alcune penne timoniere di aquila, i guerrieri attribuivano a questo scudo anche dei poteri sacri: l’aquila reale rappresentava la terra e la guerra.
Alcuni guerrieri portavano con sé asce di guerra avute dai Francesi nei baratti, armi temibili ma a volte quasi inutilizzabili per le troppe decorazioni. Molti di loro, oltre che con arco e frecce, erano armati di moschetti, e nelle sacche di pelle di cervo portavano pallottole e trucioli di legno (gli scarti del taglio delle frecce) da usare come stoppacci. Avevano anche il sacchetto con le pitture facciali. I capi portavano anche la lancia.

La politica della Francia nelle pianure e le interazioni con gli Osage

In una spedizione in cui accompagnarono i Francesi contro i Fox, gli Osage conobbero Etienne Veniard, signore di Bourgmont, comandante di Fort Detroit. Quando l’assedio fu tolto e il nemico respinto, Bourgmont abbandonò il proprio posto e seguì gli Osage fino ai fiumi Osage e Missouri, stabilendosi tra loro, prima con il clan del Wapiti, degli Hunkah Minori, e poi con quello del Gambero, dei Wah-Sha-She. Fu uno dei pochi europei che godettero dell’ammirazione dei Piccoli, e il suo ricordo è stato tramandato nella memoria orale della tribù. Visse a lungo tra gli Osage, e passò un lungo periodo a rilevare topograficamente il corso serpeggiante dell’Osage, in modo che potesse comparire sulla mappa di Vermale del 1717. Qualche tempo dopo forse prese in moglie una ragazza Missouri. O visse con una delle figlie del capo-tribù, dopo aver generato diversi figli fra gli Osage.
Nell’anno 1719 venne fondata, ad opera di un geniale economista e finanziere scozzese, John Law, che lavorava al servizio di Filippo d’Orlèans, reggente del nuovo re di Francia, il fanciullo Luigi XV, la Compagnia delle Indie. Fu lui a mandare le prime autorità francesi in visita ufficiale ai Piccoli, nella persona di Charles Claude du Tisne, personaggio arrivato nelle zone del delta del Mississippi al seguito dei fratelli Le Moyne (il Bienville e l’Ibreville). Du Tisne partì con la sua spedizione da Fort Kaskaskia, risalì il Missouri con piroghe di tronchi scavati, imboccò l’estuario del fiume Osage e raggiunse il Posto-dei-Molti-Cigni, risalendo al villaggio principale dei Piccoli, quello dei Grandi Osage (come i Francesi chiamavano i Grande Collina), per distinguerli dal Popolo Giù-Sotto, che chiamavano Piccoli Osage. Du Tisne spiegò le sue intenzioni ai Piccoli, ricevendone approvazione: significavano altri moschetti ricevuti in cambio di pellicce e schiavi Padouca e Pawnee. Ma Du Tisne, recatosi presso i Pawnee, promise anche a loro armi da fuoco, e nello stesso tempo se li inimicò affermando di voler proseguire il viaggio e trattare con i Padouca. Tornato tra gli Osage, li trovò parecchio contrariati per aver trattato con i Pawnee, tanto che si rifiutarono perfino di dargli una guida per il ritorno nel territorio degli Illinois. E il viaggio fu ancor più disagevole perché, poiché aveva con sé i cavalli, Du Tisne non poté sfruttare le vie d’acqua con le imbarcazioni. Perse sei cavalli, novecento libbre di pellicce e alcuni bagagli.
Benché l’oro non fosse ancora stato scoperto, i Francesi continuavano a far progetti sulla zona. Per tenere gli Spagnoli lontano dal Mississippi, nulla era più efficace degli Osage e del Pawnee. Con un po’ di fortuna si poteva ottenere anche l’alleanza dei Padouca: con la costruzione di un avamposto militare in riva al Missouri, la Compagnia delle Indie avrebbe tratto vantaggio dalle miniere e dai commerci di pellicce e schiavi in tutto il territorio compreso fra il Missouri e il Rio Grande. Nei piani dei Francesi sorse un bel dilemma: avevano stretto alleanza con le tribù di ceppo Sioux del corso inferiore del Missouri – Osage, Kansa, Missouri, Oto – e con una suddivisione dei Pawnee. Avevano fornito armi da fuoco agli Osage e ai Kansa per dare impulso e sfruttare la tratta degli schiavi a spese dei Padouca e dei Pa I’n-Sabe, la suddivisione dei Pawnee visitata da Du Tisne. Quindi non si poteva da un lato stipulare un trattato di pace e di alleanza con tutti i Pawnee e i Padouca, e dall’altro fornire moschetti, accette e punte di freccia di metallo agli Osage perché continuassero a rastrellare prigionieri fra quelle stesse tribù, da vendere come schiavi per le piantagioni lontane. Pur velata di segretezza, la pratica era talmente diffusa che per schiavisti francesi il termine “Pani” (Pawnee) diventò sinonimo di schiavo indiano. Di fronte all’irrisolvibile dilemma, le autorità francesi lasciarono che gli Osage, che consideravano alleati fidati, continuassero a catturare nemici e a venderli come schiavi, ma favorendo l’azione dei Gesuiti perché con le conversioni ponessero termine a quell’ignobile commercio.


Una spedizione fluviale francese

Bienville incaricò di nuovo Bernard de La Harpe di esplorare il bacino dell’Arkansas tra il 1721 e il 1722. Avrebbe dovuto stipulare alleanze con le tribù incontrate e contrastare eventuali Spagnoli, per ricordare loro che stavano sconfinando in territorio francese. I Francesi temevano i Piccoli più dei Padouca o degli Apache, e non potevano contare sui nuovi alleati Pawnee, contattati da Du Tisne, perché, sotto la spinta degli aggressivi Osage, stavano cominciando a spostarsi dai villaggi sul corso superiore del Verdigris verso la zona dei fiumi Kansas e Republican. La Harpe aveva con sé solo sedici soldati, e risalì in piroga l’Arkansas, sorvegliandone le rive, sempre in allerta. Infatti le sponde, fino alle sorgenti, erano pattugliate in continuazione dai Piccoli, che penetravano anche nel Kansas occidentale e nel Colorado orientale. Attraverso fonti orali, i Piccoli moderni descrivono perfino il Fountain Kreek, un torrente che confluisce nell’Arkansas a Pueblo, Colorado. In quella immensa regione essi tentavano di tenere i Padouca a sud dell’Arkansas, mentre i Pawnee stavano arretrando verso nord ovest e i Wichita si ritiravano a monte del fiume, alla biforcazione del Little Arkansas. Le altre tribù Caddo avevano cercato scampo dagli Osage oltre il Red River.
La Compagnia della Indie pensò bene di non procedere ad ulteriori esplorazioni sul fiume Arkansas, ma di costruire un forte e stipulare trattati con i Padouca e i Kansa. Nell’autunno 1723 Bourgmont terminò la costruzione del forte, che ebbe nome Fort d’Orlèans, in onore del Reggente di Francia, cui già era stata dedicata la città di Nouvelle Orlèans, alla foce del Mississippi.
Nel giugno 1724 la spedizione diretta verso i Padouca partì, con lo stesso Bourgmont, 8 Francesi, 100 Missouri e 64 Osage, nonché alcuni prigionieri Padouca, che sarebbero stati restituiti alla loro tribù. Dopo aver incontrato i Kansa e scambiato doni con loro, la spedizione ripartì e, nonostante defezioni e malattie il 18 ottobre 1724 incontrò i Padouca. Bourgmont li informò che i Francesi avevano per alleati alcune delle tribù più potenti del fiume Missouri: Osage, Oto, Missouri, Kansa, Iowa e, recentemente, anche i Pawnee. Ora i Folte Sopracciglia desideravano aggiungere ai loro alleati un’altra tribù dotata di “potente medicina”. Bourgmont aveva portato loro fucili, sciabole, accette, polvere da sparo, pallottole, camicie e pezze di tela, assieme a molti altri utensili e ornamenti. I Padouca furono sopraffatti da tanta generosità. Gli Osage abbandonarono Bourgmont sulla via del ritorno: avevano fretta di tornare al loro villaggio per la grande caccia tribale d’autunno al bisonte.


“Indian Council” – dipinto di A. J. Miller

Nel 1729 Fort Orlèans venne ufficialmente dimesso: gli Osage infatti attaccavano qualunque spedizione francese che partisse dal forte per tentare di andare a commerciare con i Padouca.
L’Inghilterra aveva adesso rafforzato le sue basi sul suolo americano, ed era prevedibile che si sarebbe sviluppata una lotta mortale con la Francia per il possesso del continente. Per la Francia c’era quindi bisogno di potenti alleati, e gli Osage, nonostante la loro bizzarria e indipendenza, lo erano. Con le spalle coperte da loro e dai Missouri ci si poteva dedicare ad impiantare fortificazioni lungo il Mississippi e l’Illinois. Certo che gli Osage erano alleati necessari ma ingombranti, perché attaccavano i Padouca, con i quali i Francesi volevano amicizia, e gli Spagnoli, con i quali si auspicava il commercio.
Nel 1742 Bienville decise di compiere un altro tentativo con Fabry de La Bruyère, tentativo che fallì per la diffidenza dei Piccoli che sospettavano un doppio gioco dei Francesi, con intese con i loro nemici Pawnee. Gli Osage rifiutarono di fornire cavalli alla spedizione che ne era rimasta priva, e La Bruyère, disperato, lasciò i suoi uomini e tornò agli insediamenti francesi alla foce dell’Arkansas. Il resto della spedizione, portando in spalla tutto ciò che si poteva, si mise in viaggio, a piedi, verso Santa Fe.
Tra il 1740 e il 1750 le condizioni politico – economiche produssero una grande incrinatura nei rapporti tra gli Osage e i Francesi. Le regione del corso inferiore del Missouri si popolò di emigranti francesi, la maggior parte dei quali erano ex galeotti, ladri e assassini, mandati a forza dalla Compagnia delle Indie per colonizzare il vasto territorio della Luisiana.


Un “Trappeur” francese

I Francesi ritennero necessario organizzare un vero e proprio monopolio del commercio, concedendo, con il consenso del re, una licenza commerciale esclusiva per l’intero corso del Missouri e dei suoi affluenti a M. Deruisseau, uomo di capacità e integrità ben note alle autorità coloniali. Per mantenere l’ordine fu dunque necessario costruire un forte a difesa del territorio e delle nuove norme. Il forte fu edificato da Derisseau nel punto dove il fiume Kansas sbocca nel Missouri, dove attualmente sorge Kansas City, e venne chiamato Fort Cavagnolle. Usandolo come base di partenza, i Francesi riuscirono in breve tempo a concludere un altro trattato con i Padouca e i Wichita. Questo indispettiva e ingelosiva gli Osage, che intensificarono le molestie contro gli alleati francesi, derubando e uccidendo i “trappeur” e i mercanti ogni volta che ne incontravano qualcuno.

Le guerre franco-indiane

L’inevitabile guerra tra Francia e Inghilterra (le “Guerre Franco-Indiane”) scoppiò fra il 1754 e 1760 (in Europa fu la “Guerra dei Sette Anni” (1756-1763).
Nella memoria tribale di Piccoli viene riportato un solo episodio nel quale furono coinvolti: si tratta della battaglia di Fort Duquesne, sul fiume Monongahela, nel 1755.
La memoria tribale ricorda che si combatteva alla maniera degli Indiani Algonchini, sparando e tirando frecce al riparo di tronchi d’albero, dossi, alberi sradicati e massi. Gli Indiani delle Pianure non erano abituati a combattere in quel modo. Gli U-Dse-Tsa, il Popolo Giù-Sotto (Little Osage), dicono che uno dei loro capi si stancò di combattere al riparo di un tronco d’albero abbattuto, si alzò in piedi e, cantando, cominciò a imitare i movimenti del wapiti maschio. I Piccoli dicono che fu l’unico Indiano che i Lunghi Coltelli poterono vedere: spararono e il capo Osage cadde per terra, colpito più volte. Gli Osage rimasero stupiti dal comportamento dei Lunghi Coltelli, che sparavano agli alberi invece di uccidere i nemici e si ammassavano come bisonti davanti alla minaccia dei lupi, dandosi poi alla fuga se colti dal panico. Dei 61 ufficiali e 863 soldati inglesi uccisi o feriti, molti feriti furono portati via dai superstiti in ritirata assieme al moribondo Braddock.


“The Shooting of General Braddock”- dipinto di E. W. Deming

I Folte Sopracciglia e gli Indiani non inseguirono il nemico in fuga. Ma sul campo rimasero numerosi caduti sui quali “contar colpi” e ai quali levare lo scalpo. Le perdite furono minime e gli Indiani furono molto soddisfatti della vittoria.

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