Il massacro delle Cypress Hills

A cura di Paolo Scanabucci

L’attacco al campo indiano
Nel Dicembre del 1874 il vice commissario James MacLeod entrò in Montana dal Canada per fare piena luce su un tragico fatto di cronaca: il massacro delle Cypress Hills.
Immigrato di origine scozzese (era nato infatti a Drynoch nell’isola di Skye), aveva ottenuto dal governo americano il permesso di entrare in territorio USA per investigare su un episodio che aveva visto coinvolti una tribù di Assiniboine, dei cacciatori americani di bisonti e lupi e alcuni commercianti di whisky americani e canadesi. Erano presenti anche degli agenti di commercio Metis, cioè discendenti da matrimoni tra nativi e franco-canadesi; attualmente sono uno dei tre popoli riconosciuti dalla Costituzione del Canada.
Veniamo dunque ai fatti.
A seguito di un furto di cavalli per i quali vennero incolpati gli Assiniboine, i cacciatori di lupi, detti per l’appunto wolfers, aprirono il fuoco, nel giugno del 1873, sulla tribù di Little Soldier.
L’episodio avvenne in una piccola stazione di scambio di un certo Abe Farwell nelle Cypress Hills, che come suggerisce il nome è una regione collinare, situata tra le due province canadesi dell’Alberta e del Saskatchewan.
Il gruppo dei cacciatori, guidati da Thomas W.Hardwick e John Evans spararono diverse raffiche verso i nativi che lasciarono ben tredici cadaveri sul terreno ma in base ad altre informazioni, sembra che i morti fossero molti di più e comprendessero, purtroppo, anche donne e bambini; dal canto loro, i wolfers contarono solo una vittima, Ed Legrace. Secondo la testimonianza di Donald Graham, un cacciatore che si unì in seguito alla comitiva, Ed fu sepolto in una capanna che venne poi data alle fiamme; qualcuno sostiene che la bara di legno ove era stato collocato il corpo di Legrace sia ancora rimasta nel luogo dell’eccidio.


Un gruppo di indiani Assiniboine

MacLeod sapeva benissimo che per una effettiva ricostruzione della dinamica dell’incidente doveva recarsi là ove esso aveva avuto origine; il tutto, infatti, aveva preso il via in Montana, esattamente sulle rive del fiume Teton, nella primavera del 1873 , quando il furto dei propri cavalli costrinse la banda di Hardwick e Evans a seguire a piedi un percorso di circa 5 miglia per raggiungere Fort Benton.
In questa città, fondata nel 1847 come centro per il commercio delle pellicce, i cacciatori cercarono, senza successo, l’aiuto delle autorità. Hardwick, Evans ed i loro uomini decisero allora di farsi giustizia da soli. La loro banda era composta da tredici elementi.
Attraversando il confine con il Canada, raggiunsero quello che sarebbe stato il luogo dello scontro. Eppure in un primo momento sembrava che tutto dovesse risolversi pacificamente.
Infatti alla stazione di scambio di Farwell, Hardwick e Evans avevano incontrato un loro amico, commerciante di whisky, tale George Hammond. Insieme a quest’ultimo e grazie anche alla mediazione di Abe Farwell, proprietario della omonima stazione, i commercianti di pellicce arrivarono alla conclusione che Little Soldier, capo di una piccola tribù di Assiniboine, accampatosi anch’egli alla stazione ed inizialmente sospettato del furto dei cavalli, era in realtà totalmente estraneo ai fatti.
Così i cacciatori trascorsero la sera ed anche la mattinata seguente ad ubriacarsi in compagnia di un gruppo di agenti di commercio di origine Metis.
Uno wolfer
A questo punto della storia, i dati in mano al vice commissario MacLeod diventavano quanto mai inattendibili poichè tutti i testimoni erano più o meno alticci.
Fu Hammond stavolta ad accusare uno degli uomini di Little Soldier di aver rubato il suo cavallo.
Dal canto suo il capo indiano cercò fino all’ultimo di evitare la violenza anche se non si può negare che fosse ubriaco anche lui.
Pure Abe Farwell si adoperò, invano, per evitare uno scontro.
Nella concitazione del momento, le donne ed i bambini si allontanarono in tutta fretta, subdorando il peggio ed anche gli indiani si svestirono come per prepararsi alla battaglia. Poi ci fu lo scontro a fuoco ed il massacro. I nativi erano male armati rispetto ai bianchi ed il conflitto fu decisamente impari.
La notizia non raggiunse subito il governo di Ottawa che, una volta reso edotto dei fatti, si adoperò affinchè giustizia fosse fatta. La posta in gioco era alta, il Governo canadese doveva convincere i nativi che potevano fidarsi di Ottawa: era necessario impartire una lezione ai prevaricatori!
Tali desideri, peraltro legittimi, del Governo canadese rimasero, purtroppo, tali.
L’inchiesta di MacLeod non approdò a nulla, anzi. Furono fatti sette arresti, ma due degli arrestati fuggirono prima ancora di essere interrogati. Gli altri vennero tutti liberati, non vi erano prove sufficienti contro di loro e il commissario americano rifiutò l’estradizione in quanto stabilì che le varie testimonianze portate dall’accusa apparivano troppo in contrasto tra di loro.
MacLeod subì addirittura una incriminazione per aver eseguito degli arresti falsi ma tale imputazione cadde quasi subito.


James MacLeod

Ciò non stroncò la carriera dell’ufficiale canadese il quale divenne Tenente Colonnello e servì come secondo commissario della neonata Polizia a cavallo del Nord Ovest.
Anche il massacro delle Cypress Hills viene associato dagli storici a questo famosissimo corpo di polizia ed il luogo dell’eccidio è diventato nel 1964 sito storico nazionale. Reperti provenienti da questo luogo sono conservati al vicino Fort Walsh insieme alla stazione di scambio (trading post) di Farwell.
Certamente la strage fu l’episodio catalizzatore che accelerò la creazione della Polizia a cavallo del Nord Ovest che stava venendo alla luce proprio in quel periodo. La creazione delle mitiche giubbe rosse, come venivano chiamati gli appartenenti a tale Corpo, aveva lo scopo di contenere le continue scorrerie degli avventurieri yankee ed evitare una guerra indiana.
E’ difficile dire quanto il massacro delle Cypress Hills incise sulla creazione del Corpo della Polizia a cavallo. A tal proposito giova ricordare che il governatore della provincia canadese di Manitoba, Alexander Morris, preoccupato dalle minacce subite da alcuni ufficiali sia canadesi che americani che conducevano sondaggi di tipo geologico, giocò la carta costituita dalla notizia dell’eccidio per fare pressione sul primo ministro canadese, sir John A. McDonald, affinchè istituisse un apposito corpo di polizia. Quest’ultimo aveva, per la verità, prefigurato qualcosa del genere, immaginando di creare una brigata a cavallo simile a quella già esistente in Irlanda.
Prima di venire alla luce, tale progetto incontrò anche l’opposizione del ministro degli Interni Campbell. Alla fine però, complice l’insistenza dello stesso Morris che affermò che anche i Metis non si sentivano sicuri dopo quanto capitato agli Assiniboine, venne creato il famoso corpo di Polizia! Una Istituzione che avrebbe arruolato non più di 300 uomini atti a presidiare un area di 480.000 km quadrati e che perciò doveva essere caratterizzata da notevole mobilità!
Il 25 settembre 1873 vennero nominati i primi 9 ufficiali mandando un segnale al resto del mondo che il confine non poteva più essere attraversato tanto facilmente. Anche se l’evento delle Cypress Hill ormai era entrato a far parte della memoria storica nazionale, non si riuscì mai a fare completa luce sulla vicenda.


Il processo per l’eccidio

Il caso del massacro ebbe un seguito nel 1876 quando due commercianti ed un wolfer coinvolti nella nostra storia, rilasciati dalle autorità americane, si recarono in Canada. Arrestati nuovamente dalla polizia locale vennero di nuovo rilasciati a causa ancora delle non chiare testimonianze e sulla questione venne scritta definitivamente la parola fine solo nel 1882.
Bisogna aggiungere che anche i nativi rischiarono addirittura di prendersi la colpa di tutto quanto era successo ma le parole del commissario americano W.E.Cullen all’udienza sull’estradizione di tre dei bianchi protagonisti tenutasi nella città di Helena li scagionarono completamente. Pare infatti che alcune testimonianze indicassero gli indiani come gli iniziatori delle ostilità ma, come dichiarò Cullen, gli Assiniboine non erano imputabili e la loro reazione era giustificata in quanto aver a che fare con una banda armata che minaccia il campo dove vivi non è cosa di poco conto!

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