Black Kettle (Pentola Nera)

A cura di Marco Chiornio

Un rarissimo ritratto di Black Kettle
Si hanno a disposizione solo poche note sulla vita del capo dei Cheyenne del Sud Pentola nera (????-1868), ma i suoi ripetuti sforzi per assicurare al suo popolo una pace dignitosa, nonostante le promesse non mantenute dall’uomo bianco e diversi attentati di cui fu vittima, ci fanno capire che grande condottiero sia stato e ci insegnano quanto fosse determinata la sua fiducia nella coesistenza tra la società dei bianchi e la cultura dei popoli delle pianure.
Pentola Nera visse nei vasti territori del Kansas dell’Ovest e del Colorado dell’Est, territori che secondo il Trattato di Fort Laramie del 1851 appartenevano al popolo Cheyenne.
A meno di dieci anni dalla firma dell’accordo, ad ogni modo, la corsa all’oro del Pikes Peak (1859), causò un enorme aumento della popolazione in Colorado, con una conseguente intensificazione degli insediamenti di bianchi in territorio Cheyenne.
Anche le autorità locali americane, poste di fronte all’accaduto ammisero che i bianchi “si erano sostanzialmente appropriati del territorio e avevano privato gli indiani dei loro mezzi di sostentamento”.
Purtroppo, invece di prendere provvedimenti nei confronti dei nuovi insediati, il Governo decise di risolvere la questione proponendo ai Cheyenne un nuovo trattato. Fu chiesto loro di cedere tutti i territori appartenenti alla tribù eccezion fatta per la piccola riserva di Sand Creek nel Sud-Est del Colorado.


Black Kettle (il terzo tra gli indiani in basso) a Fort Weld con Wynkoop (in basso, col cappello) nel 1864

Pentola nera, conoscendo lo schiacciante potere dell’esercito dell’unione e temendo che un possibile rifiuto non avrebbe fatto altro che portare ad un accordo ancor più sfavorevole per il suo popolo, firmò il trattato nel 1861, e da quel momento in poi fece il possibile affinché i Cheyenne lo rispettassero. Ad ogni modo la riserva di Sand Creek non era in grado di produrre il sostentamento necessario all’intera popolazione che vi era confinata. Tutto fuorché adatta all’agricoltura, la striscia di terra non era altro che terreno fertile per le epidemie che, in breve tempo, iniziarono a mietere vittime nell’accampamento. Nel 1862 la mandria di bufali più vicina al campo distava oltre duecento miglia.
Presto molti Cheyenne, specie quelli più giovani, iniziarono ad allontanarsi dalla riserva per far razzia delle merci stipate nei magazzini dei vicini insediamenti e per assaltare i vagoni dei treni.
Una di queste scorribande fomentò a tal punto l’ira degli abitanti del Colorado che la milizia locale fu mobilitata, con l’ordine di aprire il fuoco sui primi Cheyenne avvistati. Nessun membro della tribù di Pentola Nera aveva partecipato al raid e il capo Cheyenne si era subito mobilitato per parlamentare con l’esercito dei bianchi, eppure gli abitanti non attesero e iniziarono subito i combattimenti.
L’incidente tra indiani ed esercito provocò un insurrezione incontrollata in tutta la zona delle Grandi Pianure, dove popoli quali i Comanche e i Lakota sfruttarono il coinvolgimento dei bianchi nella guerra civile per sferrare decisivi attacchi agli invasori.
Solo Black Kettle, che ben conosceva troppo bene la supremazia dell’ esercito nemico decise di rimanere fuori dai combattimenti. Parlò con il comandante delle milizie del Colorado e con un accordo a Fort Weld pensò di aver assicurato al suo popolo una promessa di pace e protezione in cambio del rientro incondizionato a Sand Creek.


Un ritratto di Black Kettle

Eppure il Colonnello John Chivington, comandante del Terzo Volontari del Colorado, non aveva alcuna intenzione di rispettare la promessa. Le sue truppe non erano riuscite a trovare un gruppo di Cheyenne con cui combattere quindi, avuto notizia del ritorno di Black Kettle nella riserva, l’ufficiale decise di attaccare gli accampamenti all’alba del 29 Novembre 1864. I morti furono circa 200, specie donne e bambini, e dopo il massacro gli uomini del Colonnello mutilarono molti dei corpi, solo per poi esibire i resti come trofei in una parata a Denver. Pentola Nera riuscì miracolosamente a sfuggire alla morte nel ‘Massacro di Sand Creek’.
Nonostante tutto il capo Cheyenne decise di continuare a trattare la pace, mentre gli altri indiani avevano deciso di rispondere agli atti delle milizie americane con scorribande isolate lungo le linee ferroviarie e nei ranch vicini. Nell’Ottobre 1865 lui e altri capi erano riusciti ad assicurarsi, tramite un nuovo ma svantaggioso accordo, la cessione di nuovi territori nel sud del Kansas in cambio di Sand Creek. L’accordo, comunque, di fatto privava le tribù di gran parte dei territori di caccia su cui da centinaia di anni si basava la vita del popolo.
Solo parte della Nazione dei Cheyenne del Sud seguì Black Kettle e gli altri capi nelle nuove riserve. Altri si spostarono a Nord, in territorio Lakota.
Molti altri ancora semplicemente ignorarono il trattato e continuarono le scorribande nelle terre dei loro antenati. Quest’ultimo gruppo, che perlopiù consisteva di giovani guerrieri alleatisi con il capo di guerra Naso Romano (Roman Nose), riuscì semplicemente ad attirare le ire del Governo. Fu così che il Generale William Tecumseh Sherman intraprese una campagna volta a ricacciare i dissidenti nelle riserve prestabilite. Roman Nose e i suoi uomini risposero con le armi, conseguendo ,come unico risultato, il merito di aver causato il blocco del traffico di merci nel Kansas dell’Ovest.
A questo punto, i diplomatici del Governo americano cercarono di trasferire i Cheyenne del Sud ancora una volta, in due piccole riserve nella zona dell’attuale Oklahoma, con la promessa di rifornire le tribù di diversi tipi di provvigioni annue. Anche in quell’occasione Pentola Nera fu tra i capi che firmarono il trattato (Il Medicine Lodge Treaty del 1867), ma, appena la sua gente giunse nei territori stabiliti, gli aiuti promessi non furono più spediti e per la fine dell’anno un numero maggiore di guerrieri Cheyenne si unì a Roman Nose.
George A. Custer
Nell’Agosto del 1868 Roman Nose comandò una serie di incursioni nelle fattorie del Kansas, provocando un’altra risposta armata da parte dei coloni. Sotto la guida del generale Philip Sheridan, tre colonne di truppe intrapresero una campagna invernale contro gli accampamenti Cheyenne. In testa alle truppe era il Settimo Cavalleggeri, guidato da George Armstrong Custer.
Nel pieno di una bufera, Custer seguì le tracce lasciate da un gruppo di indiani a cavallo, fino a un piccolo villaggio Cheyenne sul fiume Washita, dove giunse l’ordine d’attaccare. Il villaggio in questione era quello di Pentola Nera, sito entro i confini prestabiliti dal trattato del 1867, con una bandiera bianca che sventolava in cima al Tipi del capo. Nonostante ciò, all’alba del 27 Novembre 1868, quasi in corrispondenza dell’anniversario del ‘Massacro di Sand Creek’, la truppe di Custer diedero la carica.
Questa volta Black Kettle non fece in tempo a scappare: sia lui che sua moglie caddero sulla rive del fiume Washita, con il corpo crivellato dalle pallottole, dopodiché i loro cadaveri vennero più e più volte calpestati dai cavalli dei soldati. Custer, in seguito, dichiarò che fu una guida Osage a prendere lo scalpo del capo indiano il cui corpo non fu più trovato.
Sulle sponde del Fiume Washita, le speranze d’indipendenza e di libertà del popolo Cheyenne morirono con il capo Pentola Nera: nel 1869 furono tutti cacciati dalle Pianure e confinati nelle riserve.

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